Attività del Centro Ragazzi Loyola
del Gesù Nuovo a Napoli - I

Chi siamo – Cosa diamo – Cosa chiediamo

Vittorio Pirro s.j.

Introduzione: problema ragazzi – problema bullismo

Mentre a Napoli molti oggi parlano – discutono – organizzano – scrivono – indagano – promettono – spendono – speculano, noi del Loyola da ormai cinquanta anni - nel cuore della Napoli storica - operiamo senza chiasso, come "una foresta che cresce". Il Loyola è una risposta, un’offerta alle grandi e piccole "domande" dei ragazzi e delle famiglie di oggi.

Prima premessa

Oggi, tra gli adulti, c’è grande paura ed indecisione su come comportarsi con i figli, come educarli, cosa chiedere loro, come chiedere loro. Grandi interrogativi che volano come macigni nell’ambito della Famiglia e della Scuola, della Chiesa e della Società. Seminando discussioni e paure che minacciano il futuro di migliaia e migliaia di ragazzi. La violenza e il sesso sbagliato, così come viene pubblicizzato dalla TV spazzatura, è un campo minato che fa saltare in aria anche ragazzini di 8 – 10 anni. Le cronache ne sono quotidianamente piene… Tragedie quelle conosciute, la maggioranza non conosciute, la cui fine sembra lontana nel tempo.

La Famiglia – I Professori

Sono indecisi se insistere nel chiedere ed esigere dai propri figli la buona educazione, il rispetto degli orari, la scelta delle amicizie e degli ambienti, la collaborazione in casa… Paura che si ribellino se viene usato il pugno duro, che scappino di casa o peggio ancora che facciano qualche atto inconsulto… Conseguenza: lasciano fare ai loro figli ciò che vogliono…

La Scuola – I Professori

Non insistono molto affinchè gli alunni portino libri e lezioni, che vestano decentemente e rispettino i locali e le suppellettili della scuola, che non usino i telefonini in classe. Non li rimproverano – non li puniscono.
Paura che i genitori vengano a reclamare, che facciano storie, che alzino la voce e le mani o peggio ancora… Paura che ne parlino i giornali con il pericolo di essere processati, sospesi, o licenziati.
Conseguenza: lasciano fare ai loro alunni ciò che vogliono…

La Parrocchia – I Sacerdoti

Quasi tutti i ragazzi, appena ricevuta la Prima Comunione, o al più dopo la Cresima, scompaiono. Se i giovani che restano dicono parolacce, sono ineducati, non vanno a Messa o alle adunanze… I Preti stanno zitti – ci passano sopra – non li rimproverano – non li puniscono. Paura che se ne vadano definitivamente e abbandonino la Chiesa.
Conseguenza: lasciano fare ai ragazzi ciò che vogliono…

La Società – Le Forze dell’Ordine

Vedono – sanno: illegalità, scippi, infrazioni… Si girano dall’altra parte, lasciano passare, non intervengono…
Paura di essere accusati di severità e di esagerazione. Se non addirittura - grazie alla vigente legislazione permissima - di essere loro stessi incriminati per eccesso di difesa e così essere deferiti alla magistratura. Paura di essere assaliti e malmenati dalla "popolazione inferocita"! Conseguenza: lasciano fare ai minori ciò che vogliono.

Statua di S.Flaviano le cui reliquie sono venerate
nella cappella del Centro Loyola

Una risposta

Dopo le osservazioni precedenti che sono sotto gli occhi di tutti, scende in campo la nostra "offerta" alle famiglie e ai ragazzi del Centro storico, cuore della nostra Napoli. Da più di 50 anni – noi della Comunità Ragazzi Loyola – abbiamo lanciato un progetto ambizioso – lo ammettiamo – piuttosto difficile da realizzare – sia per i tempi nei quali viviamo, sia per l’ambiente nel quale operiamo. Di fronte alle quattro paure precedentemente evidenziate, noi del Centro Loyola come ci poniamo? Dobbiamo alzare le mani ed arrenderci davanti al comportamento delle famiglie e dei ragazzi? Chiudere gli occhi e, nonostante tutto, passarci sopra per "evitare il peggio"? O, piuttosto, esigere serietà ed impegno, correndo il pericolo di essere considerati e chiamati "terroristi", "retrogradi", solo perché esigiamo serietà ed impegno? A noi più che la quantità interessa la qualità, l’impegno.

Seconda Premessa

Il ragazzo è composto di corpo – mente – cuore – anima - cui la famiglia – la scuola – la Chiesa – la società vengono incontro secondo le loro competenze, possibilità e preparazione, intuizione e intelligenza – inventando iniziative per la formazione fisica, culturale, morale e religiosa. A queste quattro "agenzie" viene affidata la responsabilità di offrire al ragazzo d’oggi ciò che gli spetta per diritto naturale e positivo.

Non sto qui a enumerare le infinite sigle ed organizzazioni internazionali e nazionali, laiche e religiose che si interessano di questi problemi, dall’UNICEF alla carta dei Diritti del Fanciullo. A Napoli, grazie a Dio, ci sono tante palestre, tante scuole ed associazioni laiche e religiose in cui il ragazzo può vivere e svilupparsi meravigliosamente.

