Miguel Augustin Pro s.j. Sister Agnes Mary MICM - Sonia Andreoli |
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[Tratto dall’articolo di Sister Agnes Mary m.i.c.m, pubblicato su House Tops,
con integrazioni di Sonia Andreoli]
Possono coesistere umorismo e santità? Molti autori enfatizzano i caratteri mistici e soprannaturali delle vite dei santi, ignorando gli elementi umani che potrebbero attrarci di più per seguire le loro orme. La vita di Miguel Pro è una sfida a tali autori, perché è impossibile conoscerla e comprenderla senza vedere il suo lato umano e soprattutto, il suo umorismo incredibile.
Nato il 13 gennaio 1891 a Guadalupe, Zacatecas, Messico, gli fu dato il nome di José Ramon Miguel Augustin Pro Juarez, ma venne chiamato semplicemente Miguel. Fu il terzo degli undici figli di Miguel Pro e di Josefa Juarez. Sopravvissero solamente sette degli undici bambini.
Quando Miguel aveva un anno, la famiglia si trasferì a Città del Messico. Durante la sua prima infanzia, per ben due volte rischiò la morte. Una volta si infilò tra le sbarre di una ringhiera a strapiombo su di un precipizio e sua madre, vedendolo penzolare dalla ringhiera, e intuendo il grande pericolo, gli chiese con calma di tornare da lei riuscendo a salvarlo.
La seconda volta che rischiò la vita fu quando un venditore portò al piccolo Miguel un tipo particolare di frutta e lui, poverino, ne mangiò in grande quantità. Si sentì subito male rischiando di morire a causa di una congestione causata dalla tanta frutta mangiata, perse la parola e le sue facoltà mentali si indebolirono.
La sua salute peggiorò e non ci furono miglioramenti per circa un anno. Si aggiunse anche la febbre, e fu preso da convulsioni, tanto che i dottori dissero che se fosse sopravvissuto, sarebbe rimasto fortemente handicappato mentalmente. Il Señor Miguel Pro, preso dall’angoscia, prese in braccio suo figlio, lo elevò dinanzi ad un antico ritratto di Nostra Signora di Guadalupe e, piangendo, disse, "Madre mia, ridammi mio figlio!". Quasi subito il bambino migliorò ed in pochi giorni si riprese.
Le sue prime parole furono "Mamacita" (= "mammina") e "cocol", il tipo di pane che preferiva. In seguito durante la persecuzione di Calles, lui usò "cocol" come nome in codice proprio in memoria di questo evento. Il Señor Miguel Pro lavorava per l'industria mineraria, ed offrì una vita abbastanza confortevole alla famiglia, anche se furono costretti a trasferirsi spesso. Quando Miguel aveva circa sette anni i Pro vivevano a "Conception de Oro", nello Zacatecas dove ricevette la sua Prima Santa Comunione.
Egli ricevette Nostro Signore dalle mani di un sacerdote chiamato Padre Mateo Correa, che sarebbe stato martirizzato in seguito perché aveva rifiutato di violare il segreto della Confessione. Erano una famiglia felice: ne facevano parte Maria de la Conception, la figlia più grande dei Pro, Maria de la Luz, Miguel, Josefina che morì a tredici anni, poi Anna Maria, Amelia ed Amalia - gemelle che morirono molto piccole - Alfredo che morì prima dei due anni di età, e come ultimi figli Humberto e Roberto. Recitavano il Rosario ogni giorno ed avevano una grande devozione per il Cuore Immacolato di Maria, il Sacro Cuore, e per S. Giuseppe.
Si divertivano riunendosi di sera: Miguel suonava la sua chitarra ed i suoi fratelli e sorelle cantavano. Miguel li intratteneva con giochi e con imitazioni di persone che conoscevano.
Generalmente era sempre un piacere stare in compagnia di Miguel perché rallegrava la vita familiare. Dato che la famiglia si trasferiva di frequente, l'istruzione di Miguel non fu costante. In gran parte, egli fu istruito da tutori, e solo occasionalmente frequentava la scuola.
La sua permanenza in una scuola esclusiva in Saltillo fu un disastro perché, pur professandosi imparziale, era Protestante. Lì veniva deriso per le sue convinzioni e gli veniva impedito finanche di andare alla Messa domenicale. Tentò in più occasioni di avvisare i suoi genitori della situazione, ma le sue lettere furono intercettate. Finalmente, una domenica in cui Miguel si recò al cancello per vedere una banda musicale che stava passando, vide una famiglia che ritornava dalla chiesa. Li chiamò, riferì il suo problema, e chiese loro di contattare la sua famiglia. Questa lo fece subito e il Señor Pro lo ritirò immediatamente dalla scuola.
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Scherzando…
Durante questo periodo della sua vita ci sono innumerevoli racconti sugli scherzi che organizzava, specialmente con il suo Amigo, nome col quale chiamava affettuosamente sua sorella, Maria de la Conception. Ad una vendita all'asta, Miguel fece un’offerta per un vecchio asino debilitato e con un solo orecchio. Quando il venditore si avvicino con l’asino il ragazzo era già sparito, costringendo la sorella a comprare l’animale.
