Giuseppe Moscati:
Terapia per il corpo e attenzione allo spirito

a cura del Gruppo "Veritatis Splendor" di Sassuolo – Modena

L’unità inscindibile corpo-anima -- "Soma" e "Psiche": due entità distinte ma strettamente connesse
La Riconciliazione ed il suo ruolo nella crescita dell'uomo

L’unità inscindibile corpo-anima

Giuseppe Moscati nel corso della sua vita, non certo lunga, ha esercitato un'intensa attività medica in un periodo nel quale l'internista era forse la massima espressione di quella visione di insieme dell'infermo, lentamente decaduta nel tempo per il proliferare delle specializzazioni, ma che oggi va rivalutata, perché meglio inquadra l'infermo in tutta la sua integralità.

In questo senso Moscati scrivendo ad un collega dice "Pensate che i vostri infermi hanno soprattutto un'anima, a cui dovete sapervi avvicinare, e che dovete avvicinare a Dio; pensate che vi incombe l'obbligo di amore allo studio perché solo così potete adempiere al grande mandato di soccorrere le infelicità".

L'Ingresso all'Ospedale Incurabili di Napoli,
dove per tanti anni San Giuseppe Moscati
ha esercitato la sua professione medica

A mio avviso questo breve scritto può rappresentare quasi Il vademecum del medico credente, ma anche di coloro che non professano la fede ma comprendono che l'uomo non è solo materia, e che quindi non può essere ignorata la sua spiritualità.

Ad un altro collega scrive: "Mi interesso della salute del corpo del caro amico ed anche dell'anima" e al paziente aggiungeva: "Non ho avuto mai preoccupazioni per la vostra salute corporale; vi ho ritenuto, malgrado piccole e reparabili avarie, sempre robusto... ma avevo trepidazione per la vostra salute spirituale!".

Moscati amava sempre dire apertamente tutto il suo pensiero sulla necessità che anima e corpo venissero osservate e curate insieme. Si tratta di una unità inscindibile e perciò egli non aveva dubbi quando doveva adottare anche la terapia dello spirito. Così per un giovane affetto da nevrosi scrive ad un frate: "Caro padre Antonio, mostrate a questo giovane ...le bellezze del monumento di S.Chiara; e ravvivatelo nella fede, riconducendolo nella pratica. Sarà bene anche per i suoi nervi".

Ad un amico consiglia: "Tornate all'osservanza e vi giuro che, oltre il vostro spirito, ne sarà nutrita la vostra carne: guarirete con l'anima e con il corpo". Moscati non confondeva la patologia organica con quella spirituale, ma era pienamente convinto di quel che poi ha espresso Rahner in campo teologico, cioè che esiste un rapporto "tra lo spirito ed il corpo; l'uno non esiste senza l'altro, ed ambedue non sono la stessa cosa; ciascuno, per essere compreso, deve essere riferito all'altro, con cui però non si identifica".

Questa insistenza che Rahner fa nel riferire sempre il corpo allo spirito e viceversa, pur se non vi può essere identificazione fra i due, è esattamente quello che afferma Moscati quando parla di necessità di alimentare il corpo e l'anima. La terapia spirituale del Moscati non si risolve però sempre nel consigliare i sacramenti, va anche al genere di vita da condurre e cerca cioè di riportare il soggetto nell'alveo della legge naturale, che lo sostiene ed informa.

Nel processo canonico il prof. Mario Mazzeo, suo allievo, sottolinea proprio questo aspetto quando racconta che ad un suo parente Moscati aveva detto: "Voi non avete niente di positivo, lavorate, vincete l'abulia e cambiate stato, o ammogliandovi o in un'altra via". Alla base di ogni esistenza vi è infatti una legge impressa, la cui espressione biologica è il codice genetico, che caratterizza ciascun individuo.

La ribellione alla legge è sempre a fondamento di qualsiasi male fisico e/o spirituale; perciò Moscati dice che "solo il cristianesimo previene certe cose e vi pone rimedio". Sempre nella stessa deposizione fatta dal prof. Mazzeo si ricavano espressioni che meglio delineano l'aspetto del Moscati medico cristiano, che sa di dover compiere la sua missione sanitaria senza ignorare le condizioni spirituali del suo infermo. II prof. Mazzeo depone: "Fornito... di intelligenza pronta e profonda, di intuito finissimo e di memoria portentosa, dimostrava un discernimento così fine ed efficace che destava meraviglia o meglio ammirazione. Le frasi [che rivolgeva agli infermi per cercarli di avvicinarli a Dio] non venivano ripetute a casaccio in tutte le circostanze senza discernimento di luogo, di condizioni individuali, familiari e sociali".

