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Incontro del 28 Aprile |
Primo momento
Dopo un breve momento di confronto e di comunicazioni di ordine tecnico, abbiamo meditato sulle profonde e dense parole del Santo Padre contenute nel Messaggio per la XLIX Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, dal momento che
il nostro incontro si è svolto proprio alla vigilia di questo appuntamento, che si celebra la quarta domenica di Pasqua, quest'anno il 29 aprile.
Il tema è: "Le vocazioni dono della Carità di Dio".
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«La fonte di ogni dono perfetto è Dio Amore Deus caritas est: "chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui" (1Gv 4,16).
In ogni tempo, alla sorgente della chiamata divina c'è l'iniziativa dell'amore infinito di Dio, che si manifesta pienamente in Gesù Cristo. Come ho scritto nella mia prima Enciclica Deus caritas est, "di fatto esiste una molteplice visibilità di Dio. Nella storia d'amore che la Bibbia ci racconta, Egli ci viene incontro, cerca di conquistarci - fino all'Ultima Cena, fino al Cuore trafitto sulla croce, fino alle apparizioni del Risorto e alle grandi opere mediante le quali Egli, attraverso l'azione degli Apostoli, ha guidato il cammino della Chiesa nascente. Anche nella successiva storia della Chiesa il Signore non è rimasto assente: sempre di nuovo ci viene incontro - attraverso uomini nei quali Egli traspare; attraverso la sua Parola, nei Sacramenti, specialmente nell'Eucaristia" (n.17).
L'amore di Dio rimane per sempre, è fedele a se stesso, alla "parola data per mille generazioni" (Sal 105,8). Occorre, pertanto, riannunciare, specialmente alle nuove generazioni, la bellezza invitante di questo amore divino, che precede e accompagna: esso è la molla segreta, è la motivazione che non viene meno, anche nelle circostanze più difficili.
Cari fratelli e sorelle, è a questo amore che dobbiamo aprire la nostra vita, ed è alla perfezione dell'amore del Padre (cfr Mt 5,48) che ci chiama Gesù Cristo ogni giorno! La misura alta della vita cristiana consiste infatti nell'amare "come" Dio; si tratta di un amore che si manifesta nel dono totale di sé fedele e fecondo.
Su questo terreno oblativo, nell'apertura all'amore di Dio e come frutto di questo amore, nascono e crescono tutte le vocazioni. Ed è attingendo a questa sorgente nella preghiera, con l'assidua frequentazione della Parola e dei Sacramenti, in particolar modo dell'Eucaristia, che è possibile vivere l'amore verso il prossimo nel quale si impara a scorgere il volto di Cristo Signore (cfr Mt 25,31-46).
Queste due espressioni dell'unico amore divino, devono essere vissute con particolare intensità e purezza di cuore da coloro che hanno deciso di intraprendere un cammino di discernimento vocazionale verso il ministero sacerdotale e la vita consacrata; ne costituiscono l'elemento qualificante. Infatti, l'amore per Dio, di cui i presbiteri e i religiosi diventano immagini visibili - seppure sempre imperfette - è la motivazione della risposta alla chiamata di speciale consacrazione al Signore attraverso l'Ordinazione presbiterale o la professione dei consigli evangelici. Il vigore della risposta di san Pietro al divino Maestro: "Tu lo sai che ti voglio bene" (Gv 21,15), è il segreto di una esistenza donata e vissuta in pienezza, e per questo ricolma di profonda gioia.
Dio ama l'umanità e sceglie alcuni per renderli parte della donazione del Suo amore riversato nei nostri cuori (Rm 5,5). a questo amore che dobbiamo aprire i nostri cuori ogni giorno. Una chiamata sempre nuova e una risposta sempre viva. L'altra espressione concreta dell'amore, quello verso il prossimo, soprattutto verso i più bisognosi e sofferenti, è la spinta decisiva che fa del sacerdote e della persona consacrata un suscitatore di comunione tra la gente e un seminatore di speranza.
È importante che nella Chiesa si creino le condizioni favorevoli affinché possano sbocciare tanti "sì', quali generose risposte alla chiamata di amore di Dio. Sarà compito della pastorale vocazionale offrire i punti di orientamento per un fruttuoso percorso. Elemento centrale sarà l'amore alla Parola di Dio, coltivando una familiarità crescente con la Sacra Scrittura e una preghiera personale e comunitaria attenta e costante, per essere capaci di sentire la chiamata divina in mezzo a tante voci che riempiono la vita quotidiana. Ma soprattutto l'Eucaristia sia il "centro vitale" di ogni cammino vocazionale: è qui che l'amore di Dio ci tocca nel sacrificio di Cristo, espressione perfetta di amore, ed è qui che impariamo sempre di nuovo a vivere la "misura alta" dell'amore di Dio. Parola, preghiera ed Eucaristia sono il tesoro prezioso per comprendere la bellezza di una vita totalmente spesa per il Regno.
