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San Giuseppe Moscati Sebastiano Esposito s.j. - Egidio Ridolfo s.j. |
Il Gesù Nuovo, S.Chiara e il Monastero delle Clarisse -- Moscati nel ricordo di una clarissa di Ravello
Una clarissa di S. Chiara a Napoli testimone di S. Giuseppe Moscati
Nota sul Monastero della Clarisse di Piazza del Gesù a Napoli
Il Gesù Nuovo, S.Chiara
e il Monastero delle Clarisse (Egidio Ridolfo s.j.)
Chiunque voglia avere una conoscenza più approfondita di San Giuseppe Moscati si rende conto - sulla scorta delle testimonianze dei contemporanei e degli studi dei più competenti biografi del Santo - come nella sua vita spirituale l'elemento francescano sia ben evidente. P. Sebastiano Esposito s.j. ha recentemente dedicato uno studio a questo tema, pubblicato nella nostra rivista Il Gesù Nuovo e disponibile anche nel nostro sito: Influssi francescani nella spiritualità di San Giuseppe Moscati.
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Due giovani clarisse del Monastero di Piazza del Gesù Nuovo a Napoli. |
Sappiamo che per Moscati la partecipazione quotidiana alla S. Messa era una esigenza fondamentale e una pratica costante. Questa partecipazione avveniva, si può dire in egual misura, sia nella chiesa del Gesù Nuovo dei Padri Gesuiti come nella basilica di Santa Chiara. Accanto alla basilica, di fronte al Gesù Nuovo, è presente il Monastero di clausura delle Clarisse, e anche questo vedeva spesso la presenza di Moscati, anche come medico, quando veniva chiamato per assistere delle monache inferme, visite che egli faceva con grande disponibilità e senza che mai lo si potesse convincere ad accettare alcun compenso.
La prima, fondamentale biografia di Moscati è quella dell'Arcivescovo di Amalfi, Mons. Ercolano Marini, edita nel 1929 (e con una seconda edizione nel 1930), a soli due anni dalla morte del Prof. Moscati. Marini attinse dall'ampia documentazione fornitagli da Nina Moscati, sorella di colui che già la vox populi chiamava il "Medico Santo".
Scrive Mons. Marini a p. 191: "Il prof. Moscati, dalle alte regioni dello spirito, ammira le virtù religiose prosperanti nei monasteri di clausura e nelle case d'istruzione e di beneficenza cristiana" (1). Precisa poi che Moscati "non si contenta di venire in aiuto nelle necessità corporali delle religiose, ma va più innanzi dando loro consigli di perfezione" (p. 194).
Mons. Marini riporta, tra varie testimonianze di religiose, quella della Badessa delle Clarisse di quegli anni: "Nell'epoca epidemica del 1918, trovandosi in fin di vita una cara consorella esemplarissima, al nostro dolore rispose: "Beata figlia, va a meritarsi la corona che il buon Gesù le ha preparata; l'ha servito ed ora avrà il suo premio. E ditemi, che cosa mai si sarebbe trovata se avesse servito il mondo, l'orribile, l'ingrato mondo? Mi dispiace solo che avete avuto con essa una grande perdita" (pp. 195-196).
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S. Chiara, Coro delle Clarisse, Napoli |
A proposito del rapporto tra Moscati e le Clarisse, nell'articolo sopracitato P. Esposito, tra i migliori conoscitori di S. Giuseppe Moscati, sottolinea: "Recentemente Padre Marranzini (che oltre ad aver curato l'edizione degli scritti più importanti di Moscati è nativo di S. Lucia di Serino), ha dedicato un volume di ricerca e documentazione storica alla Chiesa di S. Maria della Sanità e al Monastero delle Clarisse di S. Lucia di Serino. [...] Un intero capitolo è dedicato ai rapporti che il monastero ebbe con la famiglia Moscati".
Rapporti intensi e più che cordiali. Basti pensare che: "Non poche giovani dei Moscati sono state educate dalle Clarisse, e alcune di loro hanno vestito l'abito francescano e sono state anche abbadesse".
Anche il magistrato Francesco Moscati, padre del piccolo Giuseppe, durante il periodo della villeggiatura a S. Lucia di Serino, "si recava spesso con tutta la famiglia nella vicina chiesa delle Clarisse e visitava talvolta la sua parente, Suor Maria Raffaela Moscati".
Né va dimenticato il gesto di amicizia e generosità con cui Nina Moscati, sorella del Santo, dopo la morte del fratello e prossima lei stessa alla fine, volle restituire al monastero un fondo rustico che i suoi antenati avevano legittimamente da loro acquistato per preservarlo in un periodo in cui le autorità requisivano spesso i beni dei religiosi (gesuiti compresi) e delle religiose, in clima di aperta persecuzione anticristiana.
