Edith Stein:
Ebraicità e santità cristiana - II

Armando Gargiulo s.j.

1: I vari ambiti della sua ricerca - 2: Famiglia ebraica ed educazione in famiglia
3.1: Husserl e l'università di Gottinga - 3.2: Ambiente del gruppo husserliano
3.3: Esperienze che accelerano il cammino
4: Battesimo: conversione a Cristo - 5.1: Edith e il suo sentirsi ebrea
5.2: Edith e la madre Augusta - 6: Edith e la persecuzione nazista
7: L'Offerta - 8: L'olocausto: Edith martire perché cattolica ed ebrea

3.3 - Esperienze che accelerano il cammino

Nel 1915 scoppia la Prima Guerra mondiale. Edith, appena superato l'esame di Stato in Filosofia, fece domanda alla Croce Rossa per entrare nel servizio sanitario. E così si trovò a prestare servizio come "ausiliaria", per vari mesi, presso un grande ospedale militare per malattie infettive a Weisskirchen, in territorio austriaco. Alle rimostranze della madre per tale decisione oppone: "Se la gente era costretta a soffrire giù nelle trincee, perché io dovevo stare meglio di loro?" (16). Per parte sua, vorrebbe ancora continuare questo servizio, pensando a tanti suoi colleghi che stanno al fronte (e qualcuno non ne ritornerà vivo). Ma non ottiene il rinnovo.

Edith Stein ausiliaria della Croce Rossa, nel 1915

Certamente questa esperienza è stata per Edith occasione di crescita spirituale, come distacco da sé e dai propri progetti scientifici, maggiore apertura agli altri e incontro reale con la sofferenza e la morte. Per la serietà e la dedizione al lavoro infermieristio, alla fine della guerra le viene assegnata la "medaglia del coraggio" della Croce Rossa.

Nella vita della giovane Edith in questi anni (1915-1919, non mancano prove, come delusioni affettive, problemi familiari, crisi intellettuali, alle prese con gli sviluppi dei cammino "fenomenologico" del maestro Husserl, di cui è diventata assistente. Edith non condivide questi sviluppi, e sente il peso troppo forte di questa collaborazione. Lei che ha tanto desiderato un posto d'insegnamento all'Università - e lo stesso Husserl appoggia la sua domanda - vede fallire ogni tentativo in proposito (ottobre 1919).

Ma nel novembre 1917 riceve la notizia della morte di Adolf Reinach, ucciso sul fronte delle Ardenne. Per Edith è un trauma, perché, oltre che maestro, Adolf Reinach è per lei amico e confidente. Ora, stando accanto alla vedova Anna Reinach, e collaborando con lei per classificare le carte dei marito in vista della pubblicazione, fa un'esperienza di vita in chiave di fede, tutta positiva.

I coniugi Reinach si erano appena da un anno convertiti al protestantesimo. Ma già il marito si sentiva vicino al cattolicesimo, come appariva dai suoi Appunti su una fìlosofia della religione. Era stata la moglie a voler presto il battesimo: "non pregiudichiamo il futuro; quando saremo in comunione con Cristo, ci porterà dove vorrà. Entriamo nella sua Chiesa, non posso aspettare di più!".

E proprio in questa prova suprema, la morte dei marito, Anna attinge nella "comunione con Cristo" tanta forza e tanta pace che è lei non a ricevere da altri, ma a dispensare consolazione a quelli che la circondano. Per Edith è un'esperienza della Croce di Cristo, determinante, come in seguito confiderà al P.Hirschmann, gesuita (17).

4 - Battesimo: conversione a Cristo.

Edith arriva al battesimo il I° gennaio 1922. Aveva lasciato il suo lavoro di assistente di Husserl (1919) e si era ritirata a Breslavia, concentrandosi nella ricerca personale filosofica e religiosa, e anche elaborando nuove forme di insegnamento. Passa lunghi periodi ospite degli amici Conrad-Martius, a Bergzabem nel Palatinato, anche lavorando duramente nei campi, con dedizione inesauribile... molto silenziosa e segreta... sembrava sempre concentrata, come assorbita in una meditazione ininterrotta...

La domenica accompagnava Hedwig alla chiesa protestante, per la funzione. Un giorno osservò: "Per i protestanti il cielo è chiuso, per i cattolici invece è aperto". Anche prima della conversione, Edith aveva profondo rispetto per l'Eucaristia, presagendovi un mistero ineffabile (18).