Nelle famiglie, "comunità di vita e di amore" (Gaudium et spes, 48), le nuove generazioni possono fare mirabile esperienza di questo amore oblativo. Esse, infatti, non solo sono il luogo privilegiato della formazione umana e cristiana, ma possono rappresentare "il primo e il miglior seminario della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio" (Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 53), facendo riscoprire, proprio all'interno della famiglia, la bellezza e l'importanza del sacerdozio e della vita consacrata. I Pastori e tutti i fedeli laici sappiano sempre collaborare affinché nella Chiesa si moltiplichino queste "case e scuole di comunione" sul modello della Santa Famiglia di Nazareth, riflesso armonico sulla terra della vita della Santissima Trinità».
Le parole del Santo Padre non solo ci aiutano a riflettere, ma ci indicano anche vie possibili da intraprendere per un serio ed efficace cammino personale per una coerente ed effettiva esperienza di amore di Dio, che possa davvero essere per noi un essenza che profuma la nostra vita e ne faccia sentire tutta la fragranza a ciascuno dei fratelli che incontriamo.
È necessario pertanto conservare e custodire bene il balsamo prezioso dell'amore riversato in noi dallo Spirito Santo da offrire agli altri.
Per comprendere in profondità la specificità della nostra vocazione è importante riflettere sulla qualità della condizione laicale dalla quale partiamo, aiutati da un brano della Christi fideles laici del beato Giovanni Paolo II (n. 15):
«Il mondo diventa così l'ambito e il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici, perché esso stesso è destinato a glorificare Dio Padre in Cristo. Il Concilio può allora indicare il senso proprio e peculiare della vocazione divina rivolta ai fedeli laici. Non sono chiamati ad abbandonare la posizione ch'essi hanno nel mondo. Il Battesimo non li toglie affatto dal mondo, come rileva l'apostolo Paolo: «Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era quando è stato chiamato» (1Cor 7, 24); ma affida loro una vocazione che riguarda proprio la situazione intramondana: i fedeli laici infatti "sono da Dio chiamati a contribuire quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l'esercizio della loro funzione propria e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a rendere visibile Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro vita e con il fulgore della fede, della speranza e della carità". Così l'essere e l'agire nel mondo sono per i fedeli laici una realtà non solo antropologica e sociologica, ma anche e specificamente teologica ed ecclesiale. Nella loro situazione intramondana, infatti, Dio manifesta il suo disegno e comunica la particolare vocazione di "cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio».
«La santità, poi, deve dirsi un fondamentale presupposto e una condizione del tutto insostituibile per il compiersi della missione di salvezza nella Chiesa. È la santità della Chiesa la sorgente segreta e la misura infallibile della sua operosità apostolica e del suo slancio missionario. Solo nella misura in cui la Chiesa, Sposa di Cristo, si lascia amare da Lui e Lo riama, essa diventa Madre feconda nello Spirito» (ivi, n.17).
Il documento magisteriale ci richiama ad un valore ancora più grande e profondo della chiamata che abbiamo sentito dentro di noi: diventare Sponsa Christi; per donarci totalmente a Lui e con Lui, con lo stesso Amore che Lui ci ha insegnato.
Le parole del Santo Padre esaltano le radici storiche del nostro carisma e la sua ricchezza che nel corso dei secoli la Chiesa ha scoperto, riconosciuto e promulgato.
Dalle note introduttive del rito della Consacrazione delle vergini.
Già nell'età apostolica è attestata la presenza di alcune vergini nelle prime comunità apostoliche (1Cor 7,17-8,25; At 21,9). Fino al Concilio di Nicea (a. 325) le vergini vivono nelle case, costituiscono l'Ordo Virginum, sono dedite al culto divino, considerate nella comunità "porzione eletta". Fino alla metà del VI sec. aumenta il numero delle vergini e si approfondisce la riflessione sulla verginità sia in Oriente, sia in Occidente per merito dei Padri della Chiesa, che hanno dato alla vergine consacrata lo stesso titolo di sposa di Cristo, che è proprio della Chiesa. Progressivamente le vergini si riuniscono nei monasteri, con la Professione monastica e in seguito nei movimenti di vita evangelica senza consacrazione pubblica e solenne. Dal Concilio di Trento al Concilio Vaticano II la consacrazione a Dio si esprime all'interno delle varie famiglie religiose o in forma privata. Il Concilio Vaticano II, caratterizzato dalla ricerca delle sorgenti della Chiesa, ha ripristinato per gli uomini il diaconato permanente (LG 29) e per le donne l'Ordine delle Vergini, riconoscendo così ufficialmente il carisma di una vita consacrata.
