S.Stanislao Kostka s.j. - 2

Giovanni Martinetti s.j.
[sintesi a cura di Egidio Ridolfo s.j.]

1 - Dalla Polonia a Vienna -- La difficile convivenza con il fratello Paolo -- L'intervento del soprannaturale
2 - La fuga e il viaggio a Roma -- La vita nel Noviziato della Compagnia di Gesł -- Beatificazione e Canonizzazione

Apparizione della Vergine con Gesł Bambino
[Genova, chiesa del Gesł]

La fuga e il viaggio a Roma

Terminati gli studi nel 1567, Stanislao volle concretizzare il suo proposito e chiese di essere ammesso nella Compagnia di Gesù. Il P.Provinciale gli disse che occorreva il permesso del padre, data la sua giovane età (17 anni). Ma Stanislao sapeva bene che le idee di suo padre nei suoi confronti erano altre, e prevedeva un netto rifiuto. Anzi, si rendeva conto che se solo avesse manifestato il suo proposito, senz'altro lo avrebbero ostacolato in ogni modo.

Così, ritenendo insuperabile l'opposizione della sua famiglia, decise di fuggire da Vienna, e a piedi si recò in Germania, prima ad Ausburg e poi a Dillingen, perché un gesuita portoghese, P.Francesco Antoni, gli suggerì di rivolgersi al tedesco P.Pietro Canisio, Provinciale della Germania settentrionale.

Certo non sarebbe stato un viaggio da poco: circa 600 chilometri... Stanislao si fece dare pure una lettera per il Generale dei gesuiti, P.Francesco Borgia, nel caso che avesse avuto un rifiuto anche dal P.Canisio. Così il 10 agosto, all'alba, disse al domestico Laurenz di non aspettarlo a pranzo perché aveva ricevuto un invito. Andò poi alla chiesa dei gesuiti partecipando alla Messa, e subito dopo iniziò la sua fuga da Vienna. Appena fuori città scambiò i suoi ricchi abiti con quelli di un mendicante, anche perché così sarebbe passato inosservato.

E la sera il fratello Paolo, non vedendolo rientrare, cominciò a preoccuparsi, ricordandosi anche di alcune frasi che Stanislao gli aveva detto recentemente, avvertendolo che se continuavano le vessazioni egli se ne sarebbe andato, e di questo egli sarebbe stato responsabile nei confronti del padre.

Quando poi venne trovata una lettera di Stanislao, in un vocabolario di latino, nella quale svelava i suoi progetti di fuga, Paolo e il precettore furono presi dal panico e alle prime luci dell'alba si lanciarono all'inseguimento del fuggitivo. Ma Stanislao era già lontano. Disse poi di aver visto la carrozza con suo fratello che lo cercava, ma dato il suo travestimento non era facile individuarlo, e del resto egli corse a nascondersi finché non vide tornare verso Vienna la carrozza del fratello, dopo il vano tentativo di riprenderlo...

Come Stanislao aveva previsto, non appena il padre fu informato della fuga di Stanislao, fu preso da ira per quanto era accaduto, e scrisse lettere minacciose ai gesuiti, a vescovi e cardinali dicendo che avrebbe fatto di tutto per far bandire i gesuiti dalla Polonia, e che quanto a suo figlio, lo avrebbe fatto ricondurre in patria ad ogni costo, anche legato mani e piedi.

Intanto Stanislao proseguiva la sua fuga, e dopo venti giorni giungeva a destinazione, e a Dillingen potè incontrare il P.Canisio. Questi, dopo aver conosciuto Stanislao e averlo trattenuto con sé per un periodo di tempo, ne rimase profondamente colpito e convinto della sua vocazione.

Anche da Vienna i gesuiti mandarono una lettera a Roma spiegando quando era avvenuto. Il P.Wolfgang Perringer così concludeva: "Crediamo però che tutto sia accaduto per consiglio di Dio, che così voleva liberare questo giovane. Certo egli ha mostrato una tale costanza che è apparso mosso non da ardore infantile ma da ispirazione celeste".

