Grazie ottenute per intercessione di
San Giuseppe Moscati - I

Rev. padri gesuiti,
sono Tizana da Monopoli (BA). Con questo mio racconto vorrei rendere nota, a tutti coloro che leggeranno questa testimonianza, la grazia, fatta da S. Giuseppe Moscati a mia sorella Antonella e la sua costante presenza nella stia vita. Io, come il resto della mia famiglia e parecchi fedeli del mio paese, non conoscevo il noto Medico Santo di Napoli. La prima volta che ne ho sentito parlare e ho potuto constatare le grazie da mie conoscenze, è avvenuto nel mese di novembre del 2006 quando, insieme al mio ragazzo, ora mio marito, e a un'altra coppia di amici ci siamo recati nei boschi di Avellino per una scampagnata.
Quel giorno, però, c'era qualcosa che non funzionava. In quei posti non riuscivamo a trovare il divertimento che cercavamo, così decidemmo di andane verso Napoli e, chissà, mangiare anche una pizza in centro. Proprio nel centro di questa storica città abbiamo avuto modo di visitare la chiesa del Gesù Nuovo, situata in piazza del Gesù. All'interno della chiesa c'erano opere d'arte di ogni genere, ma quello che più ci colpì furono le statue dedicate a S. Giuseppe Moscati. A fine giornata rientrammo al nostro paese, stupefatti da quanto avevamo potuto ammirare.
Io non avrei mai potuto immaginare che di lì a poco mi sarei imbattuta in un problema così grave, tanto da dover ricorrere al suo aiuto. Fu casuale il nostro ritrovamento in quella chiesa? Non so dirlo. Ascoltate e giudicato! Nel maggio 2007 fu ricoverata mia sorella per accertamenti dai sintomi preoccupanti che portarono i dottori a diagnosticarle un linfoma di Hodgkin.
Dopo un'operazione chirurgica subita a fine giugno, le condizioni cliniche di Antonella, all'epoca solo diciassettenne, peggiorarono anche a causa di una infezione alla ferita. In seguito, quest'ultima le venne medicata, senza somministrarle alcun anestetico, da un medico presente al pronto soccorso del mio paese. Il mio stato d'animo in quel periodo non era dei migliori. Infatti, vivevo ogni giorno con la costante paura che potessi perdere mia sorella e non facevo altro che pregare la Madonna. Credevo che solo lei potesse capirmi e aiutarmi dopo aver sofferto così tanto per il suo umico figlio.
Antonella, stanca ma un po' più serena di me, cercava di tranquillizzarmi dicendo che non ci sarebbero stati problemi vitali. Era convinta che questo guaio Gesù lo avesse dato a lei perché capace di sopportarlo e superarlo. Da sempre fedeli e credenti, avevamo disposto sul capezzale del suo letto varie immaginette di Santi e tra questi c'era anche S. Giuseppe Moscati, che non avevamo messo noi, ma sicuramente avevo lasciato lì un altro degente che aveva occupato quel letto prima di mia sorella.
Subito ci ricordammo di averlo visto a Napoli, ma soprattutto ricordavamo il motivo per il quale era rimasto impresso nelle nostre menti. Quella stessa sera siamo venuti a sapere che c'era un riversamento pleurico e quindi, come potete ben capire, le condizioni di Antonella peggioravano ancora. In quello stato non sarebbe stato possibile iniziare la chemioterapia.
Fu da quella sera che cominciai a recitare la preghiera scritta dietro l'immaginetta di S. Giuseppe Moscati, e dopo averlo fatto riponevo la stessa sotto il cuscino di mia sorella. La notte tra il 24 e il 25 luglio, Antonella sognò un medico vestito di bianco che la invitava a girarsi affinché egli potesse chiudere bene la sua ferita. Antonella aveva paura, ma il medico le disse di stare tranquilla. Il mattino seguente i dottori del locale ospedale ci avvisano che la ragazza doveva essere visitata da uno specialista di Bari. Quest'ultimo, al momento della visita, pronunciò le stesse parole del medico venutole in sogno, tanto che mia sorella rimase incredula dando modo al medico di leggerle in faccia lo stupore.
Tornata a casa, dopo tanti giorni di degenza in ospedale, si cercava di condurre una vita quasi normale. Una sera, mentre Antonella dormiva vicino a mia madre, io le passai accanato per salutarla, prima di andare a letto, e prima di avvicinarmi la guardai bene in viso, e d'un tratto sembrava che mi stesse sorridendo. La visione di ciò fu così reale, quanto era reale il fatto che lei dormisse, suscitando dentro di me un po' di timore. Poche sere dopo sognai S. Giuseppe Moscati che, indicandomi le spalle nude di mia sorella, mi diceva che quella ferita l'avrebbe aperta un'altra volta e poi mai più.
Un'attesa interminabile ci distaccava dall'inizio della cura più sacrificante che si effettua nelle malattie di questo tipo, ovvero la chemioterapia, costretti a sospenderla dopo un ciclo e mezzo a causa delle difese immunitarie troppo basse. In quel periodo ero alla continua ricerca di notizie inerenti a tutto quello che potesse riguardare S. Giuseppe Moscati, e lo facevo tramite internet. Il suo vero volto non lo conoscevo, o meglio, conoscevo quello che le immaginette ci riportano, così una sera decisi di cercare una immagine reale. Dopo averla trovata decisi di stamparla, ma dopo vari tentativi sul, foglio non appariva nulla, o meglio veniva stampata solo la preghiera da recitare.
In quel momento sono riuscita a cogliere un suo messaggio: non era importante la conoscenza del suo viso, ma era importante pregare per salvare Antonella. Il 13 ottobre Antonella doveva effettuare la prima PET, che sarebbe un esame speciale che rileva tracce tumorali anche di piccolissime entità.
