Antonio Tripodoro s.j.
San Ciro è un santo dei primi tempi del cristianesimo, di quando cioè il cristianesimo cominciava a diffondersi e a poco a poco penetrava nelle città, nelle istituzioni pubbliche e tra i vari ceti sociali. Coloro che ne erano illuminati vivevano fervorosamente la loro fede, affrontavano ogni genere di difficoltà e, se era necessario, difendevano col sangue le proprie convinzioni. I Martiri erano gli eroi della Chiesa primitiva, e i loro corpi venivano gelosamente custoditi e venerati.
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San Ciro era nato e viveva ad Alessandria d'Egitto, allora una delle città più importanti dell'antichità. Era un centro culturale fiorente, perché, posta tra l'oriente e l'occidente, attirava uomini di tutte le razze. Era ricca di mercati, musei, monumenti, centri di studio.
Famosa era la sua Biblioteca, prima che venisse distrutta dagli arabi. Alessandria d'Egitto nulla aveva da invidiare alle grandi città del tempo, compresa Roma. Celebre era pure la scuola di Medicina, dove aveva studiato anche Galeno.
Sappiamo dalla tradizione che San Ciro era un medico valente che - come dice S.Sofronio - dirigeva quello che ora noi chiamiamo un ambulatorio, dove venivano curati soprattutto i poveri.
In quel tempo ad Alessandria, oltre i medici, pullulavano astrologi, maghi e indovini, che spesso causavano disordini e rivolte. L'imperatore Diocleziano, che da poco aveva sedato la rivolta di Achilleo VIII, non poteva tollerare questi ciarlatani, e presto cominciò a perseguitarli, distinguendo poco tra medici e maghi. S.Ciro fu costretto quindi a lasciare la città e si ritirò nel deserto, a est del fiume Nilo.
Nella solitudine poté dedicarsi totalmente alla preghiera e alla meditazione, dando origine a quella forma di vita monastica di cui, in seguito, S. Antonio Abate sarà considerato il fondatore.
Suo primo discepolo fu un ex soldato di nome Giovanni, nato ad Edessa, che prima aveva militato sotto le insegne romane, ma che poi, a causa delle epurazioni anticristiane, aveva lasciato l'esercito per coerenza con la sua fede cristiana. Rimase con San Ciro quattro anni, dedito anche lui alla preghiera e alla meditazione, e quando il maestro, avendo avuto notizia del crescere della persecuzione anticristiana scatenata da Diocleziano, decise di tornare ad Alessandria, lo seguì.
In città difatti la persecuzione di Diocleziano contro i cristiani era cresciuta di intensità e violenza, e anche nelle cittadine vicine c'erano carcerazioni, minacce e condanne a morte.
San Ciro allora, con il compagno Giovanni, si fermò a Canòpo, località distante una ventina di chilometri da Alessandria d'Egitto, e mentre sosteneva nella fede una madre e le sue tre figlie, che erano state imprigionate, venne egli stesso incarcerato, torturato e ucciso, concludendo così con la fulgida testimonianza del martirio
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Era il 31 gennaio del 303 (o 312, come alcuni storici sostengono). I cristiani raccolsero i corpi dei martiri e - come ci assicura S.Onofrio - li seppellirono in una basilica eretta in loro onore.
Intanto la devozione per i santi Ciro e il suo compagno Giovanni si estendeva sempre più. Da ogni parte si correva al loro sepolcro. Fu probabilmente S. Cirillo, nel 414, a far trasportare i corpi dei Santi Ciro e Giovanni da Alessandria d'Egitto. Quando poi gli arabi occuparono la regione, verso la metà del VII secolo, non si sa bene cosa accadde, ma sappiamo che vicino a Canòpo era sorto un villaggio chiamato Aboukir, si pensa che tale nome provenga da Abba Kyr, cioè “Padre Ciro”, essendo il Martire ritenuto da tutti un vero padre.