Il 31 maggio 1970, festa della Visitazione della Vergine Maria, la Sacra Congregazione per il Culto Divino, in applicazione alla Costituzione sulla Liturgia (SC 80), per mandato speciale di Paolo VI, ha promulgato il rito della Consacrazione delle vergini inserito nei Pontificale Romano, rinnovando e rivalutando il bellissimo e suggestivo rito, in cui è inserita l'antica preghiera consacratoria attribuita a S. Leone Magno (+ 461). Questa consacrazione è riservata, oltre che ai grandi Ordini monastici femminili, anche alle donne laiche. La vergine consacrata nel mondo perciò condivide con le sue sorelle monache il privilegio di una consacrazione liturgica, pubblica e solenne, che la costituisce segno trascendentale dell'amore della Chiesa per il Cristo suo sposo. A dieci anni da questa data fa seguito la versione italiana con il titolo "Consacrazione delle Vergini".
Il nuovo Diritto Canonico riconosce l'Ordine delle vergini, "le quali, emettendo il sacro proposito di seguire Cristo più da vicino, dal Vescovo diocesano sono consacrate a Dio secondo il rito liturgico approvato e, unite in mistiche nozze a Cristo Figlio di Dio, si dedicano al servizio della Chiesa" (C.I.C. can. 604).
Un ultimo passaggio dalla Christi fideles laici del beato Giovanni Paolo II (n. 55):
«Lo stato religioso testimonia l'indole escatologica della Chiesa, ossia la sua tensione verso il Regno di Dio che viene prefigurato e in qualche modo anticipato e pregustato dai voti di castità, povertà e obbedienza. In tal modo, l'unico e identico mistero della Chiesa rivela e rivive, nella diversità degli stati di vita e nella varietà delle vocazioni, l'infinita ricchezza del mistero di Gesù Cristo. Come amano ripetere i Padri, la Chiesa è come un campo dall'affascinante e meravigliosa varietà di erbe, piante, fiori e frutti. Sant'Ambrogio scrive: "Un campo produce molti frutti, ma migliore è quello che abbonda di frutti e di fiori. Orbene, il campo della santa Chiesa è fecondo degli uni e degli altri. Qui puoi vedere le gemme della verginità metter fiori, là la vedovanza dominare austera come le foreste nella pianura, altrove la ricca mietitura delle nozze benedette dalla Chiesa riempire i grandi granai del mondo di messe abbondante, e i torchi del Signore Gesù ridondare come di frutti di vite rigogliosa, frutti dei quali sono ricche le nozze cristiane».
"Il dono della Verginità profetica ed escatologica, acquista il valore di un ministero al servizio del popolo di Dio e inserisce le persone consacrate nel cuore della Chiesa e del mondo" (Premesse al Rito, n. 2).
Incontro del 24 Marzo |
Primo momento
Confronto e lettura degli articoli sull'Osservatore Romano riguardo al Convegno diocesano tenutosi il 6 e 7 marzo presso la Facoltà Teologica di Napoli dal tema: "La Vita Consacrata, esegesi vivente della Parola di Dio per una credibile pedagogia dei segni".
Le risonanze hanno rivelato e sottolineato l'importanza e la necessità di una coerenza evangelica tra l'apparire ed il fare, nel quotidiano lavoro pastorale e nell'impegno missionario che ciascun consacrato è chiamato a vivere.
Ecco perché ci è stato ribadito da padre Puca l'importanza di momenti e spazi di preghiera ben scanditi e aderenti ad una "personale regola di vita", verificata e realizzata con cura attraverso un dialogo e confronto periodico con il proprio padre spirituale. Questo per non perdere mai l'intimità con Cristo, attraverso l'ascolto, la meditazione della Parola e la preghiera. Il nostro carisma ci chiama a vivere nel mondo con cuore puro e totale dedizione, ma ci deve esercitare anche ad una maggiore prudenza e attenzione a non cedere al pericolo della distrazione o la dispersione della spiritualità e della contemplazione.