Il candore e la genuinità di Moscati, in un ambiente laico e per di più con uno spiccato senso antireligioso, quale era quello dei primi anni del novecento, sono stati talvolta oggetto di disprezzo e di motteggio. A tal proposito credo sia estremamente interessante quanto afferma Agostino Gemelli ad appena tre anni dalla morte di Moscati, mettendone pienamente in luce il perfetto equilibrio che lo regolava nella duplice dimensione di medico e di uomo di fede: "Chi fosse tentato di vedere come primo movente in quest'opera di apostolato una specie di anormale esaltazione religiosa, dimenticherebbe chi fu Giuseppe Moscati; un temperamento alieno per natura, per educazione, per abito mentale da ogni squilibrio, da ogni esagerazione, da ogni esibizionismo, senza nessuna traccia di quella mania pietistica che è poi, più o meno, morbosa degenerazione dei sentimento religioso. A meno che si voglia identificare con la mania religiosa ogni specie di proselitismo, compreso quello intelligente, misurato, accorto, perfettamente discreto di un uomo quale il Moscati, abituato a sondare, oltre i mali fisiologici, anche quelli psichici e morali, dai quali troppo spesso i primi dipendono".

"Soma" e "Psiche": due entità distinte ma strettamente connesse

L'attualità della lezione di Moscati consiste nel fatto che egli tocca un argomento particolarmente delicato dei nostri giorni. E' ormai noto come sia decaduto nella considerazione di molti credenti il sacramento della Riconciliazione. E' però un dato inoppugnabile che l'uomo comunque ha la necessità di un confronto con se stesso e certamente avverte lo squilibrio che in lui si instaura quando devia dalla legge morale, la quale, peraltro, trova sempre un riscontro nelle leggi fisiologiche in lui codificate.

A tal proposito Rahner afferma: "Anche la colpa puramente interna infatti è un atto psicofisico nel senso originario della parola, che muta la costituzione fisiologica dell'uomo"; "L'uomo possiede un nucleo personale spirituale che trascende intenzionalmente l'essere nel suo insieme [...] Egli si realizza in un mezzo che è formato dall'insieme della sua corporeità psichica e dalla sua psichicità corporea".

Questo mezzo nel quale si realizza il corpo e lo spirito, secondo Rahner, è il nucleo essenziale nel quale la persona si attualizza, ed è il punto di passaggio perché si realizzi il segno che poi si ripercuoterà in senso negativo sulla persona stessa.

Esistono indubbiamente stretti rapporti tra la sfera fisica e psichica, e la individualità che ne deriva potrebbe, tra i tanti aspetti che la denotano, avere anche quella dell’ "Io biologico". La formazione dell'Io biologico, che caratterizza la singola nostra vitalità, necessaria per le relazioni con il mondo esterno, si attua probabilmente fin dalla nascita, in parallelo con la crescita psicologica per la "formazione dei confini del nuovo essere umano".

Questo accostarci alla individualità dell'uomo non deve portare a confondere l'autocoscienza con l'anima, poiché, come dice Eccles, quest'ultima non è riconoscibile ad un recapito anatomico: "Tra anima e cervello vi è corrispondenza ma mai identità".

Le due entità, la spirituale e l'anatomo-funzionale, sono in rapporto tra di loro, ma non sono la stessa cosa. E' chiaro che il peccato o la colpa non può né deve identificarsi con la malattia e che il peccatore non è né un nevrotico né un malato. Però qualsiasi colpa morale o peccato è sempre un tipo particolare di rinnegamento volontario dell'opera di Dio, e come tale produrrà uno squilibrio che provocherà un riflesso negativo nello stesso uomo.

San Giuseppe Moscati ha sempre avuto presente nei suoi malati la dignità propria di ogni essere umano, creato a immagine di Dio.

In questa ottica il confine tra coscienza del peccato e sofferenza fisica diviene molto sfumato, anche perché cominciano ad essere note alcune delle numerose interrelazioni esistenti tra soma e manifestazioni psichiche. Queste non solo sono osservabili anche fuori dal cervello, ma sono soggette alle leggi biologiche, tanto da essere addirittura considerate un evoluto apparato di allarme, che riflette anche tutta la patologia propria della materia biologica.

