Osservazioni sul "fenomeno"
Padre Pio

Sebastiano Esposito s.j.

Ormai la predizione di Padre Pio - che cioè di lui si sarebbe parlato dopo morte assai più di quanto si fosse già fatto durante la vita - ha ricevuto una convincente conferma., culminata prima nella solenne beatificazione e ora con la canonizzazione.

E' difficile, credo, trovare negli annali agiografici degli ultimi secoli una quantità di informazioni paragonabile alla massa di documenti e testimonianze che, a proposito del Frate di Pietrelcina, si sono via via accumulati nei lunghi anni della sua vita e, a ritmo crescente, dopo la morte. Documenti di ogni genere, diversi per indirizzo e spessore culturale, favorevoli o contrari, di stampo cattolico o laico.

C'è di più. La massa crescente di documenti e osservazioni ha fatto sì che, rapidamente, la vicenda specifica ed individuale del Frate stimmatizzato assumesse una valenza molto più ampia, divenendo quasi un simbolo o un'icona dell'esistenza cristiana per il nostro tempo e per il prossimo futuro.

Padre Pio inaugura l'Ospedale
"Casa Sollievo della Sofferenza",
il 5 maggio 1956.

Un fatto, questo, non sconosciuto nella storia della chiesa. Rimanendo "in famiglia", si consideri la valenza universale che ha assunto la vicenda individuale e straordinaria di S.Francesco d'Assisi. I due casi, però, differiscono. Mentre Frate Francesco si muove in una società sacrale, anche se in larga parte non santa, Padre Pio, all'inizio del terzo millennio, vive ed opera in una società che in larga parte non può e non vuole più dirsi cristiana, perché rifiuta o non riesce più a percepire la visione cristiana del mondo.

E' accaduto così che la straordinaria vicenda di Padre Pio non ha soltanto suscitato reazioni contrastanti nel mondo cattolico, ma sconfinando inevitabilmente nel recinto laico, l'ha costretto a prendere posizione, non senza imbarazzo, su argomenti circa i quali nel passato aveva spesso ostentato un certo disinteresse.

A questa valenza intrinseca del "fenomeno" si è aggiunta, soprattutto dopo la morte, il clamore suscitato anche dai mass-media. Anche se Padre Pio non è - come qualche osservatore insinua - un "prodotto" dei media.

Quando i media si sono concentrati sul "caso" di S.Giovanni Rotondo, l'eco della tormentata e discussa vicenda era già pervenuta, per le vie più umili e consuete, fino alle terre più lontane. Non bisogna, anzi, dimenticare i limiti, i silenzi, le omissioni, gli "oscuramenti", che il linguaggio di questi media necessariamente comporta, celando un aspetto della realtà, specie quando tratta di una realtà come quella "rappresentata" dalla vita, morte e fatti straordinari di Padre Pio.

Inoltre, con lo sviluppo crescente del "fenomeno", si è aggiunta un'altra deformazione, non connessa intrinsecamente alla natura dei media, ma dettata dalla mentalità culturale dell'osservatore - specie dell'osservatore laico - secondo cui quel determinato "fenomeno" non soltanto va "inquadrato" secondo schemi ben definiti, ma deve risultare in ultima analisi come pura "illusione ottica".

Fuori metafora, è noto che nell'epoca moderna la cultura occidentale appare dominata - in ampi strati - da una mentalità ben diversa dalle sue radici originarie. Si chiami questa mentalità empirista, positivista, naturalista o razionalista, l'atteggiamento di fondo non cambia di molto.

Per essa, ammettere che attraverso la vita, le parole e le opere di certi uomini possano emergere dei "segni" indicatori di "un'altra" realtà che supera, regge ed ingloba la realtà del mondo sensibile, viene dichiarato a priori come assolutamente inammissibile.

Questa mentalità si è propagata lentamente, pervadendo i gangli vitali della vita civile e culturale, fino agli strati della cosiddetta "gente semplice". Non bisogna poi dimenticare che - per un naturale processo di osmosi culturale - questa mentalità penetra, almeno in parte, in alcuni "osservatori" appartenenti al popolo dei credenti, o che credono di credere.

Dopo queste precisazioni, si capirà perché quasi tutte le "osservazioni" laiche circa le vicende di Padre Pio vertano sulla verità o falsità di quei "segni", a cominciare dalle stimmate.

Le stimmate, un segno "sconvolgente", indicatore di una realtà che supera il nostro comune
orizzonte culturale.

All'inizio c'è uno sprezzante rifiuto del "fenomeno", che a volte ricalca e radicalizza le perplessità e negazioni di alcuni "osservatori" cattolici. Poi, col passare degli anni, con la moltiplicazione di documenti ed indagini, quando alcuni settori del mondo scientifico riconoscono lealmente che alcuni fatti (per lo più in campo medico) sono "scientificamente inspiegabili", allora gli "osservatori" laici più integralisti si vedono costretti ad una brusca virata, si direbbe ad una sospetta "conversione".

Non potendo più cancellare il "fenomeno del secolo", si fanno i banditori di un processo di "purificazione", stabilendo quel che è ammissibile e quel che ammissibile non è nella biografia e nel culto del Frate cappuccino.

Secondo questi criteri si afferma allora che di Padre Pio si può accettare la vita ascetica, il silenzio, la preghiera, l'ospedale "Casa sollievo della sofferenza". Tutto il "resto" va deposto tra i "rifiuti" della ragione, senza attardarsi a discernere misticismo da superstizione, visioni da allucinazioni, fatti soprannaturali da frenesia miracolistica.

