Preannunziò Moscati il giorno della sua morte?

Sebastiano Esposito s.j.

Cercheremo di rispondere alla domanda se Moscati presagì l’imminenza della sua morte prematura e se ne diede comunicazione in anticipo, addirittura il giorno stesso. La questione, sia detto subito, non nasce da una semplice curiosità, ma dal bisogno di esaminare criticamente un fatto che, se storicamente accertato, si rivela come un non secondario episodio nella vita del Medico Santo e, soprattutto, come una conferma della sua straordinaria maturità cristiana.

Non tratteremo qui la questione circa la natura del malessere che condusse Moscati alla morte repentina il 12 aprile 1927. A tale interrogativo hanno risposto con la dovuta competenza non pochi esponenti della scienza medica , arrivando a conclusioni non sempre concordi (1).

Supponiamo, inoltre, abbastanza nota la concezione squisitamente cristiana che Moscati ebbe e trasmise circa la natura e l’importanza della morte. Possiamo tranquillamente definirla come una concezione spiccatamente escatologica, ben lontana da una visione tragica o banalmente consolatoria (2).

Se poi riapriamo le pagine del processo canonico di beatificazione e canonizzazione, allora ci accorgiamo come questo argomento risulta ampiamente noto ai testimoni. Sono molti, infatti, quelli che attestano come Moscati fosse ben consapevole della necessità di essere sempre ben preparati all’evento morte e come egli, nell’ambito della sua attività di medico, inculcasse questo atteggiamento tipicamente cristiano. Né va dimenticato quel bigliettino autografo, trovato nel portafoglio che il Moscati aveva addosso al momento della morte, che recava queste poche ma indicative parole: Signore Iddio, fin da ora, spontaneamente e volentieri, accetto dalla vostra mano qualsiasi genere di morte, con cui vi piacerà colpirmi; con tutti i dolori, le pene e gli affanni che l’accompagneranno (3).

Veniamo al fatto. Secondo una tradizione abbastanza nota, la mattina della morte Moscati avrebbe annunziato la sua fine imminente. Inoltre, sempre la stessa mattina, avrebbe pregato una signorina. da lui conosciuta, di recarsi nel pomeriggio a casa sua per confortare la sorella Nina, giacché egli sarebbe morto. Nonostante questo annuncio, Moscati non avrebbe mutato per nulla le sue consuete attività.

A questo punto ci poniamo la domanda. Chi e quanti sono i testimoni di questo fatto, e fino a che punto sono credibili le loro affermazioni? La risposta decisamente affermativa proviene, anzitutto, da Mons. Ercolano Marini, arcivescovo di Amalfi e primo biografo del Professore, che ne pubblica la vita ad appena due anni dalla sua morte , cioè quando i parenti e i conoscenti intimi del Moscati avrebbero potuto agevolmente smentirlo. Egli scrive:

Sorse il 12 aprile 1927. […] Nelle prime ore mattutine, secondo il solito, il Professore va in chiesa, ascolta la santa Messa, servendola al P. Leopoldo Tardone, Predicatore Quaresimalista in S. Giacomo degli Spagnoli, e riceve la santa Comunione. Pensa forse che questa è il suo viatico? Egli nulla cambia delle sue abitudini. Dalla chiesa torna a casa e di qui muove diritto all’Ospedale. Nell’uscire di casa, salutando la sorella, le dice: "E’ stato ricoverato alla clinica del prof. Stanziale il prof. Verdinois: pensa ai santi Sacramenti" […].

Emma Picchillo, vissuta per diversi anni a contatto con il Prof. Moscati
e la sorella Nina.

Compiuto il suo giro nell’Ospedale, esce per tornare a casa, ove sa di essere atteso da molti malati. In via Roma, verso la salita Tarsia, incontra la signorina Maddalena Aloi, di cui aveva curato la madre. La ferma per domandarle notizie e poi le dice: "Venite a casa mia per tenere un po’ di compagnia a mia sorella, perché oggi certamente morrò". Ella scherzosamente rispose: "Voi sempre parlate di morte e non morite mai!" Ed egli: "Badate, che io parlo seriamente, e se non verrete, vi pentirete e ne avrete per tutta la vita rimorso" […].

