San Luigi Gonzaga - 1
9 Marzo 1568 - 21 Giugno 1591

Sr Brigid Mary MICM
[traduzione di Sonia Andreoli]

Pubblicato nella rivista From the House Top - The Slaves of the Immaculate Heart of Mary,
Still River, Massachusetts, USA, 2006, Vol.XLVII/4 pp.1-19. - Sito web: www.saintbenedict.com.

Il conflitto tra la parte spirituale dell'uomo e quella materiale è costantemente aspro. Per i ricchi ed i potenti la battaglia è particolarmente violenta, come è sempre più presente la lotta tra lo spirito e la materia. La sicurezza finanziaria offre un sentimento di "indipendenza da Dio." Finchè aumenteranno in questo mondo il lusso e le comodità, l'uomo avrà più potere per gestire il proprio futuro, dimenticando l'urgenza di appellarsi a Dio per le sue necessità.

Gli oggetti ed i piaceri sono diventati la sua forza trainante, semplicemente perchè sono facilmente conquistabili. Tra poco non sarà più lui ad avere il controllo sui suoi averi, ma questi lo avranno su di lui. Nostro Signore illustra molto bene questo atteggiamento nella parabola del giovane ricco, il quale, tragicamente, rifiutò l'invito di Cristo a seguirlo: "perchè aveva molte ricchezze." Che terribile conflitto si deve essere scatenato nel suo cuore: per il giovane ricco entrare nella vita eterna significava rinunciare alle ricchezze ed alle mondanità. Eppure gli fu impossibile rinunciarvi, perchè queste ormai lo possedevano.

La madre definiva Luigi il suo "piccolo angelo"

Nostro Signore usa questa storia come un monito, gridando al mondo intero: "E' più facile per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel Regno dei Cieli". Tuttavia, non è la ricchezza in sé ad essere negativa, ma la decadenza che può derivarne. Non è sbagliato avere soldi nel portafoglio, ma lo è farli entrare nel proprio cuore!

Il lusso sfocia nella vita sensuale, e ciò porta rapidamente l'uomo verso il vizio e l'immoralità. L'ego si sente spinto da queste adulazioni a vivere "libero", piuttosto che essere attento e vigilante nel seguire i comandamenti di Nostro Signore.

"Costruite i vostri tesori in cielo, dove non decadranno, nè saranno rubati".

In Europa nel sedicesimo secolo il volto della nobiltà era drammaticamente cambiato. "Gli antichi castelli e le fortezze, ataviche dimore della nobiltà, avevano perso molta della loro austerità, invece di fortezze inattaccabili, ora erano diventati splendidi palazzi, dall'aspetto lussuoso e confortevole." La nobiltà si era ripiegata nella propria autogratificazione. Le corti reali erano divenute luoghi di divertimento con ogni sorta di giochi. L'immagine austera di padronanza di sè e di autodisciplina aveva perso di importanza, e gli occhi dei nobili furono attratti dalla grandezza e dalla opulenza del fasto regale.

L'era delle crociate era finita in modo deludente, nonostante "le fiamme della fede" avessero "acceso" figure di eroi come San Ferdinando III e San Luigi IX. Questi uomini, e altri come loro che combatterono per la diffusione della Fede, resteranno leggendari: sono rimasti immortalati nei quadri e nelle tappezzerie che decorano le pareti dei castelli.

Venne data maggior importanza agli uomini riccamente vestiti e alle donne "affascinanti", rispetto al valore cavalleresco ed alle virtù femminili. Si era in un altra epoca, e - nella società - gli stessi uomini che avevano lottato contro i vizi del mondo ora erano inclini ai divertimenti, all'apparenza esteriore e ad assecondare le loro passioni più nascoste.

Lo sfarzo, misto alla mondanità, stava adescando molti giovani insospettabili nella trappola del vizio e dell'impurità. Vivendo nelle corti, erano costantemente "bombardati" da tentazioni che li inducevano a ricercare facili autogratificazioni, al prezzo del deterioramento delle proprie anime.

Gli insegnamenti di Nostro Signore rappresentavano un'eco distante, per i nobili del XVI secolo, che sembravano aver dimenticato i giorni non tanto lontani delle battaglie per la Fede, essendosi lasciati andare al lusso ed alla decadenza. In questo clima corrotto delle corti, immerse solo in feste e divertimenti, emerse la figura di un giovane che spinse il proprio sguardo verso mete spirituali, rifiutando il mondo per seguire l'insegnamento di Cristo. Egli ebbe un atteggiamento totalmente opposto a quello del giovane ricco narrato nel Vangelo, essendo un esempio di distacco dalla ricchezza nella quale era vissuto. Il suo nome era Luigi Gonzaga.

