Pierre Favre, maestro di preghiera - 1

Profilo di uno dei primi compagni di S.Ignazio di Loyola

Nunzia Caltagirone

[articolo pubblicato sui Nostri Amici, 2007, nn.1- 2]

Un'assolata mattina d'estate, Pierre Favre, giovane pastorello, aiuta a pascolare le pecore della sua famiglia: è il primo figlio di Ludovico Favre e Marie Perissin ed è nato il 6 aprile del 1506 a Villaret, piccola frazione della parrocchia St. Jean le Sixt, nella giurisdizione della diocesi di Ginevra. l genitori, moderatamente benestanti, che vivono di agricoltura e di pastorizia, sono cattolici e molto pii e gli hanno dato sin dai primissimi anni un'educazione cristiana.

Il giovane Pietro è dotato di quell'inquietudine interiore che lo porterà lontano dal paese nativo, scompigliando i piani paterni che vorrebbero destinare il primogenito a succedergli nella conduzione del considerevole patrimonio di campi e prati che possiede. Meditando e scorazzando come è solito fare tutto solo, per i pascoli dell'Alta Savoia, immerso nei propri pensieri, il fanciullo sente all'improvviso un forte impulso a donarsi interamente al Signore e risponde prontamente con l'ardore della sua giovinezza facendo voto di castità perpetua.

Ha solo 12 anni e non infrangerà mai quel voto, anche se crescendo e andando a studiare a Parigi, sarà esposto ad ogni genere di tentazione; in quel periodo, il suo combattimento spirituale sarà prevalentemente contro i cattivi pensieri e gli scrupoli, cosa di cui si rammaricherà per molti anni e che riuscirà a vincere solo dopo che Ignazio di Loyola lo introdurrà nella pratica del discernimento degli spiriti. Pietro è precoce in tutto: verso i 7 anni ha iniziato a provare una particolare inclinazione verso gli affetti devoti, unita ad un forte desiderio d'imparare, ma poiché i suoi genitori lo hanno destinato a badare agli affari di famiglia - per questo non era necessaria la cultura - ogni volta che pensa agli studi negati, piange desolato; così alla fine i genitori si rassegnano e lo mandano a scuola: ha circa 10 anni. A quei tempi, studiare era un lusso riservato ai nobili o a chi doveva intraprendere la carriera ecclesiastica, ma visto il suo profitto negli studi, i genitori non si sentono d'impedirgli di continuare.

Suo maestro è Pietro Velliard, un profondo conoscitore della Sacra Scrittura, che, con l'insegnamento e la vita, sa educare i giovani al timor di Dio. Il giovane Pietro rimane nove anni sotto la sua guida, dal 1517 al 1525, "crescendo in età, sapere ed anche sapienza" come dirà lui stesso, ricordando quegli anni nel suo Memoriale. Per quest'opportunità data alla sua vita, più tardi Pietro eleverà sempre la sua preghiera di ringraziamento a Dio Padre, Creatore di tutto, perché attraverso il suo desiderio di conoscenza, conducendolo fuori dal paese natio, gli aveva dato modo di diventare sacerdote e d'incontrare Ignazio, per essergli amico e compagno nella scelta di vita.

Nel 1525, a 19 anni, con l'aiuto e il consiglio del cugino Claudio Perissin, priore della Certosa di Reposoir, non distante da Villaret, decide di completare i suoi studi alla Sorbona. A Parigi, Pietro va ad alloggiare, come pensionante a pagamento, nel collegio di Santa Barbara che ha circa 200 ospiti, e divide la stanza con Francesco Xavier, il futuro Apostolo delle Indie, che diviene anche il suo più grande amico. Nel 1529, a 29 anni, prende il diploma di baccelliere.

In quello stesso anno prende alloggio, nello stesso collegio, Ignazio di Loyola: Francesco s'incarica di dare delle ripetizioni di filosofia a quello strano studente anziano che tanta curiosità aveva suscitato al suo arrivo, mentre Pietro assume l'incarico di dipanare i suoi dubbi sul testo greco di Aristotele. I tre divengono presto inseparabili, condividendo la camera, la mensa e la borsa. E vivendo sempre insieme e accalorandosi nelle discussioni, divengono pian piano un animo solo nei desideri e nella volontà, pur essendo, di temperamento, diversissimi tra loro: serio ed autoritario Ignazio, con la stoffa del leader; focoso, impulsivo ed estroverso Francesco; calmo, affabile e gentile, Pietro. Nasce così quel sodalizio che li porterà a costituire insieme la Compagnia di Gesù.

Il Beato Pietro Favre

La Parigi studentesca del tempo, esibisce crudamente una mescolanza di scienza, pietà e sregolatezza: ce n'è abbastanza per suscitare in Pietro stati d'animo incerti e pieni di scrupoli, ai quali per natura è incline. In quel periodo, Pietro è tormentato dalle tentazioni di vanagloria, da fantasie sensuali e dal dubbio di non aver fatto una buona confessione; è indeciso sul suo futuro, non sa se fare il medico, il giurista o il teologo, sente solo di voler essere d'aiuto agli altri; non sa decidersi inoltre se entrare in un ordine religioso o scegliere il matrimonio.

