Annalisa Durante: una giovane vita che invita alla speranza Stella Cappelli - Piera Polidori | ![]() |
La tragica vicenda di Annalisa Durante, vittima "per caso" di uno scontro di camorra, nel popolare quartiere Forcella di Napoli, ha fatto molto riflettere. Dal punto di vista umano un fatto assurdo, come può esserlo una vita interrotta proprio nel pieno della giovinezza, con le sue ansie e i suoi sogni.
Un caso purtroppo non isolato, e sarebbe stato già da tempo archiviato dalla memoria collettiva, ma non è stato così, ed a questo ha contribuito, oltre il ricordo e l’affetto degli amici, il ritrovamento di una sorta di "diario": un quaderno dove di tanto in tanto Annalisa annotava pensieri, riflessioni, dichiarazioni d’amore, considerazioni sui rapporti con i genitori e la sorella, echi vari del suo vissuto quotidiano. (1)
E se quanto scrive denota una notevole capacità di introspezione, colpisce soprattutto la "pulizia" della sua anima, la semplicità di fondo che la faceva essere solidale non solo con i suoi amici ma anche con quanti potevano aver bisogno di lei. Colpisce la proprietà di linguaggio, nonostante siano pagine scritte "di getto", la sua indubbia capacità, insomma, malgrado la giovanissima età, di esprimere i sentimenti del suo cuore, della sua anima.
"Ogni persona che passa nella nostra vita è unica, lascia sempre un po’ di sé e prende un po’ di noi. Grazie per aver incrociato il mio cammino!" [dal "Diario di Annalisa", Pironti Editore, 2005, p.203.] |
E l’impressione che se ne ha è che effettivamente sono pagine "aperte alla speranza", e come tali sono state percepite dai più, che le hanno conosciute grazie alla casa editrice Pironti che le ha pubblicate (2). Il breve percorso terreno di Annalisa è un invito a nutrire degli ideali, a non lasciarsi troppo condizionare dall’ambiente, anche quando non è dei migliori come quello del suo quartiere. La vita di Annalisa è così divenuta per molti una autentica "stella" in più nell’infinito universo di Dio, dove la sua esistenza continua in pienezza di gioia e di vita.
Riportiamo – a titolo di esempio - tre "testimonianze" su Annalisa: quella di un giovane Avvocato di Napoli, poi quella di una Dott.ssa della Polizia di Stato, Stella Cappelli (3), e infine quella di Piera Polidori, Dirigente di Farmacia nel Centro Trapianti ISMETT di Palermo, che si è trovata coinvolta nel trapianto di due degli organi donati da Annalisa tramite la generosa disponibilità dei suoi genitori, organi che hanno dato nuova speranza di vita ad altrettante persone. Anche in questo senso, la "vita" ha sempre l’ultima parola…
[nota di I.Egidio Ridolfo s.j.]
La "piccola parrucchiera" napoletana
Stava ancora sui banchi di scuola, ma sognava di fare la parrucchiera, magari di aprire lei stessa un bel negozio nel centro storico di Napoli, nel suo quartiere di Forcella. Sognava di sposarsi, come le le ragazze della sua età, magari organizzando un matrimonio "favoloso", invitando le amichette del cuore, ed i suoi cantanti preferiti, i neomelodici, come si usa fare a Napoli.
Quel matrimonio sarebbe stata l’apoteosi di un mito: si sarebbe sposata la "Bellissima", come tanti coetanei la chiamavano. Convolando a nozze sarebbe franato il cuore della "Vip": così la quattordicenne Annalisa Durante era conosciuta nel "suo" quartiere.
Purtroppo, una maledetta sera la "Bellissima" è sì franata, ma sotto i colpi crudeli e sbagliati, maledettamente imprecisi, delle nuove leve della criminalità napoletana. Per ironia della sorte i suoi capelli, proprio quei capelli per i quali aveva una cura amorevole, fino al punto da farle scegliere la sua "vocazione professionale", erano serviti al becero di turno per afferrarla e ripararsi dietro al suo corpo, e giù, per sempre, in una pozza di sangue, con il "cuor di leone" che scappava per sfuggire all’agguato mortale.
