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Pierre Favre, maestro di preghiera - 2 Profilo di uno dei primi compagni di S.Ignazio di Loyola Nunzia Caltagirone | ![]() |
[articolo pubblicato sui Nostri Amici, 2007, nn.1- 2]
Gli scrupoli e l'indecisione della giovinezza avevano lasciato il posto ad una sorta di affidamento fiducioso e persino gioioso al soffio dello Spirito perché "lo Spirito soffia dove vuole ma non sai da dove viene né dove va..." Pietro si lascia portare dove è chiamato, spinto dall'ubbidienza e dalla docilità del suo carattere senza fare domande ma tutto giustificando e amando tutti.
Ugualmente prega per tutto e per tutti: un giorno, un suo confratello, di ritorno da una missione, racconta di aver corso molti pericoli durante il viaggio e di non essere stato accolto bene da alcuni che lo avrebbero trattato con rigore e fastidio negandogli persino l'ospitalità; Pietro innalza a Dio una preghiera di ringraziamento per gli scampati pericoli, ma subito dopo si mette a pregare per coloro che hanno maltrattato il confratello, perché con il loro comportamento, gli hanno dato modo di progredire nella pazienza e nell'umiltà.
Vive il tempo della sua vita come un regalo, e ogni giorno come se fosse l'ultimo, senza scomporsi troppo per gli avvenimenti, gioiosi o tristi che siano, fedele al motto dei gesuiti che tutta la vita va spesa per la gloria sempre maggiore di Dio. Dovunque vada, Pietro è ben accolto ed è molto ricercato come guida spirituale e confessore sia dai nobili, compreso Carlo V e il duca di Savoia, che dai giovani e dalle persone più umili.
Dopo il soggiorno di Ratisbona intraprende un altro viaggio diretto in Francia e passa per Villaret, suo paese natale, dove si ferma a predicare alcuni giorni raccomandando a tutti la devozione del rosario e insegnando anche come recitarlo bene. Prima di arrivare a destinazione, il gruppo, formato in maggioranza da spagnoli, è arrestato e incarcerato dalle truppe francesi in guerra con gli spagnoli, ma Pietro con le sue maniere accattivanti riesce a conquistare persino i suoi carcerieri che presto finiscono per liberarli tutti.
Egli continuava a dire: "Il Signore converte chi vuole, perciò il mio compito non è convertire ma testimoniare che Dio c'è ed io l'ho incontrato; la mia missione è testimoniare con la mia vita l'amore di Dio.". E crescendo in lui il desiderio di preghiera, prende l'abitudine d'informarsi sui santi protettori delle regioni che attraversa per invocarli tutti nelle sue preghiere d'intercessione.
Per lui il cosmo è vivificato dagli spiriti buoni e dagli angeli, servitori di Dio: perciò sono frequenti le sue invocazioni agli angeli custodi e agli arcangeli, ai quali chiede di proteggere i luoghi nei quali soggiorna; non contento, prega pure per tutti coloro che in futuro sarebbero passati o avrebbero abitato quei luoghi, perché il Signore li benedica. Scriverà nel suo memoriale: "Mi venne un gran desiderio di pregare alla maniera di Mosé, con le mani alzate, per sostenere tutti quelli che soffrono o combattono per qualche buon fine ed hanno bisogno dell'aiuto altrui".
È difficile incontrare nelle biografie dei beati, qualcuno che veneri come lui tutti i santi che "incontra" ogni giorno nel calendario liturgico e che sente come "presenze vive" e quasi compagni del suo peregrinare. Con Dio s'intrattiene sempre in un colloquio intimo ed amoroso, non necessariamente riempito di parole e mai interrotto neanche durante l'operosità quotidiana. Per sé chiede insistentemente il dono di un cuore puro per essere sempre dimora dello Spirito Santo e, a giudicare dagli avvenimenti della sua breve esistenza, sembra che sia stato esaudito.
È molto devoto alla Vergine Maria che invoca come avvocata; ama la liturgia e dice: "In essa rifulge la gloria di Dio. Bisogna imparare a vedere il Creatore nelle creature, in quanto il Figlio, essendosi incarnato, vive ed opera nelle creature; Dio tuttavia bisogna amarlo per se stesso e Cristo, Via, Verità e Vita deve trovarsi al centro del cuore." Mostra una propensione speciale per la SS. Trinità, com'è nel carisma dei gesuiti; chiede a Dio Padre la grazia di essergli sempre figlio obbediente e riconoscente; a Gesù di essere suo Signore e di servirlo per tutta la vita; allo Spirito Santo di essere suo maestro e la grazia di ricevere il suo amore.
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Il Beato Pietro Favre raccolto in preghiera |
Pietro è maestro di preghiera perché la preghiera è connaturata al suo essere come il respiro. Ignazio dice di non aver mai trovato una guida spirituale più capace di lui, nel dare gli Esercizi e nel condurre le anime a Dio. Predica nei conventi femminili e intrattiene ottimi rapporti con la Certosa benedettina di Santa Barbara dove dà gli Esercizi Spirituali.
Dotato del dono di stringere rapporti di amicizia con persone di ogni genere, sa attirare in tal modo molti giovani alla Compagnia e tra di essi a Magonza, diede gli Esercizi a Pietro Canisio, che si fa gesuita e sarà poi Santo e Dottore della Chiesa. Sa rimettere le anime in riga con delle osservazioni lineari, semplici e concrete: a coloro che si lamentano delle distrazioni durante la preghiera, risponde: "Bisogna coltivare il desiderio della preghiera anche al di fuori dell'ora di preghiera; se non lo si fa è come se uno, non curandosi prima di pranzo di conservare e stimolare l'appetito, poi si lagni di esserne privo quando è a tavola!"
