Nina Moscati:

"complice del fratello Giuseppe nel fare il bene"

Alfredo Marranzini s.j.

Il mio incontro con Nina MoscatiCondivisione dell’ideale evangelico del fratello
Autentica testimonianza di amore -- Nina Moscati e le Clarisse di S.Lucia di Serino
Catechista instancabile -- Attività di Nina Moscati dopo la morte del fratello

Il mio incontro con Nina Moscati

Il 14 maggio 1931 (a quattro anni dalla morte di Giuseppe Moscati) avevo solo 11 anni ed ero già deciso ad entrare nel Seminario Arcivescovile di Salerno. Mio padre, intimo della famiglia Moscati, avendo saputo che quel giorno Nina Moscati era venuta da Napoli a Santa Lucia di Serino, paese di origine del padre Francesco, volle presentarmi a lei. Ne fui giubilante, perché avevo sentito tante volte parlare di suo fratello Giuseppe (chiamato familiarmenti Peppino) che, a dire dei miei genitori, mi aveva visitato quando avevo solo due anni, ma di cui non serbavo alcun ricordo diretto.

Nina Moscati e il fratello Giuseppe

Appena entrati nell’ampio salone del palazzo Moscati, ci venne incontro con grande affabilità Nina, figura slanciata e distinta, dal naso profilato, bocca piccola, viso ovale, occhi neri, capelli scuri e ondulati, tutta vestita di nero. Sento ancora oggi la sua mano poggiarsi sul mio capo, odo la sua voce piuttosto affaticata, specie dopo la sua lunga conversazione con mio padre, durante la quale ripassarono tanti ricordi dei genitori e soprattutto di Giuseppe.

Avendo appreso del mio prossimo ingresso in Seminario, Nina se ne rallegrò e volle darmi una foto, in cui su una sedia ad alta spalliera siede lei che stringe con la sinistra il fratello Giuseppe, vestito da marinaretto, che si appoggia appena, mentre su due cuscini sono, l’uno accanto all’altro, i due fratelli Eugenio e Domenico. La foto fu eseguita nel 1889 (quando dunque Giuseppe Moscati aveva nove anni) dal fotografo Troncone, che aveva il suo laboratorio in via Chiaia a Napoli.

Dopo Nina si alzò ed, entrata nella stanza attigua, che era quella dove soleva abitare Giuseppe durante la villeggiatura, staccò il piccolo Crocifisso ligneo, ricoperto di madreperla, che era appeso al suo lettino e me lo diede, dicendomi di conservarlo gelosamente.

Poi precisò a mio padre che questo Crocifisso era stato regalato al fratello Giuseppe dal francescano P.Alfonso Parziale, missionario in America, nativo di S.Lucia di Serino, che lo aveva portato da Betlemme in occasione del suo pellegrinaggio in Terra Santa. Aggiunse che Giuseppe lo teneva molto caro lo baciava sempre prima di addormentarsi e appena sveglio.

Da un tavolo vicino prese la biografia del fratello - scritta per interessamento suo e del padre gesuita Giovanni Aromatisi (1) - da Mons.Ercolano Marini, Arcivescovo di Amalfi, e nel darmela m’indicò questi tre autografi di Giuseppe Moscati:

"17 gennaio 1922. Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo."

"Sera 5 giugno 1922. Mio Gesù amore! Il vostro amore mi rende sublime, il vostro amore mi santifica, mi volge non verso una sola creatura, ma a tutte le creature, all’infinita bellezza di tutti gli esseri, creati a vostra immagine e somiglianza."

"17 ottobre 1922. Ama la verità: mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo: E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio".

Crocifisso di S.Giuseppe Moscati donato a P.Marranzini

Poi Nina, rivolta a me, aggiunse: "In queste frasi sta tutto mio fratello! Ora sei piccolo! Comprenderai più avanti!

