Il distacco eroico dal denaro
in una lettera inedita del Prof. Moscati

Sebastiano Esposito s.j.

Dalle cronache biografiche, dai verbali del processo di canonizzazione, dalla concorde ed universale vox populi il Prof. Moscati, in vita e dopo morte, è stato riconosciuto come il medico dei poveri e dei bisognosi. Meno, forse, si è indagato e meditato circa un’ altra sua virtù, che potremmo definire come eroico distacco dal denaro. E’ opportuno notare come queste due virtù, che in Moscati appaiono strettamente collegate, possono sia in teoria sia, purtroppo, nella pratica, distinguersi ed anche separarsi, in quanto l’aiuto in favore del prossimo bisognoso può essere elargito anche da chi attinge ad un patrimonio copioso, a volte ammassato e tutelato in maniera non proprio cristallina.

Finora, le tracce del disinteresse di Moscati si potevano certamente riscontrare in alcuni suoi scritti , oltre che da certi ricordi di amici e conoscenti. Tuttavia, a mio parere, nessuna testimonianza può essere paragonata, per ampiezza e profondità, a quella fornita da una lettera finora inedita, recentemente emersa.

I precedenti, ai quali questa lettera si riferisce, non erano finora completamente ignoti. Nella presentazione di una lettera del 12 marzo 1921, indirizzata da Moscati al Sig. Grimaldi, P. Marranzini aveva annotato: "Ai suoi allievi inculcò con insistenza di non abbassare mai la loro ‘sublime missione’ a un mercimonio, ma non permetteva che essi fossero privati del debito onorario.

Così, dopo aver curato il cav. Pandola durante la sua malattia letale, al sig. Grimaldi, che a nome degli eredi interpellava Moscati circa l’onorario, questi rispondeva che egli, per l’amicizia che lo legava al marchese Antonio Nunziante, presidente della Corte di cassazione di Napoli e fondatore dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco, non voleva alcun compenso, però desiderava che i suoi assistenti fossero rimunerati ‘perché vivono onestamente e modestamente del solo loro lavoro’ (1).

Sembrava che questo episodio fosse così definitivamente archiviato. Recentemente, però, in un ampio e documentatissimo lavoro, la Marchesa Anna Sanfelice Visconti, rievocando la figura e le vicende della nonna Marchesa Emilia Pandola Sanfelice, accenna alla morte del fratello, visitato da Moscati, e cita tra l’altro, alcune frasi di una lettera con la quale il Professore aveva restituito il lauto compenso (2).

Siamo immensamente grati alla Marchesa Pandola Sanfelice di aver trasmesso al nostro Archivio, mediante il cortese interessamento di Mons. Rocco Napolitano, parroco di Lauro (AV), le fotocopie di due autografi di Giuseppe Moscati, - una lunga lettera ed un breve biglietto - custoditi nell’archivio di Famiglia . Come sarà chiarito dalla stessa lettera, il motivo di una così lunga giacenza nell’Archivio non è dipeso da trascuratezza o dimenticanza, ma piuttosto dal rispetto verso una richiesta dello stesso Moscati.

La Marchesa Sanfelice, mossa da nobile riconoscenza, aveva ritenuto opportuno sdebitarsi personalmente con il Professore facendogli pervenire un onorario molto consistente. A questo punto Moscati impugna la penna ed indirizza alla Pregevole Signora M.sa Sanfelice Pandola, S. R. M. una lettera, che manifesta in modo incomparabile il suo senso di giustizia e il distacco eroico dal denaro. Eccone il testo:

Napoli, 6 maggio 1921
Illustre Marchesa,
Sarei voluto venire io stesso, a casa sua alla Torretta, a portarle questa lettera e il relativo contenuto, ma una seria incredibile di occupazioni, oltre a togliermi il respiro, mi ha reso finora impossibile emigrare da casa mia alla lontanissima Torretta. Sono perciò costretto a lasciare al Sig. Grimaldi, suo amministratore questa mia, e lei avrà la cortesia di annunziarmene la ricezione.

Originale della lettera inviata
dal Prof. Giuseppe Moscati

Io la ringrazio della generosità con cui ha voluto ricompensare la mia opera professionale, prestata al suo non mai abbastanza compianto fratello. So pure che per Lei e per la sua munificenza non ha costituito un benché minimo sacrificio inviarmi un così alto compenso.

Ma io debbo ricordarle, che mi prestai per il suo fratello, solo come amico, soprattutto dell’egregio M.se Nunziante, che mi sollecitava di recarmi presso suo cugino.

Alla fine non feci che due o tre visite mediche. Avrei capito che Lei liberalmente avesse voluto compensarmele il triplo o il quadruplo, quasi in omaggio al criterio della progressività delle imposte; ma ricompensarmele a mille lire l’una è una così forte accentuazione dello stato di animo di riconoscenza verso di me, che io, ispirandomi a quei sani principi ereditati da mio padre, non posso far permanere. E’ vero – torno a dire – che a Lei non fa impressione privarsi di una qualsiasi somma, ma debbo pur fare il mio dovere.

La prego quindi, signora Marchesa, di accettare i tre biglietti da mille inviatimi (due da 500 [1° 7338-O 15; 2° 8259 –G 22], due da mille [1° 2627 O 11; 2° 8844 I 34] ), e di ritenere che ascrissi a particolare onore l’aver potuto rendere opera disinteressata a suo fratello, e sarei stato tanto felice se quest’opera fosse riuscita proficua. La prego inoltre di non diffondere questa mia determinazione.

