"Lettera a Moscati"
S. Giuseppe Moscati celebrato a Caltanissetta

Dott. Concetta Groppuso Bosco

"Caro professore", è così che inizia solitamente una lettera a un caro amico lontano… non certo una relazione o un articolo giornalistico.

Eppure solo stanotte - pensando ad una lettera da rivolgere a S. Giuseppe Moscati - sono riuscita a porre mano a questa che è anche una relazione che mi è stata da tante parti sollecitata.

La mia mamma mi diceva spesso: "Chi si loda s’imbroda", intendendo che non dobbiamo essere noi a giudicare il nostro lavoro. Per questo avevo chiesto a degli amici, in particolare i sacerdoti con cui ho condiviso queste attività, di relazionare su di esse. Ma alla fine anche loro mi hanno pregato di farlo io stessa.

Un tempo – per fortuna - si scrivevano lettere e diari, ed è per questo che conserviamo epistolari che sono preziosi per una conoscenza più "immediata" e non superficiale di grandi figure, ivi compresi tanti Santi. Se Lei fosse vissuto nel nostro tempo in cui domina la posta elettronica e gli sms, come avremmo potuto conoscerLa così profondamente sia dal punto di vista professionale, umano e spirituale? Quante di queste "tracce elettroniche" sarebbero sopravvissute e dunque giunte fino a noi?

Questa mia "lettera-relazione avrebbe potuto intitolarsi: "Un anno con San Giuseppe Moscati". Tutto è cominciato una mattina del maggio 2006, quando - svolgendo la mia attività di medico di Pronto Soccorso presso l’ospedale S. Elia di Caltanissetta, ricevevo un "codice rosso" traumatico, di un giovane padre di famiglia che di lì a poche ore, per le gravi ferite riportate, spirava.

Come sempre più spesso accade, venne aperta un indagine giudiziaria e nello stesso pomeriggio mi ritrovai presso la caserma dei carabinieri, interrogata alla stregua di un volgare delinquente, ed accusata di omicidio colposo.

Se in verità la mia coscienza nulla mi rimproverava del mio operato, la consapevolezza però di quel che sarebbe potuto accadere nei mesi, anzi negli anni a seguire, mi incuteva timore e sfiducia.

A Lei, caro professore, dopo aver affidato con una S. Messa di suffragio l’anima dello sventurato giovane alla misericordia di nostro Signore, volò il mio pensiero e la mia preghiera di intercessione, raccomandandoLe la mia innocenza e la serenità della mia famiglia, in quei giorni compromessa. Come spesso si fa quando si richiede una grazia, anch’io Le promisi di effettuare un viaggio di ringraziamento ed un ex-voto. La scelta di quest’ultimo mi lasciava però perplessa, non riuscendo ad immaginare nulla di adeguato.

Quando - circa tre anni dopo il fatto - le indagini si conclusero senza che nulla fosse riconosciuto a mio carico, con mio marito progettammo il viaggio a Napoli, che si svolse per la festa dell’Immacolata Concezione del 2009.

La preghiera ai piedi della Madre di Dio e avanti all’urna che contiene i suoi resti mortali, nella chiesa del Gesù Nuovo, fu da parte di noi tutti profonda e sincera, e lacrime di riconoscenza scesero dai nostri occhi.

In quel momento mi apparve chiaro che il mio ex-voto non poteva essere soltanto una somma di denaro o una immagine in argento, bensì l’impegno a divulgare il suo culto, procurando anche che ne risultasse una conoscenza adeguata della sua vita. Anche a questo scopo, portai a casa dal quel viaggio un Suo quadro.

Rientrati a Caltanissetta, chiesi al mio confessore, che era a conoscenza di tutto , di poter esporre quel quadro nella chiesa di "S. Anna al Ricovero", presso l’Istituto Testasecca, di cui è rettore, una piccola chiesa che frequento con assiduità e che considero, come di fatto è avvenuto, un punto di riferimento per la devozione alla Sua Persona.