Il Professore riprende il cammino e in casa riapre il giro delle visite. Alle 15 si sente indisposto, licenzia i presenti, si ritira in stanza, suona il campanello. Va la persona di servizio, ed egli: "Mi sento male"… Accorrono i fratelli dalla stanza attigua e lo trovano adagiato sulla poltrona col capo reclinato, colle braccia incrociate sul petto, che dava quietamente l’ultimo respiro. Aveva 47 anni, mesi 8, giorni 18 (4).

Gli attori di questa vicenda, proprio perché legati da vincoli di riserbo familiare o di amicizia intima col Professore, non diedero a questo fatto prodigioso un’eccessiva pubblicità, considerandolo piuttosto come un’ulteriore conferma della sua straordinaria santità. Se il fatto descritto non fosse realmente accaduto, la sorella Nina, che tanto si era spesa per raccogliere ineccepibili documenti storici riguardanti il Fratello, certamente l’avrebbe contestato. Ciò non avvenne; anzi è molto probabile che ad informare il Marini fu proprio Nina. Ne dà conferma la testimonianza di Emma Picchillo, la quale nel processo tra l’altro afferma:

Il servo di Dio predisse la sua morte. Come ho saputo dalla sorella di Lui, a nome Nina, nel mattino del giorno in cui morì il Servo di Dio, per istrada il Professore si era incontrato con una signorina amica di famiglia, alla quale aveva detto: "Signorina, vi prego di recarvi a casa mia dopo le tre di oggi, per consolare mia sorella, perché io sarò morto".

La poltrona dove S. Giuseppe Moscati si addormentò, rendendo l'anima a Dio, nella sua casa in via Cisterna dell'Olio.

La signorina si recò a quell’ora e realmente trovò il Professore cadavere. Anche dalla sorella seppi che otto giorni prima di morire, il Professore si era recato a visitare un religioso gravemente infermo, il quale si lamentò col Servo di Dio, per veder ritardata la sua guarigione. Il Servo di Dio lo incoraggiò dicendo: "Padre, non si sconfidi, da qui ad otto giorni lei guarirà e la prima Messa che celebrerà sarà per l’anima mia". Difatti nel giorno assegnato, mentre il religioso guarito si vestiva per la celebrazione della Santa Messa, gli si dette la notizia dolorosa che era morto il Maestro. Prima di morire, a Pompei, nel febbraio del 1927 il Professor Moscati, pur vegeto e sano, mi disse che Egli sarebbe morto in quell’anno e che desiderava che io avessi fatto delle preghiere per Lui. Son convinta che il Servo di Dio nel parlarmi abbia avuto dal Cielo uno sprazzo di luce divina riguardante la sua prossima fine (5).

La testimonianza della Picchillo ha un valore determinante: consta, infatti, che questa donna, spiritualmente matura ed equilibrata, per diversi anni visse a contatto con la sorella Nina e, prima ancora, con il Professore stesso, come si evince, tra l’altro, da quella richiesta che egli le rivolge di pregare per lui dopo la sua prossima morte.

Un’ulteriore conferma del fatto straordinario proviene dalla testimonianza del Dott. Enrico Sica, il quale esclude che la predizione possa essere attribuita al solo intuito clinico del Professore ed alla narrazione della Picchillo aggiunge alcuni particolari:

[…] Cominciò subito le consultazioni nel suo studio e alla signora dell’On. De Marsico, la quale entrando gli domandò: "Professore, come state?", Egli rispose: "Quando si lavora, si sta bene". Questo avveniva mezz’ora prima della sua morte. Sopraggiunto il malessere mortale, egli lo interpretò come un banale dolore di stomaco e lo disse al fratello Gennaro chiedendogli delle gocce di laudano. Dopo pochi secondi il fratello che lo seguì nella stanza da letto per soccorrerlo, lo trovò morto sulla sua poltrona (6).