In quello stesso periodo conosciamo in clinica una persona speciale. Le sue parole, uniche, cariche di amore e di dolore riuscirono a rasserenarci, tanato che arrivammo a dedurre che questo fantastico medico fosse guidato da S. Giuseppe Moscati. Fu proprio lui a chiamarci, quando si ebbero i risultati della PET, dicendoci che non c'erano tracce tumorali e che codesto risultato era inaspettato.
Antonella, molto contenta, affermò di non voler più continuare le cure, credendo che non ce ne fosse stato bisogno, ma il medico disse che per essere sicuri e non avere più problemi in futuro doveva completare le cure. Tutti eravamo un po' più tranquilli e io in particolar modo. Mia sorella per me è molto importante, le voglio un mondo di bene, tanto che fino al riscontro del linfoma avevamo sempre dormito nello stesso letto.
Una notte mentre dorimivamo nella stessa stanza, ma in letti separati, abbiamo fatto lo stesso sogno: una luce immensa nella stanza circondava il Santo Medico che ci guardava. Potete immaginare lo stupore, al mattino seguente, mentre ci raccontavamo a vicenda lo stesso sogno. Dopo tutto questo, mi sono resa conto che S. Giuseppe Moscati era diventato veramente importante per me e per la mia famiglia, perciò decisi di chiamare Giuseppe un eventuale figlio che Dio avesse volato donarmi.
Il tempo passa, e inesorabilmente anche per noi era passato più di un anno, e si continuava a combattere questa situazione che finalmente finì di lì a poco. In quell'anno non riuscii ad andare a Napoli ed ero molto dispiaciuta per questo, perché mia sorella, dopo essere stata guarita in maniera prodigiosa, non era mai entrata nella chiesa del Gesù Nuovo.
Nel 2008, l'anno successivo, riuscii ad andare, in compagnia questa volta anche di Antonella oltre che della coppia di amici e giungemmo a Napoli esattamente il 16 novembre. Io ero molto emozionata. Indescrivibile era lo stato d'animo e la gioia che colmava il mio cuore: dopo due anni ero tornata a trovare S. Giuseppe Moscati ed ero riuscita a portare con me mia sorella, per la prima volta, davanti a lui.
L'avevo sognato qualche notte prima seduto a una scrivania senza vedere il suo volto, e l'anno successivo prima di ritornare a Napoli l'ho sognato di nuovo: sembrava fosse diventato un rito. Questa volta, nel sogno, io partecipavo a una processione in suo onore e mentre recitavo l'Ave Maria c'era lui in cima a una scala che mi tendeva la mano. In questi anni, quasi tutti i giorni parlavo con qualcuno di quello che mi era capitato, ovvero tutta questa storia, e un po' di gente, stupita dai miei racconti, volle venire a vedere di che cosa e di chi si trattasse.
Col passare del tempo arrivò maggio 2010, e il giorno 17, con mio marito, coronammo il sogno di unirci in matrimonionio. Trascorsi cinque mesi, arriva u'altra gioia ancora più grande: scopro di essere incinta. Questa scoperta, ci toccò particolarmente, in quanto mi fu annunciata, in un sogno, la notte tra il 14 e il 15 ottobre. In questo sogno, la nonna di mio marito, ormai in fin di vita anche nella realtà, ci abbandonava con l'ultimo respiro lasciando il posto ad una nuova creatura che nasceva dentro di me. Il tutto si avverò proprio la mattina del 16 ottobre. Vi starete chiedendo cosa c'entra questa storia con S. Giuseppe Moscati! Non so se abbia un senso, ma io ho collegato tutto questo a lui, perché la nonna lavorava in ospedale e io, come vi ho detto in precedenza, avevo espresso il desiderio di un figlio maschio da chiamare Giuseppe.
Il sesso del pargolo ci fu rivelato il 7 dicembre e rispecchiava le mie aspettative. Provate a immaginare la gioia sapendo di poter chiamare mio figlio Giuseppe e poter festeggiare il suo onomastico il 16 novembre. Trascorsa la gravidanza il 9 giugno 2011 alle 17.15 nasce Giuseppe. Qualche mese prima di questa magica giornata, sia io che mia sorella fummo, ancora una volta, contornate dalla presenza di S. Giuseppe Moscati e, come di consueto, in sogno. Io sognai che fosse lui ad aiutarmi in sala parto, mentre mia sorella sognò un piccolo bimbo con capelli biondi e occhi chiari che le indicava a gran voce la foto di S. Giuseppe Moscati.
Il giorno della nascita di mio figlio, il personale presente in sala parto commemorava la nascita di Giuseppe Moscati, senza sapere che io fossi legata spiritrtalmente a lui, ma la cosa più strana fu scoprire che un'ausiliaria che ivi aiutava avesse in tasca l'immaginetta di S. Giuseppe Moscati. Lo vogliamo considerare un caso? No, per me non lo è. Io sono una persona molto fedele e crederete anche nei piccoli segni; infatti, come padrino e madrina di Giuseppe non potevamo che assegnare la coppia di nostri amici che per la prima volta sono venuti con noi a Napoli.
Dopo aver ricevuto il Battesimo, nel mese di settembre, Giuseppe lo abbiamo portato a Napoli. Dopo aver incontrato padre Giuseppe, gli ho chiesto di benedire mio figlio. Il nostro piccolo Giuseppe stringeva forte a sé la reliquia di S. Giuseppe Moscati, così da lasciare padre Giuseppe sbalordito, quasi da doversi rifiutare di benedirlo perché, a suo avviso, non sarebbe stato necessario in quanto un'azione del genere era come un'autobenedizione. Dopo tutto questo, voglio solo ringraziare Gesù con tutta l'anima perché ha permesso a S. Giuseppe Moscati di entrare nella mia vita e di essere sempre presente. S. Giuseppe Moscati. non mi abbandonare mai! Tiziana Leoci (Monopoli, BA).

