P. Antuan Ilgit s.j.

P. Antuan ci parla del suo itinerario vocazionale

Sono nato in Germania nel 1972, da genitori turchi, provenienti dalla regione che era l'antica Cilicia, sulla costa mediterranea della Turchia. I miei genitori, musulmani di obbedienza sunnita, come molti connazionali avevano cercato lavoro in Germania nella speranza di vivere in condizioni di vita meno precarie, ma la migrazione ben presto si era rivelata più dura del previsto: l'integrazione nella società tedesca è risultata difficile e la nostalgia per la Turchia ha preso il sopravvento. Così la mia famiglia, nel 1978, quando mia sorella era appena nata, aveva deciso di rientrare in Turchia.

Io avevo sei anni e dovevo iniziare la scuola dell'obbligo. Ci aspettava una vita dura: gli anni che avevano preceduto e seguito il colpo di stato dell'ottanta, avevano portato la Turchia indietro di alcuni decenni, con una situazione socio-economica molto debole. Il tentativo di avviare una piccola fabbrica di materie plastiche non era andato bene, così mio padre tornò a fare il pescatore, insieme al fratello maggiore. Una vita povera ma dignitosa. Se le reti portavano un po' di pesce, in casa si aveva da mangiare, altrimenti tutto dipendeva dalle capacità eccezionali della mamma, che in ogni caso riusciva a portare in tavola un buon piatto di minestra.

Ogni estate, per sfuggire al caldo e all'umidità, la mia famiglia, insieme ad altri parenti, si allontanava dalla città e trascorreva due mesi nelle tende piantate su quelle spiagge che contengono tuttora le rovine di antichi regni. Ogni mattina mio padre partiva per la pesca, pregando Allah di portare a riva una gran quantità di pesci. Ogni tanto, la sera, lo trovavo a bestemmiare per lo scarso bottino o per le reti strappate. In ogni caso, il mattino dopo, le preghiere riprendevano sempre con la stessa speranza e fiducia (L'apostolo Pietro, dunque, non era l'unico pescatore a oscillare tra il credere e il dubitare!). Io e mia sorella andavamo a vendere i pesci ai residenti delle altre tende, e per me era un gran divertimento dare una mano a papà mentre riassettava le reti o ripuliva gli aghi.

Da ragazzino cominciai a frequentare la moschea del quartiere, per apprendere a memoria i versetti coranici, imparare le abluzioni, le preghiere rituali e così via. Ero un ragazzino come gli altri, e... mi divertivo a riempire di sassolini le scarpe dei fedeli in preghiera! Mio padre non aveva molta fiducia negli Imam e non voleva che divenissi un musulmano fondamentalista.

Durante l'adolescenza incominciai a marinare sia la moschea che la scuola. Per la prima non ebbi grossi problemi, tanti invece per la seconda! Un bel giorno, infatti, sorpreso a un bar da mio padre mentre giocavo, sono stato letteralmente flagellato con la sua cintura di cuoio come un vero somaro. Da allora ho ripreso gli studi e non li ho più mollati!

Poi avvenne una vicenda che mi segnò nel profondo: un tumore colpì mia madre, e poiché i pescatori all'epoca non avevano la copertura sanitaria, la nostra famiglia era nell'impossibilità di farla curare. La vicenda mi riportò in moschea e alla pratica della preghiera tradizionale, cinque volte al giorno e il venerdì. La religione era l'ultimo porto in cui rifugiarmi.

Nel 1990 terminai il liceo e nello stesso anno mi recai ad Ankara per proseguire gli studi. Frequentavo Scienze Economiche e Amministrative presso l'Università Gazi, roccaforte dei "lupi grigi". Grazie alle borse di studio conseguii la laurea senza grosse difficoltà.

Nel frattempo l'Islam si rivelava incapace di dare una risposta alle mie domande sul senso della sofferenza della mia mamma, non appagava più la mia inquietudine e la mia ricerca della verità. Così iniziai il mio nuovo cammino, che avrebbe avuto le sue tappe principali prima dagli ebrei d'Istanbul, poi dai protestanti di Mersin e infine nella Chiesa cattolica.

L'incontro con il Signore che cambierà tutta la mia vita avverrà a Mersin. Nella Chiesa dei cappuccini, dedicata a Padovali Aziz Antuan, assistetti alla prima Eucaristia della mia vita, tutta in turco. Per la prima volta compresi chiaramente le parole delle preghiere rivolte ad Allah: espressioni che non parlano di un Dio padrone, giudice severo, lontano, ma di un Altro che è fratello, amico dell'umanità, compagno del cammino, misericordioso, umile fino a darsi da mangiare e da bere.

