Rachelina Ambrosini (1925 – 1941)
Il valore della sofferenza

a cura di Egidio Ridolfo s.j.

Rachelina Ambrosini: una giovane breve vita che ha lasciato un segno indelebile in quanti la conobbero, per la coerenza cristiana evidente nei 16 anni della sua esistenza e la forza con la quale affrontò un precoce incontro con la sofferenza, forza attinta dalla fede trasmessale dalla famiglia, ma sviluppata poi con consapevolezza e determinazione. Questa ragazza della provincia di Avellino (Pietradefusi) è già stata dichiarata "Serva di Dio", primo passo per il processo di beatificazione in corso a Roma. Postulatore è P. Raffaele Di Muro, o.f.m.conv. Pubblichiamo una sintesi dell’iter spirituale di Rachelina, sulla base di quanto abbiamo ricevuto dalla "Fondazione Rachelina Ambrosini" (1).

Ricordi e Testimonianze - (2)

Rachelina, unica figlia del dott. Alberto Ambrosini, medico condotto, e di Filomena Sordillo, nasce nella frazione Passo, del comune di Pietradefusi (Avellino), il 2 luglio 1925, e muore a soli sedici anni, in concetto di santità, il 10 marzo 1941.

A Venticano, sempre in provincia di Avellino, c'è il Palazzo Ambrosini. Ora accanto al grande portone si stalia, su uno sfondo turchese, la foto che ritrae la giovane Rachelina, un soave volto di fanciulla del sud che desta ammirazione a chi l'osserva.

A Venticano gli anziani la ricordano ancora come "una giovane generosa, aperta al prossimo, umile, silenziosa, obbediente". Si sprecano gli aggettivi per descrivere la bontà d'animo di Rachelina, ma nessuno potrebbe mai rendere veramente l'idea della magnanimità che ha corredato la breve esistenza dell'unica figlia dello stimato Dott. Alberto Ambrosini, medico condotto.

Il papà, noto professionista che "ambiva a soggiogare le stelle" e tanto un figlio maschio, troppo tardi si accorse dello splendore verace della stella a lui più vicina: Rachelina. A controbilanciare la sua smania ambiziosa la figura silente e saggia della moglie, donna Filomena Sordillo, prima custode delle segrete apparizioni della Vergine Maria, lungo il vialetto del giardino della villa signorile, alla piccola Rachele.

Testimoni oculari ricordano che le prime sillabe balbettate da Rachelina, intorno al primo anno di vita, erano state proprio quelle dell'Ave Maria, che donna Filomena recitava sovente e a voce alta durante la preghiera quotidiana del Rosario.

All'età di quattro anni le prime visioni della Vergine, mentre giocherellava nel giardino di casa. "Sai, mamma - disse con candore Rachelina - ho visto la Madonna!". All'ingenuità delle parole proferite dalla piccola un forte stupore, misto ad incredulità, afferrò e scosse donna Filomena. L'insolito segreto fu custodito a lungo e gelosamente dalla pia donna.

La formazione scolastica

A scuola le maestre hanno raccontato di lei come "di una scolaretta inconsueta, diversa dalle altre, sempre pronta a donare le sue prelibate merende alle compagne povere. Un'alunna sveglia, desiderosa di conoscere e sempre capace di inserirsi".

In casa molta gente colta: il babbo medico, lo zio Antonio avvocato, lo zio Leonardo sacerdote diocesano, preside di istituto e insigne letterato. Tutti avevano premura perché Rachelina apprendesse anzitempo a leggere e a scrivere, ancor prima delle coetanee più svantaggiate che provenivano dalle povere campagne circostanti la frazione "Campanarello".

Rachelina Ambrosini in una foto
dei primi anni scolastici (1936)

Durante il corso elementare la giovane fu colpita dal morbillo, e la sua forzata assenza dalla scuola provocò un senso di grande vuoto nella classe. Fu proprio in questa occasione che Rachelina rivelò con la connaturata spontaneità alla maestra Ester Villani, che si era recata a farle visita, una "strana esperienza" avuta nel corso della malattia: "Sapete - affermò con tono scherzoso - ho sofferto molto perché vedevo mamma mia sempre piangente, ma io ero sicura che non sarei morta, perché ho visto Sant'Antonio che mi ha detto: "Di questa malattia guarirai subito e bene, ma sappi che a quindici anni tornerò per prenderti"".

A queste parole tutti risero, ci rise sopra anche Rachelina. Il 12 giugno 1932, giorno della sua Prima Comunione, che Rachelina fece a Campanarello, per la piccola fu il più bello. La grande gioia, però, fu in parte offuscata dall'assenza dello zio, Don Leonardo, che a causa degli impegni scolastici fu trattenuto a Bari.