Spesso Miguel fumava senza che suo padre lo sapesse. Un giorno mentre stava lavorando nell'ufficio di suo padre, sua sorella lo chiamò per farsi aiutare a prendere il suo uccellino che era scappato e stava volando intorno al tetto.
Non contento di essere distolto dal suo lavoro, Miguel salì malvolentieri sul tetto e cominciò ad inseguire l'uccello. Suo padre stava prendendo un asciugamano per afferrare l’uccellino quando durante l’ultimo salto che fece Miguel per prenderlo gli caddero in testa le sue sigarette! Arrossendo per l’umiliazione, Miguel strisciò dal tetto dicendo a suo padre, "Ah sì, quello è un nuovo tipo di sigarette e te l’ ho portato per sapere se ti piaceva".
Una volta mentre partecipava ad un ritiro con i Gesuiti, si vestì da Gesuita ed andò a predicare. Le persone che incontrava ne restavano affascinate, ma uno dei sacerdoti lo riconobbe ed il suo divertimento terminò.
In un’altra occasione mentre stava tornando a casa non fece in tempo ad attraversare i binari di un treno ed improvvisamente il suo piede rimase incastrato senza che lui potesse far nulla per tirarlo via. Allora ebbe dinanzi tutta la sua vita e si vide soffrendo in Purgatorio.
Pregò con tutte le sue forze e finalmente riuscì a tirare il piede dallo stivale strappato prima che il treno lo investisse. "Da quel momento feci un patto con la Santa Vergine affinché non mi lasciasse andare in Purgatorio" – disse – "ed io resterò sempre un suo fedele servitore, Lei sarà la mia Signora per sempre."
Birichino com’era aveva causato sempre a sua madre molte preoccupazioni finché non peggiorò ulteriormente durante gli anni dell’adolescenza. Il suo atteggiamento divenne rissoso, rifiutava di pregare con la famiglia o di partecipare ad esercizi religiosi.
Provvidenzialmente, un amico gesuita della famiglia riuscì a farlo partecipare ad un ritiro. Josefa trovò presto la causa della sua malinconia: aprì una lettera da lui scritta alla sua ragazza, protestante, che aveva inserito per errore nella busta sbagliata! La lettera fu aperta dalla madre della ragazza e lui dovette smettere di vederla in segreto. Subì una grande umiliazione, ma dopo poco tutto tornò alla normalità.
Cambio improvviso
Nel 1910, Miguel provò un dolore molto profondo: sua sorella, Maria de la Luz entrò nel convento del Buon Pastore, e poi la sua cara Amigo, Maria de la Conception, seguì le sue orme. Certo fu felice di sapere che le sue sorelle avevano scelto di mettersi al servizio di Dio, ma questo non alleviò il dolore per la separazione da loro ed il vuoto che si creò nella sua vita.
La sua famiglia non sarebbe stata più la stessa senza le sue compagne di infanzia. Allora cominciò a pensare più seriamente al suo futuro. Poco dopo questo traumatico distacco ascoltò un discorso di un sacerdote sulle sofferenze di Cristo che diceva: "Cristo patì tutte queste sofferenze per noi, e noi come possiamo ripagarlo?" Queste parole colpirono molto Miguel, tanto che scrisse segretamente ai Gesuiti in merito alla sua vocazione.
Andò dal Rettore dei Gesuiti, Padre Morfin, che era anche amico di famiglia. Appena entrò nella sua stanza il sacerdote non lo guardò neanche, continuando a leggere, ma lo fece di proposito per "testare" la sua vocazione.
Dopo un po’ di tempo gli disse: "Ritorni domani, perché sono troppo occupato." Miguel si sentì un po’ scoraggiato da quell’atteggiamento, ma fece come stabilito, e si ripresentò il giorno seguente. Questa volta il Rettore continuò a scrivere senza neanche accorgersi della sua presenza e, trascorso un po’ di tempo, disse nuovamente: "Ritorni domani, perché sono troppo occupato." Miguel era indignato e promise a se stesso di non mettere più piede in quella stanza. Poi però la sua rabbia sbollì, perché il giorno successivo fu accettata la sua candidatura al Collegio dei Gesuiti, e capì che quell’atteggiamento era stato assunto di proposito per mettere alla prova la sincerità della sua vocazione.
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Trovare il consenso dei suoi genitori non fu difficile in quanto erano profondamente cattolici, ma salutarli fu doloroso. La madre era molto legata a Miguel e si sentì come se le fosse stato staccato un pezzo di cuore, il padre lo accompagnò ad El Liano, dove Miguel entrò in noviziato il 10 agosto del 1911.
