La figura e l'opera innovativa di
P.Matteo Ricci in Cina

Conferenza di Juan Casanovas s.j.

Redazione di Adele Appignanesi ed Elisabetta Nardi

Il precursore: S.Francesco Saverio

Il Centro Diocesano Padre Matteo Ricci di Macerata, in seno ad un ciclo di incontri sulla figura e l’opera di questo gesuita di straordinaria cultura, dotto in filosofia, matematica, astronomia, nonché primo a conoscere in profondità la lingua cinese con i suoi numerosissimi ideogrammi, ha indetto giovedì 2 marzo 2006 scorso una conferenza il cui relatore è stato P.Juan Casanovas -anch’egli della Compagnia di Gesù - astronomo che opera nella Specola Vaticana di Castelgandolfo, l’osservatorio astronomico della Santa Sede che si trova all’interno del complesso della residenza dei Pontefici. P.Casanovas s.j. è anche storico dell’astronomia ed è un profondo conoscitore dell’opera ricciana, cui ha dedicato vari saggi.

S.Francesco Saverio, in una delle più antiche incisioni che lo riguardano.

Nella sua conferenza ha voluto sottolineare anzitutto come la conoscenza dell’astronomia sia subito apparsa importante per aprire canali di comunicazione già in Giappone, allorché il gesuita S.Francesco Saverio vi giunse dopo il viaggio in India e ben prima che iniziasse la vicenda di Matteo Ricci in Cina. Quando Francesco Saverio andò missionario in Giappone costatò come il paese era molto sviluppato sia dal punto di vista culturale che scientifico, per cui scrive a S.Ignazio chiedendogli di mandare in Giappone solo persone molto preparate, soprattutto in filosofia e astronomia. Saverio notò poi che i giapponesi, oltre ad avere una grande curiosità intellettuale, erano però anche molto "dipendenti" dalla Cina, per cui non riuscivano ad accettare una religione che in Cina non aveva preso piede.

Occorreva dunque, per Francesco Saverio, che venissero aperte missioni in Cina. E’ noto come lo stesso Saverio avrebbe desiderato iniziare la missione cinese, ma la morte lo colse proprio quando stava per entrarvi, nell’attesa di un battello che doveva farlo sbarcare in quel grande paese che già vedeva all’orizzonte. Cadde ammalato e morì il 3 dicembre 1552, quando aveva ancora solo 46 anni.

P.Matteo Ricci in Cina

Il primo a riuscire ad entrare in Cina fu il P.Ruggeri, nel 1580. Fu questi che chiese e ottenne come compagno di missione Padre Matteo Ricci, originario di Macerata, che aveva già conosciuto durante il comune soggiorno in India. Ricci era nato a Macerata il 6 ottobre 1552, a due mesi dalla morte di Francesco Saverio, e si rivelò l’uomo che aveva tutti i requisiti che il Saverio riteneva necessari per la missione cinese.

Matteo Ricci era entrato nella Compagnia di Gesù nel 1571 e aveva, secondo la Ratio Studiorum tipica dei gesuiti del tempo, acquisito un notevole bagaglio culturale, che annoverava - oltre la conoscenza del greco, del latino e dell’ebraico - anche la matematica e l’astronomia.

Al suo arrivo in Cina, Ricci fu portavoce delle nuove concezioni astronomiche di Copernico, in un paese che riteneva ancora la Cina come il centro del mondo, che pensava che la terra fosse quadrata e sovrastata da un cielo a forma di sfera.

Lavorò molto per apprendere al meglio il cinese, un’impresa non certo facile, in quanto richiede un doppio studio: della lingua scritta e del modo di pronunciarla. Nella sala di studio i gesuiti avevano collocato un mappamondo universale, la grande "Mappa dei diecimila paesi", in proiezione sferica schiacciata, che mostrò per la prima volta ai cinesi l'estensione del mondo conosciuto.

Matteo Ricci in abito cinese

Questa "Mappa" suscitò nei cinesi grande interesse, chiedevano molte informazioni e desideravano far conoscere questo strumento nel loro paese. Benché in un primo momento i Cinesi si mostravano diffidenti ed increduli nei confronti di un mappamondo che mostrava la Cina "piccola" in confronto alla loro concezione tradizionale, e non posta come essi pensavano al "centro del mondo", alcuni tra di loro, i più dotti, compresero che quello strumento potesse contenere delle verità. Più tardi una copia del mappamondo, in sei pannelli separati, finirà appesa alle pareti del Palazzo Imperiale. Matteo Ricci costruì poi diversi strumenti astronomici: pendoli, sfere, altri mappamondi… acquistando quindi fama di grande matematico.

Dapprima a Macao, successivamente a Nanchino, e poi infine nella sede dell’Imperatore, Pechino, Padre Matteo Ricci attuò – precorrendo la concezione moderna dell’evangelizzazione - un sincero processo di inculturazione, si approcciò agli usi e ai costumi, alle tradizioni della popolazione del paese, alla sua cultura e ai suoi riti, apprendendo con sempre maggiore competenza ad esprimersi nella ricca lingua cinese.

La prodigiosa memoria di Ricci gli permise di "registrare in memoria" tutta una serie di libri che gli sarebbe stato impossibile trasportare fisicamente in Cina. Ancora alla fine dei suoi giorni egli scriveva che, trovandosi sprovvisto di libri, il più delle cose che egli stampava – e traduceva in cinese - erano quelle che aveva memorizzato a suo tempo.

