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S.Giuseppe Moscati: modello di santità nei nostri tempi - I Massimo Rastrelli s.j. |
C’è distinzione tra Verità e falsità -- Verità derivante dalla Rivelazione -- Scelta dell’Ospedale -- Parole di Moscati -- Ammonimenti agli Amministratori di Enti pubblici – Moscati ci è da esempio -- I colleghi dissero di lui – Ama la verità
Scelte di fondo di Giuseppe Moscati - Discernimenti di verità e di vita
C’è distinzione tra Verità e falsità
Come si rileva dalla vita di Moscati, quale traspare da tutti i suoi atteggiamenti quotidiani, Moscati mette ordine dentro di sè e lo fa credendo che ci sia la Verità da distinguere dalle mille falsità. Se ci atteggiamo nella vita, partendo da una coscienza confusa dentro di noi, possiamo partire dall’errore di pensare che tra Verità e falsità non ci sia differenza di valore, un errore fatale che ci può portare solo fuori strada.
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Per molta gente sembra che la Verità non interessi. Interessa di più e soltanto il profitto e l’acquistare potere.
Per Moscati credere alla Verità significava concretamente conformarsi ad essa ma anche renderle testimonianza. Perciò scrisse: "Ama la Verità, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paura e senza riguardi. E se la Verità ti costa la persecuzione , e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la Tua vita, e tu sii forte nel sacrificio". Non ci sono mezze misure.
La prima Verità è che Dio c’è e Dio provvede, intervenendo a salvezza dell’uomo nei giorni e nelle situazioni. Moscati ci crede e crede di dover fare i conti con Dio, soprattutto rispettandoLo e contattandoLo. Per questo prega tutti i giorni, in Chiesa, in casa e sul lavoro. Prega prima per i bisognosi e poi per se stesso. Chi crede alla Verità “collabora” con Dio e per questo può ottenere tutto da Lui.
Il tragico errore dei nostri giorni è credere che basti pensare che Dio non c’è perché Dio non ci sia. Errore perché chiude la vita nel tempo che passa e svanisce, e non impegna la persona nella sua responsabilità verso l’eternità, dove siamo destinati o a vivere con Dio, o lontano da Dio e privi di Dio. Moscati vedeva l’errore accettato da tanti uomini, ne soffriva e andando controcorrente seguiva la "Verità", senza cedimenti o compromessi o reticenze.
A Bartolo Longo, ora Beato, fondatore del santuario mariano di Pompei, Moscati scrisse: "Sacrifichiamoci perché trionfino i principi cristiani". Questa frase esprime Moscati nel suo impegno e nel suo apostolato. Per Moscati il credere era un fatto interiore da non tradire mai, sia nei propri pensieri, sia nella testimonianza che bisognava rendere agli altri.
E' notevole che nei suoi scritti, se deve programmare impegni di giorni futuri, non omette di dire: "a Dio piacendo". Così, quando esprimeva le condoglianze a qualche amico non ometteva mai di inquadrare il fatto della morte di una persona cara nella luce delle certezze cristiane… Invocava il Signore e assicurava la Sua Presenza e la sua Provvidenza salvifica, esortando nei suoi contatti a non chiudersi in un dolore cieco e senza speranza, anche per la perdita di una persona cara, ma ad aprirsi alla speranza di una “luce di eternità” per la persona defunta e per se stesso.
Assoluta e definitiva è soltanto la verità derivante dalla Rivelazione
Fu credente e testimone in tempi di negazione di Dio massonica, illuministica, politica, e conformistica. Così nei suoi rapporti con Pietro Castellino, con il Prof. Malerba, con Benedetto Croce e con l’ateo che un giorno gli si presentò opponendogli l’orgogliosa pretesa delle proprie false posizioni nichiliste, molto critico sul fatto che Moscati esortasse gli ammalati alla pratica della fede cattolica. Il 22 Luglio 1922 così scriveva all’amico Dott. Agostino Consoli:
Il 22 Luglio 1922 così scriveva all’amico Dott. Agostino Consoli:
"…Sebbene lontano non lascerete di coltivare e di rivedere ogni giorno le vostre conoscenze.
Il Progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo.
Una sola scienza è incrollabile ed incontrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell’al di là!
In tutte le vostre opere, mirate al cielo, e all’eternità della vita e dell’anima, e vi orienterete allora molto diversamente da come vi suggerirebbero pure considerazioni umane, e la vostra attività sarà ispirata al bene."
(Cfr. A. Marranzini: Giuseppe Moscati Modello di Laico cristiano di oggi Vol: primo Ed. ADP pag.372)
Nel nostro tempo una profonda mutazione è avvenuta nella coscienza di molte persone. Sembrano divenute cieche rispetto a Dio. Il mondo è tutto per loro. Vedono cose e persone soltanto dal punto di vista utilitaristico. Che il mondo passi e con lui "la scena di questo mondo" sembra un fatto che per molti non ha importanza. Pare che la morte debba sempre riguardare soltanto gli altri. Sembra che per la vita eterna proprio non esista. Anche la Madonna, a Mediugorie, ha parlato di questa cecità e ha detto che è un gravissimo errore, causa di perdizione eterna della propria persona. Al contrario, Moscati talvota anche nelle ricette segnalava che il malato non si confessava da molto tempo: per Lui questo aveva conseguenze sulla salute anche corporea.