Nata ad Amalfi (SA) il 28 marzo 1920 e residente in Striano (NA), all'età di un anno fui operata in casa di mia nonna Mariannina Valentino, che abitava a Napoli, dal dott. Moscati, inedito della famiglia di mia nonna. Grazie all'aiuto di Dio e all'ottimo intervento del dott. Moscati, l'operazione andò benissimo e dopo (quattro giorni sono ritornata a casa, nel mio paesello di Striamo. Anc'or'a oggi, novantaduenne, non mi stanco mai di pregare il Santo Medico dott. Giuseppe Moscati affinché mi assista nella mia quotidianità e mi faccia vivere nella grazia del Signore. Il 10 ottobre 2012, recatami in religioso pellegrinaggio presso il corpo del santo dott. Moscati, nella chiesa ciel Gestì Nuovo di Napoli, ho offerto una tovaglia di puro lino bianco da me ricantata da collocare sull'altare del Santo Medico, a testimonianza della mia infinita devozione per S. Giuseppe Moscati. Palma Giacinta (Striano, NA).

Mi chiamo Diana Elisabetta e scrivo per dire grazie ricevute dal grandissimo san Giuseppe Moscati. Mia madre, Teresa, molto devota al Santo, il giorno 6 giugno 2012 ha avuto un brutto incidente stradale ed é viva per miracolo insieme ad altri miei familiari. Essa, però, si trova a letto con la gamba fratturata in molte parti e la degenza sarà lunga. Tuttavia, appena guarita, verrà personalmente nella chiesa del Gesù Nuovo per ringraziare san Giuseppe Moscati. Io, invece, ho avuto il dono di un figlio, dopo quattro anni, grazie all'intercessione del Santo. Elisabetta Diana e famiglia (Casal di Principe, CE).

Mi chiamo Paolo Torelli, sono pugliese, della provincia di Bari; ho 28 anni e sono uno studente di Teologia. Mi mancano pochissimi esami al titolo del baccellerato. Conoscevo già san Giuseppe Moscati, perché avevo letto la sua biografia e il 16 novembre e ogni anno partecipo alla Messa in suo onore. Scrivo queste poche righe per segnalare una grazia che mi ha fatto. Lo scorso 18 dicembre 2011 ero in gita a Napoli per visitare i presepi di Spaccanapoli. Non vedevo la città da una gita fatta durante le scuole elementari ed è stata un'occasione propria per lasciarmi stupire e meravigliare dalla bellezza di questa stupenda città. Vi racconto ora il mio incontro col Santo.
Appena entrato nella chiesa del Gesù Nuovo avvertii un improvviso senso di inquietudine e il bisogno di confessarmi. Mi accosto in genere al Sacramento della Riconciliazione con frequenza ma, in quell'istante, ne sentivo quasi un'urgenza, una necessità. Subito dopo aver lasciato il confessionale, riconciliato con Dio, dopo aver salutato il Santissimo nel tabernacolo, mi recai, quasi rapito, con gioia nel cuore, verso la cappella del Santo. Mentre ero in preghiera, in ginocchio, con la mano sull'urna bronzea che racchiude il corpo del Santo, assorto per i tanti ammalati che mi chiedevano il ricordo nella preghiera, una voce che mi diceva: "Paolo, cerca un medico". Ricordo che ritornai dal mio gruppo confuso, quasi scioccalo. Non raccontai ad alcuno questa sensazione e continuai la visita per Napoli ripensando sempre a questa richiesta.