Benedizione e collocazione del quadro di S. Giuseppe Moscati
nella chiesa di S. Anna a Caltanissetta

Il sacerdote accondiscese volentieri al mio desiderio, e la mattina del 27 dicembre 2009 si svolgeva, al termine della S. Messa, una breve ma toccante cerimonia durante la quale questa sua immagine veniva benedetta. Dopo aver pregato e lodato Gesù nostro Signore e Redentore, per la misericordia con cui ogni giorno ci avvolge, il quadro è stato collocato nella navata centrale, a destra del Tabernacolo.

Lei sa che la sua presenza, nella vita quotidiana della nostra famiglia, è costante e discreta. La sua immagine campeggia nel nostro corridoio come una persona di famiglia, come un nonno o un antenato, e il riferimento ai suoi insegnamenti e ai suoi modi di vita sono presenti nel nostro parlare. Così, mio marito, anch'egli medico, si riferisce a Lei dicendo: "Oggi il professore si è fatto sentire e mi ha chiesto…" – "Oggi quel tal paziente mi è stato inviato dal professor Moscati…" In realtà la sentiamo sempre con noi.

In estate, con un gruppo di colleghi con cui condividiamo gli ideali cristiani, è stata avvertita l’esigenza di vivere insieme momenti di riflessione e di preghiera. Il cappellano del nostro ospedale, Padre Giuseppe, si mostrato felice di venirci incontro, e abbiamo inziato degli incontri con un filo conduttore molto impegnativo: La Sanità come via alla Santità.

Come è facilmente intuibile abbiamo iniziato ad approfondire la sua Figura. Mio marito ha preparato una relazione, basata sui suoi scritti (in gran parte, come accennato all’inizio, tratti dal suo ricco epistolario). Intercalando il parlare con immagini esplicative, il suo eloquio scorreva fluido e penetrante sui temi a Lei più cari: l’onesta professionale, la preparazione scientifica, la carità verso gli ultimi e gli ammalati, l’amore per la Sacra Scrittura, il tutto sorretto dall’assiduità all’Eucarestia, vera medicina di vita, e da una sentita devozione alla Santa Vergine Maria. Ha evidenziato poi come Lei poneva il rapporto con la morte, giustamente fondato come premessa di una nuova vita cui tutti siamo chiamati, sacerdoti, religiosi e laici, e ha delineato la questione dei rapporti tra scienza e fede.

Il Dott. Antonino Bosco, coadiuvato dalla moglie Dott. Concetta, illustrano la figura di S. Giuseppe Moscati nella Cappella dell'Ospedale S. Elia.

Mentre mio marito commentava io, indegnamente, davo voce a suoi testi. Anche i nostri ragazzi parteciparono secondo le loro possibilità: Giacomo, dodicenne, è già un vero esperto al computer e si è quindi occupato di realizzare le immagini da proiettare; Giuliano, più piccolo di due anni, ha aiutato il padre nel preparare la Cappella dell’Ospedale dove si è svolto l’incontro, srotolando fili, provando i microfoni e montando il grande telone che sarebbe servito da schermo. Tutti al Suo servizio!

Anche l’attività di affiggere le locandine ha una sua piccola storia. Mio marito Nino si era infatti occupato di realizzare le locandine, ed io avevo solo il compito di recapitarle ad un altro collega che avrebbe dovuto affiggerle in tutto l'ospedale e in alcune chiese cittadine.

Ma si era all’antivigilia dell’incontro - fissato per il 14 luglio - e ancora questo lavoro non era stato completato. Mi ero detta: "Tutto per il Professore, ma non l’attacchino… questo lo facciano altri!". Ma quando mi accorsi che l’unica locandina che il collega era riuscito ad affiggere - nel suo solo reparto - era stata da qualche mano vandalica strappata, qualcosa è scattato dentro di me ed ho capito che il Signore mi chiedeva anche questo. Anche se l’attaccare manifesti mi era sembrato "poco dignitoso", andava fatto. Affiggerli per tutti gli otto piani dell’ospedale, mentre colleghi e pazienti guardavano curiosi, è stato da me vissuto come una mortificazione, che però ho accettato offrendola al Signore.

