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Pellegrinaggi: senso e modalità Gerardo Imbriano o.p. |
Da secoli la chiesa del Gesù Nuovo è meta di pellegrini, singoli o in gruppo, prima per pregare davanti le reliquie dei Santi martiri Ciro e Giovanni, culto promosso dal gesuita S. Francesco De Geronimo, e più recentemente per invocare o ringraziare S. Giuseppe Moscati, i cui resti mortali furono traslati nella nostra chiesa fin dal 16 novembre 1930, a soli tre anni dalla morte, avvenuta il 12 aprile 1927.
Il richiamo dei Santi, testimoni di Cristo nella storia antica e recente, o della Vergine Maria, nei luoghi che ne hanno evidenziato una tangibile presenza, sono da sempre un mezzo che il Signore offre per ricondurre a Lui tanti che si dicono cristiani spesso solo superficialmente, per non parlare di molti non credenti. La Chiesa ha sempre riconosciuto in questo una preziosa occasione di rievangelizzazione, più che mai urgente nel nostro tempo, come hanno sottolineato recentemente Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
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Giovani pellegrini verso Santiago di Compostela. Il pellegrinaggio è nella Sacra Scrittura immagine simbolica del nostro procedere verso la vera Patria che è oltre questa vita terrena. |
Riportiamo (con qualche adattamento e quasi integralmente) quanto scrive il domenicano P. Gerardo Imbriani, Rettore del celebre santuario della Madonna dell’Arco (a poca distanza da Napoli), dove l’autore sottolinea alcuni punti fondamentali sul senso, le motivazioni e le corrette modalità dell’essere pellegrini, evidenziandone i collegamenti con la Sacra Scrittura e alla luce dell’attuale Magistero della Chiesa (1).
Le chiese e i santuari, siano essi dedicati alla santissima Trinità, a Cristo Signore, alla beata Vergine, agli Angeli, ai Santi o ai Beati, sono forse i luoghi in cui i rapporti tra Liturgia e pietà popolare sono più frequenti ed evidenti.
Il Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti (n.261), raccomanda: "Si offrano più abbondantemente ai fedeli i mezzi della salvezza, annunciando con zelo la Parola di Dio, favorendo convenientemente la vita liturgica, in specie con l'Eucaristia e la celebrazione della Penitenza, nonché coltivando forme approvate di pietà popolare". Il Direttorio prosegue con la costatazione che "nel nostro tempo l'interesse per i santuari e la partecipazione ai pellegrinaggi, lungi dall'essersi affievolito a causa del fenomeno del secolarismo, incontra un grande favore presso i fedeli".
Il pellegrinaggio, pratica molto antica, comune a tutte le religioni e classi sociali, ha assunto in seno al Cristianesimo forme e modalità diverse, non sempre riconducibili ad un'unica tipologia, per la diversità delle motivazioni, dei luoghi, delle culture popolari nelle quali si è incarnato o da cui è scaturito. E’ noto come, oltre alla liturgia, la vita cristiana si nutra di varie forme di pietà popolare: tra di esse, il pellegrinaggio.
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| L'urna bronzea di S. Giuseppe Moscati è meta di un gran numero di persone, di ogni età e condizione sociale, semplici devoti o in gruppi organizzati. |
Il primo punto da chiarire è quello relativo al termine stesso di pellegrino. Il tema del pellegrinaggio è fondamentale per il cristiano proprio perché rappresenta il corso della vita che porta in cielo. Ma in un mondo nel quale ci si muove sempre più spesso e sempre più caoticamente, a volte anche senza meta, ci si potrebbe, forse, chiedere se il pellegrinaggio cristiano rappresenti ancora una pratica attuale e significativa.
"Il pellegrinaggio - scrive Giovanni Paolo II nella bolla d'indizione del Grande Giubileo del 2000, Incarnationis Mysterium, "riporta alla condizione dell'uomo che ama descrivere la propria esistenza come cammino... ed è sempre stato un momento significativo nella vita dei credenti; rivestendo nelle varie epoche espressioni culturali diverse, esso evoca il cammino personale del credente sulle orme del Redentore: è esercizio di ascesi operosa, di pentimento per le umane debolezze, di costante vigilanza sulla propria fragilità, di preparazione interiore alla riforma del cuore".
Così inteso, il pellegrinaggio è certamente un'espressione attuale della religiosità popolare, che risponde all'ansia di ricerca iscritta nel cuore di ogni uomo e anche, non si può nasconderlo, a quel desiderio di "avventura" che forse tutti, almeno qualche volta nella vita, hanno sentito.
"Il pellegrinaggio consiste nel recarsi individualmente o collettivamente a un Santuario o a un luogo particolarmente significativo per la fede, per compiervi speciali atti di devozione, sia a scopo di pietà che a scopo votivo o penitenziale, e per favorire un'esperienza di vita comunitaria, la crescita delle virtù cristiane e una più ampia conoscenza di Chiesa". (Commissione Episcopale per le migrazioni). Tale descrizione rivela la natura profonda del pellegrinaggio, con le sue componenti interiori e con i suoi aspetti operativi, che scaturiscono dallo specifico carattere religioso.
Le motivazioni del pellegrinaggio sono principalmente, anche se non esclusivamente, di natura religiosa. A fondamento del pellegrinaggio sta un'esigenza di fede, che si esprime in un movimento che vuole essere figura della conversione, premessa e preparazione ad una esperienza religiosa che ha il suo punto culminante e qualificante nella partecipazione alla vita liturgica.
Le modalità di attuazione del pellegrinaggio prevedono, oltre la preparazione remota, l'attiva partecipazione ai diversi momenti di confessione e di celebrazione della fede, soprattutto attraverso l'ascolto e l'interiorizzazione della parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia, ma anche l'espressione visibile della carità e della solidarietà, il raccoglimento nel silenzio e nella preghiera prolungata, l'approfondimento catechistico.
Questi si possono, dunque, dire, in sintesi, gli elementi del pellegrinaggio cristiano:
Nota
1. Articolo pubblicato su La Madonna dell’Arco, Lug. 2010, pp. 3-4.
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