Edith Stein:
Ebraicità e santità cristiana - III

Armando Gargiulo s.j.

1: I vari ambiti della sua ricerca - 2: Famiglia ebraica ed educazione in famiglia
3.1: Husserl e l'università di Gottinga - 3.2: Ambiente del gruppo husserliano
3.3: Esperienze che accelerano il cammino
4: Battesimo: conversione a Cristo - 5.1: Edith e il suo sentirsi ebrea
5.2: Edith e la madre Augusta - 6: Edith e la persecuzione nazista
7: L'Offerta - 8: L'olocausto: Edith martire perché cattolica ed ebrea

5.2 – Edith e la madre Augusta

Il rapporto stretto con la madre Augusta, fedele osservante della fede ebraica, ci aiuta ancora a comprendere la convinzione di Edith circa la non incompatibilità tra le due fedi, ebraica e cristiana. E’ l'ultima volta che Edith accompagna la madre alla sinagoga, per la festa dei Tabernacoli (sta per entrare nel Carmelo), e nel ritornare a casa la mamma le chiede: «Non era bella la predica?» - «Sì». «Anche nella fede ebraica si può essere religiosi, non ti pare?» - «Certamente, quando non si è conosciuto altro». Allora la madre replica, desolata: «E tu, perché l'hai conosciuto? Non voglio dir niente contro di lui, sarà stato certamente un uomo molto buono, ma perché si è fatto Dio?» (1).

Libro di preghiera usato dalla
madre di Edith Stein

Madre e figlia soffrono terribilmente, al punto che Edith scrive: «Ho dovuto compiere il passo da sola e totalmente immersa nella notte della fede. Spesso, nel corso di quelle settimane così dure, mi sono chiesta quale di noi due, mamma o io, ci avrebbe rimesso la salute. Ma siamo rimaste ferme sulle nostre posizioni fino all'ultimo giorno» (2). Eppure Edith conserva ammirazione per la fede della mamma, non per puro istinto di affetto filiale, ma per la radicata convinzione che Dio opera anche oltre i confini della Chiesa, opera anche nelle altre religioni.

Alcune lettere scritte nel 1936, nel 1938 e nel 1939, ricordano la morte della mamma: «Dio l'ha presa con lui rapidamente»; «Oggi [la mamma] celebra il suo 87° anniversario con la cara nostra Santa Teresa». Teresa di Lisieux: era infatti il 3 ottobre 1936, giorno - a quel tempo - della sua festa. Come si vede, pone sua madre in cielo in compagnia di una santa canonizzata, nessuna reticenza circa il destino dei suoi parenti giudei!

Questo suo sentire va insieme alla chiara affermazione: «Mia madre è rimasta fino all'ultimo fedele alla sua fede. Ma dato che questa sua fede e il completo abbandono nel suo Dio l'hanno accompagnata dall'infanzia fino all'87° anno di età, e sono rimasti accesi in lei fino all'ultimo, anche mentre lottava con la morte, sono convinta che abbia trovato un giudice molto generoso ed ora aiuterà anche me ad arrivare alla meta». Edith arriva ad attribuire dei poteri di intercessione alla madre: commentando la visita fattale dal fratello in partenza per l'America, scrive all'amica Hedwig Dulberg: «Il giorno dei morti ricorderemo entrambe le nostre mamme. Questo pensiero mi è di grande consolazione. Credo fermamente che mia madre abbia il potere di aiutare i suoi figli in pericolo» (4 ottobre 1938).

Anche per il suo "caro Maestro", il Prof.Edmund Husserl, che era in fin di vita (1938), Edith si esprime con grande apertura di spirito: «Non sono affatto preoccupata per il mio caro Maestro. E’ stato sempre lontano da me il pensare che la misericordia di Dio si permetta di essere circoscritta ai limiti visibili della Chiesa. Dio è la verità. Chi cerca la verità, cerca Dio, che ne sia cosciente o no» (3). Come non ammirare queste anticipazioni profetiche delle posizioni prese dalla Chiesa, dal Concilio Vaticano II in poi, circa i rapporti ecumenici, e particolarmente con gli ebrei?