Padre Adolfo Pulido s.j., suo contemporaneo, scrisse: "Dalla prima volta in cui gli parlai in noviziato, rimasi colpito dal suo umorismo e dalla sua naturale eloquenza. Non avevo mai visto una persona come lui: era dotato anche di una capacità di mimica incredibile e così poteva recitare in spettacoli ricreativi a Natale o durante altre feste in cui nelle nostre Case siamo soliti festeggiare.
Ma quello che colpiva particolarmente era che insieme alla sua capacità di divertirsi scherzando, poi si dedicava alla preghiera con abnegazione e nel più totale silenzio. Notai con quanta scrupolosità mantenne il silenzio previsto durante gli otto giorni degli Esercizi Spirituali annuali e quanto pregasse in Cappella, dove si recava anche per la meditazione mattutina.
La sola convinzione che Dio lo chiamasse ad una santa causa lo portava ad essere convinto e determinato, sempre in relazione con la Divina Maestà ed in conflitto con quella che chiamava la sua natura bestiale, contro la quale combatteva sottoponendosi ad aspri sacrifici e compiendo opere di carità e di generosità, prodigandosi per i bisognosi e soprattutto per le anime più abbandonate".
Persecuzione religiosa
All’inizio del 1900 in Messico la popolazione cattolica rappresentava il 90%. Per trent’anni c’era stato il governo di Porfirio Diaz, conosciuto come il "Buon Tiranno", perché, nonostante le sue colpe, non aveva mai perseguitato la Chiesa cattolica. Come ha affermato il presidente Oscar Salinas: "Dopo la sconfitta e l’esilio del dittatore, in seguito alla rivoluzione del 1910, si susseguirono presidenti massoni ed anticlericali che governarono la nazione con la Costituzione del 1917... quot;.
Il primo di questi presidenti fu Madero, un mero burattino nelle mani dei rivoluzionari, che fu assassinato presto. Poi ci fu Huerta, che non riuscì a far fronte alle rivolte e fuggì in esilio. Seguì poi Carranza che, come ha affermato uno storico, era "un corrotto, ambizioso rivoluzionario che promosse molte leggi inique contro la Chiesa", durante la cui dittatura il dominio di Pancho Villa spadroneggiava nel Paese. Dopo poco tempo fu deposto ed ucciso.
In seguito arrivò Obregon, "l'anima della rivoluzione", il quale non fece altro che dissacrare chiese, perseguitare il clero, e commettere altre innumerevoli atrocità. Nel 1924 salì al potere un "uomo Forte", Plutarco Elias Calles.
Calles era nato negli Stati Uniti da padre ebreo e madre messicana. Era noto per la sua immoralità e per il suo vivere da bandito. Era un convinto e spietato assertore degli ideali anticlericali della Rivoluzione, proprio come se fosse il diavolo in persona.
Durante il suo regime centocinquanta preti furono uccisi, furono chiuse chiese, conventi, monasteri e scuole cattoliche, non volendo menzionare tutte le altre atrocità che furono compiute. Questo era il contesto in cui stava vivendo Miguel Pro.
Dopo due anni di studio, preghiera e ricerca del dominio di se stesso, il 15 agosto 1913, nella festa dell'Assunzione della Vergine Maria in Cielo, Miguel Augustin Pro fece la sua Professione di voti nella Compagnia di Gesù. Gli mancava ancora qualche anno di studio per diventare sacerdote. Precisamente un anno più tardi la Rivoluzione scoppiò rapidamente in tutto il Messico, ed i novizi furono costretti a scappare dove potevano.
Fu la prima esperienza in cui Miguel dovette affrontare la dura realtà della vita, ma non fu certamente l’ultima. Fuggirono a Guadalajara, dove la Divina Provvidenza gli fece incontrare la sua cara madre, sua sorella ed i suoi fratelli. Avevano perso tutto a causa dei rivoluzionari e stavano vivendo come rifugiati. L'unica nota triste del loro incontro fu il notare l’assenza di suo padre.
Il 2 Ottobre, giorno della festività degli Angeli Custodi, il padre aveva dato il suo ultimo adiós alla sua Mamacita. Non lo avrebbe potuto più vedere in questo mondo, ma sapeva che gli era vicino.
Lasciata Guadalajara, Miguel insieme ai suoi compagni arrivò in California, dove poterono dedicarsi ai loro studi, e imparò il linguaggio colorito che usavano negli Stati Uniti." Durante il mese di giugno del 1915 venne mandato in Spagna, dove si dedicò allo studio della filosofia e della retorica per cinque anni.
Il suo buon umore e la sua carità fraterna erano contagiosi, e nessuno avrebbe potuto immaginare la sua sofferenza interiore. Provava un’angoscia tremenda quando veniva a conoscenza di ciò che stava capitando in Messico e di quello che stavano soffrendo i suoi cari. Padre Rios così ricordò una sua caratteristica: "Ci rendevamo conto tutti di quando riceveva qualche brutta notizia dai suoi familiari, perché in quelle occasioni cercava di dimostrarsi ancora più allegro del solito, per celare la sua sofferenza".
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