La famiglia Gonzaga

Luigi nacque nella ricchezza dell'alta società. Fu il primogenito ed erede legittimo della famiglia Gonzaga, la più importante di Castiglione delle Stiviere in Italia. La dinastia dei Gonzaga era costituita in parte da militari ed in parte da ecclesiastici.

Suo padre, Don Ferrante, aveva guadagnato prestigio nelle milizie, per la sua assidua presenza in prima linea, per il suo valore in battaglia e la sua ferma lealtà. Fu molto rispettato dall'Imperatore per la sua fedeltà e saggezza nel consigliare. Coloro che lo avevano servito, o in battaglia o a casa, lo amavano e rispettavano. Proprio come fu prode in battaglia, così fu giusto con i subalterni e con la sua famiglia.

La madre di Luigi, Donna Marta, era una donna pia e santa. Spese tutta la sua vita nella corte imperiale al servizio della regina, e per questo conobbe i primi pericoli e le tentazioni della vita di corte. Anche se sia Don Ferrante che Doña Marta erano di stirpe reale, lei era di più alto lignaggio. La sua dinastia includeva imperatori, papi, cardinali e re. Aveva un senso spiccato di dignità accentuato grandemente dalla sua pietà e dalla santità di vita, ed ebbe una grande influenza durante tutto il corso della vita di Luigi, incoraggiandolo nella via della santità.

Luigi, anche se nacque privilegiato, non ebbe una vita facile. Pur non avendo preso parte alle conquiste militari del padre, dovette affrontare molte battaglie spirituali contro il diavolo, contro le tentazioni della "carne" e del mondo, contando sulla forza di carattere ereditata dai suoi genitori.

Si può dire che intraprese questa "guerra" dal momento della sua nascita. Durante il parto vi furono infatti seri pericoli sia per il bambino che per la madre, che rischiò di morire. Donna Marta si rivolse accoratamente alla Madre di Dio, promettendole che se avesse superato il pericolo, sia lei che il bambino, si sarebbero recati insieme in pellegrinaggio alla Santa casa di Loreto.

La Madonna esaudì rapidamente la sua richiesta. Poco tempo dopo la promessa il pericolo cessò, ed il parto avvenne in serenità. Da questo momento la Vergine Maria mostrò un interesse speciale per Luigi, ed egli, grato, ebbe sempre nei suoi confronti un profondo amore filiale.

Donna Marta fu meticolosa nell'insegnare a Luigi le sue preghiere e nell'istradarlo verso la Fede. Dall'infanzia fino all'età matura, si riferiva sempre al figlio come al suo "piccolo angelo." Un titolo che gli si adattava perfettamente, dato che raramente piangeva e faceva chiasso, né dava altri segni di intemperanza. Tutti coloro che si presero cura di lui notarono il suo dolce temperamento. Specialmente le sue balie furono affettuose con il loro "piccolo Principe". Le prime parole che Donna Marta gli insegnò furono i santi nomi di Gesù e Maria, che Luigi ebbe costantemente sulle labbra e che usò come una potente "arma" per combattere le tentazioni spirituali, durante tutto il corso della sua vita.

Tutti amavano stare in compagnia di Luigi
[Chiesa dei Gesuiti di Casa Professa, Palermo]

Gli anni della formazione

Già nella sua infanzia Luigi dimostrò interesse per i bisognosi. Quando gli si accostavano tendeva sempre la mano per dar loro qualcosa e, se non poteva farlo da solo, chiedeva al suo tutore di aiutarli. Spesso accompagnava sua madre in chiesa, dove veniva visto inginocchiarsi ed invocare, pregando con le mani giunte, i nomi di Gesù e Maria.

Continuava a pregare a casa, non visto, relegandosi in un angolo. Sua madre era contenta dei suoi atti di carità e si sforzava di farli crescere. Cominciò a sperare che, un giorno o l'altro, Luigi entrasse a far parte del clero, vedendo nel suo "piccolo angelo" le caratteristiche della santità .

I bambini dell'epoca dovevano presto adattarsi all'ambiente licenzioso della Corte, specialmente quelli che erano destinati ad ereditare, un giorno, i poteri del padre. Questa consapevolezza pesava grandemente nel cuore della madre di Luigi, che insisteva nel dare al figlio una profonda formazione religiosa, tanto solida da poter sfidare qualunque "tempesta". Sapeva anche che quando Luigi sarebbe stato abbastanza grande avrebbe dovuto gestire, oltre all'eredità di suo padre, anche quella dei suoi due zii.