Edith Stein nel 1931

6 - Edith e la persecuzione nazista.

Agli inizi degli anni '30 la Germania versava in piena crisi economica e grave instabilità politica, mentre lentamente ma inesorabilmente saliva il partito nazionalsocialista di Hitler. Edith in quegli anni si trovava come insegnante presso le Domenicane di Spira (1922-1931), e in seguito presso l'Istituto di Pedagogia scientifica di Munster (1932-1933). Contemporaneamente, però, era impegnata in conferenze pubbliche molto richieste e apprezzate su problemi dell'educazione e del ruolo della donna.

Attenta da sempre alla storia del mondo, e come cristiana educata a interpretare gli eventi alla luce del vangelo, intuì presto il carattere totalitario e anticristiano del movimento nazista: «Oggi non c'è nulla che ci manchi così tanto come il battesimo nello spirito e nel fuoco... Nella grande battaglia che, più che mai, è in corso tra Cristo e Lucifero, vi sono quelle che sono chiamate per vocazione a formare gli uomini che devono andare al fronte. Armarci per la lotta e rimanere armate in permanenza: questo è il nostro dovere più pressante» (4). Così Edith si rivolgeva alle sue ascoltatrici. Intanto rifletteva quale fosse il suo posto al fronte.

Edith non stenta a capire subito il futuro: il nazismo, incarnazione del Maligno, nemico della Croce, combatte Dio stesso e il suo piano salvifico, perciò non può non cominciare dal voler distruggere il giudaismo, come fondamento della stessa religione cristiana, eliminare la «peste giudeo-cristìana» per instaurare il regno della razza ariana.

Nel 1931, al momento di accomiatarsi dalle allieve di Spira, una le dice: «Ma signorina, lei è sconvolta!». «Non posso fare a meno di essere triste e di agitarmi, quando so che Hitler arresterà molto presto i miei parenti e anche me. Cosa fare?» (5).

Siamo al primo venerdì d'aprile 1933: Edith, non ancora carmelitana, proprio nella cappella del Carmelo di Colonia ha una profonda esperienza spirituale: «Mi rivolgevo interiormente al Signore, dicendogli che sapevo che era proprio la sua Croce che veniva imposta al nostro popolo. La maggior parte degli ebrei non riconosceva il Signore, ma quelli che capivano non avrebbero potuto fare a meno di portare la Croce. E’ ciò che desideravo fare. Gli chiesi soltanto di mostrarmi come».

Sentendosi seriamente coinvolta nella sorte del suo popolo, continua a interrogarsi se potesse fare qualcosa per il problema degli ebrei. «Infine avevo deciso di recarmi a Roma e di chiedere al Santo Padre [Pio XI] una Enciclica, in una udienza privata». Risultato impraticabile questo progetto (a giudizio del suo direttore spirituale, l'Abate di Beuron, Don Walzer), Edith ripiega a scrivere una lettera al Santo Padre, nella quale non si limitava a parlare degli ebrei, ma anche del futuro della Chiesa in Germania. «So che la mia lettera gli è stata consegnata direttamente e ancora chiusa... mi sono spesso domandata se il tenore del mio messaggio abbia in qualche modo destato l'attenzione del Sommo Pontefice. Le previsioni che vi facevo, riguardanti il destino dei cattolici in Germania, si sono puntualmente realizzate» (6).

P.Jan Nota s.j.

A giudizio del P.Jan H. Nota, gesuita olandese, che fu amico di Edith e ha poi approfondito il suo pensiero, questo passo compiuto da Edith potrebbe aver influito sulle posizioni assunte da Pio XI contro il razzismo e l'antisemitismo (7). Sul piano dell’azione a favore del suo popolo Edith ha fatto quanto le era unianamente possibile. Ma il Signore le apre nuove vie di amore eroico per i fratelli ebrei.

Nella stessa quaresima del 1933, ospite casuale di un collega dell'Istituto di Munster, Edith, che non era conosciuta da questi come ebrea, riceve molte informazioni dai giornali americani sulle atrocità commesse contro gli ebrei tedeschi. «Avevo già saputo delle persecuzioni... ma in quel momento... vidi con chiarezza... che il destino di quel popolo diveniva tutt'uno col mio» (8).

