Alcuni testimoni oculari del prof. Moscati Sebastiano Esposito s.j. |
Ripubblichiamo quanto riportato in alcuni numeri del Gesù Nuovo negli anni 1988 e 1991. Ci pervennero, infatti — con nostro sommo gradimento — varie testimonianze su San Giuseppe Moscati da parte di persone che lo conobbero durante la sua vita terrena. E ciò in seguito — osiamo sperarlo — anche alle richieste da noi fatte all'epoca.
Il Sig. Raffaele Vaccaro da Scafati (Salerno) ci fa sapere di aver conosciuto il Professore all'Ospedale degli Incurabili, dove lo curò «dal maggio del '23 al 10 luglio dello stesso anno. Dopo circa 40 giorni dalla malattia, — narra il Vaccaro — egli mi mandò a casa un suo collaboratore, di nome Alessandro Falciatore, che mi trovò in buone condizioni di salute, e che glielo riferì. In segno di gratitudine gli mandai un souvenir di Pompei e il dottor Moscati mi rispose con una cartolina, per ringraziarmi.
La cartolina io l'ho conservata per tutti questi anni e quando S. Giuseppe è stato elevato agli onori degli altari, portai la cartolina al mio parroco, che cortesemente ne ha fatto una copia, che ho inviato all'Archivio Moscati. Il Santo è stato buono non solo con me, ma anche con un mio cliente, al cui capezzale si recò per curarlo da una gravissima malattia, senza voler riscuotere alcuna parcella, pur essendosi recato da Napoli nel comune di Pimonte».
Pubblichiamo la ricetta medica rilasciata il 27 marzo 1926 dal Prof. Moscati ad un giovane audente di teologia presso la Facoltà Teologica dei PP. Gesuiti, originario di Nola, ma che avrebbe poi passato molti anni a Napoli. È don Marco Romano (Via Aniello Falcone, 386, Napoli), il quale ha già a suo tempo raccontato:
«Nel 1926 ero gravemente ammalato per esaurimento nervoso. Mi rivolsi agli specialisti che mi fecero ancora più scoraggiare. Fui consigliato di farmi visitare dal professore Moscati: allora ero studente di filosofia e teologia... In quei tempi il volume dei programmi scolastici era molto pesante, non si parlava in italiano, ma in latino; in primavera molti alunni erano esauriti! Andai allo studio del professor Moscati a Napoli, in via Cisterna dell'Olio n. 10, la mattina del 27 Marzo 1926, come deduco dalla ricetta medica. Il professore mi visitò molto accuratamente e prescrisse qualche medicinale. Poi disse:
`Siete molto fortunato, perché non avete vizi. Continuate a pregare e a conservarvi buono. Così eviterete gravissime malattie'». Don Marco aggiunge: «Mi feci coraggio e gli chiesi se potevo o meno continuare a studiare, cosa che mi sconsigliavano tutti. Egli continuò: 'Potete studiare, anzi, secondo me potete anche approfondire. Non abbiate alcuna preoccupazione'. Continuai gli studi e conseguii la laurea in teologia magna cum laude. Ho insegnato per oltre quarant'anni e nonostante l'organismo non proprio forte, tre operazioni chirurgiche, emorragie, svenimenti, debolezze di cuore e di fegato, artrosi, miopia fortissima, ho compiuto ottanta anni; la memoria comincia ad indebolirsi, ma la mente è lucida e cerco di essere ancora utile alla Santa Chiesa».
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Venendo poi a parlare della sorella Nina Moscati, don Romano osserva: «Sì, la Signorina Nina: era un'anima apostolica. Insieme con alcuni sacerdoti raccoglieva gli alunni dall'uscita delle scuole statali, in case private, per insegnare religione. Si scontravano continuamente con bidelli, presidi ed insegnanti — eroi questi pionieri della religione, ma più eroi gli alunni che, senza pensare al pranzo o al gioco, volontariamente frequentavano un'altra ora di scuola» (1).
Giacché siamo in tema della sorella Nina, ci è giunta una cortese lettera: inviataci il 21 ott. 1990 dal Grand'Uff. Avv. Giuseppe Cali (Medaglia d'Oro al merito forense, Via Mario Pagano, 23 Napoli). Tra l'altro leggiamo: «Mi affretto a comunicarLe — se potrà essere ritenuto utile — l'attività della Signorina Nina Moscati, sorella del Medico Santo. Mi riferisco agli anni 1921/22 o 1922/23 cioè quando frequentavo il ginnasio e liceo classico Vitt. Eman. in via S. Sebastiano.