Tutto questo fa chiaramente comprendere come S. Giuseppe Moscati tenesse anche a partecipare attivamente e sentitamente - ogni anno in agosto - alla festa solenne di S. Chiara d'Assisi, presso il Monastero delle Clarisse di Piazza del Gesù Nuovo, festa che allora come oggi comprendeva una novena predicata e poi le celebrazioni solenni dell'11 agosto.
In anni recenti si sono aggiunte due testimonianze dirette, una di Suor Maria Angela Manzi, clarissa a Ravello, che ebbe in Moscati un deciso "alleato" nell'incoraggiare la sua vocazione alla vita religiosa tra le Clarisse di S. Chiara, e la testimonianza di Suor Maria Chiara Brayda, clarissa del monastero di Napoli, che da bambina conobbe Moscati e ricorda come questi fu di grande aiuto nel guarire suo fratello dal tifo. Testimonianze pubblicate nella nostra rivista Il Gesù Nuovo, che riproduciamo qui di seguito.
Moscati nel ricordo di una clarissa di Ravello (Sebastiano Esposito s.j.)
[Articolo pubblicato sul Gesù Nuovo, 1990, pp. 102-103.]
Da un tranquillo monastero di Clarisse, sospeso tra cielo e terra nello scenario incantato di Ravello, ci giunge, inattesa ma gradita come ogni dono prezioso, questa testimonianza di una Suora ottantaquattrenne, che a suo tempo conobbe di persona il Prof. Moscati. Ne trascriviamo il testo.
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Cappella delle Clarisse di Napoli, prima degli ultimi restauri. |
Pace e Bene!
Monastero S. Chiara - Ravello,
31 gennaio 1990
Io, Suor Maria Angela Manzi (al secolo Rosa), Clarissa del Monastero di S. Chiara in Ravello, attesto la mia guarigione dopo una visita del Santo Professore Giuseppe Moscati nell'anno 1926, ai primi di maggio. Avevo vent'anni quando morirono mia mamma e mia nonna. Questi due dispiaceri influirono sul mio fisico, e l'indebolirono tanto da portarmi tutti i giorni la febbre a 38-39 gradi.
Il medico curante di famiglia, Dottor Leonida Cavallaro, di San Giorgio a Cremano, dopo insistenti cure non ebbe risultato positivo. E così, accompagnata dallo stesso Dottore, dal nonno e dalla zia, ci recammo a Napoli per una visita specialistica del Prof. Giuseppe Moscati.
Appena il Professore mi vide, mi domandò: "Questa ragazza ha fatto il precetto pasquale?" Io, subito, gli risposi: "Che crede, che al mio paese siamo eretici?" Il Dottor Cavallaro gli spiegò che tutti noi di famiglia eravamo iscritti al Terz'Ordine Francescano.
Dopo la visita accurata, il Professor Moscati disse: "Questa ragazza è sana come un pesce; forse ha qualche pensiero in testa".
Intervenne il Dottor Cavallaro, il quale presentò la mia posizione in famiglia, che contrariava la mia vocazione di consacrarmi totalmente al Signore tra le Clarisse di S. Chiara.
In quel momento il Professor Moscati mi è sembrato un Santo. Poi sentenziò: "Queste ragazze perdono la testa: o per un uomo, o per Gesù Cristo: e datancille!" (cioè: lasciatela libera!).
Il povero nonno e la zia chinarono il capo; ed il Professore ancora: "Fatevi monaca, fatevi monaca!"
La cura che mi prescrisse: "Deve mangiare e bere vino vecchio, perché è troppo dimagrita e anemica!!
Io, a dir la verità, non volevo ingrassare perché, essendo bassa di statura: come avrei fatto a salire le scalinate del monastero? Al sentire questo il Professore subito rispose: "Le salirete le scalinate, le salirete le scalinate del Monastero!"
Tutto ciò si è avverato, ed ora all'età che ho (84 anni) salgo e scendo le scale come se avessi venti anni.
Nel salutarci, mise la mano sulla spalla del nonno dicendo: "Non la contristate, non la contristate!"
Non volle alcun compenso!
Ed ora, S. Giuseppe Moscati, continua a proteggermi, fin quando ti incontrerò in Paradiso, per lodare insieme il Buon Gesù.
Suor M. Angela Manzi
È sorprendente come in questa pagina, che a prima vista sembra saltata fuori dai "Fioretti di S. Francesco", si manifesti la "cifra storica" tipica della vita e della personalità di Moscati. Basta confrontarla con altre testimonianze che abbiamo riferito in questa rivista (2). Rivelano una medesima struttura.
