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L'itinerario vocazionale di P. Gabriele Gionti s.j. |
P. Gabriele Gionti è stato ordinato sacerdote a Roma, il 26 giugno 2010, insieme ad Antuan Ilgit. Ha celebrato la sua prima Messa al Gesù Nuovo di Napoli il 4 luglio 2010.
Sono nato a Capua (Caserta) il 18 novembre 1967. Capua è una città dell'Italia meridionale con un grande passato storico. La Capua romana (attuale S. Maria Capua Vetere), città famosa per gli eventi delle guerre puniche e per la rivolta di Spartaco, fu definitivamente distrutta dai Saraceni nell'840. La Capua Medioevale (attuale Capua) fu costruita intorno a un'ansa del fiume Volturno e per molti anni è stata una fortezza militare che ha ospitato molti famosi regnanti quali Federico II e Carlo V. Per i Gesuiti Capua è famosa perché S. Roberto Bellarmino fu Vescovo della città dal 1602 al 1605.
Per l'educazione del clero e del popolo capuano, egli fu il principale artefice dell'insediamento di una comunità di Gesuiti in città, della costruzione di un Collegio della Compagnia di Gesł e di un'adiacente Chiesa. I Gesuiti sono rimasti a Capua fino alla fine degli anni venti.
Sono il primo di due figli. Mio padre Carmine e la mia mamma, Angela Barbato, entrambi già in cielo, si sono sposati abbastanza tardi per l'epoca (1965). Questo fatto ha influenzato la mia personalità e le mie relazioni con gli altri. Erano persone dai sentimenti molto puri e molto salde in valori che io oggi definirei "classici". Perciò ho ricevuto un'educazione che talvolta si scontrava con i paradigmi di comportamento dei miei coetanei che, invece, avevano genitori influenzati dall'irrequietezza propria del post-sessantotto. Entrambi provenivano da due numerose famiglie della borghesia meridionale, con un profondo senso religioso, e annoveravano religiosi e sacerdoti fra i familiari.
Anche mio padre aveva pensato, nell'infanzia e nell'adolescenza, a una vocazione e aveva studiato in seminario a Capua (forse anche per emulazione di suo zio, canonico della cattedrale di Capua). Tuttavia, poi, aveva capito che il Signore lo chiamava ad altro. Nonostante fosse una persona molto buona e di un profondo senso caritatevole, che esternava anche nella sua professione, non era certo un cattolico molto praticante.
Mia mamma, invece, molto più osservante, era stata educata in collegio dalle suore, ma non era mai stata molto contenta del loro metodo di educazione che aveva trovato estremamente rigido. Aveva quindi maturato un'avversione per il rigorismo religioso. Non nascondeva, a me e a mio fratello, che aveva paura che uno di noi figli avesse una vocazione, vedeva la vita clericale troppo sacrificata. Si era dedicata completamente alla casa e a noi figli. A distanza di anni, ringrazio il Signore per il dono che mi ha fatto attraverso i miei genitori.
Sono arrivato un po' tardi, quando i miei sospettavano una possibile sterilità. La mia nascita è stata motivo di una grande festa e gioia per loro e, come conseguenza, ho vissuto un'infanzia felicissima, sentendomi molto amato dai nonni, dai genitori, dai parenti e dalle persone vicine alla famiglia. Quasi come segno, a posteriori posso dire, sono stato battezzato proprio nella chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, un tempo tenuta dai Gesuiti. La mia prima educazione religiosa è stata opera di mia madre, ma poi, ecclesialmente, sono cresciuto nell'oratorio dei SS. Filippo e Giacomo, al tempo diretto dai frati cappuccini.
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per l'immensitą dell'universo, ma ieri come oggi questo fa intuire l'esistenza di un Dio creatore. |
Ho fatto tutte le scuole a Capua, Liceo scientifico incluso. Sono stato sempre molto vivace da bambino, talvolta anche troppo per mia madre. Man mano che crescevo, però, notavo che cominciavo ad allontanarmi dall'ambiente della parrocchia. Gli amici di scuola mi portavano, quasi naturalmente, a frequentare altri ambienti. Ero molto appassionato dei programmi di divulgazione scientifica che la televisione italiana mandava in onda. Mi piaceva giocare facendo piccoli esperimenti e osservazioni del cielo stellato.