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"Don Luigi vuole che facciamo la raccolta di vestiti per le persone meno fortunate... Mi sono offerta di andare in giro per tutte le case della gente che conosco... Ogni Natale ripenso alla favola della piccola fiammiferaia. Quanti pianti mi sono fatta quando mamma me la raccontava... I tre fiammiferi erano i tre desideri di quella piccola sola al mondo, che aveva i piedi rossi dal gelo e moriva di freddo. Negli ultimi momenti di vita soltanto i fiammiferi le avevano riscaldato il cuore... [dal "Diario di Annalisa", Pironti Editore, 2005, pp.145-146.] |
Era la sera del 27 marzo 2004. Aveva da poco compiuto 14 anni, essendo nata il 19 febbraio 1990. Adesso che il clamore è finito, resta il dolore di due genitori che avvertiranno per sempre la mancanza della loro figliola; restano le indagini degli operatori di Polizia, resta un Parroco che è stato "costretto" a prendersi un periodo di riposo per le minacce di morte ricevute, resta un procedimento penale a carico di colui che non avrebbe esitato a definire "infami" coloro che, a suo dire, lo accusano falsamente di essersi fatto scudo di una ragazzina quattordicenne.
A tal proposito occorre fare una precisazione: il termine "infame" rievoca nelle menti dei napoletani ricordi guappeschi, figure "mitiche" di malavitosi che avevano, tuttavia, un "codice d’onore": regole che non avrebbe mai permesso loro di schermarsi dietro ad una ragazzina, a rischio della loro vita per salvare la propria. Ecco perché chi ha usato Annalisa come "scudo umano" è un disastro anche come "guappo", e la sua gente lo ha già condannato, mostrandogli il proprio risentimento sfasciandogli l’auto e la casa, e ripudiando ogni forma di giustificazione nei suoi confronti.
Cara Annalisa, tu, come altro sangue innocente, sei stata vittima di un tremendo delitto, ma vogliamo fare in modo che il tuo sacrificio non sia stato vano, rifiutando l’idea che tutto sia perso, allontanando il pensiero che questa storia si sia conclusa così.
E’ retorico, demagogico, parlare ora delle Istituzioni assenti, della sconfitta dello Stato e di tutti i luoghi comuni che si usano in queste circostanze. Ai cittadini onesti non servono questi alibi, fischiano loro le orecchie quando ascoltano questi discorsi, li vedono come modi di insabbiare la vicenda, strumenti per dimenticare l’accaduto. Questo vale anche in un quartiere definito "malato" come Forcella, dove la voce della gente comincia a farsi sentire ed a moltiplicarsi, per chiedere allo Stato di essere liberata definitivamente. Adesso non si può fingere di essere sordi.
L’appello è rivolto ai genitori di Annalisa, alle sue amiche, alla gente del suo quartiere, a ciascuno di quelli che leggeranno questo articolo. La "Vip", la "Bellissima", potrà tornare a vivere tramite ciascuno di noi, per mezzo dei nostri gesti, delle nostre azioni e delle parole che sapremo dire.
Ogni volta che si rifiuterà la illegalità, ogni volta che si compiranno le azioni corrette più elementari, come per esempio usare il motorino indossando il casco, ogni volta che si compirà con forte senso del dovere il proprio lavoro, ogni volta che ci si comporterà con rispetto l’uno di fronte all’altro, tutte le volte in cui si allontanerà ciò che è illecito, allora la vicenda di Annalisa sarà feconda, assumerà il viso, le mani, ed i gesti degli "onesti", dei coraggiosi che riaffermeranno, nel loro rispettivo ambito sociale, i diritti civili più elementari.
Nella Settimana di Pasqua, poco dopo la tragica morte della figlia, il papà di Annalisa si è recato nella sua Parrocchia per partecipare al rito della "Via Crucis". Le foto dei giornali hanno ritratto il Sig. Durante che reggeva la croce con grande senso di dolore e con altrettanta dignità.
Dilaniante ed atroce parimenti il dolore della mamma di Annalisa: nessuno mai potrà comprendere il patimento di una mamma che vede sparire di colpo il suo bene. Il giorno delle esequie mi sono recato in chiesa per rendere omaggio ad Annalisa. Nel così tristemente famoso quartiere di Forcella una folla composta ha dato un meraviglioso insegnamento, migliaia di persone hanno dato prova di profondo senso di civiltà e di composto dolore.
Adesso, aldilà di tutte le retoriche, bei discorsi e promesse fatte, aldilà degli impegni assunti dalle "illustri" personalità presenti, ciascuno di noi ha la possibilità di scegliere da che parte schierarsi, ha la possibilità di "sporcarsi le mani", ciascuno di noi può decidere se aiutare o meno il Sig.Durante e questa città a portare la croce.