Anzitutto l'incontro, con la domanda provocatoria e benevolmente ironica che rompe ghiaccio e distanze. Essa s'impernia sempre, in un modo o nell'altro, su Cristo, e spesso su Cristo ricevuto nell'Eucaristia. Qui: il precetto pasquale. Per facilitare l'intesa, Moscati - che pure ama la lingua italiana e la usa con gusto e perizia - non disdegna il dialetto ("e datancille!").
Segue poi la visita accurata, ma nella quale egli coinvolge tutta la persona, compreso quello che essa "ha in testa".
Quando poi, come in questo caso, s'imbatte in un giovane o una giovane che manifesta segni sinceri ed equilibrati di vocazione religiosa, si rende consigliere e "complice". ("Fatevi monaca, fatevi monaca!").
Infine, la previsione "azzeccata". Qui ci si può domandare se si tratta (solo) di intuito o di un vedere più lontano, al di là delle forze umane. Non siamo in grado di decidere. Ma i "casi" sono troppi, ci sembra, per poter attribuire tutto al "caso".
Chi l’avrebbe mai detto che, a meno di cinquanta metri dalla chiesa del Gesù Nuovo, dietro le grate del Monastero di S. Chiara si nascondesse una Clarissa che nell’infanzia aveva conosciuto S. Giuseppe Moscati? Sembra quasi impossibile, in un’epoca come la nostra, in cui ogni fatto o notizia viene subito sospinta a galla. Eppure la cosa sta proprio così: in tutti questi anni di crescente culto, di festeggiamenti, di testimonianze riguardanti San Giuseppe Moscati, quella notizia è stata custodita con riserbo dietro le sbarre della clausura. E questo è il primo merito che vorremmo segnalare ai nostri Lettori. Nel nostro mondo, in cui tutto fa o diventa notizia, dover costatare che una notizia veramente significativa viene custodita nel silenzio e nella riservatezza di un chiostro: tutto questo è già una lezione di stile religioso che edifica ed incute rispetto.
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Suor Maria Chiara Brayda |
Si dà il caso, però, che la Provvidenza disponga a volte che la lampada non resti sotto il moggio, ma che illumini la casa. È trapelata, infatti, in ambienti che vivono a contatto con il Chiostro, la notizia che una Clarissa aveva conosciuto da ragazzina S. Giuseppe Moscati. Capirete bene che ho deciso subito di incontrare la fortunata religiosa, tanto più che proprio in quei giorni mi stavo occupando di alcuni testimoni viventi che avevano conosciuto il Prof. Moscati (3). Mi sono perciò recato nel parlatorio del Convento, amabilmente ricevuto dalla Badessa, che ha confermato la notizia e ha autorizzato il colloquio con Suor Maria Chiara Brayda – questo è il nome della fortunata testimone.
E qui è avvenuta la seconda sorpresa. Mi immaginavo una persona molto appesantita dagli anni, con poca memoria, e invece mi son trovato davanti ad una religiosa sveglia, per nulla accasciata dall’età (è del 1919), proveniente da una famiglia colta e di prestigio. Nella sua umiltà, la Suora, sin dall’inizio, sembrava volesse attribuire poca importanza ai propri ricordi (che importanza può avere la testimonianza di una bambina?); ma poi con poche battute ha di fatto tratteggiato un profilo di Moscati che val più di una biografia.
“Vedo – così ha esordito – il letto dove giaceva mio fratello, gravemente ammalato di tifo”. Tutta la famiglia era preoccupata. Qualcuno suggerì al padre Pietro, Magistrato di Cassazione, che chiamasse in aiuto il Prof. Moscati. Il Padre però era restio, “perché sapeva che il Prof. Moscati non avrebbe accettato alcun onorario”, come era ampiamente noto e come era ancor più prevedibile, trattandosi di una famiglia certamente conosciuta dai Moscati, altra famiglia di uomini giuristi.
“A questo punto, prosegue la Clarissa, vedo la porta che si apre ed entra il Prof. Moscati, il quale si lamenta di non essere stato subito chiamato a prestar aiuto”. Finale: Suor Maria Chiara mi mostra una foto del Padre ed una del Fratello prima malato, poi guarito e vissuto robustamente fino a qualche anno fa. E tutto ciò in un tono di semplicità, letizia ed umiltà francescana.
Uscendo dal parlatorio, io ripensavo ai pochi lineamenti rievocati dalla Clarissa: Moscati distaccato dal denaro, Moscati amico premuroso, Moscati medico insigne. C’è qualcuno capace di darne un ritratto più sintetico e completo?