La nostra classe era mista e vi erano ben 5 coppie di fratelli giaculatorie e preghiere. Questo nostro incontro, anche in altre festività, ci procurò alcuni anni dopo (in occasione di una polmonite che colpì un nostro compagno universitario) la possibilità d'invitare il Medico Santo al letto dell'ammalato alquanto miscredente (...).
Il Medico Santo venne con noi in tram a San Giorgio dall'ammalato. Volle essere lasciato solo con l'ammalato. Quando entrammo nella stanza l'amico era calmo e sorridente. La notte morì. Nulla volle il Medico, che confortò al ritorno in tram la nostra mestizia, che prevedeva l'evento doloroso. Il primo strazio della mia vita».
La testimonianza sconcertante di una vecchietta di 94 anni
Sapevamo che non molto lontano dal Gesù Nuovo viveva una vecchietta che aveva conosciuto il Prof. Moscati. Siamo andati a trovarla nella Casa di cura, sita in piazza Miraglia, e con sorpresa ci siamo trovati di fronte a una persona lucidissima, serena, spiritosa. È la signora Concetta Amabile, che ci ha detto subito la sua età: è nata 94 anni fa ad Avellino e dopo 6 anni si è trasferita con i familiari a Napoli.
Conosceva bene la famiglia Moscati, perché il fratello Luigi era medico e lavorava col Professore all'ospedale degli Incurabili. Questi l'aveva anche più volte visitata, quando stava male, e — ci ha tenuto a dirlo — non aveva voluto accettare mai alcun compenso. « Ho visto il Prof. Moscati poco prima che morisse », ci ha detto immediatamente. « Sì, perché il giorno prima della morte, verso le 15,30, mi telefonò personalmente e mì pregò dì andare a casa sua il giorno dopo per « far compagnia alla sorella. Io ci andai e vidi che dopo pranzo cominciò, come sempre faceva, le visite. Entrò una signora e, quando questa uscì, il Professore si tolse il camice. Dopo poco tempo lo vidi morto sulla poltrona ».
Ricorda altro?, le abbiamo chiesto. « Sì, i funerali, che furono imponenti. La gente era tanta, accorsa da ogni parte. So anche che la mamma del Professore non lo voleva medico perché — diceva — avrebbe dovuto lavorare troppo. Egli, invece, le aveva risposto che proprio per questo voleva esserlo e che anzi avrebbe visitato i malati a qualunque ora ».
La telefonata che il Prof. Moscati fece alla Signora Concetta Amabile il giorno prima di morire, pone un interrogativo che molti studiosi e soprattutto i primi biografi del Professore si sono posti: aveva egli previsto la sua morte? Il P. Celestino Testore S.I., nel libro: Il Prof. Giuseppe Moscati della R. Università di Napoli (F. Giannini, Napoli 1934), alle pagine 149-152, cita episodi a favore e contrari. Al P. Bottiglieri, prete della Missione, che nell'ultima quindicina della Madonna di Lourdes del 1927 aveva notato nel Prof. Moscati un insolito fervore e anche un certo malessere e gli aveva raccomandato dì aver riguardo della sua salute, questi rispose: « Non è possibile, il dovere si deve adempiere sino agli ultimi momenti della vita.
Tengo a far bene questa quindicina, non so se un altr'anno potrò farla ». E ancora, il 4 aprile del 1927, visitando ai Ponti Rossi il P. Casimiro dell'Addolorata, Passionista, che non celebrava la messa da due mesi, disse: « Stia tranquillo, fra breve si alzerà e celebrerà di nuovo, e applicherà la prima messa per me ». Quanto poi accadde alla Signorina Maddalena Aloi viene raccontato sia dal P. Testore sia dal primo biografo Mons. Ercolano Marini (Il Prof. Giuseppe Moscati della Regia Università di Napoli, Giannini 1929, p. 319).
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Qualche ora prima che il Professore morisse, incontrando in via Roma la Signorina, la pregò: « Signorina, oggi dovete farmi un grande favore... Venite a casa mia per tenere un poco di compagnia a mia sorella, perché io oggi certamente morirò ».
Però, il P. Testore riferisce anche che la mattina del 12 aprile del 1927 (ossia martedì santo, giorno della morte), salutando, dopo aver fatto la comunione, il suo confessore, gli disse: « Giovedì mattina ci rivedremo; verrò a farmi il precetto ». Anzi, aggiunge sempre il P. Testore, « e per lo stesso giovedì aveva fissato un consulto con un altro medico ».
Dopo quanto esposto, cosa possìamo dire? È difficile dare un giudizio e forse non si avrà mai una risposta definitiva. Certamente, però, quanto ci ha riferito la Signora Concetta Amabile lascia aperto il problema e aggiunge un'altra testimonianza alle argomentazioni di quanti ritengono che il Prof. Moscati avesse previsto la sua dipartita dal mondo.