Si aggiunge poi, con tono giansenistico, la severa condanna contro il "consumismo" a cui si abbandonerebbero le turbe dei pellegrini. Anche se a ben vedere questo "consumismo" - deprecato dal sociologo di turno - riguarda quasi sempre un ricordino di pochi soldi o un fazzoletto (non un foulard griffato) con l'immagine del povero Padre Pio.

Sappiamo bene che l'essenza della santità consiste nell'amore di Dio e del prossimo e nella pratica eroica delle virtù cristiane. Ma questa essenza non esaurisce le modalità individuali in cui si incarna. E' un denominatore comune, indispensabile ma non sufficiente a rendere comprensibile la realtà e la funzione storica di quel santo particolare, nel nostro caso Padre Pio di Pietrelcina.

La madre Monica e il figlio Agostino sono ambedue santi. Ma la loro vicenda e la missione loro affidata in favore della Chiesa e del mondo non sono affatto interscambiabili. Il concreto "fenomeno" storico e il significato specifico di Agostino e Tommaso d'Aquino, di Francesco d'Assisi e Teresa d'Avila, di Giuseppe Moscati e del Beato Pio da Pietrelcina, non si possono comprendere richiamandosi solo all'essenza della santità.

Domandiamoci: se Padre Pio fosse stato soltanto un frate immerso in preghiera e chiuso nel confessionale per molte ore al giorno - come fanno per grazia di Dio tanti sconosciuti religiosi - si sarebbe avuto, o si potrebbe spiegare il "fenomeno" Padre Pio, e la sua conseguente risonanza mondiale?

Una ricerca della verità non pregiudizialmente orientata, ma "poggiata sui fatti", può portare molto lontano laici e credenti. E il "fenomeno" storico di Padre Pio - come già sta avvenendo - indurrà gli uomini di questa fine millennio ed i loro nipoti a presagire l'esistenza di una realtà personale "metafisica", che supera cioè quel settore del mondo sensibile che noi oggi ci ostiniamo ad identificare con la realtà tutta intera.

I "Gruppi di Preghiera", l'altra grande creazione di Padre Pio.

Un'altra considerazione riguarda il campo degli "osservatori" cattolici. Qui si ha l'impressione che dopo lunghi anni di dubbi, negazioni, persecuzioni e maltrattamenti, anche da parte di uomini eminenti di Chiesa, si voglia passare troppo disinvoltamente ad una-rapida "archiviazione" del caso.

Lungi da noi l'incitamento ad una resa dei conti, che prima di tutto ferirebbe lo spirito del Frate delle stimmate, che una vita intera è rimasto inchiodato sulla croce senza mai protestare contro i suoi crocifissori. Su questa lezione si dovrebbe, però, riflettere un po' più attentamente.

Tra le mode culturali di questi ultimi decenni, spicca la predilezione - anzi il culto - da parte di molti laici, nonché di taluni credenti, per le figure di preti "scomodi", "protestatari", "non allineati". Una conoscenza storica più approfondita della via crucis di Padre Pio potrebbe ridimensionare questa moda in campo cattolico, favorendo inoltre un più realistico avvicinamento del mondo laico a quel mistero, tremendo ed esaltante, che si svolge nella Chiesa, di un Dio crocifisso e risorto.

Un'ultima osservazione riguarda l'occasione che il "fenomeno Padre Pio" offre al lavoro teologico. In questo campo si respira a volte un certa atmosfera di soddisfazione per il "già acquisito". Si direbbe che la teologia disponga già e per sempre di tutte le categorie necessarie a captare e incasellare tutti gli eventi passati e futuri. Sappiamo però che non di rado il vento dello Spirito dissipa quell'atmosfera e costringe a rielaborare categorie e metodi.

Nel nostro caso, dopo l'autorevole precisazione della Chiesa, sarebbe forse l'occasione buona per interrogarsi su metodi e procedure che possano facilitare un discernimento rigoroso dei fatti e dei carismi, ma senza dover ricorrere a condanne e sevizie, permesse sì ultimamente da Dio, ma non certo raccomandate dallo Spirito di Cristo.

E ripensando al mondo dei "lontani", sarebbe forse opportuno, per la teologia, rimettersi con più impegno ad uno studio aggiornato dei "segni". Sappiamo bene che nel periodo postconciliare si è molto indagato su carismi e fenomeni connessi, ma forse si è piuttosto badato alla funzione e al significato che essi hanno all'interno della Chiesa. Non sappiamo se uguale interesse è stato rivolto a quei "segni" destinati soprattutto ai "lontani" e che la Provvidenza colloca lungo i sentieri che - da diversi punti di partenza - possono condurre ad una fede autenticamente cristiana.

Certo, oggi non si possono solo ripetere schemi e procedimenti d'indagine, senza tener conto dei progressi e delle acquisizioni del pensiero scientifico contemporaneo. Sarebbe però un regresso considerare i "segni" come trascurabili "accessori" per una fede che sia matura. Anche a questo proposito il "fenomeno" Padre Pio, debitamente indagato, può manifestare aspetti e prospettive degne di riflessione.

Concludendo, ripetiamo quel che in altra occasione abbiamo espresso sul medesimo soggetto: è certo importante quel che la teologia può dire di Padre Pio, ma è ancora più importante quel che Padre Pio può suggerire alla teologia.

NOTA: Su questo argomento vedi anche l'articolo di Felice D'Onofrio o.f.m.cap.:
" Padre Pio e Giuseppe Moscati: diversi nello stile, uguali nell'amore"

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