Per poter dare c'è bisogno di attingere; ed è per questo che è ancora più necessario per noi restare in ascolto continuo della Parola di Dio, per avere chiaro il riferimento e chiaro il messaggio da portare agli altri. Si può essere "promotrici di una nuova cultura evangelica", se dentro si sperimenta ogni giorno la novità e la bellezza dell'amore di Dio per l'uomo, per la sua crescita autentica fatta di sviluppo umano e cristiano.
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a Lui mi affido, sono la Sua serva", così Maria è divenuta Madre della Parola. |
Solo così coloro che sono consacrati saranno "esegesi" vivente e attuale della Parola di Dio, senza distorsioni o alterazioni, con un profilo chiaro, quello di Cristo, con un volto amabile, quello di Dio Padre e con uno sguardo autentico e puro come quello di Maria, che scelta e interpellata, senza pretese ha detto: Eccomi, mi fido del mio Signore, a Lui mi affido, sono la Sua serva; e facendosi serva è divenuta Madre della Parola.
PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, 23.
L'annuncio, in effetti, non acquista tutta la sua dimensione, se non quando é inteso, accolto, assimilato e allorché fa sorgere in colui che l'ha ricevuto un'adesione del cuore. Adesione alle verità che, per misericordia, il Signore ha rivelate. Ma più ancora, adesione al programma di vita - vita ormai trasformata - che esso propone. Adesione, in una parola, al Regno, cioè al "mondo nuovo", al nuovo stato di cose, alla nuova maniera di essere, di vivere, di vivere insieme, che il Vangelo inaugura. Una tale adesione, che non può restare astratta e disincarnata, si rivela concretamente mediante un ingresso visibile nella comunità dei fedeli. Così dunque, quelli, la cui vita si è trasformata, penetrano in una comunità che è di per sé segno di trasformazione e di novità di vita: è la Chiesa, sacramento visibile della salvezza. Ma, a sua volta, l'ingresso nella comunità ecclesiale si esprimerà attraverso molti altri segni che prolungano e dispiegano il segno della Chiesa. Nel dinamismo dell'evangelizzazione, colui che accoglie il Vangelo come Parola che salva, lo traduce normalmente in questi gesti sacramentali: adesione alla Chiesa, accoglimento dei Sacramenti, che manifestano e sostengono questa adesione mediante la grazia, che conferiscono.
Secondo momento
Padre Attilio ha parlato di una sorta di "fragilità" degli ordini religiosi e di conseguenza nella fedeltà ad una regola di vita o Costituzioni che hanno ispirato un fondatore, approvate dalla Chiesa, ma che nel corso dei secoli e della storia hanno incontrato uomini diversi, figli del loro tempo. Ognuno di noi ha dentro di sé una Parola, ossia un frammento della Sacra Scrittura che in qualche modo ritorna nella propria vita, suggerendo al cuore i sentimenti e i desideri che riportano ad una scelta fatta, ad un momento di conversione, all'origine della "chiamata". Allora questo può essere un buon punto di partenza per poi poter seguire una regola di vita, approvata dal direttore spirituale, e in ultimo dal Vescovo. Ecco perché bisogna recuperare il gusto della meditazione anche di cose già ascoltate, dette, meditate, recuperare il valore della "confessione", vissuta non come un distributore automatico, ma come una catechesi più profonda per ritrovarsi e rievangelizzare.
PAOLO VI, Evangelii nuntiandi.
14. La Chiesa lo sa. Essa ha una viva consapevolezza della Parola del Salvatore - "Devo annunziare la buona novella del Regno di Dio" - si applica in tutta verità a lei stessa. E volentieri aggiunge con S. Paolo: "Per me evangelizzare non è un titolo di gloria, ma un dovere. Guai a me se non predicassi il Vangelo!". Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella S. Messa che è il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione.
16. C'è dunque un legame profondo tra il Cristo, la Chiesa e l'evangelizzazione. Durante questo tempo della Chiesa è lei che ha il mandato di evangelizzare. Questo mandato non si adempie senza di essa, né, e ancor meno, contro di essa. [...] avviene di sentire, non senza dolore, persone, che vogliamo credere ben intenzionate, ma certamente disorientate nel loro spirito, ripetere che esse desiderano amare il Cristo, ma non la Chiesa, ascoltare il Cristo, ma non la Chiesa, appartenere al Cristo, ma al di fuori della Chiesa. L'assurdo di questa dicotomia appare nettamente in queste parole del Vangelo: "Chi respinge voi, respinge me". E come si può voler amare il Cristo senza amare la Chiesa, se la più bella testimonianza resa a Cristo è quella di S. Paolo: "Egli ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei"?
