Un gesuita ed un Vescovo tuttora viventi rievocano il loro incontro col Prof. Moscati

Sebastiano Esposito s.j.

Desidero ricordare persone che sono tuttora viventi, le quali ebbero la fortuna d’incontrare il Prof. Moscati. Desidero ricordarlo non tanto per precisione documentaria, quanto per segnalare, ancora una volta, la nostra contiguità cronologica con la vicenda terrena del Medico Santo.

Lo sguardo profondo del Professore sul giovane aspirante gesuita

La prima testimonianza, al tempo stesso semplice ed incisiva, è di Padre Francesco Bruno, gesuita, nato a Luzzi (CS) nel 1910. Ecco come egli rievoca l’incontro con Moscati, avvenuto nella prima decade del 1926:

Fratel Piantedosi (1) mi accompagnò nello studio del Prof. Moscati e gli disse: «Professore, questo giovane chiede di entrare nella Compagnia di Gesù: lo vuole visitare?». Il Professore mi guardò a lungo, mi fissò, poi mi domandò: «Di dove sei?» «Della Calabria », risposi. Continuando a guardarmi disse a Fr. Piantedosi: «Fratello, va tutto bene». Ci salutammo con molta cordialità. Ho ancora nella mente e nella memoria quello sguardo profondo del Prof. Moscati, quello sguardo che mi ha sempre accompagnato.

Nel mio 94º anno di vita, lo sguardo del Prof. Moscati continua a tenermi in ottima salute». Padre Bruno entrò, infatti, nella Compagnia di Gesù il 15 ottobre 1926. Per lunghissimi anni Professore di Teologia alla Facoltà Teologica, sez. “San Luigi” di Napoli, attualmente risiede nell’annesso Seminario Campano. Negli ultimi tempi ha curato pastoralmente gruppi del Rinnovamento nello Spirito.

La testimonianza profetica di un futuro Vescovo

È emersa, inoltre, un’altra testimonianza che, in certo senso, desta un ammirato stupore. È la testimonianza desunta dal diario di un giovane seminarista, di nome Antonio Rosario Mennonna, nato a Muro Lucano (PZ) il 27 maggio 1906, e che sarebbe poi diventato Vescovo prima della sua diocesi di origine (1955-1962) e poi di Nardò (1962-1983). Compì i suoi studi liceali e si laureò in Teologia presso la Facoltà Teologica dei Gesuiti di Posillipo e fu seminarista nel Pontificio Seminario Campano.

Il Dr. Antonio Mennonna, suo nipote, con intelligente accuratezza, ha recentemente pubblicato una parte del diario dello zio seminarista, e precisamente il periodo che va dal gennaio 1925 fino all’agosto del 1928, ossia gli anni dei suoi studi teologici (2). Il 14 aprile 1927, l’allora Seminarista ventunenne annota:

Per mezzo dei giornali mi giunge la luttuosa notizia della morte fulminea del Prof. Giuseppe Moscati, Ordinario di Medicina nella R. Università di Napoli. Con lui la Chiesa ha perduto l’esemplare cristiano, l’uomo puro e virtuoso. I poveri e i derelitti hanno visto scomparire la mano che si prestava gratuita a sollevare qualunque miseria; la Patria è stata privata di un’altra gloria mondiale, di un altro integro cittadino; la Medicina e l’Università di Napoli hanno perduto colui che dopo la morte non meno funesta del Senatore Antonio Cardarelli occupava quasi il primo posto nella scienza medica.

S. Giuseppe Moscati in una foto del 1903

Tutti perciò credenti e non credenti hanno versato una lacrima e hanno recato un fiore sulla sua tomba, tutti i giornali clericali e anticlericali hanno deposto il loro omaggio di ammirazione per un sì grande scomparso e con parole accorte ne hanno diramata la notizia. Ma i sacerdoti, i religiosi e i poveri hanno voluto con particolare affetto stringersi intorno alla sua spoglia – che sembrava avvolta nell’aureola della santità – e hanno pregato per lui, il grande benefattore di tutti: anzi l’ammirazione e la costernazione di un padre francescano è giunta a tale sublimità, che egli riverente si è piegato a baciargli le mani e i piedi, esclamando: «È morto un santo!».