Comunque Ricci aveva portato con sé diversi testi di Matematica. Ma nel 1600, durante il suo viaggio di avvicinamento a Pechino, se li vide confiscare tutti perché, come egli stesso scrisse, in Cina era proibito, sotto pena di morte, studiare matematica senza l'autorizzazione del re. I volumi gli furono poi restituiti l'anno seguente ed egli può cosí dedicarsi fra l'altro a tradurre, con il suo discepolo Xu Guangqi, i primi sei libri degli Elementi di Euclide, che sono pubblicati nel 1607, ed un libro dell’Astrolabio. Queste sono soltanto le più note delle traduzioni matematiche di Ricci, che spaziano dalla Trigonometria all'Algebra.

In Cina era anche proibito occuparsi di Astronomia senza l’ordine dell’Imperatore, e chi veniva sorpreso dedito a tali studi era condannato a morte. E solo l’Imperatore poteva pubblicare il calendario. Padre Matteo Ricci, avendo studiato a Roma sotto la guida di P.Clavio, il famoso astronomo al quale si deve la riforma del calendario adottata da Gregorio XIII nel 1582, vanta anche un’ottima conoscenza della materia.

Ricci rimane molto sorpreso degli impressionanti strumenti astronomici cinesi, usati allora nei "Collegi dei Matematici'', e afferma con meraviglia che erano tutti fusi in bronzo, lavorati con grande perizia e superbamente adorni, cosí grandi ed eleganti che egli non ne aveva mai visti di migliori in Europa.

La fama di grande matematico e astronomo gli aprì l’accesso alla corte imperiale, dove fu accolto con rispetto e grandi onori, sconosciuti persino agli ambasciatori. Un fatto davvero eccezionale se si pensa che i cinesi consideravano "barbari" tutti coloro che provenivano da altri paesi.

La possibilità concessa a Padre Matteo Ricci di esercitare la scienza dell’astronomia è significativa in un contesto in cui l’Imperatore era considerato il "tramite tra il cielo e la terra", una "mediazione" a lui solo permessa tra la terra e la "sfera celeste".

P.Juan Casanovas s.j. (a destra)
durante la conferenza tenuta a Macerata.
[Foto di Elisabetta Nardi]

Incomprensioni e recente rivalutazione dell’opera di Matteo Ricci

Una volta compresa la cultura e la mentalità cinese, P.Ricci si presenta vestito come un letterato. Egli capisce infatti che il vestito da bonzo, che indossava all’inizio, non era adatto, in quanto i bonzi erano poco rispettati e considerati illetterati. Abbandona allora il loro modo di vestire e adotta gli abiti del letterato: eleganti abiti di seta che gli permettono di entrare in contatto con altri eminenti studiosi.

Ricci infatti era ormai considerato dai cinesi uomo di scienza, e vestiva come i dotti cinesi del tempo. Si era fatto crescere una lunga barba come i saggi del luogo, e partecipava annualmente ai riti in onore di Confucio, riti – occorre precisare - più civili che religiosi.

Avendo studiato il confucianesimo e la letteratura cinese, e visto il grande amore che questo popolo nutriva per il culto degli antenati e gli onori resi a Confucio, si convinse del carattere puramente civile, sociale e nazionale di tali riti, che non avevano il carattere di cerimonie religiose. Quindi per agevolare l’inserimento della civiltà cristiana in quella cinese, dichiara tali riti compatibili con la pratica della religione cattolica.

Come S.Francesco Saverio, anche la vita di Matteo Ricci fu breve: la sfibrante attività minò il suo fisico e pose fine alla sua vita l’11 maggio 1510, all’età di 57 anni.

Ma quando arrivano altri ordini religiosi, soprattutto francescani e domenicani, questi non accettano alcuna "infiltrazione" di riti cinesi nelle cerimonie religiose e denunciano la cosa al Papa. In quel periodo in Europa spira un forte movimento antigesuitico, dovuto alle nuove dottrine del giansenismo e dell’illuminismo.

Il Papa stesso viene convinto dalle critiche di chi denuncia la presunta "pericolosità" di dar spazio ai "riti cinesi" propugnati da Ricci, finché manda da Roma un messo papale di simpatie gianseniste, e tramite questo proibisce formalmente i riti cinesi, nonostante che l’Imperatore stesso della Cina avesse dichiarato che si trattava solo di riti civili.

In tal modo la missione di evangelizzare la Cina si arresta e di lì a poco inizia una vera persecuzione anticristiana. I giansenisti tacciarono a lungo i gesuiti di ipocrisia, e la "questione dei riti cinesi" è andata avanti fino al 1939.

P.Casanovas si è soffermato sul fatto che fu proprio l’innovativo processo di inculturazione di Padre Matteo Ricci a creargli serie difficoltà e critiche da parte di altri ordini religiosi e della stessa Santa Sede. Questo pose fine ad ogni altro tentativo di evangelizzazione del paese.

Da tempo però la Chiesa ha riabilitato e rivalutato la figura e la profetica attività missionaria di P.Matteo Ricci, già a partire da Papa Pio XII e fino agli ultimi interventi in proposito di Giovanni Paolo II.

Per questo si nutre ottimismo per la ripresa dell’iter verso la canonizzazione, recentemente sollecitato dalla Diocesi di Macerata, sua terra d’origine e – a ragione - convinta sostenitrice della validità di questo suo figlio illustre, come mostrano ampiamente i convegni e le mostre, ad alto livello culturale e partecipativo, dedicate a Matteo Ricci, che registrano echi positivi e riproposizioni a Roma e in altre città italiane.


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