Il ricordo del mio incontro con Nina Moscati è fisso nitidamente nella mia memoria, con tutti i suoi particolari. Nella mia stanza, sino al 17 ottobre 1999, ha dominato questo Crocifisso di S.Giuseppe Moscati, sul mio tavolo è stata la sua foto donatami da Nina, tra i miei libri la sua biografia scritta da Mons.Marini.

Ho tenuto presente questi preziosi cimeli durante il mio insegnamento teologico e durante il mio lavoro di vice-postulatore della causa di canonizzazione di Moscati, di editore dei suoi scritti non scientifici e di illustratore di molteplici suoi aspetti umani e spirituali.
Nell'ottobre del 1999 ho donato sia il Crocifisso come la foto originale all'Archivio Moscati, che si trova presso la chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, perché vengano custoditi per quanti ispireranno la loro vita al suo esempio, e in particolare per coloro che abbracceranno quella che Moscati soleva chiamare la "sublime missione" del medico.

Condivisione dell’ideale evangelico del fratello

A me pare che questa foto, che riproduce Nina accanto a Peppino, esprima in maniera significativa la parte da lei avuta nella vita di suo fratello.

Condivise con lui l’ideale evangelico della carità e ne fu compagna fedele e comprensiva. Il fratello Eugenio, nel descrivere l’opera caritativa di Giuseppe, non tralascia di menzionare Nina: "Mio fratello ebbe a cuore la carità verso il prossimo […]. Tutta l’opera sua la spendeva gratuitamente, e quel poco di emolumento che prendeva da clienti che lui riteneva ricchi ed abbienti, lo disponeva in opere di beneficenza e di carità, offriva medicine ai poveri e, secondo l’opportunità, li sovvenzionava. Per complice nel fare il bene al prossimo aveva la nostra sorella Nina".

Nata a Benevento il 19 luglio 1878, fu figura angelica di donna, anima veramente straordinaria. Pur essendo Insegnante Elementare, si dedicò generosamente ai giovani fratelli che, tranne Eugenio, non si erano formati una famiglia.

Così la stessa Nina scrive sul fratello Giuseppe: "Niente chiedeva, bisognava seguirlo e provvedere a tutto per lui; per fargli mangiare qualche cosetta di gusto alle volte bisognava dirgli che la prendesse perché nessuno ne desiderava, oppure che si alterava. Sempre mille raggiri per dargli qualche speciale cibo, e così anche per provvederlo, a sua insaputa, di quanto gli occorreva. Tutto era superfluo per lui, anche il necessario. Se qualche volta trovava magicamente cambiato il vestito, finiva per sorridere, ma quanto volentieri avrebbe indossato un misero e rozzo saio. Mai pensò a sé. Se aveva doni in oggetti, li guardava come cose che non gli appartenessero." ( 2)

"Mia sorella Anna - depose ancora Eugenio - era costretta a ordinargli vestiti sempre identici, senza misura, da un vecchio sarto, così come faceva per gli altri indumenti Personali". Nina, che il prof.Guido Piccinino chiama "quasi la segretaria" di Giuseppe, raccoglieva il poco denaro lasciato dai clienti più ricchi sul suo tavolo dello studio clinico. Il fratello, quando rientrava da visite mediche, le rimetteva le scarse parcelle accettate. Era lei a raccogliere tutto e a pensare alle varie opere di carità e di apostolato segnalate da lui.

Nina non faceva mai mancare fiori freschi nello studio, perché sapeva bene che Giuseppe ne traeva occasione di elevazione a Dio e di riflessione sulla caducità delle cose terrene. Ella è diventata, come notò nel Processo di canonizzazione il Promotore Generale della Fede, Raffaele Pérez, sua "confidente e zelantissima collaboratrice". Perciò, se qualche evento lo turba, Giuseppe si apre a lei, che ha la capacità di rassicurarlo.

"Quando nell’ospedale capitava qualche infermo non battezzato - depose Eugenio - egli subito lo comunicava alla sorella Nina e questa anche subito si dava da fare per l’amministrazione del Santo battesimo al povero infermo".