Che il Signore accolga la santa anima del defunto nel suo Paradiso e gli dia intanto la gloria di quel premio, che con le sue virtù si è meritato!... È morto giovane e all’improvviso nell’atto di compiere la sua missione di scienziato. E 46 anni appena sono stati sufficienti a farlo assurgere a perfezione e a grandezza, perché la volontà e l’ingegno in lui molto potevano. La sua figura di scomparso io la pongo a fianco di altre che nel giro di meno di un anno per diverse ragioni hanno esercitato sul mio spirito più viva impressione:

a fianco della figura del Senatore Antonio Cardarelli – a cui si accosta per la valentia di medico – e all’altra veneranda di avv. Bartolo Longo, che ha copiato fedelmente nell’abnegazione per gli abbandonati e nell’aspirazione verso la santità; a fianco di altre figura testé defunte che o per la loro celebrità o per la immatura dipartita rimangono più vivamente scolpite nella mia fantasia: il Senatore Leonardo Bianchi, il Sen. Luigi Luzzati, l’On. Amendola, gli scrittori Piero Gobetti, Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Cristina Tirico, la nobile corona dei giovani Martiri Messicani...

Questa schiera si aggiunge alla folla innumere di spiriti magni, spariti troppo presto innanzi ai miei pochi anni e anch’essa chiede il tributo di un ricordo – quel ricordo che spesso nei momenti più soavi, più solitari della mia vita solca la memoria, perché la loro figura non sia obliata. Io con certo culto, con certa venerazione conservo uno dei posti più distinti del mio spirito per loro, perché innanzi al fenomeno ineluttabile di figure che perennemente scompaiono, di cose e avvenimenti che marciano nel nulla, di soli che tramontano dopo un giorno, è un dovere reciproco per tutti conservare gelosamente quelle reliquie, che non meritano di essere accomunate con le altre nell’oblio.

Di esse mi ricordo spesso nel piegare supplice la fronte innanzi alla grandezza di Dio e lo prego che il mio spirito di una sola grandezza non peritura vuole essere coronato» (3). Di fronte a questa pagina, confesso di essere rimasto fortemente colpito. Che un seminarista, certamente colto ed intelligente, ma pur sempre di soli ventun anni, sia stato in grado di tessere un elogio così informato e convincente di Moscati scienziato e santo, a soli due giorni dalla sua scomparsa, non può non destare meraviglia.

Questa pagina (della quale, per scrupolo critico, mi sono procurato la fotocopia del manoscritto originale), a ben riflettere anticipa di circa un triennio la sostanza del famoso ed autorevole elogio, che Padre Gemelli tesserà di Moscati in Vita e Pensiero (4). Essa, inoltre, è indubbiamente l’eco e la conferma di quell’estesissima ed intensissima fama di santità, di cui Moscati godé durante la sua vita terrena. Sebbene il testo non contenga la testimonianza esplicita di una conoscenza diretta del Prof. Moscati da parte del Seminarista Mennonna, mi è sembrato quasi inverosimile che tutto il ritratto potesse essere stato delineato servendosi di semplici informazioni di seconda mano.

Da un’indagine più accurata, è emersa una duplice circostanza molto illuminante. La prima circostanza sta nel fatto che il seminarista e futuro Vescovo era cugino di un alunno prediletto di Moscati, di nome Gerardo, del quale più tardi traccerà un convincente profilo biografico, (5) nel quale tra l’altro racconta: All’Università, nella facoltà di medicina, il giovane universitario trova professori di grande fama... Vi trova anche Giuseppe Moscati, allora professore e ora santo venerato sugli altari...

S. Ecc. Mons. Antonio Rosario Mennonna con il cugino Dott. Gerardo, alunno di Moscati.

Di lui frequenta in modo particolare le lezioni impartite da libero docente e da tali contatti trae grande giovamento per la sua formazione spirituale. Giustamente il prof. Ugo Teodori, docente di medicina all’Università di Firenze, rileva in un suo articolo su Gerardo: “Durante gli studi gli era possibile avere frequenti contatti con Giuseppe Moscati nell’Università e nelle corsie dell’ospedale e ciò contribuì certamente alla formazione della sua profonda coscienza cristiana” (6). Del Moscati egli diviene ben presto l’alunno prediletto, di lui in seguito si adopererà d’imitare l’esempio, non solo nell’aperta e convinta professione della fede, ma anche nell’esercizio dell’attività di medico, vedendo in ogni persona un proprio fratello, anzi la stessa persona di Gesù”. (7)

L’altra circostanza, in certo senso ancora più interessante, è la testimonianza, contenuta in una recente lettera di Mons. Mennonna, diretta a fr. Corradino, gesuita. La trascriviamo per intero:

Mons. Antonio Rosario Mennonna Vescovo Emerito di Nardò Muro Lucano, 13 maggio 2004 Carissimo fr. Corradino, ti sono grato per avermi dato l’occasione di ricordare un frammento della mia vita a contatto di Giuseppe Moscati. Durante i sette anni (1921-1928 per 3 anni di liceo e 4 di teologia) che io trascorsi nel Pontificio Seminario Campano ebbi una volta l’occasione di conoscere da vicino Giuseppe Moscati, allora famoso medico e docente di medicina all’Università di Napoli. Per incarico dei miei superiori, in quanto prefetto della camerata, accompagnai da lui per una visita medica un altro seminarista.

