Il timore del silenzio Sonia Andreoli |
Nel silenzio non c’è il vuoto, non c’è "assenza", quando nel proprio intimo si avverte la presenza di Dio. In molti casi però si riscontra come un timore del silenzio, del buio… Star soli fa paura, ma ci si sente a disagio anche in compagnia, in quei momenti in cui nessuno parla, o non si odono chiacchiericci assordanti della televisione sempre accesa…
Basta un attimo di silenzio, dove prima c’era fracasso e confusione, per sentir dire: "Quanta calma…!!!", "Troppa quiete…!!!" Come dire: "Preferivo quando c’era frastuono, quando non riuscivo neanche a sentire la mia voce o quella di chi provava a parlarmi… ma c’era ‘divertimento’, c’era ‘movimento’… non sia mai detto che io possa restare in questa ‘noia’… no… tutto, ma restare nel silenzio no…!!!"
Queste affermazioni – anche se non chiaramente espresse in questi termini – le sentiamo giungere da persone di tutte le età, e se per gli adolescenti e giovani possono sembrare frutto del periodo particolare della crescita, profferite da chi ha superato gli "anta" spingono ancor più a riflettere.
Cosa rappresenta quell’assenza di "chiasso" che induce a temere un minuto di silenzio, di "assenza" di rumori e di frastuoni…? Forse il timore di "mettersi allo scoperto", dimostrando che non si è ciò che si vorrebbe far credere di essere…? Che non si è forse veramente una casalinga soddisfatta, un uomo di successo, una ragazzina felice e spensierata…? Cosa racchiude in sé quel minuto tanto da spaventare tante persone "emancipate"…?
Come è possibile che chi non ha paura di abortire - negando di conseguenza la vita ad un altro essere umano - chi si sente "onnipotente" anche dinanzi a Dio, non temendolo e non credendo in Lui, poi "fugga" come un bambino impaurito dinanzi ad un momento di silenzio, o ad una serata trascorsa in solitudine…?!!! Non sono proprio loro a sentirsi "forti" soprattutto nell’affermare che non hanno bisogno di Dio, che Lui non esiste…?!!!
Non sono loro ad affermare con certezza e presunzione l’autenticità di tutte le teorie che dicono di "provare" la non esistenza di Dio…? che svalutano o addirittura si scagliano contro i Padri della Chiesa, negando vero valore a testi come quelli di S. Tommaso d’Aquino, o di S. Agostino d’Ippona, di S. Anselmo e di tanti altri come loro, attestando che "Dio è morto"…?!!!
Eppure tanti cristiani non hanno avuto paura di versare il proprio sangue per seguire il Signore, gli hanno immolato la propria vita… Donne del calibro di S. Lucia, S. Agata o – più vicina a noi nel tempo - la stessa S. Maria Goretti, che preferì farsi uccidere anziché cedere alla violenza e perdere quella purezza che era un valore in cui credeva… Questa non è forse forza…? Si, ma vera forza, quella forza attinta dalla Fede, quella forza che non potrà mai temere un semplice minuto di silenzio…
E’ proprio nel silenzio che possiamo ascoltare la voce di Dio dentro di noi… Ma siamo sempre dotati di libero arbitrio, e Lui ci lascia liberi non solo di evitare di amarlo, ma finanche di scrivere poderosi trattati sulla Sua presunta morte…
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Il silenzio che temiamo è piuttosto quello che cela il vuoto e talora la disperazione… Nei locali dove ci sono luci, colori, risate… e si balla fino a sfinirsi… sperando di non sentire più quel dolore costante e quel "mal di vivere", chissà quanti si sono chiesti cosa ne stavano facendo della loro vita…
Nella migliore delle ipotesi è solo la musica a "stordire", mentre nella peggiore sono anche i pericolosissimi binomi di alcol e droghe varie (come se una sola sostanza non bastasse già a danneggiare l'organismo…!).
Si spera forse di dimenticare qualcosa che fa soffrire e, fingendo di vivere come se non esistesse, si cade in una "apparente" ilarità, mista ad una superficialità adottata per "rito", solo per farsi apprezzare dai coetanei… Ma l'amore non si compra né con i sorrisi, né "conformandosi" ad un gruppo che già sta andando alla deriva…
Non siamo però tutti uguali, ognuno di noi è un essere unico ed irrepetibile, neanche due gemelli omozigoti hanno la stessa anima… E con la stessa faciltà con cui troviamo ragazzi che sembrano essersi "bevuti il cervello", ce ne sono altri, come Carlo Acutis (1991-2006), scomparso a 15 anni colpito da una forma di leucemia fulminante, che durante la sua breve ma intensa vita, ha dato testimonianza di come si possa amare e servire Dio nella gioia e conducendo un'esistenza piena di soddisfazioni. Non era un "extraterrestre", né era un ragazzo "secchione", chiuso in casa ed asociale… Tra l’altro era bravissimo nel preparare siti internet, e ne realizzò diversi per l’istituto "Leone XIII" dei gesuiti, dove era alunno.