[Articolo pubblicato sul Giornale di Polizia, LI.SI.PO., Maggio 2004)
Don Luigi Merola, parroco di Annalisa Durante
(Dott.ssa Stella Cappelli)
Il 20 novembre 2005, nella "Sala della Lupa" di Palazzo Montecitorio a Roma, si è celebrata la Giornata nazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Nel corso della cerimonia, aperta dal Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, è stato premiato il parroco di San Giorgio Maggiore a Forcella (Napoli), Don Luigi Merola, recentemente aggredito a Marano (Napoli) nel corso di una manifestazione per la legalità.
Don Luigi Merola potremmo definirlo un "piccolo grande eroe" dei nostri tempi, salito agli onori della cronaca nei terribili giorni dell'omicidio di Annalisa Durante nel quartiere di Forcella. E’ divenuto il simbolo di una Napoli che non vuole arrendersi, della Napoli che vuole lottare contro le sopraffazioni e le violenze.
Dal mondo della politica e della cultura sono arrivate a Don Luigi numerose attestazioni di stima e di solidarietà, per aver voluto denunciare con coraggio, "sfidare", qualsiasi forma di criminalità, decidendo di battersi contro coloro che apertamente vivono all'insegna dell'illegalità. Eppure Don Luigi ha più volte ribadito che non ama essere definito un 'eroe". Si ritiene, molto più semplicemente, "un umile servitore di Dio", che auspica un impegno maggiore contro la criminalità organizzata.
Un cammino che deve fare spesso da solo, ma che prosegue perché fermamente convinto che vincere questa battaglia "è ancora possibile". Nei giorni in cui fu inviato nel quartiere di Forcella, per sostituire un parroco anziano, molti fedeli nutrivano dei dubbi che un sacerdote come lui, così giovane, potesse veramente aiutarli...
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"Don Luigi ci ha fatto una bella lezione sulle beatitudini... Le beatitudini insegnano la generosità, il perdono, la verità..." (Dal "Diario di Annalisa", Pironti editore, p.147. |
Invece, a dispetto di ogni previsione, don Luigi non si è lasciato intimorire, tirando dritto per la sua strada anche quando ha ricevuto minacce di morte. Non si è spento il suo entusiasmo e ha proseguito il suo impegno, e con estrema semplicità ha rifiutato la scorta, perché vuole vivere tra la gente, con la gente.
Nel suo impegno Don Luigi cerca d’altra parte di non lasciarsi prendere dal "protagonismo", senza lasciarsi accecare dalle luci riflettori accesi intorno a lui dopo la morte di Annalisa. Ha scelto di rimanere il piccolo grande sacerdote che gira in motorino tra la sua gente, cercando i giovani, avvicinandosi loro con semplicità per cercare di trasmettere - soprattutto a chi non crede più nel futuro - una parola di speranza, di solidarietà, prospettando loro una possibilità di reinserimento, tentando disperatamente di distoglierli dalla cultura della strada, della sopraffazione, della violenza.
In questa società attenta solo agli "eroi mediatici", invasa da "palestrati" e "rifatti", da divi del momento strapagati in nome di un presenzialismo vuoto e sfrenato, don Luigi appare forse agli occhi di tanti una "nota stonata", un uomo d'altri tempi, o fuori tempo, ma il suo è in realtà il "vivere controcorrente" che è eco fedele del Vangelo.
Per fortuna, anche di questi "piccoli grandi uomini" si nutre la vita di ogni giorno, anche quando la cronaca non se ne occupa: sono in realtà come "stelle silenziose" che illuminano questa nostra società degradata, restituendo un messaggio di speranza perché, come ama ripetere don Luigi: "Non c'è muro che non possa crollare. Anche la battaglia contro il crimine può essere vinta: il segreto è non avere paura!''.
[Articolo pubblicato sul Giornale di Polizia, LI.SI.PO., Gennaio 2006)
Perché alcuni episodi efferati colpiscono più di altri in modo indelebile?
(Piera Polidori, Dirigente di Farmacia all'ISMETT di Palermo)
Lavorare in un centro specializzato nei trapianti d’organo (l’ISMETT di Palermo) è un’esperienza molto toccante ed impegnativa, specialmente se si ha la possibilità di avere un contatto diretto con i pazienti e i loro familiari, vivendo da vicino le loro angosce e speranze.
Alcune volte accade però qualcosa di particolarmente speciale che segna un solco profondo nella tua vita e ti lascia con tante domande aperte. Per questo ho voluto condividere con qualcuno la mia esperienza, e lasciare per una volta la penna di chi è abituata a scrivere articoli scientifici, per scrivere qualcosa di veramente straordinario.
Un giorno, era l’inizio della settimana, recandomi presto al lavoro non riuscivo a smettere di pensare al terribile delitto accaduto il sabato precedente a Napoli, quando una pallottola vagante aveva strappato alla vita una giovane quattordicenne, piena di sogni e di speranze.