Insieme al tradizionale abito bianco dei comunicandi, Rachelina portò all'altare del Signore il candore della sua innocenza e il serio impegno a non macchiarlo mai. Lo confidò alla mamma al termine della prima confessione sacramentale, che aveva atteso impazientemente. Dirà poi Rachelina: "Anche per gli angeli lo zucchero é irresistibile, eppure m'impegnerò a resistergli!".

Inseriamo qui quanto scritto da Suor Marieta Palmero dalle Filippine: "Nella vita di Rachelina si nota chiaramente un'attenzione particolare per i bambini e soprattutto per quelli poveri. Ella li amava ed era amata. Dedicava loro ogni tipo di premura, anche per una sua amica albanese. Si priva dei dolci fatti dalla sua mamma Filomena, per condividerli con i suoi compagni di scuola o darli al povero viandante per strada. Gioca con chi è emarginato, consola chi soffre".

Nel novembre 1935 Rachelina conseguì il diploma di ammissione alla scuola media a Dentecane (Avellino).
Nel ginnasio "Pascucci" frequentò la prima classe di Scuola Media. Ma agli inizi dell'anno scolastico 1936-37 i genitori, che per lei coltivavano grandi progetti, decisero allora di farle proseguire gli studi ginnasiali a Bari. Qui risiedeva lo zio monsignore, preside dell'Istituto S. Rosa, dove Rachelina fu convittrice interna, ma frequentando il Liceo Ginnasio "Orazio Flacco".

A Bari dunque Rachelina trascorse quattro anni, i più significativi della sua breve esistenza, i più decisivi sotto il profilo della crescita e della maturazione fisiologica, psicologica e spirituale, nel corso dei quali divenne gradualmente "ragazza" e "signorina". Il suo cuore, però non dimenticava la casa paterna e la sua montagnosa Irpinia.

I primi sintomi della malattia

Nel corso del terzo anno di studio a Bari si ebbero le prime sinistre avvisaglie della malattia infettiva che cominciò a spegnere la vivace e straordinaria sensibilità di Rachelina.

Nell'autunno 1939 una forma di otite molesta e purulenta la tenne a lungo lontana dalla scuola e, soprattutto, mise alla prova la sua serenità abituale. Grande la sofferenza fisica per la quattordicenne Rachelina, ma lo zio Leonardo volle che rimanesse nascosta ai genitori, per risparmiare loro tanto dolore. Un dolore muto che aggravò ulteriormente lo stato d'animo di Rachelina, già duramente provato dalla mancanza di comunicazione con i suoi cari.

Da quel momento, cominciò per la giovane Rachelina Ambrosini il lento e inesorabile cammino di sofferenza verso il Cielo. Dopo la Pasqua del 1940 fu impegnata nella preparazione degli esami finali. A 15 anni terminava il ciclo di studi del ginnasio, conseguendo un discreto risultato, nonostante la preoccupazione costante per babbo Alberto, che aveva ricevuto la chiamata alle armi per la guerra appena dichiarata da Mussolini al fianco della Germania di Hitler. Era il 10 giugno 1940.

Per il Liceo, la scelta di don Alberto cadde su Roma. Venne iscritta nel prestigioso "Liceo Cabrini", sito nel noto quartiere romano dei Parioli, gestito dalle Suore Missionarie della Carità di S. Francesca Saverio Cabrini.

Ancora una volta la giovane era costretta a stare lontana dalla sua Irpinia, ma obbediente ai genitori, e animata dal desiderio di accontentarli, il 10 ottobre 1940 partì per Roma, raggiungendo l’Istituto Cabrini. Nulla, però, faceva presagire alla dolce Rachelina che sorella morte si stesse avvicinando a rapidi passi verso di lei: la sua bella vita da liceale a Roma, nel bell'istituto dei Parioli, si sarebbe ben presto tramutata in dramma.

Morte di una ragazza vissuta per il Cielo

Di nuovo a casa nella sua Irpinia per il Natale, Rachelina, come avvolta da una luce celestiale, si diede un gran da fare per allestire un bel presepio. Certo non sapeva che quello sarebbe stato il suo ultimo Natale. Dopo Capodanno tornò a scuola a Roma, con rinnovata lena e grande impegno nello studio e nella condotta. Ma dopo la gioia di quelle prime giornate del 1941 Rachelina iniziò a sentire inspiegabili e misteriosi malesseri. Erano i primi segnali del morbo.

Con lo slancio che sempre l'aveva accompagnata, Rachelina andava lentamente e consapevolmente incontro al termine della sua vita terrena. A metà febbraio il male - una grave forma di meningite - non le lasciò scampo, mentre i bambinelli dei suoi presepi cominciavano con Sant'Antonio a farle visita.