Premetto che non avevo alcun dolore, ma solo un piccolissimo fastidio, impercettibile e trascurabile, al testicolo. Il giorno dopo andai dal mio medico di famiglia. Dieci giorni prima di Natale, dopo i primi accertamenti, ho scoperto di avere un tumore e che il mio testicolo di sinistra era completamente distrutto dal male. Ho i brividi quando ripenso che, se non fosse stato per san Giuseppe Moscati, non me ne sarei accorto, e avrei messo in serio pericolo la mia vita. Subito dopo Capodanno sono stato operato. Poi ho iniziato i viaggi a Milano per capire l'entità del tumore, e ho scoperto che era di forma maligna aggressiva e piuttosto rara. Ho fatto cicli di chemioterapia. I dottori hanno affermato che il tumore è stato diagnosticato appena in tempo e che non aveva fatto ancora danni nel mio corpo, assicurandomi la guarigione. Ringrazio con tutto il cuore la Madonna.
Sono nato il 13 maggio e vivo da sempre sotto la sua protezione e quella di san Giuseppe Moscati, che ora amo particolarmente, per avermi aiutato e dato la pace e serenità per affrontare le terapie. Ho sentito sempre la sua protezione. Lo ringrazio anche per i medici meravigliosi, scrupolosi e affettuosi che ho avuto nel mio percorso di cura. Col mio curriculum di studi mi impegnerò a vivere seguendo il suo esempio. Paolo Torelli (forato, BA). È con grande gioia e commozione che, il 26 febbraio 2011, ho partecipato alla santa Messa nella Basilica di s. Antonio in Afragola in memoria del prof. Giuseppe Moscati, alla presenza dei frati francescani del Santuario e di padre Giuseppe Gambino che ha presieduto la celebrazione eucaristica. Per me il prof. Moscati è stato ed è come "uno" di famiglia: in ogni angolo della nostra casa c'è una sua foto e il culto che noi gli tributiamo è dovuto anche a una testimonianza ancora vivente di memoria storica, quella di mio padre Tommaso (a luglio ha compiuto 98 anni), il quale è stato visitato dal professor Moscati e sempre a noi figli, sin da piccoli, ha raccontato con lucidissima mente gli eventi che narrerò.

La storia ha inizio ai primi del '900 quando mia nonna Maria Giuseppina ebbe problemi di gozzo e fu operata all'ospedale Incurabili di Napoli. Lì ebbe modo di conoscere il prof. Moscati e rimase colpita dai modi gentili e dal fare sicuro e tranquillo di questo dottore, il quale tutte le mattine passava per il reparto a curare e visitare i suoi ammalati. Arriviamo al 1918. La nonna nel frattempo si era sposata e aveva avuto mio padre Tommaso, primo di una numerosa prole. All'età di sei anni il piccolo Tommaso cominciò ad accusare forti mal di pancia e diarrea che né il farmacista del paese né vari rimedi naturali riuscivano a calmare. Un giorno la nonna notò che nelle feci di mio padre c'era sangue e si decise di portare il piccolo Tommaso a fare una visita dal prof. Moscati a Napoli. Arrivati allo studio del professore, in sala di attesa la nonna cominciò a conversare (come si fa tra le mamme che attendono di far visitare i figli) con una donna che era lì per sottoporre a visita la propria figlioletta di poco più grande di mio padre.
Ella era partita dalla sua dimora situata nei comuni vesuviani, molto presto all'alba, a bordo del carretto di un contadino che veniva a Napoli per vendere la frutta, ed era allo studio del dottore alle 6,30 di mattina. La donna, nel suo racconto, si mortificava con la nonna di avere solo poche lire e non sapeva se le bastavano per fare la visita. Ella entrò, e all'uscita si recò dalla nonna felice e serena raccontando che il prof. aveva visitato la figlia, ma non aveva voluto alcun compenso in denaro. Fu la volta di mio padre che, insieme a mia nonna, fu introdotto nello studio da una suora con il cappello a falde larghe ad U.

Appena entrati, mio papà vide la figura di questo dottore vestito di bianco che non incuteva in lui alcun timore e chiese alla nonna di che cosa soffrisse il bambino. Fece stendere sul lettino mio padre visitando in particolar modo la pancia. Gli prescrisse uno sciroppo da prendere tre volte al dì e confermò che da lì a una settimana sarebbe stato bene, e così fu.
Sappiamo che il prof. Moscati morì prematuramente, ma non cessò la devozione della nonna nei suoi confronti, tanto che spesso da Afragola si recava nella chiesa del Gesù Nuovo per pregare sulla sua tomba. Nel 1941, mio padre, scoppiata la guerra, fu mandato nelle zone dell'Africa Orientale. L'unico legame per dare notizie alla famiglia erano le lettere che puntualmente mandava alla sua cara madre, che già si era premurata di portare una foto da militare sulla tomba del prof. Moscati affinché lo proteggesse dai pericoli della guerra. Un giorno, la nonna non ricevette più lettere da mio padre.

Trascorsero due mesi, troppo lunghi per una madre, la quale di buon mattino si recò alla tomba del Santo, e lo pregò di intercedere presso Dio per calmare il suo cuore troppo angosciato per la sorte del proprio figlio. Mentre pregava, una delle tante lettere dei devoti posta sulla tomba del Santo si staccò e dolcemente cadde a terra. Mia nonna al suo ritorno in Afragola trovò una lettera di mio padre che il postino gli aveva recapitato in mattinata, nella quale spiegava la causa del suo ritardo: erano stati trasferiti in un altro accampamento nel Sudan anglo-egiziano. Durante questa odissea di guerra, durata dodici anni tra militare e prigionia, mio padre ha molto sofferto contraendo anche la "dissenteria amebica", una malattia malarica che causò la morte di alcuni suoi compagni.