D'altra parte la sofferenza psico-fisica si può comprendere solo nella concretezza del vissuto, perché vanno tenute presenti le sue interrelazioni con la personalità, quanto più possibile completa, con l'individuo.

Inoltre, se veramente si vuole avvicinare l'uomo ancora più intimamente, non può essere sottovalutata anche la nicchia ecologica o ambito sociale in cui egli vive. La colpa difficilmente si ripercuote solo su di lui; interessa e porta squilibrio anche nell'ambiente che lo circonda e nel quale egli opera, avendo così anche un riflesso sociale.

E' questo il concetto di circolarità della colpa, per la quale il dolore – colpa - sofferenza fisica e psichica, non sono più appannaggio del singolo ma, di riflesso, incidono negativamente anche su quel che lo circonda. La coscienza della colpa, analogamente al dolore, espleta una funzione riparativa; è espressione di reattività e tentativo di restaurazione, divenendo addirittura efficace in quanto può riscattarci dal male.

Tutto ciò che Dio ha creato ha un suo ordine ed ogni cosa è ben fatta secondo una legge che è nel contempo immodificabile e necessaria. Nella morale cristiana il peccato, così come il dolore, non confina con il nulla, ma rivendica una speranza, che può essere valida solo se si ha la forza di non rivolgere sempre lo sguardo in senso orizzontale, verso di noi ed alla terra, ma anche in senso verticale; nella immanenza è necessario avere sempre fisso lo sguardo alla trascendenza.

Nel mondo moderno, con il depotenziamento del pensiero metafisico e teologico, si è andata alterando profondamente l'identità ontologica dell'uomo. In tal senso gran parte della patologia nevrotica dei nostri giorni riconosce un suo substrato, o una sua origine, in un dislivello morale inteso nel senso più vasto, sia come peccato vero e proprio, sia come modo di vivere non più in linea con l'ordine biologico nel quale comunque dobbiamo ritrovarci se vogliamo essere in equilibrio.

La Riconciliazione ed il suo ruolo nella crescita dell'uomo

Il medico, ma soprattutto il biologo Moscati, il quale aveva ben compreso questo problema in un'epoca in cui predominava la "religione della scienza", non ebbe paura di mettere in evidenza tale connessione nei suoi pazienti. Appare quanto mai logica allora la sua insistenza nel consigliare anche la cura dello spirito quando era necessaria, e addirittura di ritenerla preminente in casi particolari.

D'altro canto, in quest’era di tecnologia avanzata, stiamo assistendo ad un sia pur lento ritorno ai valori spirituali, dopo la vana e purtroppo spesso dannosa ricerca di benessere nella lunga lista di psicofarmaci, o in una psicoanalisi che non consideri i valori intramontabili dello spirito, ma tutto vuol risolvere in ambito materiale.

La Riconciliazione, vista nell'ottica cristiana, diviene per Moscati il mezzo per poter meglio vedere in se stesso, ma soprattutto per tentare di intravedere al fondo di ciascuno di noi il segno indelebile del Creatore, il quale resta sempre il nostro punto di riferimento più importante.

Il sacramento della Riconciliazione è stato voluto
dal Signore per ricondurci a quel profondo
equilibrio psicofisico che ci è fondamentale

In tale ottica, quando non vi siano patologie mentali che privino l'individuo delle sue capacità critiche, la Riconciliazione diviene un mezzo efficace per giungere più facilmente alla soluzione di problemi psico-fisici, che comunque possono migliorare o guarire realmente, solo se si cerca di ritrovare in se stessi valori morali che possano appagare l'ansia di un equilibrio perduto.

E' indubbio che non debbono essere mai confusi il ruolo del sacerdote e quello del medico, dato che i campi di azione sono diversi, ma l'uno e l'altro potranno ritrovarsi in una zona laddove il confine tra due sfere è sfumato; a questo livello è necessario una collaborazione aperta e senza personalismi.

Guardando il problema nella veste di medico, ritengo che talvolta per il credente sia proprio il sacerdote colui che può più agire in questa zona di confine, possibilmente sempre in tandem con il medico. In tal modo potrà essere evitata o comunque ridotta una terapia farmacologica, che induce sempre modifiche artificiose delle risposte cellulari dell'intero organismo e di quelle cerebrali in particolare.

La Riconciliazione richiede tatto, pazienza e fede da parte del sacerdote: è però il mezzo più efficace perché la parola di Dio venga personalizzata ed arrivi più sicuramente a portare il suo frutto.