E’ da notare, infine, che la prossimità della morte era stata anticipata da parecchie predizioni di Moscati, anteriormente al giorno del decesso, come confermano altri testimoni (7).


Esaminando, poi, vari scrittori o testimoni che dopo il Marini hanno trattato della vita di Moscati, possiamo dividerli in tre categorie: alcuni riferiscono e confermano il fatto straordinario; altri invece non ne fanno menzione; pochi altri, infine, sembrano smentirlo.

Tra gli autori che riferiscono il fatto compaiono: Celestino Testore s.j. (8), Agostino Poma (9), Ettore Albino s.j. (10).

Agli autori che tacciono sul fatto appartengono: Fernando Bea (11), Giorgio Papàsogli (12), Domenico Mondrone (13), Gianni Infusino (14), Arturo Dalla Vedova s.j. (15), Raffaele Autiero, Luigi Riccio (16), Antonio Tripodoro s.j. (17), Paola Bergamini (18), Andrea Jelardi (19).

Tra i pochi, infine, che smentiscono o sembrano smentire l’evento va citato il prof. Gennaro Giannini, che al processo attesta: Il Servo di Dio morì in Napoli, non ricordo con precisione la data (…). Non predisse la sua morte, anzi mi consta il contrario. Egli era sempre preparato alla morte, dato il suo genere di vita: Egli dimostrava tale disposizione suggerendo agli altri: Estote parati! Neppure potette ricevere gli ultimi sacramenti (20).

Il prof. Giannini, però, non spiega che cosa realmente intenda con quel: mi consta il contrario, o a quali fonti si riferisca per poterlo attestare. E’ significativo, inoltre, che precedentemente aveva con molta lealtà ammesso: Ho letto la vita di lui scritta da Mons. Ercolano Marini, ma in parte (21). Se l’avesse letta per intero, avrebbe quasi certamente sentito il bisogno di vagliare la fondatezza della sua affermazioni e, prima ancora, delle sue fonti.

Una posizione apparentemente analoga viene espressa dal prof. Felice D’Onofrio, il quale tra l’altro scrive: Non entro in merito alle asserzioni circa la previsione della fine da parte di Moscati: diverse testimonianze provano invece che egli non la previde affatto, né si rese conto che il disturbo finale fosse da riferirsi al cuore (22).

Tenendo, però, presente il contesto della trattazione di natura sostanzialmente medico-scientifica, ci sembra che il prof. D’Onofrio si riferisca alla mancata previsione non del giorno, ma del tipo di malattia che avrebbe causato il decesso.


Accertato il fatto, tentiamo ora di interpretare il suo significato e di valutarne l’importanza. A prima vista, proprio chi ammette l’origine soprannaturale della previsione, potrebbe restare sconcertato dalla condotta conseguente di Moscati. Il Professore, che al mattino ha ricevuto l’Eucaristia, che è conscio della fine imminente e lo comunica, non si ritira in chiesa o in meditazione; non compie alcuna pratica religiosa straordinaria. Si reca al lavoro come se fosse un giorno qualsiasi.

E’ strana, questa condotta? No: è l’atto più coerente e convincente di un grande santo laico. Quel mattino, come da una vita intera, il Professore è preparato all’incontro nell’ "al di là" con il Maestro Crocifisso e Risorto. Anche in quel suo ultimo giorno, però, egli sente l’imperioso dovere di soccorrerLo, quaggiù, nel malato, il quale, come da sempre ha detto e scritto, ne è "la figura".

Al dovere, sempre di squisita carità cristiana, di lenire l’imminente dolore della cara sorella Nina egli provvede – si noti – per strada, mentre si reca al lavoro. Quando arriva, non è certo in condizioni psico-fisiche normali, come intuisce la Sig.ra De Marsico; egli, però, non desiste. Il suo proverbiale intuito diagnostico viene meno. A imitazione del Maestro Crocifisso egli potrebbe ripetere: Consummatum est!