In quel caldissimo pomeriggio di Luglio non furono moltissime le persone che presenziarono all’incontro. Ricordo tra queste una coppia di sposi di mezza età: si presentò in cappella ben prima dell’orario fissato per la conferenza, e guadagnando subito la prima fila, guardava con molto interesse i preparativi in corso. Viviamo l’ospedale da oltre due decenni, ed era chiaro che non si trattava di due operatori sanitari nisseni. Inoltre la moglie manifestava nell’atteggiamento una chiara voglia di parlare. Così decisi di rivolgerle la parola, e lei, ben lieta, subito mi disse che venivano dal un paese alquanto lontano e che da un amico erano stati informati di questa conferenza su S. Giuseppe Moscati che si teneva in ospedale, ed erano accorsi desiderosi di conoscerLa meglio, avendo da Lei già ricevuto grazie e benedizioni.

Alla fine della serata fu aperta la discussione. Devo confessare che molte persone lamentavano nei nostri confronti (cioè dei "medici del duemila") la mancanza di attenzione e di "empatia" nei rapporti con loro. Uno di essi raccontò che, essendosi rivolto ad un illustre medico nel suo studio privato, e sebbene avesse pagato una parcella di ben 250 euro, la visita era durata circa dieci-quindici minuti, funestata oltretutto da decine di telefonate alle quali il professionista aveva risposto interrompendo il dialogo con l’ammalato e distruggendo un rapporto medico-paziente ancora da costruire. L’intervenuto concluse che non si sarebbe mai più recato da quel professionista.

Uno dei pannelli preparati per l'incontro su Moscati in una sala della Cattedrale di Caltanissetta, con la riproduzione di frasi
tratte dal suo epistolario.

Chi mai invece, caro professore, avrebbe potuto rimproverarla di poca attenzione nei confronti dei pazienti? Nel preparare la relazione mio marito Nino aveva chiesto aiuto e consiglio al nostro parroco. Invero noi apparteniamo territorialmente ad un'altra parrocchia, ma da circa sei anni collaboriamo con la chiesa Cattedrale, dedicata a Santa Maria La Nova. Padre Gaetano, nell’apprezzare il lavoro fatto, ci chiese che si facesse un secondo incontro in Cattedrale.

L’occasione opportuna si presentò all’inizio dell’Avvento. Questo periodo liturgico di grande attesa, che ci fa rivivere la nascita del Figlio di Dio dalla Vergine Maria, viene vissuto ogni anno in Cattedrale con l’assunzione, da parte di tutta la comunità parrocchiale, di un’opera di carità concreta verso qualche famiglia particolarmente bisognosa. Due anni fa si è acquistato un piccolo appartamento, e dopo averlo ristrutturato lo si è donato a una famiglia con cinque figli e senza lavoro. Quest’anno le attenzioni sono state rivolte ad una giovane ragazza madre, e i fondi raccolti le sono stati donati per guardare al futuro con meno angoscia ed anzi con speranza.

Per la festa dell’Immacolata la comunità si prepara a una giornata di raccolta fondi per gli scopi già detti, organizzando la vendita sul sagrato della chiesa di dolci fatti in casa. L’iniziativa ha adottato in questa occasione lo slogan: "Risparmiare su tutto, non sulla solidarietà". Il 3 Dicembre, per prepararci a questo impegno, abbiamo presentato Lei e la sua infinità carità. La sala conferenze, dedicata al nostro compianto vescovo monsignor Garsia, traboccava di persone.

Tutte le realtà parrocchiali erano presenti: la Caritas, la Lega San Michele Arcangelo, l’Azione Cattolica, gli Scout, i Cavalieri del Santo Sepolcro. Il silenzio durante la presentazione della Sua Figura evidenziava il rispetto, la curiosità e l'attenzione di tutti i presenti.