Si spense in un ospedale romano il 10 marzo 1941, alle 13.30. Chi vide Rachelina sul letto di morte non ha più dimenticato la bellezza del suo viso, l'ineffabile espressione di pace e serenità che emanava. Vestita tutta di bianco pareva davvero che dormisse soltanto.

Trasportato il corpo in Irpinia, c'è chi ricorda tutt'oggi l'imponente partecipazione popolare al funerale dell'unica figlia di don Alberto, una ragazza vissuta interamente per il Cielo, e i suoi resti mortali letteralmente sommersi di fiori.

Traslazione del corpo di Rachelina Ambrosini
nella Chiesa Madre di Venticano (28 Settembre 1958)

Il 28 settembre 1958 le spoglie di Rachelina Ambrosini sono state traslate nella Chiesa Madre di Venticano. A Rachelina si può pienamente applicare quanto scrisse S. Paolo nella Lettera ai Romani: "Se viviamo, viviamo per il Signore, se moriamo, moriamo per il Signore. Dunque, sia che viviamo sia che moriamo apparteniamo sempre al Signore" (Romani 14,8).

La breve esistenza terrena di Rachelina testimonia come abbia fatta propria questa massima di fede, anche se, forse, non poté averne un'intera, adeguata comprensione. Disse un giorno alla mamma Filomena: "Mamma, tu non sai chi sono!" La madre rimase esterrefatta e sgomenta.

L'8 aprile 1995, nel Duomo di Benevento, si è chiuso il Processo Diocesano per la Canonizzazione della Serva di Dio Rachelina Ambrosini. In Vaticano è in corso la causa di beatificazione.

Un messaggio di luce

La vita di Rachelina Ambrosini produce sempre più frutti di conversione e di carità, non solo in Italia ma anche in paesi lontani come le Filippine, dove la Fondazione a lei dedicata ha intrapreso attività di promozione sociale.

Da una pagina del sito web della Fondazione riportiamo un paragrafo significativo: "Un messaggio di luce traspare dalla vita di Rachelina Ambrosini. Vicina ai contadini, agli emarginati, agli emigranti, lei - cresciuta in una famiglia nella quale non poteva mancarle nulla - soffre per la gente che soffre. Caratterizza il suo breve cammino di vita terrena con fioretti e rinunce quotidiane, offerte alla Signora dei Cieli, Maria. Tutto questo per alleviare con i suoi piccoli gesti le violenze di una umanità che nei suoi anni viveva, in piena seconda guerra mondiale, la persecuzione, la fame, la povertà.

Rachelina riceve spesso l'apparizione della Madonna e di Sant'Antonio, che le preannunzierà la data della sua morte. Molte sono le testimonianze di persone che hanno che hanno beneficiato della sua intercessione verso l'Altissimo. Soldati, malati, persone umili e professionisti, sono stati aiutati, nella preghiera, nel momento del bisogno, dalla visione della "Studentessa Santa", che con la sua purezza ha lasciato un tangibile segno nelle genti d'Irpinia e non solo".

Una delle ultime foto (1940 circa)
di Rachelina Ambrosini

Una giovane vita offerta al Signore - (3)

Per lei - la Serva di Dio Rachelina Ambrosini - la giovinezza e la sofferenza costituivano senza riserve tutto il patrimonio, tutto il capitale - si direbbe in gergo societario - della sua esistenza terrena. Ha investito tale capitale in modo del tutto inusuale per la realtà del nostro tempo: per una intensa, voluta e convinta opera di evangelizzazione, resa credibile da una vera, autentica testimonianza di vita.

A guidare e sostenere nei momenti difficili tale sua volontà non era uno qualsiasi: era quel Gesù che l’ha preceduta sulla strada della croce, sacrificando la sua giovinezza e sublimando il sacrificio del Calvario.

Gli anni trascorsi dalla chiusura del Processo Diocesano non hanno intaccato la fama di santità di Rachelina, che anzi continua ad espandersi e consolidarsi, a conferma – qualora ce ne fosse bisogno - che la sua vita ha lasciato una testimonianza indelebile di fedeltà alla causa del Vangelo e agli insegnamenti della Chiesa. Quando una giovanissima decide di non tenere per sé i suoi anni in fiore ma di donarli alla causa del Signore, quasi sempre questa decisione "fa notizia" e provoca approfondimenti che non danno a livello umano una conclusione "razionale".

Rachelina non si è posta tanti interrogativi, le è sembrato normale, quasi logico, impiegare la sua giovinezza per il Signore, restituendogli in qualche modo quel dono che in definitiva le apparteneva nella misura in cui doveva essere messo al servizio della causa della divina volontà. E’ vissuta solo 16 anni senza cedere ad uno stile di vita che facilmente poteva essere votato all'agio o all'abbandono verso i piaceri della vita.