41. (...) per la Chiesa, la testimonianza di una vita autenticamente cristiana, abbandonata in Dio in una comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo con uno zelo senza limiti, è il primo mezzo di evangelizzazione. "L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, - dicevamo lo scorso anno a un gruppo di laici - o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni".
46. Perciò, accanto alla proclamazione fatta informa generale del Vangelo, l'altra forma della sua trasmissione, da persona a persona, resta valida ed importante. Il Signore l'ha spesso praticata - come ad esempio attestano le conversazioni con Nicodemo, Zaccheo, la Samaritana, Simone il fariseo e con altri - ed anche gli Apostoli. C'è forse infondo, una forma diversa di esporre il Vangelo, che trasmettere ad altri la propria esperienza di fede? Non dovrebbe accadere che l'urgenza di annunziare la Buona Novella a masse di uomini facesse dimenticare questa forma di annuncio mediante la quale la coscienza personale di un uomo è raggiunta, toccata da una parola del tutto straordinaria che egli riceve da un altro. Noi non potremmo lodare a sufficienza quei sacerdoti che, attraverso il Sacramento della Penitenza o attraverso il dialogo pastorale, si mostrano pronti a guidare le persone nelle vie del Vangelo, a confermarle nei loro sforzi, a rialzarle se sono cadute, ad assisterle sempre con discernimento e disponibilità.
75. L'evangelizzazione non sarà mai possibile senza l'azione dello Spirito Santo... "Colma del conforto dello Spirito Santo", la Chiesa "cresce". Lo Spirito è l'anima di questa Chiesa...
Si può dire che lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione: è Lui che spinge ad annunziare il Vangelo e che nell'intimo delle coscienze fa accogliere e comprendere la parola della salvezza. Ma si può parimenti dire che egli è il termine dell'evangelizzazione: egli solo suscita la nuova creazione, l'umanità nuova a cui l'evangelizzazione deve mirare, con quella unità nella varietà che l'evangelizzazione tende a provocare nella comunità cristiana. Per mezzo di lui il Vangelo penetra nel cuore del mondo, perché egli guida al discernimento dei segni dei tempi - segni di Dio - che l'evangelizzazione discopre e mette in valore nella storia.
"Il mondo reclama una testimonianza autentica e vivace!"
Il nuovo Diritto Canonico riconosce l'Ordine delle vergini, "le quali, emettendo il sacro proposito di seguire Cristo più da vicino, dal Vescovo diocesano sono consacrate a Dio secondo il rito liturgico approvato e, unite in mistiche nozze a Cristo Figlio di Dio, si dedicano al servizio della Chiesa" (canone 604).
"Il dono della Verginità profetica ed escatologica, acquista il valore di un ministero al servizio del popolo di Dio e inserisce le persone consacrate nel cuore della Chiesa e del mondo" (Premesse al Rito, 2). Il ministero della vergine consacrata è soprattutto un "ministero contemplativo", "ministero dell'orante in ascolto della Parola e ministero dell'amore ". Esse nutrono la loro vita con il Corpo di Cristo, l'alimentano con la meditazione della Parola e con l'assidua preghiera.
Terzo momento
Si tratta di comprendere di essere donne come le altre, ma scelte e chiamate per...? A me il Signore cosa chiede? E alla luce di tutto questo, dobbiamo esercitarci nella:
Consacrazione nell'Ordo Virginum:
Tu che sei una di quelle vergini che fanno risplendere d'una luce spirituale la bellezza stessa del loro corpo; tu che giustamente sei paragonata alla Chiesa, tu, dico, che vegli durante la notte nella tua stanza: pensa sempre a Cristo e spera a ogni istante la sua venuta. Cristo entra a porte chiuse e non può mancare di venire perché l'ha promesso. Abbraccia dunque colui che hai cercato; avvicinati e ne sarai illuminata. Trattienilo. Pregalo di non partire subito, di non allontanarsi. La parola di Dio se ne va rapida; non si lascia prendere dai sonnolenti, né ritenere dai negligenti. La tua anima le vada incontro. Segui le tracce della parola divina poiché passa via rapidamente. [...] Colei che cerca così Cristo, può dire: Lo abbracciai e non lo lascerò più finché non lo introdurrò alla casa di mia madre, nella stanza di colei che mi ha generata (Ct 3,4). La casa di tua madre o la sua stanza è l'intimità più segreta del tuo cuore. Conoscila questa casa e tienila pulita. Quando sarà pulita e la tua coscienza sarà pura da ogni macchia, questa casa spirituale si innalzerà poggiata sulla pietra angolare e lo Spirito Santo abiterà in lei. Chi cerca così Cristo e lo prega, non è abbandonata, ma, al contrario, viene spesso da lui visitata (S. Ambrogio, La verginità, 12-13).