Negli anni delle medie feci amicizia con un coetaneo che si interessava di osservazioni astronomiche. Condividemmo un interesse comune per anni, ebbi il mio primo telescopio a dodici anni. I miei genitori mi hanno sempre lasciato seguire le mie inclinazioni naturali, anche se a mio padre sembrava strano che mi interessassi alle scienze esatte, lui che aveva sempre odiato la matematica. Da allora la scienza fu per me un chiodo fisso e per questo scelsi il liceo scientifico.
Gli anni dell'adolescenza furono molto difficili per me. Ebbi un radicale cambiamento di carattere, da estroverso diventai introverso ed eccessivamente riflessivo. Cominciai ad andare in cerca della mia vera identità. Ricordo, adesso, che alcune volte avevo sentito un'attrazione verso il sacerdozio. Sentivo quasi una consolazione spirituale nel pensarmi in questo stato di vita. Ma subito lasciavo correre la cosa perché sentivo la voce di mia madre ripetermi che i sacerdoti avevano, in fondo, una vita facile. Io sentivo che non dovevo scegliere scorciatoie nella vita, non era onesto dal mio punto di vista, e quindi avevo lasciato cadere la cosa. Durante gli anni del liceo avevo grandi dubbi e incertezze, che comunque sono tipiche dell'età adolescenziale. Non trovavo né amicizie né esperienze che mi riempivano fino in fondo. La domenica andavo a messa ma non ricordo di aver avuto una profonda relazione con il Signore.
Cominciai a dedicarmi molto allo studio: la matematica, la fisica e la filosofia erano le materie che mi piacevano di più. Le lunghe discussioni con il professore di Filosofia, marxista convinto, aumentavano i miei dubbi. Avevo come contraltare una realtà ecclesiale capuana molto povera, che non mi sembrava potesse reggere all'urto di quegli argomenti razionali e coerenti che sentivo in classe. Trovai molto attraente il modo in cui il professore di filosofia ci spiegò il volontarismo Kantiano; per spiegare il passaggio dal criticismo della ragion pura alla ragion pratica e alla critica del giudizio, lui diceva che la posizione di Kant si poteva riassumere in queste parole: "Non so se Dio esiste, non so se l'anima sia immortale; ma voglio che Dio esista, voglio che l'anima sia immortale". A posteriori, adesso, capisco che non potevo negare le mie radici, sentivo che la mia fede era qualcosa di più degli argomenti razionali. Le posizioni marxiste del mio professore di filosofia proponevano la scienza come alternativa alla religione, la vera liberazione dalla superstizione.
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Allora, un po' perché mi sentivo portato ed ancora coltivavo la passione dell'astronomia, un po' per sfidare me stesso e la mia fede, scelsi di studiare Fisica all'Università Federico II di Napoli. Gli studi di fisica non diminuirono la mia fede, anzi la alimentarono ulteriormente, perché non trovavo alcuna contraddizione tra una natura armoniosa e il suo Creatore. Di più, durante gli anni dell'università trovai la mia vera identità: la fisica era il mio vero desiderio profondo e avevo affinità intellettuali ed umane con gli altri giovani che frequentavano quell'ambiente. Io ero uno di loro e pensavo come loro. Cominciai ad avere sincere amicizie che mi aiutarono a farmi sentire sempre più libero.
In particolare un'amicizia con un giovane studente che frequentava il movimento del Rinnovamento dello Spirito mi riavvicinò a un Dio personale che mi amava e che era stato sempre lì ad aspettarmi. Veramente ricordo che, grazie a questo mio amico, ebbi un'esperienza indescrivibile e indimenticabile, ma che è comunque avvenuta in un determinato momento della mia vita. Com'è strano e affascinante riconoscere che Dio mi era venuto a cercare fra gli aridi e "sconsacrati" ambienti del dipartimento di fisica teorica! Pensare che il mio contro-relatore di tesi di laurea aveva preteso che io cambiassi il termine "principi variazionali" con "metodi variazionali", perché "principi" sembrava un po' troppo teologico (in realtà lui si espresse con un termine in napoletano che è meglio non riportare).
Un anno prima della laurea morì mio padre. La sua malattia e tutto ciò che essa comportò fu una grande sofferenza. Ma come tutte le sofferenze, mi aiutò a crescere come persona e nella fede. Mia madre si mostrò molto forte in questa situazione e cercò di ammortizzare il colpo che io e mio fratello subimmo. Mi laureai giusto un anno dopo la morte di mio padre con una tesi su alcuni aspetti matematici della dinamica della Relatività Generale.