Lui, fedele al Santo dottore, anche febbricitante e moribondo, con scarse cure nel campo militare, non perse mai la fiducia nel prof. Moscati che ancora una volta lo aiutò facendolo ritornare sano e salvo alla sua famiglia. Tante volte nel corso di questi anni ci siamo rivolti al nostro prof. Moscati per interventi importanti e meno importanti che hanno interessato la nostra famiglia e sempre da lui abbiamo ricevuto conforto e grazie. Volevo rendere questa testimonianza anche a nome di mio padre che, quasi centenario, racconta e ripercorre la sua vita con dovizia di particolari sicuro che, senta l'aiuto dei suoi intercessori, S. Antonio di Padova e S. Giuseppe Moscati, oggi non sarebbe qui a raccontare quanto io ho scritto. Inoltre, vorrei rendere omaggio alla figura di questo grande medico che ha messo la sua professione medica al servizio del prossimo sofferente con grande senso del dovere e dell'umiltà sacrificandosi per i suoi pazienti e donandosi come Cristo si è donato a noi. Mi auguro che il suo esempio serva da monito a tutti i giovani laureati in Medicina, affinché intraprendano la carriera non per fini di lucro, ma cogliendo in essa gli aspetti di una missione al servizio dei fratelli sofferenti e bisognosi. Tommaso Castaldo (Afragola. NA).

Il 13 novembre 2011, al termine della Santa Messa celebrata nella mia parrocchia (S. Giovanni in Parco di Mercato San Severino) in onore di S. Giuseppe Moscati, fui colpita da una emorragia in fossa cranica posteriore. Fui ricoverata per le prime cure all'ospedale Fucito di Mercato S. Severino. Il giorno dopo, prevedendo la necessità di un intervento chirurgico, fui ricoverata all'ospedale S. Giuseppe Moscati ad Avellino (reparto neuro-chirurgia), dove la mia degenza durò quindici giorni e non ci fu bisogno di nessun intervento perché l'emorragia si ferrnò inspiegabilmente. Poi fui trasferita al Campolongo Hospital (Marina di Eboli) per la riabilitazione.

In genere chi, come me, viene colpito da questa patologia non ha scampo e, se riesce a superare la fase critica, resta costretto a letto in stato vegetativo. A distanza di un anno, sento il bisogno di dire grazie prima di tutto al Signore, che ha voluto che continuassi a vivere circondata dall'affetto dei familiari e degli amici, e poi al Medico Santo, Giuseppe Moscati che mi ha assistito e continua ad assistermi ancora nel lungo percorso di recupero. Un mese dopo l'emorragia cerebrale, fermatasi inspiegabilmente come era iniziata, con l'aiuto del mio terapista al Campolongo Hospital, dove ero ricoverata, mi alzai dalla sedia a rotelle e detti finalmente i primi passi. La gioia fu tanta che, ritornata nella mia cameretta d'ospedale, sentii il bisogno di ringraziare S. Giuseppe Moscati e di annotare le mie più intime emozioni. Ecco ciò che scrissi quel giorno:

"I miei pruni passi: Era il 13 novembre: / una domenica come tante. / Il dolore fu tanto / e, dopo qualche giorno, / mi ritrovai nell'ospedale del Santo. / Piano piano, grazie a lui, la malattia spariva / e fui pronta per la terapia riabilitativa. / Era il 13 dicembre: / un giorno che ricorderò per sempre! / Detti finalmente i miei primi passi! / Che gioia! Quanta fatica! / E difficile ricominciare, / ma ce la voglio fare!".

Ringrazio ancora il Signore e il Medico Santo, S. Giuseppe Moscati. Caterina Cotini (Mercato S. Severino, SA).

Da tempo ero ossessionato da un ricordo spiacevole. Mi sono rivolto a S. Giuseppe Moscati invocandogli una grazia tendente a cancellare detto ricordo. L'ho sempre pregato e il 16 novembre 2012 mi sono recato alla chiesti del Gesù Nuovo in Napoli per supplicarlo ancora. All'uscita dalla chiesa mi sono accorto che quel pensiero non si presentava più. Ringrazio S. Giuseppe Moscati per la grazia ricevuta; gli starò sempre fedele e riconoscente. Vincenzo Simonelli (Santa Maria Capua Vetere, CE).

Sono Maria Caropreso, nipote di Ettore, che conobbe e venne molto aiutato da Nina Moscati, sorella del Medico Santo. Tutta la mia famiglia è sempre stata devota a S. Giuseppe Moscati, che non ci ha mai abbandonato. Vorrei dare la mia testimonianza di una grande grazia ricevuta da mio padre, figlio di Ettore. Mio papà aveva un grande tumore alla vescica, tale che i medici ci avevano detto che l'unica cosa da fare era di asportarla interamente, tanto il tumore vi si era ramificato. Dovemmo rassegnarci alla necessità di un intervento, e anche mio padre comprese che non aveva altra scelta.

Io e mia madre pregavamo S. Giuseppe Moscati, ma eravamo serene e fiduciose di un suo intervento, perché mia madre vide in sogno il Santo Medico, che la tranquillizzava sull'esito dell'operazione, nonostante i risultati degli esami clinici dessero ben poche speranze. Mia madre ricorda che il Santo si presentò a lei come "don Peppino", come cioè di solito lo chiamavano gli amici. In un successivo sogno vide anche il Beato Giovanni Paolo II, che le disse che tutto sarebbe andato bene e la invitò a non abbandonare mai la preghiera.