Quando sarebbe arrivato quel momento Luigi avrebbe avuto molta influenza e un grande potere politico nella corte, essendo secondo soltanto all'Imperatore. Per questo motivo a casa, sia quelli delle corti locali che gli altri delle dinastie imperiali avevano un grande rispetto per lui. Con una sua parola poteva avere il mondo ai suoi piedi e avrebbe potuto ottenere qualsiasi cosa. Poco si sospettava che questo principe stesse anelando ad un'altra meta, una meta che il mondo non poteva nè offrire, nè comprendere.

La sua prima lezione di vita

Quando si profilò sull'Impero spagnolo la minaccia dell'invasione turca, il padre di Luigi, Don Ferrante, fu chiamato ad addestrare e comandare l'esercito di Filippo II per la difesa. Luigi aveva allora solo quattro anni, ma suo padre vedeva in quest'evento una grande opportunità per cominciare ad addestrarlo in un comando militare. Forse, Don Ferrante temeva che l'influenza della madre rendesse pauroso ed ipersensibile Luigi, caratteristiche che non dovevano mai essere presenti in un erede. Per reprimere queste paure Don Ferrante portò con lui il bambino al campo di addestramento del Castello Maggiore.

Là, Luigi avrebbe avuto un primo impatto con la vita da soldato. Ancora così piccolo per indossare un'armatura da uomo, fu vestito con un'armatura simile ma da bambino, comprensiva di una spada corta e una piccola pistola a ripetizione. Luigi si divertiva a giocare "al soldato", come si sarebbe potuto divertire un qualsiasi bambino, e diventò la "mascotte" dell'intero reggimento. Tutti i soldati lo presero in simpatia, e, come figlio del comandante aveva libero accesso all'intero campo. Accompagnava di frequente suo padre alle ispezioni, agli addestramenti, ed aveva anche preso parte alle marce. Alla fine della giornata, partecipava alle vivaci conversazioni domestiche.

La vita da soldato incise su Luigi, dato che vi si immerse, e cominciò ad avere i modi rozzi che si addicono ad un reduce di guerra. Inoltre si dimostrava arrogante e vanitoso, e cominciò ad usare un aspro linguaggio da guerriero. In un'occasione il suo tutore, Francesco Del Turco, avendo udito per caso il suo astioso modo di parlare, immediatamente lo corresse. Gli spiegò quanto fosse sconveniente per un uomo di sangue reale avere dei modi così grossolani e usare il linguaggio che aveva udito.

Il suo precettore, Del Turco, fattolo sedere, gli spiegò la gravità del suo vizio. Riferendosi ad un passo delle Sacre scritture, nel quale Nostro Signore, parlando con i suoi discepoli, diceva: "Le parole che escono dalla bocca vengono dal cuore e possono nuocere all'uomo", spiegò a Luigi quale effetto ha il linguaggio nel nostro cuore. Luigi era sensibile di natura ma era ancora troppo giovane per essere scosso dalle parole del suo fidato tutore. Francesco Del Turco non fu solo il suo precettore ma anche il suo maestro e la sua guida spirituale.

In assenza dei genitori era il tutore ad inculcare nel ragazzo non solo un'istruzione primaria, ma anche la formazione del suo carattere. Sua madre aveva "piantato" il "seme della santità", Del Turco lo stava coltivando e nutrendo. Da questo momento Luigi non solo si curò di non usare quel linguaggio grossolano, ma si sforzò anche di non ascoltarlo.

Dopo due anni di preparazione, nel 1573 ci fu la chiamata per difendere la Cristianità. L'armata del Marchese Don Ferrante fu messa in prima linea contro l' imponente avanzata dei Turchi. Mentre una guarnigione era pronta a partire per il confine spagnolo, Don Ferrante si preparava a mandare suo figlio a casa, non ritenendolo adatto per combattere al confine.

Luigi comunque, a casa, era preso da un'altra dura lotta. Donna Marta era molto felice di avere il suo piccolo angelo in salvo a casa, e rapidamente e con molta gioia aveva notato un cambiamento positivo. Mentre di solito i ragazzini dell'età di sei anni erano impegnati nei giochi e nel tempo libero, Luigi era pensieroso e trascorreva molto tempo pregando da solo. Avrebbe voluto frequentare le chiese ed i monasteri della zona, e parlava solo di questi santi argomenti.