Noi del Loyola…

Non vogliamo né dobbiamo sostituirci alle quattro "agenzie" della seconda premessa, né abbiamo la pretesa di crederci indispensabili per risolvere tutti i problemi adolescenziali. Non ci crediamo la "manna discesa dal cielo", ma vogliamo semplicemente offrire, integrare e completare, ciò che non sempre la famiglia, la Chiesa, la scuola, la società, possono e vogliono offrire. A queste quattro esigenze del ragazzo noi rispondiamo alle famiglie, offrendo un "pacchetto" di quattro attività interconnesse e complementari l’una all’altra.

P.Pirro con la sua fedele fisarmonica,
mentre accompagna il canto dei ragazzi

Il "pacchetto" va conosciuto e accettato tutto intero: prendere o lasciare senza che un’attività escluda o abbia il sopravvento sulle altre, altrimenti la cura potrebbe risultare inefficace.

Una cura è efficace se le "medicine" vengono assunte assieme, contemporaneamente e con uguale precisione e attenzione.
Nel Loyola non facciamo solo sport perché non è una società sportiva.
Nel Loyola non facciamo solo cultura perché non è un istituto scolastico.
Nel Loyola non facciamo solo religione perché non siamo una parrocchia o un semplice oratorio.

Se lasciassimo libera l’attività formativa o religiosa, i ragazzi naturalmente preferiranno scegliere quella sportiva. Ma se facessimo solo attività sportiva defrauderemmo i ragazzi di una componente importante, specialmente oggi: quella formativa e religiosa.

Il Centro Loyola diventerebbe un centro sportivo, cosa che è al di fuori della nostra specificità formativa integrale. Il Sacerdote nel Loyola non è un operatore sociale né un promotore intellettuale (!?!), ma un semplice prete che vuole portare Gesù ai ragazzi e i ragazzi a Gesù al meglio possibile e a quanti più ragazzi possibile.

Perciò: la Famiglia ed il ragazzo hanno il diritto e il dovere di conoscere le nostre finalità e i mezzi per raggiungerle. E dopo averle conosciute – se d’accordo – liberamente li accettano e li osservano. Se poi, in un secondo tempo, si accorgono di aver fatto una scelta sbagliata o troppo scomoda per gli orari e per gli impegni presi – liberissimi di ritirarsi. Come c’è una porta per entrare, c’è sempre un portone per uscirvi!

Lo sport nel Loyola

Come e perché?

La Chiesa è stata sempre attenta ai valori sportivi, nella sua dottrina e nella sua pratica. Già S. Paolo, nelle sue lettere, per chiarire concetti fondamentali del Vangelo si appella al linguaggio e ad esempi sportivi. I Papi poi, specialmente i più vicini a noi, hanno sempre benedetto ed incoraggiato - e spesso presenziato - a manifestazioni sportive nazionali ed internazionali: Olimpiadi, Mondiali di calcio, Coppe, Campionati, squadre nazionali o cittadine. E’ ancora vivo a firenze il ricordo della visita di Giovanni Paolo II al Centro Tecnico di Coverciano.

Nello stesso tempo, però, la Chiesa ha sempre combattuto la "deificazione" dello sport, il culturismo del corpo, quando questo viene assunto come valore assoluto. Non di solo sport si vive. Ritorneremmo ai tempi antichi dei valori pagani dei Greci e dei Romani. Ci sono ben altri valori più assoluti e importanti nella vita dei singoli e delle società: Dio, la Famiglia, la Comunità, il lavoro, l’amicizia, la cultura…
E’ sbagliato vivere per lo sport;
E’ meraviglioso vivere con lo sport.
Lo sport è un veicolo privilegiato per la formazione umana e cristiana.

Perché…?

  1. Lo sport sottopone il corpo ed i sensi ad una disciplina finalizzata, perciò educa lo sportivo a dominare il proprio corpo, le sue forze, i suoi istinti, affinchè raggiunga mete superiori alle stesse esigenze degli istinti materiali. Abitualmente un vero sportivo è sano fisicamente e moralmente e respinge istintivamente abitudini sbagliate: fumo, alcool, sesso disordinato, droga…
  2. Lo sport educa a rispettare il regolamento liberamente scelto ed accettato, comprese le decisioni del giudice di gara! Queste abitudini acquisite educano lo sportivo ad avere lo stesso atteggiamento anche nella vita normale: famiglia, scuola, società, lavoro… Abitualmente un vero sportivo è leale, è di parola, impegnato, serio: ci si può fidare di lui in ogni circostanza…
  3. Lo sport educa allo spirito di squadra, di corpo, alla collaborazione, al fare prima gli interessi della squadra e poi a realizzare se stesso. Meglio: a realizzare se stesso nella squadra e non contro la squadra. La squadra avversaria è vista nell’ottica della competitività e non della violenza e dell’odio.

Come vedete, queste sono tutte virtù squisitamente umane e cristiane, che, se venissero tutte rapportate nella convivenza sociale, il mondo sarebbe più bello e vivibile; diciamo più gioioso e simpatico.


Seconda parte

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