Il mio originale interesse era di potermi occupare dei possibili approcci alla teoria quantistica della gravitazione (che dovrebbe spiegare anche il "Big Bang"), ma a Napoli nessun ricercatore stabile faceva questo tipo di ricerca in quel tempo. Dopo la laurea superai il concorso e fui ammesso nel settore di Fisica-Matematica della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi di Avanzati) di Trieste. Avevo letto di questa scuola sul periodico L'Espresso quando avevo 17 anni. Era per me un sogno che si avverava. Non mi pareva vero. Ebbi quindi, finalmente, l'opportunità di occuparmi di gravità quantistica (Quantum Gravity).
Gli anni del dottorato, interrotti da un anno di servizio di leva, furono caratterizzati da una costante crescita professionale, umana e religiosa. Ancora le amicizie si rivelarono molto determinanti. In particolare le discussioni e confronti con un altro amico, della stessa scuola, che frequentava il movimento dei Focolari. Cominciai a essere stufo dell'ambiente della scuola che trovavo un po' ipocrita. Mi staccai anche dal comportamento e dalla mentalità molto secolarizzata degli studenti della SISSA, dalle loro false amicizie; trovavo il loro comportamento un po' adolescenziale.
Pian piano venni alla conclusione che dovevo prendere una decisione sulla mia vita, dovevo scegliere il mio stato di vita. Contribuì, provvidenzialmente, la delusione per l'ambiente accademico. Cominciai ad avere problemi con il mio relatore di tesi di dottorato. Mi accorsi che mi stava facendo lavorare su qualcosa che, dopo alcuni risultati iniziali, non avrebbe portato a niente. Credevo, ingenuamente, di potergli parlare direttamente, ma le cose si complicano quando si mescolano, come spesso accade, questioni di ricerca con l'orgoglio personale. Io, di mia iniziativa, mi trovai un secondo relatore con cui poter scrivere una tesi finale che potesse meritare il titolo di Ph.D. Ma rischiai grosso perché il primo relatore me la voleva far pagare, rimandando la difesa di sei mesi.
Consegnai la tesi allo scadere dei quattro anni, e fui fortunato che il censore esterno (alla scuola) della tesi diede un parere molto positivo; essendo un accademico di Cambridge e un leader nel campo nessuno si poté opporre. In questo periodo sentii forte la chiamata alla vita religiosa, e, facendo una ricerca su internet, trovai che probabilmente l'Ordine dei Gesuiti aveva una spiritualità che sembrava poter riempire quel vuoto che avevo sempre dentro di me; mi affascinò la capacità dei Gesuiti di trovare Dio in tutte le cose.
Dopo il dottorato, nel 1998, feci nel 1999 un anno di ricerca di post-dottorato in Quantum Gravity presso l'Università della California a Irvine. Tra la fine del dottorato e la partenza per il post-dottorato chiesi aiuto ai Padri gesuiti del Gesù Nuovo di Napoli, e fui affidato alla guida spirituale di P. Armando Gargiulo, così anche per il discernimento. L'anno di post-dottorato fu un anno di prove. Fui seguito nel sud California anche da un gesuita statunitense, P. Jeff Blangiardi. Dopo l'anno di post-dottorato tornai in Italia e continuai il mio discernimento.
Feci varie esperienze, fra cui il servizio all'infermeria dei Padri del "Gesù Nuovo" a Napoli e andai alla Specola Vaticana di Castel Gandolfo. Qui P. Sabino Maffeo mi introdusse al direttore, P. George Coyne, e da allora P. Coyne non si scordò più di me. Feci anche otto giorni di Esercizi Spirituali con P. Piero de Micheli a "Cappella Cangiani" a Napoli. Mi ricordo che fu un'esperienza stupenda. In particolare mi colpì la meditazione sul passo in cui Giacobbe lotta con l'angelo. Vidi come io stesso avevo lottato contro Dio per così tanto tempo, ma ora capivo che dovevo "capitolare."
Il 4 novembre del 2000 sono entrato nel Noviziato dei gesuiti a Genova. Il noviziato è stato un periodo di prova per me, ma il Signore non mi ha fatto mai mancare le consolazioni spirituali per continuare il cammino. Ho studiato per due anni filosofia a Padova, ove ho conseguito il baccalaureato. La filosofia mi ha fatto scoprire "dimensioni" del ragionamento che non conoscevo e pian piano sono uscito dai luoghi comuni dei "deliri di onnipotenza" di certi scienziati.
A Padova ho fatto apostolato nel locale carcere giudiziario. Questa è stata un'esperienza di profonda povertà e molto formativa per me. Ho cercato di stare vicino a casi limite, e con uno di loro sono ancora in contatto.