E l'intervento di S. Giuseppe Moscati c'è stato ed è andato oltre le nostre migliori speranze, tanto che possiamo chiamarlo un vero miracolo. Il giorno dell'intervento chirurgico venne praticata a mio papà una "epidurale", ovvero un tipo di anestesia, tramite puntura lombare, che rende insensibile tutta la parte inferiore del corpo. Durante l'intervento quindi mio padre rimase cosciente. Ricorda che i medici, dopo aver inciso l'addome e messa alla scoperta la vescica, parlavano l'un l'altro con imbarazzo e meraviglia, perché del tumore era sparita ogni traccia! Un medico si presentò poi a noi, quando fu terminato l'intervento, allargando le braccia e confessando che avevano trovato la vescica "pulita", senza quel tumore "di alto grado" che pure avevano diagnosticato con l'ausilio degli appositi esami clinici. Non avevano dunque asportato la vescica, e non sapevano spiegarsi quanto era accaduto.
Maria, nipote di Ettore Caropreso (vedi Ricordi di Ettore Caropreso su Nina Moscati), ringrazia Nina e Giuseppe Moscati per un'importante grazia ricevuta.
Siamo persuasi che in favore di mio papà siano intervenuti anche mio nonno Ettore e Nina Moscati, cui tanto era stato legato fino alla fine della sua esistenza, e la cui devozione diffondeva con discrezione e delicatezza ogni giorno, alla S. Messa delle ore 9 al Gesù Nuovo, confortando quanti vedeva oppressi e sofferenti per problemi di varia natura propri o di loro familiari. Mostrava loro la biografia di Moscati che portava sempre con sé, una foto di Nina Moscati e una foto di lui stesso da ragazzo, nel periodo in cui Nina a lungo si era curata di lui. Sappiamo del resto che nessuno fu più felice di lui quando il corpo di Nina venne traslato al Gesù Nuovo.
Devo aggiungere che alla grazia fisica se ne è aggiunta una ancora più importante a livello spirituale, perché mio padre frequentava poco la chiesa, mentre ora è divenuto un fervente cristiano e non manca di venire al Gesù Nuovo presso l'urna dove è il corpo di S. Giuseppe Moscati. Anch'io, nel mio piccolo, diffondo la devozione verso il Santo Medico, sento la presenza di nonno Ettore e spero di continuare la sua opera, invitando tutti alla preghiera. Ringrazio ancora S. Giuseppe Moscati per tutto ciò che ha fatto per noi e per quanto continua a fare, ottenendo dal Signore l'aiuto verso tanti malati e sofferenti nel corpo e nell'anima. Maria Caropreso (Caserta).

Mi chiamo Titta Formisano, le scrivo per testimoniare quanto è stato grande l'amore di S. Giuseppe Moscati per la mia famiglia. Il 13 dicembre mio padre nell'accompagnare mia sorella all'università perde la vista, poiché era alla guida dell'auto l'arresto violento provoca un urto della sua testa contro il parabrezza. Colpito da un malore improvviso, viene sottoposto a diverse visite. Gli fu consigliato una RSM alla testa in modo da controllare la circolazione dei vasi sanguigni. Il risultato fu: un ematoma che sanguinava. Lui non credeva a quello che gli avevano diagnosticato, pensava che avesse un tumore e che noi glielo nascondessimo. Dopo diverse settimane e diversi consulti con specialisti decise di ricoverarsi all'ospedale Don Bosco. Prima del ricovero, raccontò a mia madre che infilando la mano in una giacca che non indossava da anni, aveva trovato una prece di S. Giuseppe Moscati. L'operazione fu fatta nel giorno di S. Ciro, in sala di attesa eravamo più di trenta. L'attesa fu tremenda... quando il dottore uscì ci raggruppammo e mentre ascoltavamo ciò che diceva ci disse: siete tutti qui per Biagio? Sarà una persona speciale! L'operazione è andata bene...

Passò la notte in dormiveglia… il giorno dopo parlava con noi e con chi veniva a trovarlo. Ma notammo che non muoveva il braccio sinistro e non deglutiva bene. Il dottore si insospettì e decise di rioperarlo… Tutti pregavamo incessantemente, le mie sorelle venendo da Battipaglia, si erano fermate a Pompei.
Di nuovo il dottore ci rincuora l'operazione era riuscita... Ma poche giorni dopo delle crisi epilettiche e delle complicazioni aggravano la sua situazione. Dopo una nuova operazione passa in sala di rianimazione, ove resta per molti giorni in coma. Potevamo vederlo solo attraverso il monitor. Mio padre era gonfio... gli occhi chiusi e respirava grazie all'ossigeno, mia madre aveva paura di accarezzarlo, tanto era ricoperto di tubi.
In quei giorni interminabili pregavo con molti conoscenti il S. Rosario e con mia madre e mia sorella mi son recata da S. Giuseppe Moscati nella Chiesa del Gesù Nuovo. Mio padre iniziava a dare segni di conoscenza, ma i dottori insistevano che era solo una reazione. Nel giorno del mio compleanno chiesi un solo regalo al Signore: vedere mio padre guarito. E dopo diversi giorni, mia madre finalmente mi dà la buona notizia: tuo padre si è svegliato, io piansi dalla gioia, ero piena di serenità.