Quante volte la sera, tornando a casa dopo una giornata estenuante, Peppino racconta alla sorella di essere stato in una famiglia povera, di cui dà l’indirizzo. Nina comprende e il giorno dopo modesta, sorridente, bussa alla porta di un basso o di un appartamento di nobili decaduti, portando qualcosa, che forse ha anche sottratto alla tavola di ogni giorno.

All’angolo di via Cisterna dell’Olio 34, la via dove abitava Giuseppe Moscati, sino al dicembre del 1987 è stato al suo banco di macelleria Salvatore Pipolo, il quale ricordava bene che mentre solo due volte alla settimana portava carne di secondo taglio alla famiglia Moscati, riceveva ogni giorno da Nina un elenco di persone anziane o malate, a cui era incaricato di provvedere carne di ottima qualità.

Il 12 aprile 1927 fu Pipolo ad essere mandato in fretta a chiamare il Vice-Parroco di S.Maria della Rotonda, Don Enrico Amato, perché amministrasse sub conditione l’unzione degli infermi a Giuseppe Moscati, morto improvvisamente mentre visitava i malati nel suo domicilio.

Autentica testimonianza di amore

Testimonianza autentica dell’amore di Nina verso il fratello è questa lettera, con cui ella la sera del 28 luglio 1923 rispose agli auguri che lui le aveva inviato per l’onomastico da Edimburgo, dove si trovava per il Congresso Internazionale di Fisiologia, insieme ai proff. Filippo Bottazzi e Gaetano Quagliariello:

"Peppino carissimo, grazie del telegramma, lo ricevetti alle ore 11 di sera. La lettera la ricevetti ieri, quella dei tuoi auguri: l’augurio più bello è che torni (come sono sicura) bene e che non si parli più dei tuoi occhi… La fede, la fiducia in Dio è la mia guida e il Signore mi ha detto da tempo di non preoccuparmi, che tu stai bene e starai sempre, sempre, sempre bene… Devi compiere un grande apostolato, il Signore l’aspetta da te. Quanto godo del tuo soggiorno a Edimburgo, quanto ringrazio Dio dei lumi che mi dà e che riconosco da Lui unicamente".

Dopo la morte improvvisa di Giuseppe, affrontata con perfetta conformità alla volontà di Dio, Nina fece stampare una pagellina-ricordo. Questa nel retro riproduce la Pietà, dipinta da E.Azambre, con l'invocazione: "O Marie Mère de Douleur, rendez mon coeur résigné comme le votre". Nel retro, con l'invito a pregare per l'anima del Prof.Giuseppe Moscati, si riportano innanzitutto due brani biblici, che ne sintetizzano la vita: "In breve tempo compì una lunga carriera" (Sap. 4, 19); "Finì di vivere lasciando non solo ai giovani ma a tutti esempio di virtù" (2 Mac. 6, 31).

Segue poi questa preghiera: "Amabile Gesù, che Ti degnasti insignire della tua grazia e di tanti preziosi doni quell’anima carissima, che le concedesti di passare beneficando ed esortando ad amarti e servirti tutti quelli che l’avvicinavano, noi Ti preghiamo per lei. La tua misericordia infinita rimetta a lei ogni resto di pena temporale e presto la chiami alla visione beatifica, che fu l’anelito di tutta la vita di quaggiù.

San Giuseppe Moscati

Concedi a noi, che tanto più piangiamo la separazione dell’amata creatura, quanto più Ella con la voce e con l’esempio ci elevava a Te, di vivere sempre a Te uniti, affinché un giorno potessimo rivederla per sempre nella Patria senza dolore e senza pianto".

È questa una preghiera non formale, ma densa di contenuto teologico e affettivo. Nina fece pervenire una di queste pagelline anche a mia madre, che spesso dopo il rosario serale la faceva ripetere anche a noi suoi figli. Prima di spirare, il 27 agosto 1947, a poco più di un mese dalla mia ordinazione sacerdotale, me l’affidò ed io l’ho conservata sempre nel mio breviario e solo da qualche anno l’ho consegnata all’Archivio Moscati.