Aveva pure un sito personale (1), che è ancora "online", anche se ovviamente tenuto da persone che lo hanno conosciuto e apprezzato.
Amare Dio non significa chiudersi a "riccio", né assumere atteggiamenti di superiorità, da "primo della classe". Gesù non ha insegnato questo: ci ha insegnato ad essere umili… e Carlo Acutis, nella sua umiltà autentica ha avuto il merito di cercare di avvicinare i coetanei a Dio, alla Chiesa, all'accostamento ai Sacramenti… Fondamento dell’umiltà e la verità: il riconoscersi piccoli e deboli creature che tutto hanno ricevuto, anche in forza e determinazione, dal Creatore.
S. Giuseppe Moscati ha dato testimonianza di questa "verità" durante tutto il corso della sua vita, mostrandosi sempre umile nell’aiutare il prossimo "nel segreto" (come consiglia il Vangelo), concretamente attraverso la sorella Nina, e prodigandosi sempre per avvicinare quante più anime possibili a Dio.
Di certo non temeva il silenzio, anzi: pur mettendosi sempre a disposizione del prossimo, in chiesa amava pregare in profondo raccoglimento e si infastidiva se qualcuno lo importunava in quei momenti. Questo perché aveva ben compreso che il primo posto nella nostra vita deve sempre essere riservato al Signore… Come ci ha illustrato bene S. Paolo (Moscati conosceva bene le sue Lettere e le meditava), la preghiera da sola non basta, e le "opere" senza la "Fede" servono a poco…
Anche Madre Teresa di Calcutta, nota per la sua operosità caritativa, dava molta importanza alla preghiera, per cui aveva previsto che le sue suore trascorressero ogni giorno un tempo conveniente all’adorazione eucaristica. Chi conosce le Suore di Madre Teresa sa che la loro operosità a favore degli "ultimi" scaturisce proprio dalla contemplazione, come un torrente di acqua chiara dalla sua sorgente.
Anche tutta l'opera iniziata da Don Benzi ha avuto e sta avendo ancora tanti frutti: andare a portare la parola di Cristo fin nelle discoteche o in luoghi più malfamati. Don Benzi ha convinto molte giovani a non lavorare "in strada" ed a "tornare a casa", come molte di loro hanno affermato, aiutate dallo stesso sacerdote ad "uscire" dal giro in cui erano ormai prigioniere. Quel "tornare a casa" sta proprio a significare come una parte di noi stessi, nascosta come in un cassetto di cui ci sembra di non trovare più la chiave, possa venire a galla all’improvviso grazie a questi "input", il che ci permette di non temere più il "silenzio", né il "vuoto"…
Ogni lunedì la cronaca ci presenta degli avvenimenti che sembrano ricordare gli antichi giradischi, quando il disco si "incantava" ripetendo sempre uno stesso pezzo: si parla di "stragi del sabato sera", quasi sempre causate da persone che hanno abusato di alcol e droghe, che corrono all'impazzata appena uscite dai locali dove sono state per ore a "rintronarsi", non solo di musica ad altissimo volume, ma di vari coktails mortali. Inutili tutti gli avvertimenti degli specialisti e non, che, apparendo in TV, o scrivendo sui giornali, cercano di scongiurare il peggio consigliando di evitare queste "esperienze".
Ma la realtà è un'altra: il "vuoto", che spinge ad entrare in questo vortice che troppo spesso si rivela senza ritorno, è più forte… e si trascina tragicamente anche chi non c'entra, perché, non essendo più lucidi alla guida, non sempre si è gli unici a pagarne le conseguenze, soprattutto quando si arriva a viaggiare contro mano, nella corsia opposta… E si sentono puntualmente i media e la stampa commentare: "Poverini… peccato… erano così giovani… hanno sprecato la loro esistenza…"
L'attenzione però sembra essere più spostata sulla loro morte, sul fatto che non potranno più "vivere", piuttosto che sul domandarsi del senso della loro esistenza, se non ci sia stato un "male scatenante" all’origine di questa tragica fine. Molti studiosi hanno parlato di famiglie assenti, di mancanza di valori, tendenza a volersi conformare in tutto al "gruppo"… Ma se è vero che ogni gruppo di solito ha un leader, cosa allora spinge questo "leader" a portare se stesso e gli altri verso la distruzione…?