Così insieme a due compagni, Stanislao venne inviato a Roma, anche per allontanarlo dalle ire del padre. Attraversando a piedi le Alpi e gli Appennini, dopo un viaggio di circa 1.500 chilometri, giunse al noviziato romano. Portava con sé una lettera del P.Canisio che tra l'altro scriveva: "Stanislao, nobile polacco, giovane retto e pieno di zelo... Venuto a noi desideroso di sciogliere un antico voto... fu provato per un po' di tempo nel collegio dei convittori di Dillingen e si mostrò sempre esatto nel proprio dovere e saldo nella vocazione... grandi cose speriamo da lui."

La vita nel Noviziato della Compagnia di Gesù

Arrivo di Stanilao a Roma
[Innsbruck, stampa del sec.XIX]

Il 25 ottobre i tre pellegrini giunsero infine a Roma, e come si può ben capire le fatiche del lungo viaggio erano evidenti. Per tre giorni furono fatti riposare e furono affidati alle cure del novizio Stefano Augusti, che poi testimoniò di aver trovato Stanislao "vestito assai poveramente, e a causa del lungo viaggio e della giovane età arrivò tanto stanco che fu necessario aver particolare cura di lui perché si rimettesse in forze prima dell'ingresso in Noviziato".

A Roma Stanislao poté incontrarsi col superiore generale P.Francesco Borgia, che anche lui a suo tempo aveva rinunciato ad un'alta posizione sociale per seguire Ignazio di Loyola nella Compagnia di Gesù. Era stato infatti duca di Gandia, governatore della Catalogna e ministro dell'imperatore Carlo V.

Stanislao iniziò il noviziato il 28 ottobre 1567, insieme a 70 altri novizi, nella casa attigua alla chiesa del Gesù, ma dopo tre mesi il noviziato venne trasferito presso la chiesa di S.Andrea al Quirinale. Suo Maestro dei novizi fu prima il P.Alfonso Ruiz e poi P.Giulio Fazio.

Come già aveva dimostrato nella sua vita da studente, Stanislao manifestò anche in noviziato un'intelligenza perspicace e una decisa volontà. Si distingueva per la sua fede eucaristica, e mostrava una venerazione particolare per la Vergine Maria, che chiamava sempre: "La mia Madre". Durante il noviziato fece i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza.

Come tutti i novizi Stanislao fece gli Esercizi Spirituali di un mese, ed ebbe come compagno Claudio Acquaviva, futuro Generale dei gesuiti, il quale per incarico del maestro dei novizi assisteva Stanislao esponendogli i vari punti di meditazione, tratti dal celebre metodo di Ignazio di Loyola: l'appello del Re eterno, la vita di Gesù come appare nei Vangeli, con i misteri della sua nascita, morte e risurrezione. Poi alla fine la "contemplazione per raggiungere l'Amore".

Lo stesso Acquaviva fu suo compagno negli umili lavori che si facevano svolgere ai novizi in cucina, compreso il trasporto della legna, e poté testimoniare come Stanislao svolgesse anche in quest'ambito i suoi compiti con esattezza, senza voler mai mettersi in mostra o strafare...

Ogni tanto si chiedeva ai novizi di illustrare ai compagni qualche argomento di carattere ascetico, e Stanislao parlò un giorno della figura del missionario. Già allora la Compagnia di Gesù aveva inviato per il mondo tanti dei suoi membri, tra cui il grande Francesco Saverio, che è stato proclamato poi Patrono delle Missioni. Ed ecco come Stanislao descrisse il "bagaglio" spirituale del missionario: "Ottime scarpe di mortificazione, un ampio mantello di amor di Dio e del prossimo, un cappello di pazienza a difesa delle avversità..." Tra quelli che lo ascoltavano c'era il futuro martire per la fede Rodolfo Acquaviva.

Arrivò un giorno a Stanislao una lettera minacciosa del padre, che lo qualificava come la vergogna della famiglia Kostka, ma Stanislao restava fermo nel suo proposito. Scrisse una lettera di risposta al padre, dicendogli che se avesse compreso quel che Dio gli aveva fatto, non avrebbe mai pensato a riportarlo in Polonia.