Ossequi a suo marito, al Sig. M.se Nunziante.

Mi creda suo dev.mo
Giuseppe Moscati

Ogni commento oscurerebbe la luminosità di questa testimonianza. Mi sia permesso soltanto di sottolineare il richiamo "a quei sani principi ereditati da mio padre" e la preghiera "di non diffondere questa mia determinazione".

Dallo stesso archivio è emerso un biglietto da visita, datato 21-VI-921 ed indirizzato alla Pregevole Sig. M.sa Sanfelice S.R.M., dove Moscati scrive:

Pregevole Sig ª- Marchesa,
Le sono veramente grato del bellissimo dono, che terrò come un ricordo della nobilissima figura di suo fratello. sono commosso della di Lei manifestazione gentile.
Mi creda sempre devotamente memore
Giuseppe Moscati

Non sappiamo il tipo di questo dono. Confrontando, però, le date, è facile supporre che, avendo ricevuto la lettera con la restituzione del denaro, la Marchesa, abbia voluto manifestare nobilmente la sua ammirata riconoscenza. Le due lettere di Moscati furono subito conservate dalla stessa Marchesa, la quale le munì di una nota autografa che reca:

Contiene 2 lettere a me dirette del Prof. Giuseppe Moscati che forse beatificheranno. Dal mondo della Verità avrà capito la mia condizione e che cosa era per me quel Fratello… Possano entrambi pregare per me (3).

* * *

A conclusione, vorrei precisare che in Moscati si riscontra distacco ma non disprezzo del denaro. Moscati ha avuto sempre cura di evitare qualsiasi specie di spreco. Possediamo in Archivio alcune note di cene, dove si può cogliere la più accorta parsimonia. Nelle lettere spedite ai familiari durante i suoi viaggi all’estero, egli narra spesso, non senza un pizzico di umorismo, i suoi accorgimenti per non sperperare denaro, anche in modica misura. Valga per tutti un episodio di Parigi.

"La sera – scrive il 4 agosto 1923 --, per fare il contrasto con la taverna del giorno innanzi, entrai – dopo aver bighellonato per i boulevards, ed essermi ritratto con orrore dal Ritz (Place Vendôme), dal Maxim etc. — nel Viel: e così dalla padella cascai nella bragia… Mi accorsi subito d’esser penetrato in un covo di ladri: tre camerieri mi aggredirono; un quarto, vestito 1830, dall’alto di una scala si affrettò a precipitarsi per ricevere il mio cappello; un altro con aria sorniona venne a mostrarmi la lista dei vini. Dichiarai subito che volevo mangiare semplicemente, e senza carne (era venerdì). E così me la cavai, mezzo digiunando con 20 franchi. Ed erano 15, ma nell’alzarmi volli io stesso dimostrare a quei mariuoli che i napoletani sono più furbi di loro, ma onesti; e feci osservare al più untuoso di loro che… s’erano dimenticati di segnare un piatto di patate… Meraviglia generale" (4).

Più significativa è la lettera da lui scritta, poco più di un mese dalla morte, ad un giovane parente che a lui si era già rivolto per ottenere sussidi pecuniari, facendone poi un uso piuttosto sconsiderato. A lui Moscati risponde secco:

"Mio caro giovane. Ma che credi che io sia lo zio d’America? Io sono povero: ecco tutto. E i poveri non sono amati. Ma è bene che io te lo dica, perché se da una parte finirai di farmi la corte, dall’altra non commetterai più sciocchezze!

Quei pochi soldi che ho, debbo lasciarli ai pezzenti come me" (5).

"Povero" e "pezzente" sono termini aborriti dal mondo. Ma non da chi, come Moscati, ha compreso la lezione di Paolo: "Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era , si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor. 8, 9).

Per completezza va citato anche un altro documento, più breve, più antico ma non meno significativo. Si tratta di una lettera del 15 -IX- 1915 (6). Il testo recita:

Egregio don Agostino,

Vi ringrazio del pensiero gentile: Per altro non dedicai, alla bambina, che pochi minuti, perché giudicai lievissimo il caso. In sicura coscienza quindi vi restituisco quanto -- per vostra cortesia -- mi avete dato in più. Ossequi alla Signora.

Credetemi obblig.mo
G. Moscati

Questo documento ha un valore altissimo di testimonianza. E' del '15: Moscati certamente non naviga nell'oro. La grafia è più rapida e meno curata di quella che userà nella maturità. Eppure, fin da allora compie senza esitazione un gesto che prelude a quello che poi compirà in grande quando, sei anni dopo, rispedirà una somma notevolissima con la stesso naturale senso di giustizia, unito ad un eroico distacco dal denaro.

Note
1.
A.Marranzini, Giuseppe Moscati modello del laico cristiano di oggi, Ave, Roma 1987, p.336; Edizioni ADP, Roma 2003, p.340.
2. Anna Sanfelice Visconti, Emilia e i suoi. Una famiglia del Sud dentro il Risorgimento, Edizioni del Millennio, Napoli 2003, p.174.
3. Cfr. loc.cit.
4. S.Esposito, Postille al racconto di un viaggio. XXI. Un napoletano a Parigi e a Versailles, in Il Gesù Nuovo 53 (1997), pp. 360-361.
5. Cfr. S.Esposito, “Medico dei poveri”, ma innanzitutto “Medico povero”, in Il Gesù Nuovo 47 (1991), pp.367-371.
6. Il Marranzini ha attribuito una data inesatta del documento (cfr).


Home Page

E-mail:
moscati@gesuiti.it