Antuan Ilgit s.j.

Dopo questa scoperta Fra Raimondo Bardelli, cappuccino, mi iniziò alla preparazione del Battesimo seguendo il vangelo di Marco. A quel punto mi confidai con i miei genitori: mamma, se anche non era del tutto contenta, mi disse di rispettare e accettare la mia decisone, mentre papà cominciò a minacciare sia me che i frati cappuccini. Impaurito e preoccupato soprattutto per i frati, decido di rimandare il battesimo. So che la Provvidenza provvederà!

Nel dicembre del 1995 sono nuovamente ad Ankara per il servizio di leva in qualità di tenente carrista. Durante i sedici mesi del servizio militare frequento la Chapelle Sainte-Thérèse de l Enfant Jésus di Ankara, gestita all'epoca dai Padri Assunzionisti, e dal 2000 dalla Compagnia di Gesù. Due giorni prima di congedarmi dall'esercito, il 29 marzo 1997, durante la Veglia pasquale ricevo il Battesimo, la Cresima e la Prima Comunione dalle mani del Padre Xavier Nuss. Prendo il nome di Antuan, in memoria della chiesa di Mersin dedicata a Sant'Antonio da Padova nella quale avevo cominciato a camminare verso il Signore.

Le testimonianze dei Frati Cappuccini, delle "Suore Figlie della Chiesa di Tarso", dei Padri assunzionisti di Ankara, nonché l'amicizia costruita con un gesuita tedesco, Padre Christian W. Troll, che veniva spesso ad Ankara a insegnare nell'università cattolica, provocano in me una curiosità sempre crescente per la vita religiosa: voglio vivere come loro, annunciare questo Dio dell'amore ed essere felice come sono loro sempre!

Così, a distanza di soli tre mesi dal mio battesimo, mi trovo in Italia, in un convento di Cappuccini di Modena. I miei parenti e amici credono che io sia in Italia per una specializzazione in economia. La mia doppia vita musulmano-cristiana raggiunge il suo culmine ai funerali della mia mamma, quando, in moschea, ripeto i gesti della preghiera prescritta, recitando silenziosamente il Padre nostro e l'Ave Maria. In quell'occasione prendo coraggio e mi rivelo ai miei parenti e amici, quale cristiano e religioso cattolico! È l'inizio di una solitudine affettiva che mi farà crescere nell'amicizia col Signore.

Con i frati passo i primi sette anni della mia infanzia cristiana, un'esperienza di fraternità e preghiera che accrescerà la mia nuova fede, rendendola più salda nelle difficoltà, che non mancano a causa della mia conversione. Non sono comunque a mio agio nel saio francescano. Mi sento attirato dalla spiritualità ignaziana e dalla Compagnia di Gesù, conosciute attraverso la frequentazione del Padre Troll, che avendomi incontrato mentre ero sotto le armi, mi soleva dire: "Noi Gesuiti serviamo Cristo sotto il vessillo della sua croce, tu ora sei un soldato nell'esercito turco sotto la sua bandiera, ma un giorno potrai diventare un soldato di Cristo". Solo dopo il mio ingresso nella Compagnia di Gesù compresi che l'essere gesuita non significava solo questo, ma soprattutto riconoscersi peccatore e, comunque, sentirsi chiamati da Dio a essere compagni di Gesù Cristo" (cfr. CG XXXII).

Nel luglio del 2004, d'accordo con i Superiori cappuccini, sono a Villa S. Giuseppe, casa tenuta dai gesuiti a Bologna, accolto da P. Paolo Bizzeti, il quale sin dall'inizio mi lascia una piena libertà: "Sentiti libero ragazzo mio! Se vedi che non sei sulla strada giusta prendi la discesa di San Luca e ti riporti al tuo Convento in via Bellinzona!".

Resto a Villa S. Giuseppe sedici mesi (un altro servizio di leva, quindi!), tagliando l'erba, lavando le pentole e così via. In ogni caso P. Paolo mi permette di portare avanti gli studi di teologia intrapresi allo Studio Teologico S. Antonio di Bologna.

La parentesi bolognese non mi serve soltanto per una scelta tra i Cappuccini e la Compagnia, ma soprattutto mi aiuta a chiarire la mia vocazione cristiana e a fare finalmente mia la scelta sacerdotale. Così il Signore, nella sua pedagogia, rimedia il mio cammino vocazionale iniziato precocemente e senza un discernimento ben fatto. Il Campo di Montepulciano (dai Cappuccini!), i successivi colloqui con quattro Gesuiti, mi portano al colloquio con P. Franz Tata, che al termine del colloquio può solo "abbracciarmi a metà", in quanto manca la dispensa del P. Generale per ammettermi al noviziato.

