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Pellegrinaggio a S.Giuseppe Moscati del Gruppo "Veritatis Splendor" di Sassuolo (Modena) Egidio Ridolfo s.j. |
Il Gruppo "Veritatis Splendor" --
I motivi del pellegrinaggio
Giuseppe Moscati e la spiritualità dell'uomo --
San Giuseppe Moscati: un laico santo di oggi
Il Gruppo "Veritatis Splendor"
Un nutrito gruppo di giovani di Sassuolo (Modena), facenti parte del gruppo "Veritatis Splendor", è venuto al Gesù Nuovo per raccogliersi in preghiera davanti all’urna bronzea che racchiude il corpo di San Giuseppe Moscati. Il pellegrinaggio era organizzato in due giorni (13-14 aprile), nei quali era prevista la S.Messa, con spazio per testimonianze di membri del gruppo, la recita comune della Liturgia delle Ore e del Rosario e altri momenti di riunione. La sera del primo giorno era prevista anche un rapida visita di Napoli.
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Il Gruppo "Veritatis Splendor" al Gesù Nuovo,
davanti all'urna di San Giuseppe Moscati |
Il Gruppo ha precedentemente preparato un libretto di 46 pagine dal titolo significativo: "Siate il meglio di qualunque cosa siate". Sono pagine contenenti notizie sul Santo, riproduzione di autografi della sua corrispondenza, articoli o estratti di testi che trattano la figura di S.Giuseppe Moscati come laico cristiano, considerazioni su come la "ricerca della Verità" non può non costituire il movente fondamentale del nostro vivere, ricerca alla quale il Signore è ben lieto di venire incontro ("La Sapienza ama quanti la cercano", dice la Scrittura).
Cercare e vivere ogni giorno la Verità porta di per sé a maturare progressivamente quell’armonia tra corpo e spirito, tra scienza e fede, che è stata il fondamento vissuto della spiritualità di S.Giuseppe Moscati, e tutto questo è quanto mai attuale per i giovani e i cristiani in genere del nostro tempo, così spesso disorientati dai mass-media che per lo più propongono falsi modelli di vita, basati sull’efficientismo, sul denaro, sull’affermazione personale (il potere!) da perseguire anche a costo di calpestare i diritti degli altri.
Tutto questo è sintetizzato dalla celebre frase di San Giuseppe Moscati, che opportunamente è riportata nella prima pagina del libretto dei giovani di Sassuolo:
"Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio."
[Biglietto scritto da Giuseppe Moscati il 17 ottobre 1922]
La seconda parte delle pagine preparate dal Gruppo "Veritatis Splendor" (titolo ispirato all’omonima enciclica di Giovanni Paolo II) contiene i testi liturgici per la Liturgia delle Ore e per le S.Messe celebrate durante il pellegrinaggio al Gesù Nuovo.
Riproduciamo qui alcune parti di questo interessante libretto, testimone di come la figura di S.Giuseppe Moscati stia ispirando un sempre più grande numero di persone che vogliono vivere in modo consapevole e maturo la propria Fede, la luce, la gioia, la bellezza che vengono dal Vangelo di Gesù, di cui come sappiamo i Santi sono "testimoni eccellenti", per questo proposti dalla Chiesa che li ha canonizzati.
I motivi del pellegrinaggio
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| Studio Medico di San Giuseppe Moscati, nelle "Sale Moscati" annesse alla chiesa del Gesù Nuovo. |
"Siamo convinti che sia necessario dare un'impronta forte, un significato particolare al nostro futuro; la nostra vita si giocherà in settori e luoghi diversi, ma comunque unita in un unico scopo, la ricerca della verità.
È stata proprio questa unione che ci ha tenuti stretti quando la barca era ormai affondata, quando tutte le premesse e le circostanze ci volevano separati. La Verità ci ha attirati a sé diventando la guida per il nostro futuro. Abbiamo sofferto molto ma abbiamo sempre creduto nella Verità e subito Dio, che è Verità, non ha mancato di confortarci, rendendo viva la sua Parola per noi: "Beati i perseguitati a causa della giustizia".