Recitammo un Rosario di ringraziamento e iniziai ad interessarmi della storia di S. Giuseppe Moscati. Tramite il sito venni a sapere che Moscati aveva perso il padre con un emorragia cerebrale e dopo diversi anni un fratello, che cadendo da cavallo ebbe un trauma cranico, seguito da crisi epilettiche, e che la sorella partecipe della missione di S. Giuseppe Moscati, si chiamava Anna familiarmente Nina, a cui ho associato la mia storia e non ultima la seguente coincidenza: il dottore che ha operato mio padre si chiama "Giampiero Nina". Dopo che ho raccontato a mio padre quanto accaduto, abbiamo in conclusione del s. Rosario recitato la prece di S. Giuseppe Moscati e lui di risposta ci ha confidato: questo signore l'ho visto e mi ha accompagnato anche nella mia stanza dopo il coma!
Ringrazio S. Giuseppe Moscati e Gesù per averci ridato mio padre. Titta Formisano

Volevo testimoniare la grandezza di San Giuseppe Moscati. A mio marito gli fu diagnosticato un tumore di grandi dimensioni al colon. In seguito ad un'emorragia rettale lo portammo d'urgenza al pronto soccorso, ove gli fermarono l'emorragia. Da quel Sabato sera, essendo entrambi devoti a San Giuseppe Moscati, iniziammo a pregare con tutta la fede ed io fui spinta dall'esempio di San Giuseppe Moscati ad andare ogni giorno a Messa, a fare la S. Comunione e a recitare il Santo Rosario. Inoltre per la devozione verso di lui, misi sotto il cuscino di mio marito la sua immagine. L'intervento di rimozione riuscì perfettamente, nonostante la gravità della situazione ma continuai a pregare affinchè l'esame istologico desse buoni risultati. Ed infatti i linfonodi sentinella non evidenziarono metastasi, è stato necessario solo una terapia preventiva e non curativa. A conferma dell'aiuto di San Giuseppe Moscati mi trovai all'interno del Gemelli nella chiesetta ove scoprii che era a lui dedicata. Continuiamo a pregare insieme e ad avere fiducia nella potente intercessione dei Santi presso l'altissimo Gesù Cristo.
Rossella (Formia).

Sono Virginia, vedova da dodici anni con tre figli, ti voglio ringraziare per le meraviglie che ho ricevuto nella mia vita per la tua intercessione. Un anno fa sono stata operata a Napoli per un tumore al colon. Le conseguenze potevano essere molto gravi, invece, tutto è andato per il verso giusto. Grazie al tuo aiuto! Adesso ti voglio pregare per la guarigione completa del corpo e dello spirito e per i miei figli! Virginia

Circa tre anni fa, in occasione di un controllo ecocardiografico, mi è stata diagnosticata la stenosi valvolare aortica. Non avendo mai accusato alcun sintomo, stentavo a credere di avere tale patologia che necessitava un intervento chirurgico, considerato salvavita. Consultai vari medici, tra cardiologi e cardiochirurghi, ma per un anno e mezzo non riuscivo né a decidermi per l’intervento che era divenuto urgente, né a parlarne con i miei familiari per non dar loro un dispiacere, visto che in cuor mio speravo sempre di non operarmi.

Tra notti insonni e giornate cariche d’ansia e preoccupazioni, mi rivolsi a S. Giuseppe Moscati, di cui in famiglia siamo molto devoti, chiedendogli la grazia di guarirmi, oppure quella di darmi la forza necessaria per affrontare un intervento molto complesso e rischioso. Per una serie fortuita di circostanze conobbi il chirurgo che mi ha condotto per mano all’intervento e che ringrazio profondamente per la sua professionalità. "La scienza è poca cosa senza la fede", diceva il Medico Santo Giuseppe Moscati, ed io posso affermare con certezza che solo con l’aiuto divino e l’intercessione di S. Giuseppe Moscati, sono riuscita a prendere la difficile decisione di operarmi. L’intervento è riuscito bene ed il periodo post-operatorio, con le dovute difficoltà è stato superato, grazie al supporto affettivo e psicologico dei miei cari ed alla competenza e pazienza del mio cardiologo di fiducia.

Il giorno dell’Immacolata Concezione, sono venuta nella chiesa del Gesù Nuovo a ringraziare il Medico Santo, che mi ha dato una forza davvero inaspettata e che ha guidato la mano del chirurgo e continua ad assistere sempre me e la mia famiglia in ogni circostanza. Per concludere, vorrei dire a chi deve affrontare un problema di salute: "Abbiate fede nella medicina che ha fatto passi da gigante, ma soprattutto abbiate fede in Dio e nell’intercessione del Medico Santo che non mancherà di farvi sentire la sua presenza e di aiutarvi". Annunziata Russo

Voglio rendere grazie al Signore e a Maria Immacolata, per l'intercessione di S. Giuseppe Moscati che è stato il mio medico personale nella vicenda dolorosa conclusasi a lieto fine. Ho sempre sofferto dolori al collo e alle spalle, sapevo che si trattava di artrosi e di contratture, essendo io un tipo molto ansioso. Un giorno chiesi al medico di fare delle analisi per vedere come era combinata la ves e tutto il resto compreso il fattore reumatoide e da qui il triste responso: artrite reumatoide. Ero spaventata da morire pur non conoscendo molto bene la malattia, e così andai da un medico reumatologo che ha confermato la diagnosi senza fare altri accertamenti, e mi diede una cura che feci per quasi due anni, andando periodicamente da lui che mi prescriveva solo le medicine che servivano esclusivamente a non far progredire la malattia, perché non si guarisce dall’artrite.

