Mostra di Arte Presepiale Napoletana Il presepe domanda di innocenza Marina Guardati | ![]() |
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"Associazione Presepistica Napoletana" - Sala Valeriano al Gesù Nuovo |
La presente pagina è tratta dal Catalogo della Mostra che l’Associazione Presepistica Napoletana organizza nella "Sala Valeriano" annessa alla chiesa del Gesù Nuovo (1). Con il Natale 2008 si è giunti alla VII Edizione, e come sempre si costata un vasto consenso e apprezzamento, non solo per il valore artistico delle opere esposte, ma anche per il fine che l’Associazione si prefigge: mantenere viva la tradizione dell'autentica originaria vocazione cristiana del presepe. Presidente dell'Associazione è Adriana Bezzi, e Paolo Carbone è il Segretario.
Scarno ed essenziale, una grotta con mangiatoia, fu questo il praesepium (greppia in latino) dinanzi al quale Papa Liberio a Roma nel 354 celebrò la nascita di Gesù. Ancora elementare restò il presepe in tutto il Medioevo: nel Natale del 1223 San Francesco a Greccio si inginocchiò dinanzi ad una Sacra Famiglia con bue e asinello - niente altro.
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Le figure in marmo o in legno erano pochissime, alte, imponenti e quindi invitanti alla meditazione ma lontane dal popolo; vi lavorarono valenti artisti, a Napoli il Baboccio, Rossellino, Giovanni da Nola. Nel 1520 compaiono i primi pastori a Napoli per la Chiesa di S. Maria del Parto a Mergellina.
Ma il presepe in senso moderno si afferma soltanto con i Gesuiti a Monaco di Baviera nella prima metà del Seicento, poi a Napoli nella chiesa del Gesù Vecchio, per attirare in chiesa "illetterati e uomini vagabondi" e dunque vestirono alcune figurine che ogni anno venivano smontate e rivestite in un gioco mistico-didattico. La Natività fu un pretesto, un'occasione, ma i fedeli ripresero questi gesti, anche i loro pastori si "regolavano", cioè venivano modificati di anno in anno, una posizione, un abito nuovo: l'intenzione era di meravigliare.
Il presepe divenne moda nel Settecento quando si venne a sapere che Carlo di Borbone si dilettava a ritagliare sugheri e cuocere i mattoncini mentre Maria Amalia cuciva e ornava di corallini e perle vere i minuscoli abiti di seta di San Leucio. Artisti affermati (Sanmartino, Gori, Franco, Viva, Mosca, Celebrano) si prestarono a modellare teste in terracotta ed inserirle su manichini in fili di ferro ricoperti di stoppa, mani e piedi in legno dipinto; gli occhi in vetro.
La moda del presepe dalla Corte borbonica e dalla borghesia napoletana dilagò anche nelle classi più umili, ma con altro spirito. Ora la fantasia dei presepianti porta altri personaggi: il cacciatore, il gobbetto, la contadina con il cesto delle uova, la fioraia che dorme. Da non sottovalutare il personale compiacimento di anno in anno per l'inventiva nel dare forma ad un nuovo pastore, nella sistemazione di un oggetto, per le allegre raffinate minuterie: frutta, verdura, pesce, fiori e piante in cera. Ma soprattutto inizia il dialogo, sussurrato appena, che dura fino ad oggi. Il gesto della costruzione di un pastore è un omaggio alla rappresentazione sacra, una involontaria preghiera, un modo di comunicare il proprio filo diretto con il Sacro, anche con allegria, non escludendo la surreale possibilità di un riscontro, che da lassù qulcuno ci sorrida. Romeo De Maio bene definisce "...il presepe è una domanda di innocenza, i pastori sono il sillabario della confidenza con il Divino...".
Con questo spirito si muove l'Ente culturale Associazione Presepistica Napoletana, sostenuta da Adriana Bezzi, che nella sala Valeriano della chiesa del Gesù Nuovo a Napoli espone dall'8 dicembre - già da sei anni - i lavori di circa cinquanta tra professionisti e artigiani napoletani che lavorano liberi e fantasiosi - sempre nei limiti di una tradizione secolare.
Dopo l'inaugurazione (2) vi è quasi sempre l'approccio ai materiali e alle parole nuove: sapremo che definire mezzo carattere non è offensivo ma indica un pastore né povero né ricco; l'ormesino è un tessuto leggero e cangiante di seta per donne; mezza accademia sta per uomo di fatica nudo fino alla cintola e pannelo de cabeza è il panno per trattenere il sudore, sotto il cappello.
L'Associazione Presepistica Napoletana è anche opposizione al mercato consumistico, alle grottesche reppresentazioni di politici di passaggio, agli angioletti di plastica.
Si ribella un presepiante, artigiano in San Gregorio Armeno: "...vengono a comprare e la faccia dei pastori la vogliono bella, pulita, luccicante di brillantina, la pelle liscia come quella di un signore d'oggi. Ma sono pazzi, il pastore deve avere la faccia di un cafone, la pelle ruvida, i tratti sono del popolo. E io così li faccio, me ne frego anche se pagano e pagano bene... questa è una bottega della storia... il presepe non finirà mai perché è una cosa Sacra...".
Una cosa Sacra che esclude i miscredenti? Roberto De Simone ed Eduardo De Filippo si trovarono un giorno a contemplare un bel presepe. De Simone chiese: "...ma voi siete credente?" Rispose De Filippo: "vedete io sono ateo ma il presepe è il presepe".
Note
1. La Mostra ha l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Campania - Assessorato alla Cultura, della Provincia di Napoli, del Comune di Napoli – Assessorato allo Sport e Grandi Eventi, dei Padri Gesuiti del Gesù Nuovo, Napoli. Catalogo edito da Franco Di Mauro Editore, Sorrento (NA), 2008.
2. Alla presenza del Cardinale di Napoli, subito dopo il tradizionale omaggio floreale all’Obelisco dell’Immacolata, posto al centro di Piazza del Gesù Nuovo fin dal 1747, su iniziativa del gesuita P. Francesco Pepe.
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