In una nota previa la Badessa di S. Chiara scrive: "Carissimi, quest'anno, con il depliant annuale, nella festa di Santa Chiara, diamo inizio ad un excursus storico riguardante la stupenda ma non conosciuta figura della Regina Sancia di Majorca: "da regina a monaca clarissa".
Nel 1310, la Beata Sancia, nata regina e morta "sorella Chiara", dà inizio in Napoli, insieme al devotissimo marito re Roberto d'Angiò, alla costruzione di una vera e propria "cittadella francescana" composta dalla splendida Basilica di Santa Chiara, da un monastero destinato alle Clarisse e da un contiguo convento per i Frati Minori, delegati all'assistenza spirituale.
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Monastero delle Clarisse di Napoli. Refettorio. |
L'Ordine dei Minori riceve sempre dalla regina Sancia una premurosa attenzione e l'autorevole storico L. Wadding così ne sottolinea benevolenza e beneficenza: "...si dimostrò madre nel soddisfare le loro necessità, sorella per la sua familiarità e buona disposizione, messo da parte il suo contegno di sovrana, protettrice nel contrastare gli avversari, avvocata nel discutere questioni giudiziarie presso il Papa o altri sovrani, ausiliatrice nel promuovere l'Ordine e nel fondare nuovi monasteri".
La Comunità delle Sorelle Povere di Napoli, perennemente grata alla Beata Sancia, Le rende omaggio ricordandone passione religiosa, solerte impegno, entusiastico ardore. Figlia di Giacomo d'Aragona, primo Re di Maiorca, detto Le Bon Roi e di Esclaramoda de Foix, Sancia nasce nel 1286, "piccola pianta" - come ella stessa ama definirsi, sull'esempio della madre Santa Chiara - di una famiglia dai sentimenti pienamente e santamente cristiani.
Nel 1304 Sancia sposa Roberto d'Angiò e nel 1309 viene incoronata ad Avignone Regina di Gerusalemme e Sicilia. Incline alla vita spirituale, manifesta un forte attaccamento verso i francescani e le clarisse, che amerà come figli e figlie, convertendo nella maternità spirituale la maternità fisica che le manca. Si dedica con fervore al patrocinio e alla fondazione di monasteri e altre opere pie a Napoli, ma anche in Provenza e soprattutto in Terra Santa. Infaticabile nella preghiera, è sempre presente e coinvolta anche negli affari di Stato, dotata com'è di straordinarie capacità amministrative e di chiare abilità diplomatiche.
Il 30 gennaio 1321 viene solennemente stipulato l'Instrumentum Super Costructione, Dotatione et Ordinatione ("Atto sulla costruzione, dotazione patrimoniale e regolamentazione") del Monastero di Santa Chiara e del convento dei Frati Minori, e se ne stabiliscono anche le norme del regolamento comunitario.
È Sancia, in prima persona, a dettare nell'atto le disposizioni, a partire dalla decisione di fondare in Napoli, nella località detta extra hortos un monastero intitolato, per la prima volta (nella storia della Chiesa), al Santo Corpo di Cristo e destinato alle monache di Santa Chiara e ai frati dell'Ordine dei Minori.
Le Clarisse avrebbero dovuto attenersi alla Regola delle monache di San Damiano. Sempre concreta e determinata, Sancia procede con sollecitudine nel dare vigore, assistenza e conforto a tante comunità, e il suo impegno a servire Dio è ben condensato nelle parole del Papa Giovanni XXII che, nel 1326, così ne loda lo svolgimento dell'assiduo lavoro: "...con la costanza di un'ape operosa la cui mente non si concede alcun riposo".
Note
1. Mons. Ercolano Marini, Il Prof. Giuseppe Moscati, della R. Università di Napoli, Giannini 1930.
2. Cfr. S. Esposito, S. Giuseppe Moscati nel ricordo di alcuni testimoni oculari viventi, in Il Gesù Nuovo, 45 (1989), pp. 284-287; Dichiarazioni di altri tre testimoni oculari viventi su S. Giuseppe Moscati, loc. cit., pp.352-355; "C'è un Medico al di sopra di noi". Altre testimonianze sulla vita e su uno scritto di S. Giuseppe Moscati, loc. cit., 46 (1990), pp. 23-25.
3. Cfr. S. Esposito, Un gesuita ed un vescovo tuttora viventi rievocano il loro incontro col Prof. Moscati, in Il Gesù Nuovo, 60 (2004), pp. 154-158.
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moscati@gesuiti.it |