Se Edith deve partecipare al destino del suo popolo, e se questo destino è portare la Croce di Cristo che gli viene imposta... si comprende come queste esperienze spirituali la preparino al passo definitivo. Cosi si esprimeva poco dopo: «Non è l'attività umana che ci può salvare, ma soltanto la passione di Cristo. Esserne partecipe, questa è la mia aspirazione» (9).

7 - L'Offerta: la Sposa dell'Agnello

Tenendo presente che una caratteristica della personalità di Edith è la piena integrazione tra il pensiero e il vissuto, tra le analisi, le elaborazioni filosofico-teologiche e l’esperienza mistica, comprendiamo come la vita di carmelitana rappresenti, per lei, la piena realizzazione della sua vocazione come donna: «L'unione nuziale dell'anima con Dio è lo scopo per il quale è stata creata: redenta dalla Croce e trovando il suo compimento nella Croce, l'anima è segnata per l'eternità dal sigillo della Croce» (10).

Nel suo scritto di anni prima (1931) sulla "Vocazione della donna", Edith aveva esposto il modo d'intendere la «sposa del Cristo»: «Ella sta in piedi al suo fianco, come la Chiesa e come la Madre di Dio... Là ella sta, per aiutare l'opera della redenzione. Il dono totale del suo essere e della sua vita la fa entrare nella vita e nelle fatiche di Cristo, permettendole di compatire e di morire con lui, di quella terribile morte che fu per l'umanità la sorgente della vita. La sposa di Dio conosce così una maternità soprannaturale che abbraccia l'umanità intera, sia che prenda parte attiva alla conversione delle anime sia che ottenga con la sua immolazione i frutti della grazia per coloro che non incontrerà mai sul piano umano» (11).

Questo è stato il progetto divino pienamente realizzatosi nella vita di Edith: il 14 ottobre 1933 entra nel Carmelo di Colonia: il 15 aprile 1934 prende l'abito del Carmelo e il nome di Teresa Benedetta della Croce, come Lei aveva chiesto; domenica di Pasqua 1935 è chiamata alla professione semplice; il 10 maggio 1938 emette la professione solenne che la unisce definitivamente a Cristo.

Con l'esperienza della Croce era cominciato il cammino della conversione. Nel giorno dei battesimo si era fortemente sentita attratta verso la vita carmelitana, il cui tratto fondamentale - come lei stessa descrive - «consiste nel soffrire con Cristo... unite al Signore... Cristo continua a soffrire in loro... a intercedere per i peccatori attraverso una sofferenza liberamente accettata e gioiosa, partecipando così alla redenzione dell'umanità» (12).

Crocifisso nel Coro del Carmelo di Colonia

Nel Carmelo, vivendo intensamente questa vocazione, potrà dire: «Ora so molto di più che cosa significa essere la sposa del Signore sotto il segno della Croce. E’ chiaro che non si può facilmente capire perché è un mistero... E’ ai piedi della Croce che ho capito il destino del Popolo di Dio che già si stava delineando. Ho pensato che chi lo comprende deve prendere su di sé la Croce di Cristo per tutti» (13).

Quando nella famosa Notte dei cristalli (8-9 novembre 1938) si scatenò il fanatismo nazista contro negozi, case, e contro le stesse persone ebree, le suore rimangono esterrefatte, e Suor Benedetta (Edith) esclama: «E’ l'ombra della Croce che si abbatte sul mio Popolo! Oh, se adesso potesse capire!» (14).

"E’ qui il fondamento della teologia steiniana del giudaismo... Edith Stein ama sempre il suo Popolo, ma lo percepisce con gli occhi e il cuore di Cristo. Si rivolge a Lui e vede che la sua propria Croce è stata messa sulle spalle dei Popolo giudeo. In altri termini... la sorte di Cristo con il nazionalsocialismo è pure quella degli ebrei. La missione di ambedue è identica".