Il volto di questa bellissima ragazzina, con la bandana tra i capelli, allegra e sorridente, mi tornava davanti agli occhi e non potevo fare a meno di pensare all’ingiustizia di quanto fosse accaduto, al dolore dei genitori ed a quella giovane vita spezzata prima ancora di poter sbocciare, o prima ancora di poter realizzare quanto aveva sognato. Tra i tanti episodi efferati che purtroppo accadono, questo mi colpiva più di altri, e pur non conoscendone il motivo, aveva condizionato il mio umore…
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Annalisa Durante in una foto del 2003, pochi mesi prima del tragico episodio che pose fine alla sua esistenza terrena. |
Con questa malinconia addosso stavo entrando in ospedale quando mi comunicano che c’era un organo disponibile, forse due… Come di routine chiesi dove era andata la nostra equipe chirurgica per effettuare l’espianto, in modo da regolarmi per la preparazione dei farmaci necessari per il trapianto (uno dei miei compiti), e mi sento rispondere sono andati a Napoli…
Immediatamente ho pensato che erano andati a prendere gli organi di Annalisa. Solo da poco nel mio centro avevamo iniziato ad effettuare trapianti pediatrici, e non era scontato che si trattasse dei suoi organi, ma non importava, perché ogni organo è un dono di vita.
Poi la conferma del trapianto da effettuare ha convalidato quella che era già una mia certezza. La sera infine, al telegiornale, la conferma del gesto d’amore e di altruismo dei genitori di Annalisa, che in un momento tragico della loro vita hanno avuto la forza di pensare alla sofferenza degli altri donando loro la speranza di un futuro.
Quando ho iniziato la mia esperienza lavorativa all’ISMETT neanche immaginavo come sarebbe cambiata la mai vita, e nonostante avessi scelto come tesi di laurea "I farmaci immunosoppressori nei trapianti d’organo", mai avrei immaginato di lavorare come farmacista clinico in un centro trapianti.
All’inizio eravamo veramente pochi e ci sentivamo una piccola grande famiglia, di cui facevano parte tutti i pazienti in attesa di trapianto. Con alcuni pazienti condividevo le ansie e le aspettative per un futuro migliore quando, in "sala risveglio", situata davanti la farmacia, aspettavamo insieme l’arrivo dell’organo, sperando che fosse proprio il loro turno e che tutto andasse bene.
Parlando con i pazienti impari tante cose, e capisci che sebbene un trapianto significhi una nuova speranza di vita, implica anche l’angoscia del ricevente, perché la sua speranza di un futuro è collegata alla fine di un’altra vita, e spesso diventa un fardello pesante da portare per chi è già logorato dalla malattia e dall’ospedalizzazione.
Anche se poi in realtà non è così, perché – come nel caso di Annalisa - la donazione di un organo non toglie nulla al donatore, e viceversa questo gesto acquista un significato di continuità, generosità ed altruismo, che in qualche modo rendono meno atroce e dolorosa una fine spesso precoce e tragica.
Scegliere di donare gli organi apre una seconda opportunità di vita a persone che non hanno più possibilità di essere curate in altro modo, e viceversa possono far guarire da malattie invalidanti e fortemente debilitanti. Purtroppo la mancanza di unità di rianimazione su tutto il territorio nazionale, e la mancanza di una cultura della donazione, limitano il numero di donazioni, che non possono così soddisfare le richieste.
Dopo il trapianto degli organi di Annalisa, la mia vita è andata avanti come di consueto, ci sono stati alti e bassi, nuove tragedie – non tutte evidenziate dalla cronaca - e nuovi trapianti, finché questa estate mi è stato donato un libro che a sua insaputa è stato per me particolarmente toccante: appunto il "Diario di Annalisa".
Subito mi ricollego mentalmente al "doppio trapianto" di quella giovanissima ragazza nel quale mi ero trovata coinvolta. La lettura del volume me fa scoprire nei dettagli l’incredibile vicenda della protagonista, e mi colpiscono certe sue "frasi premonitrici" che non si addicono certo ad una quattordicenne e che suscitavano perplessità tra le sue stesse amiche, abituate a vederla sempre piena di gioia e di vita. Frasi che ti suscitano tanti interrogativi a cui è molto impegnativo cercare di rispondere…
Quante volte vi è capitato di chiedervi perché alcuni episodi vi colpiscono e vi segnano più di altri anche se accadono a persone che non avete mai conosciuto? Forse, quando un evento è "speciale", in qualche modo riusciamo a sentire, ad avere la "sensibilità giusta" per ascoltare il disegno di Dio anche quando non è palese, e in questa luce percepire il "passaggio" di persone straordinarie. A me è successo con Annalisa, almeno così mi sembra.