Ignazio lo aiuta molto in questo: placa le sue tentazioni, consigliandogli di fare prima una confessione generale seguita dalla confessione e dall'eucaristia settimanale, in tempi in cui la comunione frequente non è usuale. Tuttavia Ignazio, da fine conoscitore di anime, non gli dà subito gli Esercizi Spirituali e impiega quattro anni per fare questo lavoro di oreficeria su Pietro che diventerà col tempo un lavoratore intrepido ed instancabile, la terza colonna della nascente Compagnia. Nel 1533 Pietro torna in Savoia e vi rimane sette mesi per fare compagnia al padre, dopo la morte della mamma.

Al suo ritorno a Parigi, nel 1534, ottiene finalmente da Ignazio di poter fare gli Esercizi che gli servono anche per fare discernimento sulle sue scelte future: per 6 giorni non prende né cibo né bevanda, eccetto la comunione giornaliera, sotto le due specie. Nello stesso anno, a 28 anni, riceve gli ordini sacri ed è ordinato sacerdote. Il 15 agosto 1534, giorno dell'Assunta, i primi 7 compagni della futura Compagnia, Ignazio, Francesco, Pietro, Bobadilla, Lainez, Salmeron e Rodriguez, si riuniscono nella cappella di San Dionigi a Montmartre e promettono solennemente di andare in Terra Santa e lasciare parenti e reti come gli Apostoli, per dedicarsi alla missione di evangelizzazione; fanno inoltre un voto speciale di ubbidienza al Pontefice. E' Pietro, unico sacerdote tra loro, a celebrare la messa.

E' nato il primo nucleo della Compagnia di Gesù. Ad essi si aggiungeranno Jay, Codure e Broët. Il 15 novembre del 1536, in nove, lasciano Parigi per Venezia, dove Ignazio era arrivato un anno prima e da dove contano d'imbarcarsi assieme per Gerusalemme; attraversano a piedi la Lorena, la Germania, le città luterane di Basilea e Costanza e i territori occupati dalle truppe francesi e spagnole in guerra tra loro: è inverno e fa un gran freddo. Una volta arrivati, non stanno con le mani in mano e vanno subito negli ospedali ad assistere i malati; Pietro inoltre, essendo l'unico sacerdote, si occupa delle confessioni.

Dopo la Pasqua del 1537, ancora impossibilitati a imbarcarsi perché la flotta veneziana combatte nel Mediterraneo contro i turchi, si disperdono per tre mesi in luoghi solitari e quando tornano, il Papa Paolo III li nomina predicatori apostolici dando loro il mandato di predicare dovunque. Nell'ottobre dello stesso anno, Pietro riceve dal Papa l'incarico di commentare le Scritture all'università romana della Sapienza (15371539). Nel frattempo, nel 1538, i gesuiti sono denunciati all'Inquisizione come eretici dall'agostiniano Mainardi e dall'erasminiano Pascud: sarà lo stesso Ignazio, per non compromettere il loro apostolato, ad esigere il processo dal quale usciranno completamente discolpati.

Paolo III, dopo una prima approvazione orale data alla Compagnia, la conferma il 27 settembre 1540 con la Bolla Regimini militantis Ecclesiae. Da quel momento inizia il ministero ufficiale di Pietro e dei suoi compagni: insegnano il catechismo ai fanciulli, tengono conferenze bibliche, predicano e danno gli Esercizi Spirituali insegnando la metodologia anche ai sacerdoti diocesani. Nel 1540 Pietro parte per la Spagna e poi, con Pedro Ortiz, rappresentante dell'imperatore Carlo V, partecipa ai colloqui tra i capi cattolici e protestanti alla Dieta di Worms.

Durante i suoi viaggi Pietro è solito evangelizzare le famiglie che lo ospitano ma non trascura mai la preghiera personale e, sotto la guida del suo maestro interiore, come lui chiama lo Spirito Santo, sviluppa e perfeziona un tipo di preghiera continua molto vicina alla preghiera del cuore dei monaci orientali anche se mediata dalla pratica dell'orazione mentale degli Esercizi Spirituali.

Dopo Worms, sperimenta una preghiera personale combinando insieme la meditazione sulla vita di Cristo e della Madonna con la liturgia e il breviario. Nel 1541 è invitato alla Dieta imperiale di Ratisbona e da allora in poi non smette più di esercitare una specie di ministero itinerante percorrendo molte regioni della Germania, Belgio, Spagna e Portogallo. Quando attraversa a piedi monti, campi e vigneti, medita i misteri della vita di Cristo o della Trinità di cui è molto devoto, sempre concentrato nella preghiera che diviene "un'orazione del cuore peregrinante" e molto congeniale al suo spirito.

La peregrinazione, in obbedienza ai comandi di Ignazio e del Sommo Pontefice, è per Pietro una forma fondamentale di vita apostolica; è un"sacerdote pellegrino" nei paesi europei passati al protestantesimo: per lui, l'itineranza missionaria si dispiega in un succedersi di eventi, intesi come snodi cruciali e occasioni di grazie in cui si rivela l'incontro tra il Dio in tre Persone, soggetto di tutto, e la libertà dell'uomo, che collabora con Dio a realizzare se stesso e la sua storia.

Il divenire del Regno di Dio non è delimitato ad un luogo o ad un tempo, ma è un presente escatologico che si attua nel presente della preghiera e della conversione, e in ogni luogo, nell'intimo dei cuori. Non si stanca mai di ringraziare Dio per i benefici ricevuti; il suo Memoriale, inizia con: "Anima mia benedici il Signore e non dimenticarti mai dei molti benefici che ti ha fatto... rifletti anima mia come egli ti ha liberato da tante angustie e da grandi turbamenti di spirito".


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