Quando è giunta la sofferenza, l'ha abbracciata senza timori, considerandola addirittura un segno della benevolenza del suo Sposo Divino, come chiamava Gesù. Lei stessa ha scritto: "La sofferenza è come una mandorla amara. Tu la butti via, credi che sia finita nella fredda terra. Invece ripassando per quel posto, dopo alcuni anni, troverai un bel mandorlo in fiore". Si resta davvero sconcertati dinanzi ad affermazioni del genere, che hanno accenti di vera poesia, pur in presenza di un quadro di dolore che non è consolante a livello umano.

Una chiave di lettura della sua concezione di vita emerge in queste sue parole: "Molte sono le gioie della vita, ma una sola è la più bella, che nemmeno noi sappiamo a volte definire, è la gioia del cuore. Il denaro e la ricchezza non servono a nulla, ma quello che conta è la bontà del cuore". Questo induce anche al perdonare, ad un sentimento di pace interiore che purifica l'animo. Scrive Rachelina: "Anche se mi dovessero battere, non ripagherò mai della stessa moneta".

Rachelina non solo metteva sulla carta questi pensieri di profondo tasso spirituale, ma soprattutto li viveva sulla sua pelle. Anche la morte la trovò preparata, e il piccolo candido letto fu testimone del suo modo di affrontare la sofferenza, come affermano i suoi biografi.

Un saggio della maturità spirituale cui la giovane Rachelina era giunta, frutto della sua vita di fede e preghiera, è questo suo scritto:

"Non cercare la felicità. Quaggiù non esiste, poiché l'uomo non fu creato per quaggiù. Cerca la Pace, il grande dono di Dio, l'unica gioia che non si può godere nel male, l'unica gioia perfetta che è frutto del bene.
Cerca la pace con lo stesso ardore col quale lo stolto cerca di godere. La troverai nella sottomissione alla volontà di Dio, nella coscienza tranquilla, nell'adempimento scrupoloso dei tuoi doveri di cristiano e di cittadino.
Non chiedere soddisfazioni materiali alla vita, ne saresti deluso poiché la vita è un dovere che dà più spine che rose, a chi vuol compierlo fedelmente.
Ama la vita come l'unico mezzo col quale potrai raggiungere una eterna felicità in Cielo; amala come dono di Dio, stringila con affetto anche se ha la forma di una croce: quanto più sarà penosa, altrettanto ti sarà meritoria!"

[Rachelina Ambrosini]

E' inutile dire che per i fedeli della Diocesi di Benevento Rachelina è già una santa. Ci auguriamo che diventi presto tale anche per i "giudici" della Santa Sede.

"Lasciamo che un angelo faccia parte della nostra vita"

Il Bollettino L’Angelo della pace Rachelina Ambrosini è diretto da Margherita Ferrara. Così scrive nel n.1 del 2010. "Penso sia estremamente significativo contribuire a divulgare il nome di Rachelina, insieme al collaudato impegno di tanti giovani che, attraverso tanti eventi a Lei dedicati, vogliono ricordare l'esempio della vita di questo "fiore dell'Irpinia", esempio cristallino di una vita giovanile condotta nel nome dell'Amore per Dio e per il prossimo.

Ed è quanto mai importante che, in questo mondo dominato dall'egoismo e dal consumismo eccessivo, in questa società prigioniera del desiderio di emulare stili, mode, costumi spesso sfrenati e di cattivo gusto, ossessionata dal raggiungimento di obiettivi fini a se stessi, vi siano tanti giovani che si avvicinano, sempre più e sinceramente, alla figura di Rachelina, ammirandone l'amabile carattere e le numerose virtù.

Quest'Angelo rappresenta un esempio per noi tutti, e credo vivamente che chiunque si avvicini per la prima volta a Rachelina per conoscerne la vita, la grazia e le splendide testimonianze a lei attribuite, si arricchirà come essere umano, nei sentimenti, nei pensieri e nelle azioni. Amandola sin da subito e portando con sé, come accade a me, ogni giorno, l'immagine del suo volto sorridente e benevolo. Lasciamo che un Angelo faccia parte della nostra vita...

Note
1.
L’Angelo della pace. Rachelina Ambrosini, Fondazione Rachelina Ambrosini, Venticano (AV), 2010. cura anche il sito web www.fondazionerachelinambrosini.it
2. La Serva di Dio Rachelina Ambrosini. "Una ragazza vissuta per il Cielo", Fondazione Rachelina Ambrosini, Venticano (AV), 2010.
3. Antonio Di Muro o.f.m.conv., Rachelina, il valore della sofferenza, dal Bollettino L’Angelo della pace. Rachelina Ambrosini, n.1, 2010, p.1. P. Di Muro è anche autore della biografia dedicata alla Serva di Dio: Amare Dio con la semplicità dei piccoli. Vita e spiritualità della Serva di Dio Rachelina Ambrosini, edizioni S. Paolo, 2010.


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