Su di noi si sono riversate grazie inaspettate, il Signore dolcemente ci ha dato la sua mano per continuare a cercarlo e, nella sua infinita generosità, ci ha indicato la strada: "Io sono la Via, la Verità e la Vita". Raccogliendo le esperienze passate, siamo pronti ad una nuova partenza: ora ci è chiesto di diventare segno nel mondo che quotidianamente ci circonda.
San Giuseppe Moscati ha detto: "Perseverate nell'amore alla verità, a Dio che è Verità medesima, a tutte le virtù, e cosi potrete espletare il vostro esercizio professionale come una missione." Questo ci sprona ad essere lampada posta in alto, sulla sommità, ad essere ben visibili a tutti per le nostre scelte.
Ecco perché "Veritatis Splendor", lo splendore della Verità, perché noi per primi possiamo essere in costante ricerca della Verità, di Dio, perché con la nostra vita possiamo risplendere grazie ad essa. "
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In queste pagine sono contenuti i motivi dominanti che ci hanno indirizzato a scegliere il pellegrinaggio a Napoli come una occasione di grazia per il gruppo e per tutti i suoi componenti.
Ci siamo riconosciuti toccati dalla Provvidenza di Dio, nello scoprire come il nonno di Alle abbia goduto di persona della vicinanza e amicizia di un santo. È pertanto partito da qui il nostro interesse per questa figura.
Con ammirato stupore abbiamo imparato a conoscere e amare la straordinaria attualità di S.Giuseppe Moscati che ha tanto da insegnarci come cristiani che desiderano impegnarsi nel mondo.
Ci sentiamo affascinati in particolare da alcuni aspetti che sono particolarmente vicini a noi: innanzitutto un esempio concreto di cosa significa vivere in modo straordinario l'ordinarietà. È un esempio proprio perché capace nelle sue scelte di mettere Cristo al primo posto, in ogni ambito.
Un aspetto affascinante per noi della sua esperienza è stata la capacità di vivere la propria professione come missione e come mezzo per la santificazione. Sono due dinamiche che è riuscito a coniugare mirabilmente; ci fanno riflettere profondamente sul nostro modo di essere nel mondo.
Sono ormai trascorsi tre anni dalla "professione di fede", anni in cui abbiamo condiviso la gioia di vedere realizzata in modo mirabile la vocazione di tanti di noi e lo stupore per amicizie sempre nuove.
Sentiamo ora forte il bisogno di vedere realizzato ancora più profondamente il proposito fatto in quella festa di Pentecoste:
"Ci impegniamo personalmente a fare delle nostre vite una testimonianza luminosa, una testimonianza viva."
Desideriamo in questo pellegrinaggio contemplare - davanti alla figura di questo santo "così moderno" - l'amore di predilezione che il Signore ha per noi.
Affidiamo come gruppo alla sua intercessione presso il Padre questa intenzione: essere i migliori, da cristiani come amici nel mondo; essere i "numeri uno" nella laboriosità, nell'onestà, nella carità, come ci ricorda la Parola della Scrittura: "Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anche io sono stato conquistato da Cristo."
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Giuseppe Moscati e la spiritualità dell'uomo
La necessità di proporre all'attenzione degli uomini gli eroi della fede è strettamente legata al messaggio che essi possono continuare a dare con l'esempio della loro vita. E' questo il caso di Giuseppe Moscati il quale, morto nel 1927 e canonizzato nel 1987, è quanto mai eloquente ed attuale con il suo insegnamento ed i suoi scritti, particolarmente nella nostra epoca.
Ora, infatti, si va sempre più riscoprendo questa verità fondamentale: quando nell'uomo e nella società viene bandito il concetto della trascendenza cominciano inesorabilmente a cadere i valori morali, che sono alla base non solo della convivenza umana ma anche dell'equilibrio dello stesso essere.