Droga, alcool, sesso, indifferenza, senso di noia… sono tutte espressioni di un vuoto esistenziale proprie dell'uomo, che ha chiuso la sua anima alla luce di Dio. Per "riaprire le imposte" e ricevere sia pure un piccolo raggio di luce, è necessario sentirsi ascoltato, poter parlare dei propri problemi in un'ottica che privilegi lo spirito.

L'uomo deve potersi svincolare dalla sua pochezza per fare un salto di qualità, volgendo lo sguardo all'eternità. In tal modo la sua limitatezza e la sua finitudine non saranno delimitate da un baratro, ma da sicura speranza di una vita che non termina e per la quale anche la sofferenza fisica e psichica, così come la coscienza della propria colpa, possano divenire validi appoggi per proseguire il cammino.

Moscati, medico ed eroe della fede, aveva assimilato la nozione fondamentale della supremazia dello spirito sul corpo proprio attraverso lo studio attento ed accurato dell’infermo. Attraverso la "carne sofferente" del suo paziente, sapeva intravedere la sofferenza dello spirito e si era reso perfettamente conto della necessità di curare anche questo, se non addirittura preminentemente, se si voleva apportare realmente un beneficio al corpo.

Oggi noi sappiamo che esistono stretti rapporti tra condizioni psicologiche e morbilità; infatti un numero crescente di dati epidemiologici e sperimentali sembra accreditare la tesi secondo cui stati emotivi possano determinare una ridotta sorveglianza immunologica, e conseguentemente malattie infettive e neoplasie. D'altra parte sono ben note da tempo alcune patologie legate a stress emotivo, quali l'ulcera peptica, l'ipertensione arteriosa, la colite ulcerosa, l'asma bronchiale etc.

In questa ottica credo che la Riconciliazione, anche se non può né deve essere vista in funzione terapeutica, rappresenti un punto di riferimento di grande rilevanza per i credenti. Sarebbe poi da insipienti voler attribuire a tale sacramento una funzione psicologica o psicoanalitica; si tratta invece di una introspezione illuminata da una luce diversa da quella che con il senso della vista siamo abituati a vedere. E' un vedersi dentro con l'aiuto dello stesso Dio, che è poi al fondo di ciascuno di noi.

Medico e sacerdote: due funzioni diverse con una zona di confino sfumata. Questa zona Giuseppe Moscati aveva intuito essere anche il suo campo d'azione come medico e credente. Con l'umiltà che lo distingueva, dopo averla messa in evidenza, sapeva anche tirarsi in disparte per consentire al ministro consacrato di fare la sua parte.

Questa lezione di Giuseppe Moscati può concludersi con le sue stesse frasi "Il medico si trova poi in una posizione di privilegio, perché si trova tanto spesso a cospetto di anime [...] ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo".

Perciò egli fece della professione medica un ministero per curare gli Infermi ed insieme avvicinarli a Cristo, molto spesso con l'ausilio dei ministero sacerdotale, da lui ritenuto tanto elevato per lo spirito e la virtù che lo devono informare, ed al quale umilmente riconosceva di non essersi ritenuto degno di accedere.

In tale contesto, il ministero sacerdotale assume una posizione tutta particolare proprio nel campo della Riconciliazione, dato che può raggiungere l'uomo nel suo complesso, dotato, come dice Eccles, di una "individualità unica che richiama la necessità di una creazione divina ... I problemi connessi con la esperienza dell'unicità di ciascun sé, spesso vengono trascurati dalla filosofia contemporanea. Probabilmente ciò deriva dal diffuso materialismo che è cieco di fronte ai problemi fondamentali che originano nella esperienza spirituale".

Alla esperienza del singolo deve essere rivolta l'attenzione nella Riconciliazione, che non potrà mai trovare un surrogato in forme che non tengono conto di questa realtà e privilegiano, ad esempio, quelle collettive o addirittura la riducono ad un colloquio personale con Dio.

E' stato invece Dio stesso a volere che tramite gli uomini venisse elargito il suo perdono, istituendo come dice Moscati "il ministero sacerdotale così alto e divino".


Nota: Sul Gruppo "Veritatis Splendor" vedi anche la pagina: Pellegrinaggio a S.Giuseppe Moscati del Gruppo "Veritatis Splendor" di Sassuolo (Modena) (Egidio Ridolfo s.j.)


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