Gli autentici discepoli di San Giuseppe Moscati di fronte al dramma della morte
Lo scambio epistolare tra gli amici di san Giuseppe Moscati e i Padri del Gesù Nuovo cresce di giorno in giorno. Ci pervengono lettere dall'Italia e dall'estero, di persone anziane e di giovani, di gente semplice e di uomini di scienza. Alcuni Padri consacrano una buona parte del loro lavoro quotidiano per rispondere alle lettere (tutte le lettere) e alle richieste in esse contenute.
Molte narrano, in tono gioioso e rinoscente, i ripetuti interventi del santo Professore, che aiuta, illumina, guarisce. Oggi, come ieri e più di ieri. Queste narrazioni di grazie vengono riportate nel Gesù Nuovo, come sanno i nostri Lettori. Altre lettere, invece, trattano problemi delicati di coscienza, chiedono aiuto e consiglio. In questi casi si risponde, ovviamente, in forma privata.
C'è poi un altro gruppo di lettere, non molte in verità, che rivelano molta saggezza umana e cristiana, un'incomparabile forza d'animo e una fede profonda, perché provata. Ci riferiamo alle lettere di persone che, dopo aver invocato l'aiuto del Medico Santo, devono purtroppo registrare un decesso. Umanamente parlando ci si potrebbe aspettare amarezza e delusione. Eppure non è così. Non vogliamo privare i nostri Lettori di qualcuna di queste testimonianze di altissimo valore cristiano ed esprimiamo la nostra ammirazione e gratitudine per questa « lezione » che essi, senza saperlo, ci dànno.
Trascriviamo due di queste pagine, dolenti ed edificanti.
Reverendissimi Padri,
Paolo ci ha lasciati! Il Signore non ha ascoltato le nostre preghiere! I suoi disegni non corrispondevano alle nostre richieste di averlo ancora con noi. Ha sofferto moltissimo e noi con lui.
Dio ha dato, Dio ha tolto; aiutateci con le preghiere ad accettare la Sua Volontà...
Reverendissimi Padri Gesuiti,
... il 7 agosto, la mia figlia M.C., che vi nomitai in altra occasione, ci ha lasciato...
Pregate per i familiari che sono rimasti.
Riporto integralmente dal suo diario: « la vita è una lunga ed ineguagliabile stagione di vero amore, ma anche l'esempio di come si affronta il viale della morte non certo con delizia, ma senza paura, con la coscienza che la vita muta, ma non finisce... ».
A questi fratelli e sorelle, oltre alla nostra solidarietà e riconoscenza cristiana, ci sia permesso di esprimere una nostra convinzione. Quella loro raggiunta capacità di chinarsi alla Volontà del Padre che è nei cieli e quella serenità profonda nel dolore più straziante sono in fondo una grazia non inferiore alla guarigione fisica da essi invocata.
Essi sono i veri discepoli di Giuseppe Moscati, dell'uomo che soffrì molto per la morte che lo colpì ìn famiglia e nella vita di medico, ma che seppe guardare oltre le apparenze, alla luce della fede nella Risurrezione.
E di Giuseppe Moscati riportiamo le parole di conforto ad un amico in occasione di un lutto familiare.
27.11.1919
Egregio Sig. Mariconda,
Ho appreso la morte di vostra sorella, morte prevista e che le umane risorse non hanno potuto scongiurare. Non ho bisogno di spender parole con voi e con la vostra famiglia, per invocarne la rassegnazione ai divini voleri. La vita è un attimo; onori, trionfi, ricchezza e scienza cadono, innanzi alla realizzazione del grido della Genesi, dal grido scagliato da Dio contro l'uomo colpevole: Tu morrai! Ma la vita non finisce con la morte, continua in un mondo migliore. A tutti è stato promesso, dopo la Redenzione del mondo, il giorno che ci ricongiungerà ai nostri cari estinti, e che ci riporterà al supremo Amore! Ho inteso il bisogno dì scrivervi — ìo scrivo poco! — per manifestarvi che sento anche io, nel momento della sventura in vostra casa, il rimpianto, per quello che si spezza nel vostro cuore.
Ossequi ai vostri
dev.mo Giuseppe Moscati
Sono le parole di un uomo, dì uno scienziato, dì un santo. Le dedichiamo alle nostre sorelle e fratelli, conosciuti o ignoti, che pur nello strazio della morte, hanno il coraggio e la grazia di dar testimonianza al Signore della Vita.
Rinunciamo ad ogni commento. Le testimonianze parlano da sé. Ringraziando, ne aspettiamo altre ancora.
Note:
1. Cfr. Don Gennaro Matino, "Vi racconto Moscati" in Il Giornale di Napoli, 18 - 10 - 1987.
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