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Un ricordo di Madre Teresa Ernesto Santucci s.j. |
Quando penso a Madre Teresa, recentemente beatificata (19 ottobre 2003), la vedo lì, in un angolo della chiesa del Sacro Cuore a Tirana, seduta, curva, con lo sguardo perso in Dio. Ma quello che più mi colpiva erano i suoi piedi, scuriti dal tempo, con le dita contorte come radici un una pianta centenaria. Pensavo a quei piedi sempre infaticabili che si erano recati ovunque ci fosse un fratello da soccorrere, un problema da risolvere, una testimonianza da dare.
Appena le porte dell'Albania si riaprirono, dopo la caduta del regime comunista, Madre Teresa era là, finalmente. Ma quando le fecero visitare la casa che le era stata assegnata dal governo, disse scandendo le parole: "Non la posso accettare, manca il Crocifisso!" Si affrettarono allora ad acquistare un crocifisso in Italia, così Madre Teresa entrò in Albania con le sue consorelle. Nella cappellina troneggiava Cristo in croce e intorno a lui si distingueva l'alone lasciato dal quadro dell'ex-dittatore Enver Hoxa.
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Ho rivisto Madre Teresa tante volte. Arrivava all'aereoporto albanese di Rinas e una macchina la portava subito dal Presidente della Repubblica, Sali Berisha. Madre Teresa faceva le sue richieste, che venivano regolarmente accolte, quasi a voler riparare il torto di averle vietato, per tanti anni, la possibilità di rientrare in patria.
Per questo non aveva potuto rivedere da vive la madre e la sorella maggiore, ora poteva almeno andare a pregare sulle loro tombe, senza trascurare una preghiera anche sulla tomba dell'ex-dittatore, che aveva proclamato l'Albania "primo stato ateo al mondo". E andava in carcere a visitare e confortare la compagna del dittatore scomparso, recandole il Vangelo.
Un giorno venne nella nostra casa di Tirana, che è un po' la "base" dei gesuti in terra albanese. Voleva vedere una videocassetta sul martirio della Chiesa albanese. Era seduta accanto al nostro P.Luli, che aveva patito decenni di persecuzione e prigione durante la dittatura. Dopo la proiezione uscirono insieme dalla sala, tenendosi per mano, commentando come vecchi amici il calvario subìto dai cattolici di Albania.
Una signora di religione ortodossa, che conobbi in quel periodo, era stata amica della madre e della sorella di Madre Teresa. Mi raccontò che la sorella lavorava come interprete nell'ambasciata della Jugoslavia. Quando però il rapporto con Tito si infranse bruscamente, lei fu licenziata. Le due donne allora si erano adattate a vivere facendo ricami, ma la loro vista si indeboliva sempre più e il lavoro diventava una grande sofferenza.
Scrissero allora a Madre Teresa: "Aiutaci, mandaci qualche dollaro…" Madre Teresa rispose: "Dovete essere liete di soffrire per il nome di Gesù!" Una risposta che si comprende solo entrando nell'ottica soprannaturale della nuova Beata!
L'impressione di tanti è che Madre Teresa sia sempre viva, che non sia mai morta. Vive nelle sue figlie, le Missionarie della Carità, che in Albania hanno ormai tante case e continuano a servire il Signore Gesù negli ultimi, in quelli che non hanno voce.
Ma ogni giovedì è da loro riservato solo a Gesù. Mi telefonano da Tirana: "Possiamo venire da lei? Qui c'è tanto rumore, confusione, non riusciamo a pregare…" Ed eccole arrivare con il loro pulmino non certo nuovo e vanno in chiesa. Apro loro la porticina del Tabernacolo e, in ginocchio, passano ore e ore in preghiera. Poi un frugale pasto sedute a terra, sull'erba, e di nuovo a Tirana a servire Gesù nei fratelli.
L'indomani, quando celebro la Santa Messa, mi sembra di rivederle, con i loro occhi fissi verso la pisside, e chiedo al Signore di poter capire anch'io il segreto della vita di Madre Teresa che è passato in loro, quel segreto che ha dato a lei e alle sue figlie la forza di donarsi sempre, senza riserve, senza limiti, a Cristo nei fratelli.
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