Era istruito anche in matematica e scienze, il suo linguaggio e i suoi modi erano corretti, anche tramite le lezioni di galateo per acquistare buone maniere regali a corte. Così gli fu richiesto di apprendere e riconoscere i discorsi dei membri delle famiglie altolocate e a saper fornire risposte adeguate alle loro domande.

Era un ragazzo molto intelligente ed eccelleva in molte attività, esclusa la danza. Feste e balli erano eventi molto comuni a corte e non rappresentavano solo un modo per divertirsi, ma anche un'opportunità per sfoggiare l'ultima moda in tutta la sua sontuosità. Luigi non gradiva un simile sfarzo, non desiderava imparare a ballare e spesso si nascondeva per non frequentare quella tediosa aristrocazia. Nonostante le sue proteste, essendo l'erede del regno, aveva il dovere di partecipare ai balli, ma, durante la sua vita, non fu mai persuaso a lasciarsi prendere dal ballo o da altri frivoli giochi.

I servitori guardavano Luigi
mentre pregava davanti al crocifisso

La vita spirituale di Luigi progrediva sempre più. Nè i chierici nè i laici si allontanavano da lui senza sentirsi edificati dalla sua purezza d'animo e dalla sua saggezza, che non si è soliti avere a quell'età. Era costantemente stimato come un ragazzo felice, onesto e rispettabile, ed era una gioia per tutti sia vederlo che parlare con lui.

La santità con cui cresceva Luigi, era fonte di terrore per il diavolo ed il seguente episodio lo dimostra: si narra di un francescano famoso per i suoi miracoli e la capacità di scacciare i demoni, che viveva in una chiesa non lontana da Castiglione. Le persone si radunavano per implorargli di esaudire le loro preghiere ed ottenere miracoli. Erano stati portati anche molti indemoniati per essere esorcizzati. Luigi e suo fratello, Rodolfo, erano andati a visitare il francescano. Giunti da lui un uomo, posseduto dal demonio, nel vedere Luigi lo indicò e, preso da un attacco epilettico, esclamò con voce demoniaca: "Vedete quel ragazzo? Un giorno sarà nella grande gloria dei Cieli!"

Il suo voto

Luigi, all'età di dieci anni, aveva già raggiunto una purezza ed una santità pari a quelle di santi che erano vissuti molto di più. A quest'età i giovani nobili cominciavano a comparire a corte. Per questo motivo Luigi non trascorreva mai molto tempo a casa, ma come i suoi pari la sua residenza era nelle sfarzose e ricche corti dei Signori vicini. Inizialmente fece il paggio presso le corti di Firenze e di Mantova, ed in seguito diventò l'attendente di fiducia dell'erede al trono di Spagna. Ma pur vivendo tra lo sfarzo ed il lusso, Luigi continuò in maniera ferma e decisa la sua "battaglia" per la purezza, tenendo sempre sotto controllo i propri istinti.

Era così fermo nel suo proposito da decidere in piena consapevolezza di tenere abbassato lo sguardo, seguendo la pratica esercitata da San Francesco d'Assisi, che non guardava mai le donne in volto. Luigi faceva questo senza apparire troppo austero o mancare di rispetto. Si comportava così per modestia, e non era un compito facile nelle corti reali! Osservò anche strettamente le leggi della chiesa, mortificandosi volontariamente con le penitenze.

La sua dieta abituale consisteva in un uovo e un pò d'acqua a colazione, il pane a pranzo, ed una piccola porzione di carne con un pò d'acqua per cena. Quando riceveva visite di parenti, o di altre persone, continuava a seguire questo comportamento, prendendo una piccola porzione di qualsiasi cosa gli mettessero davanti. Molti di quelli che lo vedevano praticare questo semi-digiuno si domandavano come facesse a mantenersi in vita mangiando così poco. La sua astinenza era particolarmente ammirabile se consideriamo la gran quantità di cibo che aveva a disposizione la classe privilegiata alla quale apparteneva.

Durante questo periodo la sua famiglia si stava godendo le vacanze a Firenze. Luigi trascorreva molte ore nella chiesa di Nostra Signora dell'Annunciazione. In una di queste visite, mentre era inginocchiato dinanzi alla statua miracolosa della Madonna dell'Annunciazione, fece un solenne e perpetuo voto di castità, che desiderava portare a termine seriamente. Lo scopo che voleva conseguire facendo questo voto era di donarsi completamente, cuore, mente, e corpo, a Gesù, tramite la Sua Immacolata Madre. E anche a Firenze continuava a respingere lo sfarzo e le gozzoviglie da cui era circondato nella vita di corte, che giudicava come pericoli spirituali che portavano alla impurità. La grande meta della vita di Luigi era immolarsi come vittima immacolata a Nostro Signore. Sebbene fosse così giovane, questo voto fu fatto sul serio. Egli si curò grandemente della sua purezza di mente, di cuore, di corpo, e ci riuscì, aiutato dal suo voto.