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Gesù diceva: "Se non fossi venuto e non avessi fatto le opere che ho fatto, non avrebbero colpa. Ma ora che hanno udite le cose che ho dette e hanno visto le opere che ho fatto, non hanno scusa". Ed è per non avere riconosciuta l’ora della sua visita Gesù avvertì che Gerusalemme sarebbe stata distrutta, e lo fu di fatto. Queste parole Gesù le disse piangendo.
Lo stesso dovere naturale di autostima, lo stesso istinto di conservazione e valorizzazione delle vita dovrebbe aiutare ad aprire gli occhi. S. Paolo parla di un mistero di iniquità diffuso ed operante tra gli uomini e negli uomini. Un generale accecamento contagioso dal quale bisogna personalmente guardarsi, in un continuo esercizio di apertura degli occhi sulla realtà effettiva, salvaguardandosi da quella cosiddetta realtà virtuale che tanti si fingono e nella quale tanti credono, illudendosi. Gesù è venuto proprio per “aprire gli occhi ai ciechi"… Veramente, come dice S.Giovanni all’inizio del suo Vangelo, la Luce venne nel mondo ma gli uomini preferirono tenebre alla Luce. Anche se resta vero che le tenebre non vinceranno mai la Luce, cioè Dio. L’Eternità della persona comincia con la morte dell’uomo e della donna a questo mondo e con la loro vera “nascita” all’altro mondo.
A questo proposito mi sovviene la esperienza da me fatta al liceo Umberto di Napoli, il più stimato della città. Vi fui chiamato da magistrati che, dovendo parlare di usura a professori ed alunni, vollero avermi con loro.
Nel mio intervento chiesi di interrogare gli alunni stessi. Vennero un ragazzo ed una ragazza. Domandai ad entrambi: "Quanti occhi avete? La ragazza rispose con prontezza: "Credo di avere quattro occhi! Due del volto e due del cuore. Che poi io abbia anche gli occhi del cuore me lo ha fatto vedere il mio cane, che mi guarda con gli occhi del cuore". A questa risposta le centinaia di alunni presenti esplosero nel primo applauso di quella mattina. Domandai al ragazzo cosa avesse da dire. Rispose con prontezza: "Credo di avere sei occhi. Ho anche gli occhi dell’anima, con cui posso vedere Dio. Sono credente. Non il cane, ma mia Madre mi fa fatto capire che ho questi occhi". A questa risposta le centinaia di alunni presenti esplosero in un secondo applauso più intenso del primo. La cosa mi sorprese e ne fui contento ed ammirato.
Tutti i Professori ed i Magistrati ammirarono la saggezza e la profondità di quelle risposte. Per me fu molto facile dire cose comprensibili sull’usura. Capii che la prima usura, sofferta da molti uomini della nostra generazione, è quella che si fanno da sé, accecandosi sulle realtà e sulle verità eterne. Per essere più medico debbo essere con Dio e con gli uomini. Con Dio per amare gli uomini più del denaro… Con gli uomini per approfondire l’occhio clinico del medico bravo e progredire nelle esperienze scientifiche di laboratorio.
Giuseppe Moscati ebbe un riconosciuto e straordinario occhio clinico. Tutte le sue diagnosi furono avvalorate o dalla guarigione o dall’autopsia. Diede sempre valore alle analisi di laboratorio con lavori scientifici innovativi che ottennero riconoscimenti nazionali ed internazionali. La sua carriera universitaria cominciò nella collaborazione ai laboratori dell’università. Era notato per le lunghe ore al microscopio, dove stupiva i colleghi perché non accusava stanchezza. Tra commercio e gratuità scelse da sempre la gratuità per far crescere in sé Fede ed Amore.
Per Lui la professione fu missione. Il medico bravo si compone di Amore e di scienza. Si impegnò ad amare e a studiare. A vivere di preghiera e di studio. Conosceva straordinariamente i "Maestri" della medicina e i progressi della scienza medica. Negli ambienti medici a Lui contemporanei gli riconoscevano la fama di "scienziato insigne". Era interiormente libero ed umile, servizievole ma non servile. Come quando si offrì a mediare tra l’amico Prof. Michele Landolfi e la rivista Riforma Medica, molto stimata all’epoca.
Il Cattedratico Michele Landolfi, testimoniando nella causa di Beatificazione, così deponeva: "Non sono mancati a Giuseppe Moscati ostacoli nella carriera scientifica e nel suo esercizio delle professione; io però l’ho veduto sempre calmo, sereno: e da uomo superiore quale io l’ho sempre ritenuto, sono convinto che dinanzi a questi ostacoli sapeva sempre uniformarsi alla volontà di Dio, elevando la sua mira di là di questa terra." ciechi…!"
C’è distinzione tra Verità e falsità -- Verità derivante dalla Rivelazione -- Scelta dell’Ospedale -- Parole di Moscati -- Ammonimenti agli Amministratori di Enti pubblici – Moscati ci è da esempio -- I colleghi dissero di lui – Ama la verità
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