Incontro del 25 Febbraio |
Primo momento
Scambio e confronto sugli avvenimenti inerenti al nostro cammino quaresimale, inserito nelle varie realtà parrocchiali in cui viviamo e collaboriamo.
• La nomina di un collaboratore pastorale: Padre Attilio Carrella (dei Servi di Maria), Superiore della Comunità di S. Maria del Parto in Napoli, che parteciperà ai nostri incontri di formazione.
• Annuncio di un prossimo incontro con il nostro Cardinale, in attesa di una sua conferma, in previsione di una eventuale determinazione di una data riguardo la Celebrazione delle nuove Consacrazioni.
• Presentazione di alcuni testi relativi agli Atti dell'Ordo Virginum e ai vari sviluppi storici ed ecclesiali che l'Ordo stesso ha vissuto, recuperando nel tempo e nella storia un profilo sempre più autentico e fedele alla sua originaria matrice ispiratrice.
Inoltre, ci è stato rinnovato l'invito a partecipare al convegno diocesano presso la Facoltà Teologica, dal tema: "La vita consacrata, 'esegesi' vivente della Parola di Dio per una credibile pedagogia dei segni".
Il convegno tende ad approfondire i nuovi orientamenti ecclesiali per il rinnovamento della vita consacrata a partire dalla Parola di Dio. A tale riguardo terrà la sua relazione Sua Ecc. Mons. Joseph William Tobin, Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata.
In tale ottica fondamentale è la lettura della esperienza territoriale nell' Arcidiocesi, di cui si occuperà nella sua relazione di Mons. Gennaro Matino, Vicario Epíscopale per le Comunicazioni.
I lavori delle due giornate saranno introdotti, rispettivamente, da Mons. Gaetano Castello, Preside della Facoltà Teologica, e da Sua Ecc. Mons. Antonio De Luca, Vescovo di Teggiano Policastro, e arricchiti dal racconto di esperienze concrete che si vivono in Diocesi.
Concluderà il Convegno, nel pomeriggio di mercoledì 7 marzo, l'Arcivescovo Card. Crescenzio Sepe, il quale ha già avuto modo di intrattenersi sulla "esistenza di una pedagogia dei segni" che ha un fondamento biblico e teologico. Biblico, perché il cammino giubilare fatto lo scorso anno non può non essere segnato dalla Parola di Dio accolta, pregata e annunciata... Il fondamento biblico, inoltre, si manifesta nelle sette opere di misericordia, raffigurate nella grande tela del Caravaggio, che è come icona di un percorso costellato da iniziative e gesti capaci di "incarnare" e rendere visibile la possibilità di cambiamento nel segno della speranza.
Tali comunicazioni ci aiutano a preparare adeguatamente con la preghiera il cuore e la mente alle esperienze che il Signore ci chiama a vivere in comunione con la Chiesa ed in particolare con la nostra diocesi, guidata dal nostro Vescovo Crescenzio.
Secondo momento
Ci siamo radunati in cappella per la celebrazione dei Vespri, meditando i salmi proposti e il brano della seconda lettera ai Corinzi: "Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga criticato il nostro ministero, ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni, con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero, con parola di verità, con potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra".
Terzo momento
Siamo rimasti poi a riflettere su alcuni punti del messaggio del Santo Padre sulla Quaresima "Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone" (Eb 10,24), proprio per approfondire l'importanza del momento favorevole, di cui parla anche san Paolo, nell'esortarci ad esercitarci nella carità come via per riscoprire il senso della nostra fede. Ecco perché papa Benedetto XVI ci dice: Il frutto dell'accoglienza di Cristo è una vita dispiegata secondo le tre virtù teologali: si tratta di accostarsi al Signore "con cuore sincero nella pienezza della fede" (v. 22), di mantenere salda "la professione della nostra speranza" (v. 23), nell'attenzione costante ad esercitare insieme ai fratelli "la carità e le opere buone" (v. 24).