Alla fine di tutto questo discorrere possiamo trovare una causa prima: la volontà di "potere", quella stessa volontà che ha spinto tanti uomini della storia noti, a tutti, a devastazioni e stragi che pochi avrebbero immaginato.
Per chi crede e si professa cristiano, dovrebbe essere facile ricordare che la caduta di Lucifero avvenne per questo, proprio per la sua mancanza di umiltà (in contrapposizione all'umiltà della Santa Vergine da lui tanto temuta), per la sua volontà di potenza e quel suo voler "essere come Dio".
Non si vuole intendere che tutti i ragazzi "leader" siano dei novelli demoni, ma solo che quando non si lascia spazio a Dio nella propria esistenza, inevitabilmente il suo posto lo prende qualcun'altro.
Il male è una realtà che o si combatte, o si sceglie deliberatamente, o si compie quasi per forza di inerzia e puro spirito di emulazione. Spesso proprio chi sopravvive a questi tragici eventi racconta che non solo ovviamente non voleva accadessero, ma che aveva avvisato il conducente di non mettersi alla guida perché non mostrava di essere nelle condizioni di farlo, ma non essendo lui stesso il "leader" del gruppo, era stato solo schernito…
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colpito da una forma di leucemia fulminante. |
Studi di psicologia sociale hanno confermato quanto siano strettamente correlate queste dinamiche tra chi ha, o meglio, pensa di avere, il "potere", e chi vorrebbe ottenerlo ma, non riuscendoci, segue il leader del gruppo.
Già nel 1980 l'ormai scomparso Prof. Roberto Gentile, ordinario di Psicologia sociale presso l'Università "Federico II" di Napoli, condusse degli studi sperimentali in merito, che sfociarono poi nel suo libro, "Arbitrio del potere e potere dell'arbitrio" (Ed. Franco Angeli 1980), frutto dei risultati conseguiti in anni di esperienze. Il discorso però in quel caso sfociava in dinamiche ben più complesse, ed estese alla società, analizzando il costrutto che individua i rapporti tra potere, istituzioni e società.
La maggior parte degli studiosi, non basando le loro teorie su questa "assenza" di Dio, trasformandola in assenza solo di "valori", e non volendo concepire che una parte dell'uomo, la sua "ombra" è presente in ciascuno di noi, come direbbe uno psicologo junghiano. Quest’ombra, se non frenata, porta a compiere azioni veramente nefande. E' questo che fa la differenza: scegliere se essere assorbiti dall'ombra o scegliere la luce…
Non deve spaventare solo che questi giovani siano morti ancor prima dei venti anni, ma come sono vissuti prima che arrivasse la tragedia… La vera punizione non è la morte, ma il non essere preparati quando questa arriva anche all’improvviso, come la cronaca stessa ci avverte. Concentriamo allora la nostra attenzione non sulla brevità, ma sull'intensità di un'esistenza.
Non dobbiamo considerarli "sfortunati" perché sono morti giovani, ma perché non hanno potuto dare un senso diverso alla loro, seppur breve, esistenza. Ed è da questo concetto di base che dovrebbe cominciare a cambiar vita chi è ancora in tempo…
Non basterà seguire l'ennesimo Telegiornale che annuncia "le stragi del sabato sera", perché si continuerà sempre a pensare: "A me non capiterà…!!!" Se non cambia qualcosa nel nostro intimo sentire, tutte le parole che possiamo ascoltare saranno come portate via, disperse dal vento.
Quel Dio che "è e non può non essere" come cita S. Anselmo nelle sue "Prove dell’esistenza di Dio" non si dimentica mai dei suoi figli… Allora, se "Dio è e non può non essere" ed "il non essere non è e non può essere", perché dovrebbe spaventarci il silenzio…? Il silenzio è forse un "non essere", una "assenza" di Dio…? No, il vuoto circonda chi è nel vuoto, quando il rumore vuole supplire in apparenza la voragine presente all’interno di noi stessi…
In quel caso si deve temere il silenzio… perché nel silenzio si può affacciare la voce della nostra coscienza… Ci si può rendere conto che "tutto è vanità", che la nostra vita si sta riducendo ad un susseguirsi di corse verso il nulla, consapevoli che tutto quello per cui stiamo tanto lottando, prima o dopo, lo lasceremo comunque qui, mentre stiamo perdendo l’unica cosa che conti sul serio: la nostra anima… la cui vita supera questa esistenza terrena.
L’anima non teme il silenzio… perché nel silenzio è più libera di ascoltare il richiamo del suo Creatore…
Nota
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