Dopo un pò di tempo, facendo le analisi mi sono accorta che la cura era nociva in quanto i trigliceridi erano molto alti e rischiavo l'infarto. Ho pregato tanto la Madonna, che mi ha illuminata e contro il parere del medico a cui sembrava impossibile che il farmaco avesse fatto questo effetto, ho eliminato le medicine. L’ho pregata tantissimo insieme a S. Giuseppe Moscati perché potessi guarire. Fiduciosa che sarei stata esaudita, ho fatto celebrare una Messa di ringraziamento poco prima della festa dell’Immacolata e una Messa a S. Giuseppe Moscati.
Corinne Duma venuta dalla Francia (Normandia) con il fidanzato per ringraziare S. Giuseppe Moscati
per un'importante grazia ricevuta.

Mi sono sentita meglio per un pò di tempo in quanto, rifacendo le analisi, ho constatato che i valori reumatoidi erano ritornati nella norma. Diversi mesi dopo ho rifatto le analisi e ho notato che il fattore reumatoide era aumentato molto al di sopra della norma: per me è ricominciato il calvario. Ho ripreso a pregare da sola e con gli altri. Avevo la certezza che il Signore mi avrebbe guarita. Nel frattempo il medico di famiglia mi ha consigliato di andare in un centro specializzato per la cura di questa malattia. Ero molto scoraggiata e non ci volevo andare. Di nuovo ho supplicato Maria Immacolata e S. Giuseppe Moscati, chiedendo la grazia della guarigione. Ho pregato anche insieme alle mie amiche che mi hanno consigliato di fare la novena a S. Giuseppe Moscati, la cui festa ricorreva nove giorni dopo. Terminata la novena, ho percepito che il Signore mi avrebbe liberato da tutte le mie angosce. Prima di andare dal reumatologo, molto noto per la sua bravura, ho pregato anche con P. Ivan e, ancora una volta, ho intuito che il Signore mi avrebbe guarita e consolata.

Il giorno prima di andare dallo specialista, nelle orecchie mi risuonavano queste parole: "Signora, lei questa malattia non ce l’ha!". L’indomani (16 novembre, festa di S. Giuseppe Moscati), dopo un’accurata visita e la lettura delle analisi, il dottore mi ha ripetuto per ben 3 volte quella frase che avevo sentito risuonare nelle orecchie, e che echeggiava nella mia testa e nel mio cuore: "Signora, lei questa malattia non ce l’ha!". Ero stata esaudita, la malattia non c’era più. Eternamente grata, metto me e la mia famiglia sotto il manto della Madonna e sotto la protezione di S. Giuseppe Moscati, mio dottore personale e chiedo pertanto, di pubblicare questa testimonianza per rendere gloria e lode a Maria Santissima e a S. Giuseppe Moscati.
Rosetta Milazzo (Serradifalco, CL).

Scrivo per rendere nota una grazia ricevuta per intercessione di S. Giuseppe Moscati. Nel 2010 ero al 5° mese di gravidanza. Da un controllo medico furono però diagnosticati alla bambina problemi al cuore e ai reni, per cui i medici mi dissero che quasi certamente la piccola sarebbe nata con la sindrome di Down. Poiché non mi era facile accettare questa previsione, mi rivolsi ad un altro ginecologo, che però mi propose senza mezzi termini di ricorrere all’aborto. Mi recai quindi in un altro ospedale ma, prima di andare, iniziai a pregare S. Giuseppe Moscati, su suggerimento di una mia carissima zia. In seguito mi recai in ospedale, dove venni sottoposta ad ulteriori esami specifici. Con sorpresa degli stessi medici, che avevano letto la mia cartella clinica, mi fu comunicato che nella bambina non risultavano alterazioni al cuore, mentre confermavano l’esistenza di problemi renali. La ginecologa mi avvertì dunque che, a causa di ciò, se la piccola non avesse urinato spontaneamente dopo il parto, sarebbe stato necessario praticarle un intervento chirurgico.

Intanto mi fu prescritto un controllo ecografico HD fino all’ottavo mese. Nel frattempo continuavo a pregare il Santo Medico con tanta fiducia che mi avrebbe ascoltata. Alla fine mi fu detto che la probabilità che la bambina sarebbe nata Down risultava minima. Una ulteriore ecografia fatta 15 giorni dopo, cioè pochi giorni prima del parto, evidenziava che contro ogni aspettativa i problemi renali si erano anch’essi molto ridotti. Difatti, il parto avvenne regolarmente e la bambina non presentò alcuno dei problemi paventati, per cui non era necessario sottoporla ad alcun intervento chirurgico. È vero che ulteriori esami ecografici rivelavano ancora che i reni erano dilatati, tuttavia, qualche mese dopo, anche questi organi risultavano perfettamente nella norma. Ringrazio quindi con tutto il cuore S. Giuseppe Moscati, e il beato Giovanni Paolo II, per la loro intercessione presso il Signore Gesù. Patricia Mancinelli (La Spezia).

Parte II

Per inviare testimonianze di grazie ricevute, nonché eventuali foto relative (in formato "jpg"), potete usare anche la posta elettronica.


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