Di quell’incontro mi sono rimaste impresse nella mia mente soprattutto le parole, che egli ci rivolse dopo la visita: “Cari giovani, dopo aver compiuto i vostri studi in seminario, il Signore vi farà un dono inestimabile: quello, cioè, di essere suoi ministri e rappresentanti sulla terra. Riflettete su questo e, quando questo dono sarà realizzato e sarete perciò sacerdoti, vostro unico impegno siano la gloria di Dio e il bene delle anime”.

Nel momento poi nel distaccarci da lui, con un dolce sorriso, aggiunse: “Ricordatevi qualche volta di me nella vostra preghiera, perché questa povera creatura umana eserciti bene la sua professione di medico. E ho pregato per lui e a lui, Santo, rivolgo la mia preghiera affinché, dal cielo, sotto la protezione della Madre di Dio, continui ad offrire la sua opera consolatrice a quanti soffrono e ad illuminare quanti, nel rispetto della legge di Dio, cercano attraverso la scienza, di alleviare le sofferenze.

Nel rinnovarti la mia gratitudine fraternamente ti abbraccio.

Con particolare benedizione.

+ A. R. Mennonna

* * *

Devo il materiale informativo di questa Nota alla paziente ed intelligente collaborazione del Fr. Vincenzo Corradino, che da molti anni opera presso il Seminario Campano, del quale si sforza di conservare, con accuratezza, documenti e memorie. Non a caso, nella Prefazione alle Voci dello Spirito, il curatore Dr. Mennonna così si esprime: “Ringrazio fra Vincenzo Corradino, il quale con spirito certosino ha curato la ricerca dei dati biografici e professionali di diversi personaggi citati...” (8).

E non a caso, in aggiunta alle notizie riguardanti il Prof. Moscati, egli, scorrendo il diario del Seminario, ha trovato un’altra informazione breve ma significativa. Il 16 novembre 1930, giorno di domenica, il Diario del Seminario riferisce:

Nelle ore pom.[eridiane] 10 seminaristi per ogni classe (9) accompagnati da un prefetto vanno a vedere il trasporto della salma del Prof. Giuseppe Moscati al Gesù. Ancora una testimonianza di attaccamento all’indimenticato Professore.

Note

1. Fr. Pellegrino Pientedosi (Roccabascerana 1883 – Napoli 1976) per tutta la vita di gesuita svolse con competenza e spirito religioso il compito di Infermiere nell’allora Provincia Napoletana della Compagnia di Gesù. Ebbe pertanto modo di entrare in stretto e diuturno contatto col Prof. Moscati, al cui processo canonico fu ascoltato come teste ben informato.
2. ANTONIO ROSARIO MENNONNA, Voci dello spirito. Verso il sacerdozio, aurora della mia vita, a cura di Antonio Mennonna, Ediz. Insieme - Ediz. Non Tacere, Terlizzi-Copertino, 2003.
3. Op. cit., pp. 307-308.
4. AGOSTINO GEMELLI O.F.M., Una esemplare figura di medico cristiano. Il napoletano prof. Giuseppe Moscati, in Vita e Pensiero, 1930. n. 1, pp. 225-230; riprodotto in Il Gesù Nuovo, 46 (1990), pp. 342-348.
5. ANTONIO ROSARIO MENNONNA, Gerardo Mennonna, l’uomo, il cristiano, il medico, il militare, Valsele Tipografica, Napoli, 1989.
6. UGO TEODORI, Ricordo di Gerardo Mennonna, in Orizzonte Medico, 1979, n. 6.
7. ANTONIO ROSARIO MENNONNA, Gerardo Mennonna, l’uomo..., cit., pp. 15-16.
8. ANTONIO ROSARIO MENNONNA, Voci dello spirito..., cit., p. 4.
9. Dal 1913 al 1935 il Seminario Regionale Campano, come riferisce Fr. Corradino, ospitava alunni di Liceo e di Teologia: le camerate erano 5.


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