A Bergzabern Edith Stein ricevette il Battesimo,
il 1° gennaio 1922

Uno squarcio autobiografico sul dramma interiore che sta vivendo lo possiamo leggere in un testo scritto da Edith sulla "Causalità psichica", pubblicato proprio nel 1922 negli Annali di Husserl: "Faccio progetti per l'avvenire e organizzo di conseguenza la mia vita presente. Ma nel profondo sono convinta che si produrrà un qualche avvenimento che butterà a mare tutti i miei progetti. E' la fede viva, la fede autentica alla quale ancora rifiuto di consentire, è a questa fede che io impedisco di divenire attiva dentro di me".

Il testo, molto bello, continua descrivendo la trasformazione che avviene in questo stato di "riposo in Dio", a partire dal silenzio della morte e sfociante in un afflusso di vita nuova, per la presenza di una "Forza che non è mia e che senza fare violenza alcuna alla mia attività, diventa attiva in me".

Possiamo allora cogliere il senso del grido: "Questa è la verità!", che Edith sente risuonare nel suo spirito, al termine della lettura dell'Autobiografia di S.Teresa d'Avila, con queste parole: "Realizzo pienamente la verità nel donarmi, nell'abbandonarmi totalmente all'Amore" (cf. Giov. 3,21; Ef 4,15). La "fede" in Cristo non era solo la conclusione della sua lunga ricerca intellettuale, ma la sintesi di una "nuova vita" operata dalla grazia.

- Conversione a Cristo: ripudio dell'ebraismo?

E' questo un punto molto importante per capire quanto sia "profetica" la vicenda di Edith. Si pensi a quel che avviene, più o meno negli stessi anni, in un altro gruppo di amici ebrei passati al cristianesimo evangelico: Eugen Rosenstock, Hans e Viktor Eherenberg, gravitanti intorno all'università di Lipsia.

Uno di loro, Franz Rosenzweig (1886-1929), in un primo momento stava per decidersi per il battesimo, ma poi ha un sussulto di orgoglio della propria radice ebraica, e polemicamente, in un confronto durato a lungo con l'amico Rosenstock, nega che possa esserci una base comune tra l'ebreo come tale e il cristiano di ascendenza ebraica. "Non c'è più alcun substrato ebraico vivo entro al cristiano militante e tanto meno, a parere di Rosenzweig, vi è liceità alcuna per l'ibrido giudeo-cristiano. Divenendo cristiani non si è più ebrei, si è cessato competamente di esserio. Anzi... in verità non lo si è mai stati, altrimenti la viva appartenenza alla comunità sinagogale non avrebbe reso possibile il passaggio al cristianesimo" (19).

Questa era la mentalità dominante. La madre di Edith, per esempio, non poté mai capire e accettare che la figlia, che pur continuava a frequentare con lei la sinagoga, si fosse rivolta a Cristo: era un tradimento, una separazione radicale dai beni più cari: il proprio popolo, la propria religione! Lo stesso grande filosofo ebreo Henry Bergson, che era approdato, nel suo lungo percorso, al Cristo dei vangeli, negli ultimi anni di vita (1859-1941) esitava a farsi battezzare nella Chiesa cattolica, per timore che il gesto fosse interpretato come un distacco dal suo popolo proprio nel momento più duro della persecuzione nazista.

Ora è indubitabile che la conversione a Cristo di Edith - avvenuta col battesimo del I° gennaio 1922 - non solo non segnò il distacco e tanto meno il tradimento del suo essere Ebrea, ma, paradossalmente, segnò una nuova riscoperta della propria ebraicità.

Disse un giorno Husserl, parlando della conversione di Edith Stein: "In lei tutto è autentico... Ma, in fin dei conti, c'è, in fondo a ogni ebreo, un assolutismo e un amore del martirio" (20).

Proprio cosi, da "vera ebrea" attirata da Dio, Edith vive solo per lui, con lo sguardo fisso sul suo Signore crocifisso, Gesù nazareno, Re dei giudei, e il desiderio di immolarsi per Cristo è tuttuno col desiderio di immolarsi per il suo popolo.

Susanne Biberstein, nipote di Edith

5.1 - Edith e il suo sentirsi ebrea

Su questo argomento, oltre alle fonti citate, ho trovato in Internet un ottimo studio del P.Jean Sleiman, Definitore Generale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, letto nel Simposio Internazionale su Edith Stein, tenutosi al Teresianum di Roma nell'ottobre 1998, in occasione della canonizzazione.