Fu chiaro quella sera che molti cristiani La conoscono superficialmente, magari soltanto per lo sceneggiato che la Rai ha trasmesso, che dà un sufficiente quadro della sua figura, ma contiene anche eventi frutto di pura invenzione scenica, nonché varie inesattezze, il che va a discapito di una conoscenza della profondità della sua testimonianza cristiana, così forte e coinvolgente, che resta dunque ignorata. Non so dirle quale messaggio quelle persone abbiano colto dello spessore della Sua testimonianza, ma so che quella sera le coscienze di molti, in particolare dei molti professionisti che affollavano l’uditorio, rimasero positivamente turbate e tornarono a casa con molti punti interrogativi nel cuore.

La testimonianza della Sig.ra Zoda Restivo, figlia di Pietro Restivo, che fu alunno di S. Giuseppe Moscati.

Va sottolineato, tra gli interventi, quello di una signora vestita di rosso, la Sig.ra Rosa Zoda, dato che suo padre, il dott. Pietro Restivo (da pochi anni chiamato dal Signore), è stato uno dei suoi alunni più attenti. La testimonianza professionale, umana, fondata su una forte fede, ha talmente contrassegnato il dott. Restivo che ancora oggi la figlia ricorda con affetto i ricordi personali e vari episodi che nella sua infanzia ascoltava dal genitore sul professor Moscati, ricordi che ha voluto condividere con noi (1). E’ stato un momento di grande intensità che ha unito i presenti. Ci siamo quasi sentiti trasportati a Napoli, tra le sale dell’Ospedale degli Incurabili (S. Maria del Popolo degli Incurabili), ed è come se avessimo ascoltato dalle sue stesse parole una grande lezione sul modo di esercitare la professione medica.

Non sapevamo ancora, quella sera, che il Signore da lì a pochi giorni ci avrebbe provati. Alcune settimane dopo infatti mia suocera, che fino ad allora appariva bene in salute, venne colpita da una crisi epilettica, e la sera stessa fu avanzata la peggiore delle diagnosi possibili: un tumore cerebrale. La consapevolezza della gravità clinica ci apparve subito evidente, come la severità della prognosi.

Nell’anti vigilia di Natale, con in mano i nostri completati accertamenti diagnostici, con mio marito decidemmo che Lei sarebbe stato l’unico professore che avremmo consultato. Comunicammo così alla mamma che, nel dubbio di una diagnosi non ancora sicura, avremmo chiesto un "consulto" a Napoli. Così la sera del 25 Dicembre, giorno sacro per il Santo Natale di Gesù nostro Redentore, con un mare forza otto, ci imbarcammo sulla nave che parte da Palermo verso Napoli.

La mattina del 26 eravamo alle 8,30 ai piedi del Suo Sepolcro, nell’amatissima Chiesa del Gesù Nuovo. Ognuno di noi, nel proprio cuore, l’ha invocata con intensità chiedendole nel proprio segreto ciò che più desiderava: la salute fisica, la difesa dal dolore, il miracolo, la salute dell’anima, ecc.

La nostra preghiera l’ha raggiunta, e possiamo costatare che, a quasi tre mesi da quel "consulto", mia suocera sta benissimo: una risonanza magnetica successiva si è espressa per una ischemia cerebrale escludendo la neoplasia, una PET ha escluso neoplasie extra cerebrali, ma soprattutto mia suocera ha ripreso a partecipare alla Messa domenicale con assiduità. Non parliamo di miracolo, ma è certo che consideriamo quanto avvenuto una grande grazia che Lei le ha ottenuto dal Signore. Abbiamo avuto modo di toccare con mano, ancora una volta, la Sua benevolenza.

Grazie, professor Moscati, Grazie per aiutarci a credere. Grazie per indicarci Cristo Gesù, la Sua e nostra Madre Celeste, ma soprattutto Grazie per indicarci come raggiungerLi!
Concetta Groppuso Bosco


Nota
Vedi, in questo stesso sito, la pagina
La testimonianza del Dott. Pietro Restivo, alunno di San Giuseppe Moscati, di Egidio Ridolfo s.j.


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