Si sente sempre condotto dallo Spirito, protetto nel corpo e spesso illuminato nell'anima; perciò non c'è da stupirsi se, antesignano nel suo tempo, proclami già chiaramente la tricotomia dei Padri Greci: la composizione dell'uomo spirituale in corpo, anima e spirito. Pietro è un illuminato dallo Spirito che continuamente sente nel cuore e al quale chiede sempre nuove grazie. Questa particolare specie di devoti non sono legati a degli schemi fissi nella preghiera o nell'azione, ma si lasciano trasportare docilmente dal soffio dello Spirito, presente nel loro cuore.
I passi biblici più vicini al suo cuore sono i riferimenti a Gesù condotto nel deserto dallo Spirito (Matteo 4, 1), alla Madonna che nell'Annunciazione riceve lo Spirito Santo (Luca 1, 35), a Simeone guidato dallo Spirito nel tempio (Luca 2,27). II suo cammino concreto di predicatore itinerante lo porta a cambiamenti continui della sua vita dove gli avvenimenti davvero "avvengono" indipendentemente dalla sua volontà. Allenato a cercare il senso spirituale di tutto, è il primo a restare sbalordito nel vedere come alla fine, il filo rosso della provvidenza leghi tutti gli avvenimenti tra loro.
"Domanda delle grazie per le più piccole cose e ne troverai anche per compiere, credere e sperare le più grandi. Sii attento alle cose più piccole e impegnati a farle: il Signore te ne darà di maggiori. Donati tutto e spenditi per intero nelle cose che tu puoi fare con poca grazia di Dio; il Signore ti darà una grazia così grande con cui potrai fare anche le cose che ti sorpassano. Molti vanno sognando cose più o meno impossibili e frattanto non si danno pensiero delle opere che hanno tra le mani". [Dal Memoriale del B. Pietro Favre S.I.] |
È difficile per Pietro distinguere gli uomini in buoni e cattivi e non si lamenta mai di aver trovato dei nemici o degli ostacoli sul suo cammino: prega indifferentemente per il Papa, per Melantone, per Lutero, per l'imperatore o... per il capitano delle truppe francesi, suo compatriota, che lo ha fatto imprigionare per sette giorni, ma che alla fine, conquistato dalla sua affabilità, gli ha fatto una devota confessione!
Per lui, "il cosmo è tutto abitato dai figli di Dio che hanno bisogno di essere sostenuti dalle preghiere e dalla protezione degli angeli e dei santi, nel loro combattimento quotidiano contro le forze del male". Come il suo maestro ha il dono d'insegnare il discernimento spirituale alle anime, ma la loro preghiera è diversa: Ignazio, un contemplativo in azione, prega dicendo: "Signore dimmi cosa devo fare per la tua gloria sempre maggiore!".
Invece Pietro, un attivo in contemplazione, prega: "Signore, fammi capire il senso di ciò che faccio!".Lascia agli altri la scelta del dove andare o cosa fare. Quando si trova al buio, cosa non infrequente agli illuminati dallo Spirito, accetta con riconoscenza i consigli d'Ignazio che considera suo padre spirituale e che perciò ama tanto.
Per lui non è tanto importante andare a convertire qualcuno quanto "esserci", il che significa trovarsi nel posto giusto quando gli eventi accadono e i cuori si convertono; esserci da sacerdote per sostenere le anime nel combattimento spirituale, per aiutarle a fare discernimento e portare sollievo anche alle sofferenze fisiche. Esserci nell'incrocio tra la storia dell'uomo e il divenire escatologico, dove la volontà di Dio chiede di compiersi attraverso l'uomo e la sua collaborazione.
"La fede è come un granellino di senape; la carità è il più grande e il primo dei comandamenti. Con il poco di conoscenza che tu hai nell'intelletto, ti occorre crescere nel coraggio dell'azione invece di voler sempre conoscere del nuovo. Se di conoscenza e di fede non hai che un unico talento, trafficalo: ne avrai due. Guardati invece dal sotterrarlo e non dire che tu vuoi due talenti di cognizione prima di metterti ad operare". [Dal Memoriale del B. Pietro Favre S.I.] |
Nel 1543 sostiene i cattolici di Colonia che si oppongono al loro vescovo, simpatizzante per i luterani. Poi riceve l'ordine di partire per il Portogallo e si reca ad Anversa per imbarcarsi, ma colpito da una febbre terzana, si ferma a Lovanio due mesi. Ritorna a Colonia dove rimane fino alla metà del 1544. Parte per Lisbona il 12 luglio, invitato dal Papa a visitare la corte del Portogallo, e dopo una breve permanenza a corte, ricomincia il suo apostolato itinerante fermandosi prima a Coimbra presso il Collegio dei gesuiti che ospita circa 60 studenti e poi, passando per Evora e Salamanca, alla corte spagnola di Valladolid.
Nel 1546 il papa lo richiama a Roma per inviarlo al Concilio di Trento, ma il suo fisico, minato da una vita faticosissima e da febbri non curate, non regge, e a Roma muore due settimane dopo, a quaranta anni. Pio IX lo beatificherà nel 1872.
Pietro Favre lasciò pochi scritti: la sua corrispondenza con Ignazio, qualche breve trattato e il Memoriale, scritto in lingua spagnola e latina, una sorta di diario spirituale che è anche un modello e una semplificazione della preghiera del cuore rivolta alle Persone della SS. Trinità.
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