Nina Moscati e le Clarisse di S.Lucia di Serino

Agli inizi del Seicento Fra Giulio Chiarella, imparentato con la famiglia Moscati, cappellano del Sovrano Ordine di Malta, destinò tutti i beni della sua famiglia per la trasformazione del proprio palazzo - in S.Lucia di Serino - in Monastero di Clarisse, da intitolare a S.Maria della Sanità, la cui devozione era divenuta allora piuttosto intensa dopo lo scoprimento, nella catacomba di S.Gaudioso a Napoli (16 novembre 1569) di un affresco della Vergine.

Il 1° gennaio 1607 la Sacra Congregazione per i Vescovi e i Regolari concesse all’Arcivescovo di Salerno, Giovanni Battista Beltrano de Guevara, la facoltà di erigere il Monastero delle Clarisse e l’8 giugno 1608 fu instaurata la clausura.

Domenico Moscati comprò nel 1653 dalla famiglia Chiarella l'altro decoroso palazzo posto a breve distanza dal Monastero, e l’assegnò ai figli natigli dal suo secondo matrimonio con Ippolita de Pusellis. Da questo ramo discende san Giuseppe Moscati.

Cordiali sono stati per secoli i rapporti tra le Clarisse di S.Lucia e la famiglia Moscati. Non poche giovanette Moscati sono state educate dalle Clarisse, alcune di loro hanno rivestito l’abito francescano, sono state badesse e hanno contribuito largamente all’arricchimento della loro chiesa con pregevoli opere d’arte.

Il magistrato Francesco Moscati, padre del Santo, durante la villeggiatura si recava spesso per la Santa Messa con tutta la famiglia nella chiesa delle Clarisse, e visitava talvolta anche la sua cugina M. Raffaella Moscati (23.01.1805 - 2.01.1885).

Nina Moscati, che stimava molto le Clarisse, si adoperò perché fosse legalmente restituito al Monastero un ampio fondo rustico già ad esso appartenuto, ma passato al Demanio dopo le leggi eversive del 1862 che, pur sopprimendo l’Istituto, non ne impedirono la sopravvivenza di fatto.

Lo zio di S.Giuseppe Moscati, Domenicantonio, il 7 settembre 1881, con denaro delle suore, comprò dal Demanio il fondo, impegnandosi a restituirlo qualora il Monastero fosse stato giuridicamente ricostituito.

Le cose rimasero a questo stato sino al 30 settembre 1930, quando Nina Moscati prese in mano la faccenda con la sua ben nota coscienziosità, diligenza e decisione, e riuscì a risolverla.

Il 21 febbraio 1931 la famiglia Moscati, con rogito del notaio Tavassi, donava al Monastero il fondo, per l’interposta persona dell’Arcivescovo di Salerno, Mons. Nicola Monterisi, "con l’obbligo espresso di devolverlo a favore dell’Ente Monastero non appena sarà riconosciuta la personalità giuridica".

Nina Moscati

Quel giorno stesso Nina scriveva alla badessa M. Chiarina Rossi: "...L’animo mio canta il Magnificat, perché se avessi avuto in dono una casa magnifica, non esulterei tanto quanto all’aver donato a voi il fondo vostro... E penso come hanno esultato i miei, specie Peppino che ci teneva assai, perché così avrebbero fatto anch’essi".

Catechista instancabile

Verso il 1915 sorse a Napoli, per iniziativa di Mons. Antonio Laviano, che abitava nello stesso palazzo dei Moscati, l’Opera della Conservazione della Fede, formata da un gruppo scelto di Catechiste per "venire in aiuto ai sacerdoti nell’insegnamento catechistico allora tanto trascurato, anzi bandito da tutte le scuole pubbliche" (3).