Edith non separa mai il Messia dal suo Popolo messianico... L’Anticristo (il nazismo) odia in questo Popolo la sua messianità, e quindi il legame profondo, vitale, connaturale con Cristo... E’ alla luce dell'approfondimento del mistero di Israele sotto la Croce, al di là del contesto storico, che bisogna capire il suo amore, la sua compassione e anche le sue critiche: «Il grande peccato degli Ebrei, per Edith, se si deve parlare di peccato, è di trascurare la loro missione e quindi di tradire la propria identità: popolo messianico, popolo del Messia, ma anche Popolo Messia» (15).

Il 30 gennaio 1939 Hitler decreta e annuncia l'annientamento della «razza ebraica». I segni dell'imminenza del conflitto sono evidenti. Il 31 dicembre Edith si rifugia nel Carmelo di Echt in Olanda, dove nell’agosto del ’40 la raggiungerà la sorella Rosa. In questa situazione drammatica Suor Benedetta si stringe sempre più al Cuore di Gesù «per diventare la tua vera sposa. Ti prometto solennemente: ogni volta che dovrò fare una scelta prenderò ciò che ti rallegrerà di più». Fa, cioè, il voto dei «più perfetto».

E qualche settimana dopo, chiede alla priora di Colonia (che è rimasta la sua superiora) l'autorizzazione a «offrirmi al Cuore di Gesù come vittima espiatoria per la vera pace, augurandomi che il regno dell'Anticristo crolli, se è possibile, senza una nuova guerra mondiale, e che venga rinnovato l'ordine dei mondo».

Infine scrive un Testamento spirituale: «Fin da adesso accetto la morte che Dio mi ha destinato e con una totale sottomissione alla sua santissima volontà. Prego il Signore di voler accettare la mia vita e la mia morte per la sua gloria, per le intenzioni dei SS.Cuori di Gesù e di Maria, per quelle della Chiesa. In particolare... in espiazione per il rifiuto della fede da parte del popolo ebreo, affinché il Signore sia accolto dai suoi e venga il suo regno nella gloria; per la salvezza della Germania e, per la pace nel mondo» (16).

8 - L'olocausto: Edith martire perché cattolica ed ebrea.

Suor Benedetta non affronta temerariamente il martirio. Memore delle parole di Gesù (Mt 10, 23): «Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra», in accordo e per suggerimento degli stessi superiori, aveva cercato di farsi accogliere in un Carmelo della Svizzera, e le pratiche erano a buon punto. Ma in seguito alla convocazione ad Amsterdam da parte della Gestapo, si rende conto che non avrebbero avuto esito positivo. Si rivolge anche alla Spagna.

Intanto Suor Benedetta è tutta immersa nello studio e nella contemplazione degli scritti di S.Giovanni della Croce (per incarico della superiora, in vista di una pubblicazione per il 4° Centenario della nascita dei Santo, 1942). «Nella conclusione della sua analisi del Cantico spirituale... si può leggere tutto il suo destino, discernere la luce della Croce dalla quale sarà illuminata la notte misteriosa della sua fine: ... "Il matrimonio spirituale dell'anima con Dìo, scopo per il quale l'anima è stata creata, viene comprato dalla Croce, consumato sulla Croce e per tutta l'eternìtà suggellato con il sigillo della Croce"» (17).

Edith Stein ad Auschwitz
[Dipinto di Rudolf Brückner]

Ecco, in sintesi, la parte finale dei dramma: l'anno 1942 segna l'inizio delle deportazioni in massa degli ebrei verso l'Est: campi di lavoro, miniere di sale, camere a gas. Di fronte a questi eventi di incredibile ferocia, i Vescovi della Chiesa di Olanda, in accordo con la Chiesa Riformata, inviano al Commissario del Reich un lungo telegramma di protesta (11 luglio 1942).