Anche se Luigi adempiva ai suoi doveri prendendo parte come paggio alla vita di corte, presenziando a feste e banchetti, non abbassò mai la guardia. Circondato da un mondo dove molti dei suoi compagni avevano abbandonato la "lotta per la purezza", coraggiosamente combattè contro la "carne". Leggeva devotamente le Lettere di San Paolo, che portava sempre con sè, approfondendo il conflitto descritto tra la parte spirituale dell'uomo e quella materiale. Aveva intrapreso nel suo intimo, una guerra silensiosa, che durò per tutta la sua vita.

La vita di mortificazione

Per salvaguardare il suo voto, Luigi, diventò molto austero e si sottopose a severe penitenze e mortificazioni. Quando non espletava le sue mansioni a corte pregava e conversava con Dio. Era tanto grande il dolore che provava durante le sue preghiere, da inondare di molte lacrime il posto dove si inginocchiava. Oltre a cibarsi così poco, sottopose il suo corpo a numerose mortificazioni. Si flagellava così severamente che le lacrime erano miste al sangue scorso dalle ferite profonde.

All'età di undici anni, proprio un anno dopo aver pronunziato il voto di castità, decise fermamente di voler diventare religioso. Sapendo che il padre desiderava che lui gli succedesse come marchese, rivelò solo a sua madre il suo intimo desiderio, suscitando in lei una grande gioia. Sfortunatamente trascorsero ancora molti anni prima che il suo sogno potesse avverarsi.

Nel frattempo era stato assunto come paggio e compagno dell'erede al trono di Spagna, e nello stesso tempo continuava ad istruirsi insieme a suo fratello Rodolfo, eccellendo specialmente in scienze, teologia e matematica. Le sue orazioni erano così eloquenti e la sua presenza tanto decorosa che fu scelto per fare un discorso pubblico all'Imperatore al suo ritorno da un viaggio diplomatico. Grazie alla sua cultura, potè trascorrere molto tempo ad insegnare ai poveri della città, che non avevano la possibilità di ricevere alcuna istruzione. Insegnava loro in modo speciale la religione, in modo da farne acquisire la conoscenza e, di conseguenza, un grande amore per Dio.

Anche se lui non se ne rendeva conto, il suo prestigio saltava agli occhi dei nobili e dei principi delle corti imperiali. Quando entrava in qualche stanza le conversazioni si interrompevano ed ognuno guardava con meraviglia quel ragazzo tanto colto per la sua età. Lo stimavano molto, ma nessuno comprendeva pienamente cosa motivasse in loro questa ammirazione.

La Prima Comunione

All'età di dodici anni Luigi fu ritenuto pronto a ricevere la Prima Comunione. In alcune occasioni aveva incontrato San Carlo Borromeo e lo aveva impressionato talmente che il santo si volle occupare della sua formazione, fino al giorno in cui lo ritenne pronto a ricevere Nostro Signore nella Santa Eucaristia.

Quando arrivò quel giorno, Luigi ricevette Nostro Signore con tutta la riverenza e la devozione che solo un cuore puro può mostrare. Coloro che assistettero a quest'evento furono presi da una grande commozione, nel vedere la santità del loro piccolo principe.

C'è un famoso dipinto della Prima Comunione di Luigi, che cerca di ritrarre la scena dell'incontro dei due santi. In esso si vede Luigi inginocchiato mentre riceve l'Eucaristia, e, dietro di lui, sua madre, mentre, con le mani giunte, lo offre al Signore nell'Eucaristia, pregandolo di non disdegnare il dolore per la perdita di suo figlio.

Accanto alla madre si inginocchia anche l'austero ed orgoglioso padre. I due fratelli di Luigi, Rodolfo e Francesco, il suo preferito, sono in ginocchio più indietro, per far denotare la supremazia del suo rango.

Verso il centro del quadro c'è la figura intera di San Carlo Borromeo che, chinandosi verso il giovane, pone la Santa Ostia nella bocca semiaperta di Luigi, "prediletto da Dio." Entrambi i santi, in questo quadro, sembrano guardarsi, riconoscendo uno la santità dell'altro.

Seconda parte

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