Incontro del 21 Gennaio |
Primo momento
Momento di scambio e di condivisione riguardo all'incontro interdiocesano dell'Ordo Virginum dal tema: "Eucaristia e Consacrazione Verginale", tenutosi ad Alberi presso la Casa "Armida Barelli", il 7 gennaio 2012, guidato da don Carmine Del Gaudio, Delegato per la Diocesi di Sorrento - Castellamare di Stabia.
La testimonianza di chi ha partecipato all'incontro ha aiutato a riflettere su quegli aspetti che è necessario tenga costantemente a cuore chi intraprende questo cammino; come il rileggere sempre i motivi della propria fede, per entrare sempre di più nell'Eucaristia, perchè più si sente il desiderio di conoscerLa e più ci si avvicina all'essenza del Mistero. Ecco perché abbiamo bisogno di riconfermare sempre le motivazioni della nostra scelta, altrimenti il Mistero lo si sfiora soltanto; l'entusiasmo dell'inizio può bastare solo per qualche anno, poi esso deve lasciare il posto alla consapevolezza della gioia della scelta che ha cambiato la tua vita!
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Ma per vedere e gustare l'Eucaristia è necessario un cuore e un occhio vergine. Solo un cuore puro può amare Dio con un amore ecclesiale, con un cuore eucaristico. Un cuore verginale è eucaristico perché si offre e dona la propria vita a Cristo, e Lui la offre agli altri.
Secondo momento
Alla luce di quanto detto, padre Puca ha ribadito infatti che l'Eucaristia è il cuore di Cristo e quindi della Chiesa, nella quale noi siamo chiamate ad essere discepole del Maestro, testimoni del suo amore che genera, guarisce e salva. La strada ci viene indicata da Gesù con il suo esempio e gli strumenti ci sono dati dalla sua Chiesa, come Educarsi alla vita santa di Gesù, il messaggio della CEI per il clero e la vita consecrata (2 febbraio 2012): "Educare alla vita buona del Vangelo" implica certamente l'educare alla vita santa di Gesù. È questo il dono e l'impegno di ogni persona che voglia farsi discepola di Gesù, specialmente di chi è chiamato alla vita consacrata. "Veramente la vita consacrata costituisce memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli" (Giovanni Paolo II, Vita consecrata, 22). Il proprium della vita consacrata è riproporre la forma di vita che Gesù ha abbracciato e offerto ai discepoli che lo seguivano: l'evangelica vivendi forma. Questa costituisce una testimonianza fondamentale per tutte le altre forme di vita cristiana e tratteggia un ideale percorso educativo, antropologico ed evangelico.
Quattro note che mostrano la coerenza della vita con la vostra specifica vocazione e al tempo stesso manifestano la fecondità di un assiduo cammino formativo:
1) Il primato di Dio. Nella misura in cui testimoniate la bellezza dell'amore di Dio, che segue l'uomo con infinita benevolenza e misericordia, voi spandete quel "buon profumo divino" che può richiamare l'umanità alla sua vocazione fondamentale: la comunione con Dio.
2) La fraternità. La fraternità universale è il sogno di Dio, Padre di tutti. La dilagante conflittualità che deteriora le relazioni umane mostra la perenne attualità della missione di Cristo e dei suoi discepoli: raccogliere in unità i figli di Dio dispersi. La Chiesa è segno e sacramento di questa comunione. "Per presentare all'umanità di oggi il suo vero volto, la Chiesa ha urgente bisogno di comunità fraterne, le quali con la loro stessa esistenza costituiscono un contributo alla nuova evangelizzazione" (Vita consecrata, 45).
3) Lo zelo divino. In un mondo monotono e apatico, dominato dagli istinti e dalle passioni, Gesù e i suoi discepoli testimoniano la forza straordinaria dello zelo divino, che proviene dallo Spirito Santo. Dio è amore, "fuoco divorante", roveto ardente che brucia senza mai consumarsi (cfr Es 3,2). Dovremmo preoccuparci non tanto della contrazione numerica delle vocazioni, quanto della vita tutto sommato mediocre di molti, in cui sembra persa la traccia dello zelo, della passione, del fuoco d'amore che animava Gesù e i santi. Per la nuova evangelizzazione a cui la Chiesa oggi è chiamata occorrono nuovi santi, appassionati di Gesù e dell'uomo, sentinelle che sanno intercettare gli orizzonti della storia, in cui ancora una volta Dio ha deciso di servirsi delle creature per realizzare il suo disegno d'amore.