L'uomo può puntare tutto sulla materialità ed in senso orizzontale sulla socialità, ma se non ha alcuna visione verticale, non troverà mai la piena realizzazione di se stesso. Ove servissero degli esempi, basterebbe considerare la lenta, continua crescita dell' "Homo religiosus" nel paesi dell'Est europeo ed il crollo del sistema ateo e materialista di stampo marxista che, per 70 anni, ha potuto solo imbavagliare ma non sopprimere l'anelito spirituale di quelle popolazioni.
Al contrario, va riconosciuto che l'indifferentismo, proprio dei paesi liberi occidentali, è riuscito ad allontanare sempre più l'uomo dalle realtà eterne che dovrebbero essere sempre la meta a cui tendere.
La persona umana, nella sua integralità vivente, è un inscindibile "spirito-corpo" ed è a questo unicum al quale dobbiamo sempre far riferimento quando si vuole realmente cercare di conoscerlo e venirgli incontro nelle sue necessità.
Oggi noi sappiamo che esistono intime relazioni tra soma e psiche, per cui non vi è alterazione dell'uno che non abbia riflessi sull'altro. Indubbiamente va ascritto a Sigmund Freud il merito di aver evidenziato i conflitti tra il mondo degli istinti, il mondo esterno e le istanze culturali alla base della sofferenza psicosomatica dell'uomo (1). Altrettanto interessante è la concezione di Erich Fromm, che sottolinea come nessuna sofferenza psichica o psicosomatica dell'uomo possa essere compresa se non si tiene conto dell'aggregato sociale nel quale l'uomo vive.
E' però soprattutto Viktor Frankl che incentra il problema della sofferenza psicosomatica dell'uomo nella mancanza di significato della vita o "vuoto esistenziale". Per Frankl (2) è compito proprio del medico cercare di comprendere ed aiutare, oltre che con la terapia farmacologica, anche con la terapia psichica il paziente.
In questo senso si iscrive fondamentalmente l'opera di Giuseppe Moscati quando si interessa anche delle condizioni spirituali del paziente, nel quale ricerca i sintomi per giungere a formulare una diagnosi.
Moscati, infatti, aveva perfettamente compreso come ogni squilibrio morale, alla stessa stregua di quello fisico, porta inevitabilmente a un riflesso negativo per lo stesso uomo. L'uomo che non sa accettare i suoi limiti - e soprattutto non riesce a portare lo sguardo oltre i confini della sua materialità e del suo egoismo - spesso, di fronte alle traversie della vita o ad un qualche malanno fisico, è portato al pessimismo e alla nevrosi. Nella casistica di ogni medico i pazienti nevrotici, o quelli nei quali la nevrosi sovrasta ed accentua un male organico, sono molto più frequenti di quanto non si pensi.
Note:
1 - S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi in Opere, vol.VIII, Boringhieri, Torino, 1976, p.549.
2 - E. Frankl, Annotazioni sul significato della sofferenza, in La Sapienza della Croce oggi, Elle DI Ci, Leumann Torino, 1976, vol.III, pp.36-44.
San Giuseppe Moscati: un laico santo di oggi.
(Dottor G. Spaggiari)Presenta una certa difficoltà il pensare di cogliere la ricchezza del messaggio di questo uomo la cui vita e la cui statura è molto vicina alla mentalità dei giovani di ogni tempo, e in particolar modo ai giovani di oggi, la cui sensibilità ai problemi degli altri è molto accentuata.
Nasce da due genitori straordinari, il cui amore e la cui fede avranno un'importanza fondamentale nella formazione umana e cristiana di questo soggetto.
"Chi sono io?" (si chiede un giovane d'oggi)
Il sapere di essere il frutto dell'amore è la risposta più piena, completa e rassicurante che ciascun uomo possa avere.
Quando due genitori si separano distruggono i figli, che perdono la loro identità e la loro sicurezza.