In seguito a questo passo, il Capo nazista si dice disposto a non toccare quei cristiani di origine ebraica che possono dimostrare la loro appartenenza a una comunità cristiana prima del. gennaio 1941. I Vescovi ritengono del tutto insufficiente questa risposta, perché non tocca la questione di fondo, le deportazioni in massa, e - d'accordo con la maggioranza dei ministri protestanti - fanno leggere in tutte le chiese del paese (domenica 26 luglio) una lettera pastorale, nella quale veniva riportata la protesta e il pressante appello del telegramma. Inoltre si faceva menzione dello scambio di idee intercorso con il Commissario del Reich, e si concludeva con un ardente Appello alla preghiera per la giusta pace e per il popolo ebreo tanto duramente provato.

Conclusione? La mattina del 2 agosto, il commissario del Reich ordina che tutti i religiosi e le religiose non ariani presenti nei conventi olandesi vengano portati via. E nel pomeriggio dello stesso 2 agosto 1942, la Gestapo viene ad arrestare le sorelle Stein. In pochi minuti le due sorelle devono lasciare il convento. Inutile ogni protesta della superiora.

L'ultima parola di Suor Benedetta nel lasciare il Carmelo è indirizzata alla sorella: «Vieni, - le dice prendendola per mano - andiamo per il nostro popolo».

La sera stessa, il Commissario aggiunto Schmidt rilascia una dichiarazione ufficiale secondo la quale, avendo l'episcopato cattolico rifiutato di rispettare il segreto dei negoziati, le autorità tedesche si vedono costrette a «perseguire i cattolici ebrei, come i loro peggiori nemici, assicurandone il più presto possibile la deportazione verso l'Est».

Edith fu condotta per alcuni giorni nel campo olandese di Westerbork, e poi, il 7 agosto, fu avviata con gli altri ebrei, su un treno piombato, ad Auschwitz. Questi elementi ci danno la certezza che Edith Stein è stata arrestata e deportata perché cattolica ebrea, e non semplicemente come ebrea, per rappresaglia contro la Chiesa cattolica d’Olanda.

Per gli ebrei cattolici deportati ci fu un trattamento – se possibile – ancora più duro che per gli altri. Ad Auschwitz-Birkenau, all'arrivo dei convoglio, il 9 agosto 1942, le sorelle Stein vengono fatte entrare – con le altre deportate - nella camera a gas.

Nell'ultima lettera che, da deportata, era riuscita a far pervenire al Carmelo di Echt, aveva scritto: «Si può acquistare una "Scienza della Croce" [era il titolo dell'ultimo suo libro, rimasto incompiuto], solo se si comincia a soffrire veramente del peso della Croce. Ne ho avuto l'intima convinzione fin dal primo istante, e dal profondo del cuore ho detto: "Salve, o Croce, unica speranza"» (18).

Nel tunnel della morte, il cuore di Edith palpita: «La Croce è tutta luce: il legno della Croce è divenuto luce del Cristo» (19).


NOTE:

1Ibid.
2Ibid.
3 – J.Sullivan ocd, S.Edith Stein sfida i cattolici, in Simposio Internazionale, www.ocd.pcn.net/edsi_sul.htm .
4 – J.Bouflet, o.c., p.173.
5Ibid.
6 – J.Bouflet, o.c., pp.222-223.
7Id., p.224.
8 – E.De Miribel, Edith Stein, Ed.Paoline, Milano 1987, p.120.
9 – J.Sleiman, o.c.
10 – J.Bouflet, o.c., p.280.
11 – E.De Miribel, o.c., p.182.
12 – J.Bouflet, o.c., p.257.
13Id.
14Id.
15 – J.Sleiman, o.c.
16 – J.Bouflet, o.c., pp.287-288.
17 – E.De Miribel, o.c., pp.192-193.
18Id., p.207.
19Id., p.212.

1: I vari ambiti della sua ricerca - 2: Famiglia ebraica ed educazione in famiglia
3.1: Husserl e l'università di Gottinga - 3.2: Ambiente del gruppo husserliano
3.3: Esperienze che accelerano il cammino
4: Battesimo: conversione a Cristo - 5.1: Edith e il suo sentirsi ebrea
5.2: Edith e la madre Augusta - 6: Edith e la persecuzione nazista
7: L'Offerta - 8: L'olocausto: Edith martire perché cattolica ed ebrea

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