San Francesco De Geronimo
"Il Missionario di Napoli"

Michele Corcione s.j.

Ci viene spontaneo domandarci come mai S.Francesco De Geronimo (nato a Grottaglie, Taranto, il 17 dicembre 1642) finì col farsi gesuita. Sappiamo che a dieci anni lasciò la sua famiglia per frequentare, come interno, la scuola "S.Mattia" che i sacerdoti di Grottaglie avevano aperto, in una casa presso l'attuale chiesetta dedicata alla Madonna del Lume. Qui, abbastanza presto, finirono col vestirlo da prete e con l'affidargli la cura della chiesetta. Rimase con loro fino ai diciotto anni, studiando e dimostrando una spiccata tendenza alla preghiera.

S.Francesco De Geronimo (1642-1716)
Affresco nella chiesa del Gesł Nuovo a Napoli
[Foto Egidio Ridolfo s.j.]

Si alzava al mattino molto presto e, di nascosto, se ne andava a pregare nella chiesetta, ritirandosi poi in camera un po' prima che i preti si alzassero. Maturò cosi la sua vocazione sacerdotale. Perciò, a diciotto anni, per proseguire gli studi, dovette andare a Taranto in seminario, e frequentare il collegio tenuto dai Padri Gesuiti. Qui avvenne il suo primo incontro con essi.

Vi rimase cinque anni e quando, pensando seriamente al sacerdozio, dovette partire per Napoli, per continuare gli studi di Diritto canonico e civile presso la Regia Università, vi andò anche per poter continuare a frequentare il Collegio appunto dei Gesuiti e iniziare gli studi di Teologia. Non aveva ancora 24 anni quando fu ordinato sacerdote dal Vescovo di Pozzuoli, nella sua cappella privata. Da sacerdote poi si stabilì al Collegio dei Nobili dei Gesuiti, aiutandoli nell'educazione dei convittori.

In tutto questo tempo continuò a impegnarsi e mostrò una forte tendenza alla preghiera e alla contemplazione. All'inizio aveva intenzione, una volta terminati gli studi, di tornare a Grottaglie per dedicarsi all'evangelizzazione dei suoi compaesani. Di fatto non vi ritornò più, perchè chiese di entrare nella Compagnia di Gesù a 28 anni, quando era già laureato in Diritto e prossimo a laurearsi in Teologia. Che cosa era successo?

Francesco ormai era maturo e conosceva bene se stesso. Sentiva una spiccata tendenza alla preghiera, ma anche all'azione. Sotto questo aspetto, la vita del sacerdote diocesano gli andava stretta. Lo spirito e lo stile di vita dei Gesuiti lo avevano molto colpito: essere comtemplativo nell'azione, un'azione vasta, intensa, grande quanto il mondo.

Perciò i superiori, quando aveva terminato appena il suo primo anno di Noviziato, lo inviarono subito a Lecce per dedicarsi alla "Missione volante Salentina", per tre anni. Francesco pensò addirittura di chiedere di andare missionario nelle Indie. Non l'ottenne. Le "sue Indie" dovevano essere Napoli. Doveva diventare "il missionario di Napoli", dove rimase per 40 anni, fino alla morte.

La situazione socio-religiosa della più grande città del mezzogiorno, nella seconda metà del seicento, era estremamente seria. Circa 200.000 abitanti si addesavano in un angusto perimetro urbano, popolavano un decina di "borghi" periferici, si accampavano alla meglio lungo le "marine" del bellissimo golfo.

Santuario di S.Francesco De Geronimo
a Grottaglie (Taranto)
[Foto Egidio Ridolfo s.j.]

Come tutte le metropoli europee di quei tempi, Napoli era il luogo delle più stridenti contraddizioni. Da una parte, lo splendore medioevale, rinascimentale e barocco delle sue vie, dei palazzi e delle chiese; dall'altro lo squallore malsano dei vicoli, dei "bassi" e dei "fondaci", topaie senza luce, dove in penosa promiscuità viveva la maggior parte della popolazione.

Da una parte, l'altro tenore di vita di una nobiltà oziosa e attaccabrighe; dall'altra, gli stenti di un ceto numeroso di piccoli artigiani, commercianti e pescatori. A questi si aggiungeva una folla di sbandati e diseredati in cerca di fortuna, di poveri contadini attirati dal miraggio di un guadagno più facile, di oziosi e sfaccendati, di ciarlatani, di soldati e marinai, ladri, assasini, lenoni e prostitute. Una massa fluttante in lotta continua con la sopravvivenza e nella quale il degrado umano e cristiano era enorme.

Le scelte apostoliche di S.Francesco De Geronimo caddero proprio su questa parte di Napoli. L'amò con l'amore di Cristo e ne condivise la vita, che si svolgeva, quasi esclusivamente, sulle pubbliche strade. Esse divennero il suo ordinario campo di lavoro apostolico.

Se si eccettuano le poche ore di sonno e quelle dedicate alla preghiera, il resto della sua vita lo trascorse con i "lontani", proprio lì dove vivevano, per le strade e le piazze della parte più malfamata di Napoli. Attraverso il ministero della Parola e dei Sacramenti della Penitenza e dell'Eucarestia ed attraverso una catechesi popolare continua, egli attuò un'opera di risanamento morale, umano e cristiano che gli sopravvisse per lungo tempo.

Aiutato stabilmente da circa duecento laici, reclutati dalla categoria dei piccoli artigiani e dai suoi stessi convertiti, andò incontro ai peccatori e alle prostitute, gli "ultimi" del Vangelo, i suoi prediletti. Ne accostò migliaia ed egli stesso, su richiesta dei superiori, teneva conto delle conversioni che operava.

In dieci anni le conversioni più importanti ricordate da lui furono 3.674. In tutto questo si diede a diffondere intensamente la devozione ai Santi Ciro e Giovanni, medici martiri dei primi secoli del cristianesimo, ed è alla loro intercessione che attribuiva tanti prodigi e frutti spirituali.

Fu un'opera di evangelizzazione, di catechesi dei lontani che andava a cercare nel loro ambiente per portarli poi nella chiesa del Gesù Nuovo, per i sacramenti della confessione e della comunione. Curava molto la terza domenica del mese, destinata alla comunione generale. La chiesa del Gesù non era sufficiente per contenere la folla che accorreva. Bisognava celebrare diverse Messe. La gente che si comunicava arrivava fino alle 20-23.000 persone.

Francesco De Geronimo morì santamente l'11 maggio 1716. La domenica che seguì il suo transito al Cielo, nella chiesa del Gesù Nuovo si distribuirono 42.000 comunioni. Che dire poi dei miracoli o prodigi d'ogni genere da lui compiuti? Egli stesso disse una volta che superarono i diecimila. Tutto era frutto della sua intensa preghiera e del suo immenso amore.


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