Fino a quando l’insegnamento della religione rimase facoltativo, le Catechiste dell’Opera impartirono lezioni nelle scuole. Divenuto col concordato del 1929 obbligatorio tale insegnamento, i sacerdoti, per disposizione del Card.Ascalesi, ne assunsero l’incarico, mentre le catechiste si occuparono della preparazione dei fanciulli alla Prima Comunione.

La Chiesa del Gesù Nuovo divenne centro dell’Opera. Qui si tennero sempre corsi catechistici e vi confluivano anche ragazzi delle scuole medie, dopo essere stati preparati dalle Catechiste in altre chiese. Si trattava molto spesso di giovani anche avanti negli anni che non avevano ancora ricevuto l’Eucaristia, e talvolta si dovette anche amministrare qualche battesimo.

Sin dall’inizio Nina Moscati fu direttrice generale dell’Opera, largamente finanziata dal proprio fratello Giuseppe e coadiuvata dalla Sig.na Maria Fabiani. Dopo un corso di Esercizi Spirituali fatto nel Santuario del Sacro Cuore alla Salute, il 25 luglio 1923 Nina Moscati e la Fabiani si consacrarono a Dio con voti privati di povertà, castità e obbedienza.

Attività di Nina Moscati dopo la morte del fratello

Nei mesi successivi alla scomparsa fulminea di suo fratello, Nina, oltre a raccogliere con la massima accuratezza tutti i ricordi di Peppino esistenti in casa, scrisse innumerevoli lettere a conoscenti, alunni e assistiti da lui, per avere testimonianze e autografi. Tutto fu inviato all’Arcivescovo di Amalfi, Mons. Ercolano Marini, che riuscì già nel 1929 a dare alle stampe la biografia di Giuseppe Moscati, tanto apprezzata dal Visitatore apostolico in Bulgaria, Mons. Angelo Giuseppe Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII), e dal P. Agostino Gemelli.

Con il P.Giovanni Aromatisi s.j. Nina si adoperò per la reposizione canonica delle spoglie di Giuseppe nella Chiesa del Gesù Nuovo (16 novembre 1930) e per l’inizio del Processo informativo sulla sua fama di santità (6 luglio 1931). Purtroppo non si fece in tempo ad avere la testimonianza giuridica della stessa Nina, di Colei cioè che meglio di ogni altro ha conosciuto la sua vita intima.

Infatti nel 1931, ricoverata nella clinica Laccetti e Piccoli, ora chiamata "Villa Albina", per Nina Moscati si rese necessario un'intervento chirurgico, durante il quale si riscontrò un cancro largamente diffuso all’addome e quindi ineliminabile.

Ella si conforma alla volontà del Signore, affronta con serenità e coraggio gravi sofferenze e muore il 24 settembre 1931, raggiungendo il santo fratello Giuseppe, che aveva tanto aiutato ad "amare Dio senza misura, senza misura nell’amore, senza misura nel dolore".

Note:
1.
P.Aromatisi s.j. - nato a Eboli (Salerno) il 6 novembre 1881, entrato nella Compagnia di Gesù il 5 gennaio 1887, morto a Napoli l’11 giugno 1947. Fu per molti anni intimo della famiglia Moscati e di Giuseppe, che spesso gli serviva la Messa, ne utilizzò il ministero per sé e per altri, e nello stesso tempo lo curò. P.Aromatisi si adoperò per l’inizio del Processo ordinario, che fu la prima tappa verso la canonizzazione di Moscati, e fu testimone al Processo stesso.
2. Gennaro Nardi, L’Opera della Conservazione della Fede a Napoli, Ufficio Catechistico Diocesano, Napoli 1967, p.12.
3. Gennaro Nardi, Op.cit., p.12).


Articolo pubblicato sul Gesù Nuovo nel 1991 (pp.402-412) e successivamente, accresciuto dall'autore, nell'Osservatore Romano del 29 marzo 2003.


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