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per volontą di Papa Pio XI e affidata ai Padri Gesuiti. |
Ho fatto due anni di magistero alla Specola Vaticana di Tucson, di nuovo negli Stati Uniti, ma questa volta in Arizona. In seguito a un discernimento con i Superiori, ero arrivato alla conclusione che se la Compagnia voleva farmi lavorare apostolicamente nella ricerca scientifica c'era bisogno che io ritornassi a questo mondo, altrimenti sarebbe stato troppo tardi dopo dieci anni. Qui ho fatto due anni di ricerca di post-dottorato nel dipartimento di Astronomia dell'Università dell'Arizona. Tuttavia io non sono un astronomo, ma un fisico teorico. P. Coyne mi aveva chiesto di continuare nella mia ricerca e P. Bill Stoeger mi aveva consigliato di interessarmi anche alla "teoria delle stringhe".
Il dipartimento di fisica di Tucson non faceva cose interessanti per me, quindi ho dovuto girare molto, per collaborazioni, nel periodo di magistero. Sono stato per quattro settimane ad Hangzhou, Cina, vicino Shanghai, per un corso sulla "teoria delle stringhe". Poi a Parigi e in seguito tre mesi al dipartimento di matematica applicata e fisica teorica (DAMPT) di Cambridge (UK) dove ho rivisto il mio contro-relatore di tesi di dottorato. Ho anche stabilito contatti con il dipartimento di Fisica della sapienza di Roma. Infatti la Specola Vaticana è membro dell'ICRA (International Center for Relativistic Astrophysies) che fa capo al prof. Remo Ruffini della Sapienza.
Dopo il magistero, in seguito a un discernimento con la Specola Vaticana e con il Provinciale dei gesuiti d'Italia, si è chiarito che l'apostolato scientifico poteva essere la mia futura destinazione. Quindi si è deciso che facessi gli studi di teologia alla Jesuit School of Theology in Berkeley, California, (JSTB). Qui ho la possibilità di accesso alla biblioteca dell'università della California a Berkeley, come pure di poter seguire i seminari al dipartimento di fisica teorica. Nello stesso tempo, JSTB è parte del GTU, Graduate Theological Union, di cui fa parte il Center for Natural Theology and Science (CTNS). Sul campus di GTU ci sono studiosi che fanno ricerca attiva nel campo della scienza e teologia.
Inoltre faccio parte di un gruppo di studenti di dottorato che regolarmente si incontra per discutere problemi di scienza e teologia. Io adesso sono al quarto anno e sto anche finendo una licenza in scienza e teologia, occupandomi di vari argomenti tra cui il problema dell'ateismo scientifico e del suo potere sull'opinione pubblica, la questione dei "multiversi", il principio antropico.
All'inizio del terzo anno di teologia, mia madre si è ammalata di cancro ai polmoni ed è poi morta a fine ottobre 2008. È stata una dura prova per me. Sono dovuto tornare in Italia per assisterla, con il permesso del Provinciale, e ho continuato la teologia a Napoli per non perdere l'anno.
La morte di mia madre è stata come perdere la terra sotto ai piedi. Per fortuna ho avuto il sostegno e l'aiuto di alcuni amici gesuiti. Alla fine del terzo anno sono ritornato a Berkeley. Durante l'estate 2009 ho seguito un corso sulla direzione spirituale e continuo, come diceva Ignazio di Loyola, ad "aiutare le anime". Conto, questa estate, di imparare anche a dare gli esercizi spirituali.
Lo scorso fine ottobre avevo deciso di farmi controllare alcuni nei che avevo dietro le spalle. Difatti, uno di questi nei è risultato essere un melanoma, che, grazie a Dio, i successivi controlli hanno dimostrato che non si è diffuso. Che dire? È stato uno shock dopo la morte di mia mamma! Un grazie, quindi, di nuovo al Signore per il dono della vita.
Finiti gli studi di teologia, sarò assegnato alla Specola Vaticana in Italia. Recentemente, ennesimo dono del Signore, la Specola Vaticana e la sezione teorica del CERN di Ginevra hanno mostrato serie intenzioni di collaborazione. Questo dovrebbe anche essere parte del mio futuro lavoro e sono contentissimo di ciò. Veramente il Signore ridona "cento volte tanto" quello che si è lasciato. Intanto, però, ho continuato a prepararmi al non meritato dono del sacerdozio, consapevole che ho raggiunto questo traguardo non grazie alle mie forze. È stato un lungo cammino ma, come mi scrisse P. Luigi Parisi, ne è valsa certamente la pena.
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