Ricevuta la dispensa dal P. Kolvenbach, Generale dei Gesuiti, il primo novembre del 2005 entro nel Noviziato a Genova: è il secondo noviziato! Nel corso del Mese ignaziano (il mese di Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola), ripercorro tutto la mia vita alla luce del Cristo: il Signore non cammina soltanto lungo il mare di Galilea e chiama i pescatori ebrei o i loro figli, arriva persino a Mersin e chiama anche quelli musulmani! Sono proprio contento e finalmente realizzato... Sempre durante il Mese, esattamente il 5 febbraio 2006, viene assassinato a Trebisonda, in Turchia, Don Andrea Santoro. L'evento mi segna profondamente.

Durante il Noviziato, assieme a P. Paolo Bizzeti partecipo trasversalmente anche al primo viaggio apostolico del Santo Padre in Turchia, il quale alla Casa della Madonna ad Efeso mi dice: "Coraggio, sii fedele. Ti assicuro che pregherò per te". È stata un'ulteriore conferma alla mia vocazione cristiano-religiosa, l'incoraggiamento più grande per continuare questo cammino.

Dopo i due anni di noviziato, i Superiori mi mandano nella Comunità di S. Saba. Il 24 novembre 2007 a Padova faccio i miei Primi voti con la formula tradotta da me in turco! Al termine della celebrazione, mentre si fanno le foto di gruppo, Padre Tata mi dirà sottovoce: "Chissà se l'hai tradotta fedelmente?!"

P. Antuan Ilgit s.j. dopo l'ordinazione sacerdotale
a Roma, nella Chiesa del Gesù.

Vivendo a S. Saba termino il primo ciclo di teologia alla Gregoriana. L'anno successivo sono al Collegio Internazionale del Gesù, la mia comunità attuale, dove trovo l'ampio respiro dell'universalità della Compagnia. Per un anno accademico frequento i corsi della Facoltà di Scienze ecclesiastiche orientali dell'Istituto Orientale, per conoscere da vicino gli aspetti teologici, giuridici e liturgici delle variegate realtà ecclesiastiche della mia terra di origine.

In seguito mi iscrivo alla licenza in Teologia Morale, indirizzo di bioetica, presso l'Accademia Alfonsiana dell'Università Lateranense, dove attualmente, con il Professor Maurizio Faggioni, lavoro su una tesina intitolata: Temi d'inizio vita nella bioetica turca a confronto con il Magistero cattolico. In virtù della mia esperienza ho, infatti, delle riserve per un dialogo prettamente teologico con l'Islam, ma sostengo con forza un dialogo settoriale, che può essere appunto fatto nella bioetica, alla ricerca di una parola comune.

Il 18 aprile dello scorso anno, a Venezia, sono stato ordinato diacono. La Provvidenza ha voluto scherzare facendo ordinare un Gesuita turco proprio a Venezia! La storia racconta, infatti, che poiché Venezia era in guerra contro i turchi, Ignazio e i primi compagni furono costretti a soprassedere al progetto di recarsi a Gerusalemme, e si recarono a Roma per mettersi al servizio del Papa. Il 26 giugno, alla Chiesa del Gesù a Roma, sono stato ordinato sacerdote della Compagnia di Gesù, insieme al P. Gabriele Gionti.

Il 4 luglio, in Turchia, è stato un altro giorno di grande festa, tanto attesa dalla comunità cristiana di Ankara, perché ho celebrato la mia Prima Eucaristia in turco, in quella Cappella che tredici anni fa aveva visto la mia rinascita a una nuova vita in Cristo.

Come ricordo dell'evento, ho scelto un'immagine della Madonna che si trova nella Basilica di Santa Sofia a Istanbul (trasformata prima in moschea, ora in museo statale), venerata con devozione anche dai musulmani come "madre di Gesù". Dietro l'immaginetta riporto le parole di Don Andrea Santoro: "Sono qui per abitare in mezzo a questa gente e permettere a Gesù di farlo prestandogli la mia carne". Le ho scelte nella speranza di poterle vivere fino in fondo come programma della mia vita sacerdotale, per intercessione di Maria che ora per me non è più soltanto la madre di Gesù, ma anche Madre di quel Dio incarnato che mi ha cambiato completamente la vita.


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