Verso l’inizio del VII secolo la devozione a S. Ciro era grande e sappiamo che S. Sofronio da Gerusalemme andò presso la tomba di S.Ciro per implorare la grazia della guarigione degli occhi. Ottenutala, per gratitudine ha lasciato una biografia di S.Ciro e la descrizione di settanta miracoli ottenuti dal Santo.
Tra l’VIII e il IX secolo il culto ai due Santi si diffuse anche a Roma, e ciò spiega l’esistenza di molti dipinti, e anche la menzione che se ne fa in varie preghiere, come pure l’intitolazione di oratori e associazioni benefiche.
A Napoli il culto ai due Santi risale all’inizio del IX secolo, poiché in quel tempo colonie commerciali alessandrine operavano in città e ovviamente vi portarono le loro tradizioni e anche il culto ai loro Santi. Si stabilirono nel quartiere del Nilo, a ridosso dell’attuale via Mezzocannone, e vi costruirono una chiesa dedicata proprio ai Santi Abba Ciro e Giovanni.
Quando poi i gesuiti costruirono a Napoli la chiesa del Gesù Nuovo, consacrata nel 1601, si volle dotare il nuovo tempio con le reliquie di vari Santi. Il gesuita P. Vincenzo Maggio, recatosi a Roma, ne ottenne moltissime, e tra queste quelle appunto dei santi Ciro e Giovanni soldato.
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Tra la fine del 1675 e l'inizio dell'anno seguente giunse a Napoli, al Gesù Nuovo, San Francesco De Geronimo, che vi lavorò per ben quarant'anni, svolgendo il suo apostolato missionario nella città e in molti altri luoghi, e a Napoli in particolare nella zona dei "quartieri spagnoli". Resosi conto che San Ciro era conosciuto e venerato a Napoli fin dal IX secolo, prelevò alcuni frammenti delle ossa del Santo, li chiuse in un reliquiario e se ne serviva per segnare gli infermi nelle sue missioni popolari. Gli effetti furono strabilianti: si ottenevano guarigioni di ogni genere.
Da ogni parte grandi folle - come narrano le cronache del tempo - accorrevano alla chiesa del Gesù Nuovo per venerare il corpo di San Ciro. L'11 maggio del 1716 S.Francesco de Geronimo morì, ma la devozione a S.Ciro si era ormai radicata nel popolo. La festa dei due martiri egiziani, Ciro e Giovanni, si celebra ancora adesso ogni 31 gennaio, con grande affluenza di fedeli, ma nel corso dell'anno ogni giovedì è dedicato, nella chiesa del Gesù Nuovo, alla loro memoria.
Dopo la canonizzazione del de Geronimo, avvenuta nel 1839, si volle dare alle reliquie di questi santi martiri una sistemazione migliore. Per questo quelle di San Ciro furono posti in una nuova urna marmorea, disegnata dall’architetto gesuita P. Giovanni Battista Iazeolla, collocata sotto l’altare della cappella del Crocifisso. Le reliquie di San Giovanni soldato, nel 1915, furono chiuse in un’urna cineraria romana, sorretta da un solido ed elegante supporto, nella stessa cappella, sul lato destro.
Era giusto che i due Santi, uniti in vita dall’amicizia, dalla stima e dall’amore per Cristo e per i fratelli, stessero insieme anche dopo la morte. Preferirono donare la loro vita, affrontando insieme il martirio, mentre, come già detto, erano intenti a confortare i cristiani perseguitati di Alessandria d'Egitto. Insieme oggi ricevono l’omaggio dei fedeli e intercedono per tutti presso Dio, nella cui gloria vivono per l'eternità.
Esiste anche il Monte di San Ciro, una associazione a scopo di preghiere, per i vivi e per i defunti. Per gli iscritti si celebra ogni giorno, alle 10, la Santa Messa. Una Messa di suffragio si celebra anche alla morte di ogni iscritto.
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