"'Stella, stellina, la notte si avvicina...' Mamma mi cantava sempre questa filastrocca pima di dormire. Forse è per questo che la vista di una stella mi fa ancora sognare. Guardo il cielo stellato e immagino di essere una di quelle lucine luminose e di poter guardare l'universo e lo spazio immenso. Mi piacerebbe volare via. Aprire la finestra e raggiungere il cielo su un arcobaleno..." [dal "Diario di Annalisa", Pironti Editore, 2005, p.110.] |
Ho letto il diario di Annalisa in una notte, poi l’ho riletto di nuovo come se avessi paura di aver perso qualcosa, o sperando di trovare una risposta alle tante domande che mi ritrovavo aperte dentro.
Penso che queste risposte possiamo trovarle solo nella fede e nella preghiera, e capire che in questo mondo sempre più vuoto e privo di valori non siamo soli, e che quando percepiamo qualcosa d’incredibile è come una "conferma" di quello in cui crediamo e speriamo, un "segno" di quella vita dopo la morte e di quella vita eterna di cui la fede ci parla da sempre, da quando l’essere umano è comparso su questa terra.
Chi mi ha donato il libro è un gesuita che vive a Napoli, dove è venerato il medico santo Giuseppe Moscati, vissuto tra il 1880 e il 1927. Anch’egli lottava, con i mezzi di allora, per ridare la sanità fisica ai suoi pazienti, faceva tutto il possibile per debellare le malattie, si sforzava di fornire le cure più scrupolose e aggiornate, e per questo si aggiornava continuamente e altrettanto raccomandava di fare ai suoi allievi di Medicina.
Tuttavia S.Giuseppe Moscati, uomo di profonda fede, ripeteva spesso, a colleghi e pazienti, che quel che è veramente fondamentale è la "salute spirituale", e che per questa le medicine adatte non si trovano in farmacia, ma sono i Sacramenti. Il dolore e la sofferenza, specie quella "innocente", come la fine tragica di Annalisa Durante, restano una realtà misteriosa, un mistero che solo la fede può "rischiarare"… E anche durante questa nostra esistenza certi avvenimenti, certe domande, non trovano un senso e una risposta se non, magari, dopo anni…
Il diario e la vicenda di Annalisa mi hanno colpito nel profondo del cuore, una vocina dentro di me mi diceva che avrei dovuto fare qualcosa, ma non sapevo cosa. Ora sento però che può essere utile scrivere quello che avevo provato vivendo da operatrice questa vicenda.
Vorrei dedicare questa mia testimonianza alla stessa Annalisa, che è stata strappata alla vita da una pallottola vagante prima ancora che potesse realizzare quel che di bello nutriva nel cuore. Ma sento di ringraziare anche i suoi genitori, che con un gesto di grande amore e altruismo hanno donato una nuova vita a sette persone, la cui esistenza stava per essere strappata da una malattia inguaribile.
Vorrei dire loro che se, per la legge vigente, non potranno conoscere o abbracciare i bambini che hanno ricevuto gli organi di Annalisa, se solo vedessero il viso di uno qualsiasi dei tanti bambini trapiantati grazie a lei, capirebbero la straordinarietà del loro gesto. Quante volte dopo il trapianto ho visto rinascere bambini… che cancellano spauriti il dolore dagli occhi e la sofferenza dal cuore per ritornare a sorridere ed a riprendere a giocare dopo il trapianto. Certo i genitori di Annalisa non avrebbero indietro la loro figlia adorata, ma potrebbero avere la consolazione di aver salvato altri bimbi innocenti da un percorso di sofferenza e di malattia troppo duro per degli esseri così piccoli ed innocenti.
La vita e la morte di Annalisa hanno qualcosa di incredibile e straordinario, e così testimoniano sia il suo diario che il dono effettuato dai suoi genitori, ed è forse per questa straordinarietà, a volte celata, che alcuni episodi colpiscono più di altri in modo indelebile.
Note
1. Ringraziamo la famiglia Durante per averci dato la possibilità di utilizzare le foto originali di Annalisa, presenti in questo articolo.
2. Il Diario di Annalisa, a cura di Matilde Andolfo, Pironti Editore 2005, Napoli.
3. Le prime due testimonianze sono state pubblicate sul
Giornale di Polizia, organo del "Libero Sindacato di Polizia".
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