La mentalità dominante nell'ambiente familiare viene espressa - a distanza di tempo - da una nipote di Edith, Susanne Batzdorff-Biberstein: «Diventando cattolica nostra zia aveva abbandonato il suo popolo; il suo ingresso in convento manifestava di fronte al mondo esterno una volontà di separarsi dal popolo ebreo» (21).

Al contrario, nell'omelia per la beatificazione (1987), Giovanni Paolo II, con cognizione di causa, affermava: «Ricevere il battesimo non significò in alcun modo per Edith Stein rompere con il mondo ebraico. Al contrario ella afferma: «Quando ero ragazza di quattordici anni smisi di praticare la religione ebraica e per prima cosa, dopo il mio ritorno a Dio, mi sono sentita ebrea».

Edith si considera «figlia di Israele» e ne rimarrà fiera tutta la vita, perché sente che è il popolo di Cristo stesso: «Non si può neanche immaginare quanto sia importante per me, ogni mattina quando mi reco in cappella, ripetermi, alzando lo sguardo al Crocifisso e all'effigie della Madonna: erano del mio stesso sangue!» (22).

Al padre gesuita Hirschmann scrisse: «Non può immaginare che cosa significhi per me essere figlia del popolo eletto, significa appartenere a Cristo non solo con lo spirito, ma con il sangue» (23). Come "ebrea", Edith non fa questione di "razza". Immersa nel mistero d'Israele, contempla nel Cristo Crocifisso, "re dei giudei" la piena realizzazione delle promesse, delle attese dell'alleanza divina col suo popolo. Perciò tutti gli ebrei sono di Cristo!

Ricordiamoci la data di nascita di Edith: 12 ottobre 1891, in cui ricorreva la festa ebraica del Kippur, giorno del perdono e della riconciliazione. Ora Edith, divenuta cattolica e prossima ad entrare nel Carmelo, contempla il legame profetico tra il giorno dei Kippur e il giorno del Venerdì Santo: «Il giorno della Riconciliazione dell'Antico Testamento è la figura del Venerdì Santo: l’agnello immolato per i peccati del mondo rappresenta l’Agnello immacolato». Il Cristo, «accettando di morire vittima, è l'eterno Sacerdote» (24).

Cristo, dunque, appartiene al popolo ebreo, ma anche la Chiesa - dice esultando Edith nel "Dialogo notturno": «La Chiesa vidi nascere dal seno del mio popolo. Dal suo Cuore spuntare vidi poi, come tenero tralcio allor fiorito, l'Immacolata, la tutta Pura, di David discendente». E «nel cuore della Vergine», figlia d'Israele, «dal Cuore di Gesù vidi fluire la pienezza di grazia» (25).


NOTE

16 - Cf. J.Bouflet, Edith Stein, filosofa crocifissa, Paoline, Milano 1998, pp.113-114.
17 - Dal Diario di Sr. Aldegonda, in E.De Miribel, Edith Stein, Paoline, Milano 1987, p.50.
18 - Ib., p.51.
19 - F.Rosenzweig - E.Rosenstock, La radice che porta, Lettere su Ebraismo e Cristianesimo, Marietti, Genova 1992, Introduzione di Gianfranco Bonola, p.23.
20 - J.Bouflet, op.cit., p.247.
21 – J.Sleiman ocd, Edith Stein, Martire di Cristo per il suo popolo, in Simposio Internazionale: Edith Stein, Testimone per oggi, Profeta per domani, Teresianum, Roma 1998, www.ocd.pcn.net/edsi_sle.htm .
22Ibid.
23 – J.Bouflet, Edith Stein, filosofa crocifissa, Ed.Paoline, Milano 1998, p.299.
24 – J.Sleiman, o.c.
25Ibid.

1: I vari ambiti della sua ricerca - 2: Famiglia ebraica ed educazione in famiglia
3.1: Husserl e l'università di Gottinga - 3.2: Ambiente del gruppo husserliano
3.3: Esperienze che accelerano il cammino
4: Battesimo: conversione a Cristo - 5.1: Edith e il suo sentirsi ebrea
5.2: Edith e la madre Augusta - 6: Edith e la persecuzione nazista
7: L'Offerta - 8: L'olocausto: Edith martire perché cattolica ed ebrea


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