Nei primi giorni di agosto 1568 venne in noviziato Pietro Canisio, per tenere una conferenza spirituale, e in quest'occasione Stanislao confidò di essere convinto che quello era il suo ultimo mese di vita. E effettivamente il 10 agosto, festa di S.Lorenzo martire, si manifestarono i primi sintomi della malattia che lo avrebbe condotto precocemente alla morte.

Maria accoglie Stanislao al momento della morte
[S.Andrea al Quirinale, Roma]

Lo assalì una febbre molto alta, che aveva fasi alterne, probabilmente malaria, e fu trasferito nell'infermeria del noviziato. Accettò ogni sofferenza con serenità e fermezza dicendo: "Se così piace a Dio, che non mi alzi più da questo letto, sia fatta la sua volontà!".

Venne curato così come lo permetteva la medicina del tempo, e come medico ebbe anche il P.Agostino Marzino, che si era laureato a Padova prima di farsi gesuita. Intervenne un insperato miglioramento, che fece dire all'infermiere che "ci sarebbe voluto un miracolo per morire piuttosto che per guarire completamente".

Ma Stanislao ripeté a questo punto che quello era il suo ultimo giorno sulla terra... Difatti le sue condizioni peggiorarono rapidamente. Supplicò i compagni che lo stendessero per terra, e insistette tanto che dovettero accontentarlo e lo deposero con il suo pagliericcio sul pavimento.

A un certo punto gli occhi di Stanislao si illuminarono, e al maestro dei novizi, che si chinò su di lui, disse che aveva visto la Vergine Maria che veniva verso di lui per accoglierlo in Cielo. Poco dopo spirò. Erano le prime ore del 15 agosto 1568, festa dell'Assunzione di Maria.

Beatificazione e Canonizzazione

Molto presto si diffuse la fama di santità di Stanislao, e numerosi erano i romani che venivano alla tomba del giovane novizio polacco per chiedere la sua intercessione. Un suo compagno di noviziato, Stanislao Warszewicki, anch'egli polacco, espresse il suo dolore dicendo: "La Compagnia di Gesù ha perso una delle colonne nei paesi del nord Europa". Lo stesso Warszewicki, cui spesso Stanislao confidava il suo stato d'animo, ne scrisse poi una breve biografia, che è anche una testimonianza molto apprezzata.

Molti miracoli furono attribuiti all'intercessione di Stanislao, e crescendo il culto si moltiplicarono le biografie, in molte lingue, compreso il tamil e il cinese. Iniziò il fiorire di quadri, immagini e statue, in suo onore furono innalzate molte chiese e col suo nome battezzati un gran numero di bambini. Un culto popolare che si estese oltre ogni aspettativa.

Firma autografa di S.Stanislao Kostka

La beatificazione di Stanislao fu decretata dal papa Clemente VIII, nel 1604. Fu poi proclamato Santo da papa Benedetto XIII nel 1726, mentre rapidamente il culto nei suoi confronti cresceva nella Chiesa Universale.

Il corpo di S.Stanislao era stato sepolto nella chiesa da poco costruita accanto al noviziato, S.Andrea al Quirinale, che poi venne riedificata su disegno di Giovanni Lorenzo Benini. Ma nel 1788 il corpo di S.Stanislao fu portato prima a Gratz, in Austria, poi a Vienna e per un certo periodo anche ad Agran, in Ungheria. Nel 1804 venne riportato definitivamente a Roma, sempre a S.Andrea al Quirinale. L'altare di S.Stanislao si trova in una cappella a sinistra dell'altare maggiore, dove è posto un grande quadro di Carlo Maratta, che raffigura la Madonna con Gesù Bambino, come apparve a S.Stanislao durante il suo soggiorno viennese.


NOTA - Questa sintesi biografica sulla vita di S.Stanislao Kostka è stata operata sulla base del volume di Giovanni Martinetti s.j.: Sacra avventura, LDC, Torino 1967.


1 - Dalla Polonia a Vienna -- La difficile convivenza con il fratello Paolo -- L'intervento del soprannaturale
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