4) Stile di vita. La povertà evangelica favorisce uno stile di vita all'insegna dell'essenzialità, della gratuità, dell'ospitalità, superando le derive dell'omologazione e del consumismo. La castità consacrata aiuta a riqualificare la sessualità e a dare ordine e significato vero agli affetti, orientandoli a un amore fedele e fecondo. L'obbedienza libera dall'individualismo e dall'orgoglio, per renderci servi di Dio e disponibili a fare la sua volontà mettendoci a servizio delle persone che lui ci affida, specialmente i poveri. Vissuti sull'esempio di Cristo e dei santi, i consigli evangelici costituiscono una vera testimonianza profetica dal profondo significato antropologico, che suppone e richiede un grande impegno educativo. È un cammino da compiere con umiltà, discrezione e misericordia, perché tale Gesù si è mostrato a noi. Lo zelo divino si è coniugato in lui con la costanza che ha vinto le resistenze più dure, con la paziente fiducia che ha superato i pregiudizi più perversi, con l'amore misericordioso che lo ha spinto a dare se stesso in offerta per tutti. Se lo Spirito di Gesù abita nei nostri cuori, anche noi potremo fare quel che ha fatto lui.
Terzo momento
" Alzati e va; la tua fede ti ha salvato!" (Lc 17,19)
Abbiamo riflettuto sul Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XX Giornata Mondiale del Malato (11.02.2012), e precisamente sui seguenti passaggi:
1. Il compito principale della Chiesa è certamente l'annuncio del Regno di Dio, ma proprio questo stesso annuncio deve essere un processo di guarigione: "...fasciare le piaghe dei cuori spezzati" (Is 61,1), secondo l'incarico affidato da Gesù ai suoi discepoli (cfr Lc 9,1-2; Mt 10,1.5-14; Mc 6,7-13). Il binomio tra salute fisica e rinnovamento dalle lacerazioni dell'anima ci aiuta quindi a comprendere meglio i "Sacramenti di guarigione".
2. Il Sacramento della Penitenza è stato spesso al centro della riflessione dei Pastori della Chiesa, proprio a motivo della grande importanza nel cammino della vita cristiana, dal momento che "tutto il valore della Penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1468). Nella "medicina della confessione", l'esperienza del peccato non degenera in disperazione, ma incontra l'Amore che perdona e trasforma (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsin. - Reconciliatio et Paenitentia, 31).
3. Dalla lettura dei Vangeli, emerge chiaramente come Gesù abbia sempre mostrato una particolare attenzione verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i suoi discepoli a curarne le ferite (cfr Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro un Sacramento specifico: l'Unzione degli Infermi. La Lettera di Giacomo attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr 5,14-16): con l'Unzione degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio. L'Unzione degli Infermi non deve essere ritenuta quasi "un sacramento minore" rispetto agli altri. L'attenzione e la cura pastorale verso gli infermi, se da un lato è segno della tenerezza di Dio per chi è nella sofferenza, dall'altro arreca vantaggio spirituale anche ai sacerdoti e a tutta la comunità cristiana, nella consapevolezza che quanto è fatto al più piccolo, è fatto a Gesù stesso (cfr Mt 25,40).
4. A proposito dei "Sacramenti di guarigione" S. Agostino afferma: "Dio guarisce tutte le tue infermità. Non temere dunque: tutte le tue infermità saranno guarite... Tu devi solo permettere che egli ti curi e non devi respingere le sue mani" (Esposizione sul Salmo 102,5: PL 36, 1319-1320). Si tratta di mezzi preziosi della Grazia di Dio, che aiutano il malato a conformarsi sempre più pienamente al Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo. Assieme a questi due Sacramenti, vorrei sottolineare anche l'importanza dell'Eucaristia. Ricevuta nel momento della malattia contribuisce, in maniera singolare, ad operare tale trasformazione, associando colui che si nutre del Corpo e del Sangue di Gesù all'offerta che Egli ha fatto di Se stesso al Padre per la salvezza di tutti.
A Maria, Madre di Misericordia e Salute degli Infermi, eleviamo il nostro sguardo fiducioso e la nostra orazione; la sua materna compassione, vissuta accanto al Figlio morente sulla Croce, accompagni e sostenga la fede e la speranza di ogni persona ammalata e sofferente nel cammino di guarigione dalle ferite del corpo e dello spirito.
Conclusione
Abbiamo pregato i salmi dei primi Vespri della III domenica del tempo ordinario (B) e meditato anche le letture dell'Ufficio del giorno (memoria di Sant'Agnese, vergine e martire): "Colei che non ancora capace di soffrire e già matura per la vittoria".
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