Nella sua umiltà, il Professore non sa ancora che quel 12 aprile 1927, sotto l’influsso della Grazia, egli sta scrivendo una delle pagine più straordinarie della santità cattolica.


Note: 

1. Cfr : F. D’Onofrio, Giuseppe Moscati medico docente santo, Napoli 1995, pp.155- 160.
2.
S. Esposito s.j., "Scienza dell’al di là". La dominante escatologica nella spiritualità di Giuseppe Moscati, in Gesù Nuovo 59 (2003), pp.90-94; 156-160.
3.
S. Esposito s.j., Una preghiera per accettare la morte, in Gesù Nuovo 44 (1988), p. 121.
4.
E. Marini, Il prof. Giuseppe Moscati della Regia Università di Napoli, Napoli 1929, pp.318-320.
5.
Sacra Congregatio pro Causis Sanctorum, Neapolitana Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Iosephi Moscati viri laici Positio super virtutibus, Roma 1972, p.178.
6.
(op. cit., p. 216).
7.
Così, tra gli altri, il dott. Guido Piccinino, suo alunno (op. cit., p. 43) e il prof. Mario Mazzeo (p.125). Riteniamo inoltre di non poter rifiutare a priori la testimonianza di una signora di 94 anni, di cui si occupò il Gesù Nuovo del 1988 (“Ho visto il Prof. Moscati poco prima che morisse”, pp.286-287) . La sig. Concetta Amabile, che conosceva bene la famiglia Moscati, perché il fratello Luigi era medico e lavorava con il Professore agli Incurabili., così dichiarò spontaneamente: “Ho visto il Prof. Moscati poco prima che morisse. Sì, perché il giorno prima della morte, verso le 15,30, mi telefonò personalmente e mi pregò di andare a casa sua il giorno dopo per far compagnia alla sorella. Io ci andai e vidi che dopo pranzo cominciò, come sempre faceva, le visite. Entrò una signora e, quando questa uscì, il Professore si tolse il camice. Dopo poco tempo lo vidi morto sulla poltrona”.
8. "…Ci basta aver riferito il fatto, rimettendoci alla decisione dell’autorità competente" (C. Testore s.j., Il Prof. Giuseppe Moscati della Regia Università di Napoli, Napoli 1934, p. 152).
9.
A. Poma, Un santo in camice bianco. Il Prof. Giuseppe Moscati dell’Università di Napoli, II ed., Alba 1955.
10.
E.Albino s.j., Discorso commemorativo (per l’inaugurazione delle sale "Ricordi prof. Moscati"), in Gesù Nuovo 31 (1965), n.5, pp. 9-11.
11.
F. Bea, Storia di un medico. Il Professor Giuseppe Moscati dell’Università di Napoli, Torino 1961.
12.
G. Papasogli, Vita di Giuseppe Moscati, Roma 1959; ID., Giuseppe Moscati. Vita di un medico santo, Roma 1975.
13.
D. Mondrone, Beato Giuseppe Moscati, Roma 1977.
14.
G. Infusino, Un santo in corsia. Giuseppe Moscati, II ed., Cinisello Balsamo 1987.
15.
A. Dalla Vedova s.j. – R. Autiero, Giuseppe Moscati medico santo, Roma 1987.
16.
L. Riccio, S. Giuseppe Moscati: il medico santo, II ed., Roma 1990.
17.
A, Tripodoro s.j., Giuseppe Moscati. Il Medico Santo di Napoli, II ed., Napoli 1999.
18.
P. Bergamini, Laico cioè cristiano. San Giuseppe Moscati medico, Genova-Milano 2003.
19.
A. Jelardi, Giuseppe Moscati e la Scuola medica sannita del Novecento, Benevento 2004.
20.
Sacra Congregatio pro Causis Sanctorum, op. cit., p.349.
21.
ibid., p.340.
22.
F. D’onofrio, op. cit., p.158; ID., Giuseppe Moscati visto da un medico, Napoli 1987, p.51.


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