Moscati è il settimo di nove fratelli, ma la sua famiglia - prima che nasca Giuseppe - ha perduto tre figli; due gemelle e poi una terza figlia. Giuseppe conosce presto il dolore. Suo fratello Alberto, cadendo da cavallo, rimane profondamente offeso da un'epilessia jaksoniana, e sarà assistito amorevolmente dal nostro santo sino a quando dopo due anni morirà, quando Giuseppe aveva appena tredici anni.
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Dal libretto preparato dal Gruppo: "Abbiamo imparato a conoscere e amare la straordinaria attualità di S.Giuseppe Moscati, che ha tanto da insegnarci come cristiani che desiderano impegnarsi nel mondo." |
A diciassette anni gli muore il padre, quando è iscritto alla facoltà di medicina da due mesi. Si laurea a ventitre anni a pieni voti, con diritto a pubblicare la sua tesi.
II Signore gli indica, o meglio sente dentro di sé con chiarezza, la sua chiamata ad essere medico.
E' una vocazione a cui pensa di dedicare tutto se stesso, rinunciando anche ad una famiglia propria, in una donazione completa agli ammalati, nel volto dei quali riesce sempre a vedere Gesù sofferente.
Dedicherà così ogni suo momento della vita, iniziando normalmente la sua giornata alle ore 5 del mattino (in estate anche prima), e finendola ad orari assurdi.
Per realizzare bene la sua vocazione dà spazio:
- alla preghiera:
Inizia la giornata con la Santa Messa e l'Eucaristia: prega e offre ogni sua azione, visita, colloquio, studio, per trasformare tutto in preghiera.
- all'umiltà:
E’ un luminare, stimato da colleghi e pazienti, dal celeberrimo professor Cardarelli (a cui tuttora è dedicato un ospedale a Napoli), che dirà di non aver mai avuto in sessant'anni di lavoro un discepolo così intelligente, colto e valido come diagnosta e lo sceglie come medico personale; nonostante questo, resterà sempre molto umile e schivo, tanto da scappare letteralmente quanto temeva di essere pubblicamente lodato.
- alla povertà:
Era molto distaccato dal denaro e certamente nella libera professione, nei consulti e nelle chiamate domiciliari, cercava non solo di non farsi pagare, ma molto spesso era lui che pagava la medicina o il cibo dei suoi pazienti. La sua era una povertà ad imitazione del Cristo povero: conosceva bene i pericoli e i legami che il denaro produce e voleva esserne svincolato.
- alla castità:
Ad imitazione di Gesù e di Maria aveva donato tutto se stesso e viveva in pienezza questa virtù, mostrando una grande delicatezza nel rapporto con gli altri, riconoscendo la grande dignità dell'uomo e della donna.
- all'amore ai pazienti:
Come San Paolo dice: "Caritas Christi urget nos" (E’ l'amore che ci spinge), Giuseppe Moscati era spinto da un vero fuoco di carità verso i pazienti: non solo si preoccupava del loro corpo e delle loro malattie, ma anche dell'anima, cercando sempre di farli incontrare con il Signore.
Così come aveva combattuto nei tempi dell'università contro l'impostazione positivista, massone, anticlericale ed atea, così continuerà per tutta la vita a testimoniare e ad intervenire, come diceva San Paolo: "Opportune et non opportune" perché tutti i pazienti ricevessero cure adeguate nel corpo e nello spirito.
- allo studio:
Un cristiano deve sentire la responsabilità dei doni ricevuti, della vocazione, della testimonianza e perciò fare sempre al meglio il suo lavoro. Non solo studiare ed essere aggiornato, ma dare un proprio contributo per approfondire senza sosta la materia che poi eserciterà per il bene degli altri.
- all'amicizia:
Ha molti conoscenti, allievi ed estimatori, persone riconoscenti, ma anche veri amici, con i quali rimane in profonda comunicazione anche per mezzo della posta: scrive spesso e le sue lettere sono spesso tanti piccoli capolavori di intelligenza, delicatezza, sensibilità, altruismo, generosità e amore.
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moscati@gesuiti.it |