Mostra su San Giuseppe Moscati Elisabetta Nardi - Egidio Ridolfo s.j. |
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Dal 4 al 13 aprile 2003 è stata organizzata a Macerata una mostra su S.Giuseppe Moscati il cui titolo era: "Laico cioè cristiano: San Giuseppe Moscati medico".
L'iniziativa è dovuta all'Associazione "Medicina & persona" con il patrocinio del Comune di Macerata, dell’ASL 9 e dell’ordine dei medici del capoluogo marchigiano.
Il 5 aprile - presso l’aula biblioteca dell’Ospedale S.Lucia - si è tenuta la presentazione, effettuata dal Dott. Adriano Rusconi, curatore, dal Dott. Piero Ciccarelli, commissario straordinario ASL 9, dal Dott.Renato Riccioni, medico anestesista, e da Mons.Pio Pesaresi, vicario del Vescovo, che ha espresso un indirizzo di saluto ai numerosi intervenuti. Era presente anche il Cappellano dell'ospedale, Padre Adolfo Capomagi o.f.m.c.
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Il Dott.Riccioni ha spiegato le motivazioni che hanno spinto gli organizzatori ad effettuare una mostra su Moscati a Macerata. L'idea è venuta loro visitando la Mostra sul Medico Santo organizzata lo scorso anno nell'ambito dell'ormai noto "Meeting" di Rimini di Comunione e Liberazione. Visto il successo che ha riscosso la mostra riminese, hanno pensato di proporla anche a Macerata.
Indubbiamente la figura di Moscati risponde a quel "desiderio di bellezza e di pienezza" che ogni persona ha in sé, desiderio che può essere colmato solo guardando a "qualcun altro" più grande nella fede, più grande nella professione, che si impone quindi nel tempo come un "modello".
Il dott. Riccioni ha poi ceduto la parola al Dott.Piero Ciccarelli, che come commissario straordinaro dell'ASL 9 ha permesso ed incoraggiato l’iniziativa.
Ciccarelli ha sottolineato la notevole attualità della figura di Moscati, mostrando di apprezzare in particolare alcune sue tesi che ancora oggi conservano tutto il loro valore. Ha citato come esempio quanto diceva Moscati a proposito della formazione dei giovani medici, che essi cioè:
"avessero diritto a perfezionarsi, leggendo in un libro che non fu stampato in caratteri neri su bianco, ma che ha per copertura i letti ospedalieri e le sale di laboratorio, e per contenuto la dolorante carne degli uomini e il materiale scientifico, libro che deve essere letto con infinito amore e grande sacrificio per il prossimo." (11 settembre 1923).
Moscati sollecitava inoltre i medici docenti a non tenere per sé le conoscenze acquisite, ma a farne partecipi gli allievi, "aborrendo dall'andazzo di tenere misterioso gelosamente il frutto della propria esperienza", perché solo così possono essere formati professionalmente nel modo migliore.
Il Dott. Ciccarelli fa poi il confronto fra la concezione della formazione specialistica di Moscati e quella oggi praticata in alcuni paesi europei. In Germania per esempio, a Francoforte, il 10% della formazione è fatta nell’università ed il resto negli ospedali pubblici, sia privati che religiosi, dove il docente è veramente "l’uomo che insegna", è il maestro, accreditato attraverso un costante controllo da parte dell’ordine dei medici.
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è l'armonia tra scienza e fede in Moscati: forniva le più scrupolose e aggiornate cure mediche e aveva a cuore i bisogni spirituali dei pazienti. |
La formazione si fa quindi "sul campo", proprio come faceva e voleva San Giuseppe Moscati, che difatti molto combatté contro la clinicizzazione degli ospedali che si ipotizzava in quegli anni, e che poi è stata imposta fino ai giorni nostri. In Italia dunque ancora oggi, purtroppo, il concetto moderno del learning by doing, non si riesce ad affermare.
Moderno è anche il rapporto tra scienza e fede presente in Moscati, un completamento armonico derivante dall'unità inscindibile fra corpo e anima, dall'essere l’individuo una entità unica e non ripetibile.
Oggi, a causa del fatto che la medicina si è settorializzata, tale unità è fondamentale metterla in evidenza, proprio per poter curare al meglio anche le malattie fisiche. Moscati aveva colto nella figura di Cristo colui che vede l'uomo nella sua totalità, in pieno accordo non solo con quanto la fede insegna, ma anche con la moderna scienza psicologica.
All’intervento del Dott. Ciccarelli ha fatto seguito il saluto di Mons.Pio Pesaresi, vicario del Vescovo di Macerata, che ha messo in evidenza come lo stato di malattia mette a contatto l’uomo con la parte più profonda di se stesso, citando Sant’Agostino quando dice che: "La verità che pone Dio, abita proprio nella parte più profonda di noi stessi".
Ha preso poi la parola il curatore della mostra, il Dott.Rusconi, che ha messo in evidenza la grandezza e il fascino che la figura di Moscati suscita in misura crescente. Ha spiegato in maniera dettagliata i numerosi pannelli della mostra, che esplicitano la scelta del titolo ed il taglio della stessa: San Giuseppe Moscati è un laico, cioè uno che ha vissuto da cristiano fino in fondo.
Dopo aver tratteggiato brevemente la biografia di Moscati e l'ambiente positivista della Napoli tra l’800 e il 900, il dott. Rusconi ha tracciato le linee essenziali del suo pensiero, che vede nella scienza la modalità con cui Dio fa comprendere come sono fatte le cose. Di conseguenza ogni nuova scoperta scientifica era per Moscati un aiuto che Dio dà all’uomo.
Il dott. Rusconi ha messo pure in evidenza la cultura "a largo raggio" del Medico Santo, la sua conoscenza delle lingue che gli permetteva di poter leggere i risultati e le scoperte della ricerca medica in altre nazioni. Moscati era anche un conoscitore della storia dell’arte, della musica, della letteratura, suonava anche alcuni strumenti. Sentiva interiormente la spinta a conoscere le cose come sono fatte, egli stesso era un ricercatore.
Anche se non fece cose clamorose, fece infatti ricerche di biochimica e fisiologia all’avanguardia per i tempi. Lasciò però a un certo punto la ricerca a tempo pieno, per diventare Primario ospedaliero nell'Ospedale Incurabili, per poter essere così ogni giorno a diretto contatto con gli ammalati.
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Lavorava in equipe con le persone di cui si fidava, portando avanti le scoperte più recenti della scienza medica. Rusconi evidenzia in particolare "come" Moscati insegnava: dato che prima della riforma Gentile l’insegnamento era fatto negli ospedali, Egli aveva un numeroso gruppo di allievi, che portava alla laurea e seguiva spesso anche dopo, come testimonia la sua corrispondenza.
Preparava le lezioni presentando dei casi che non erano mai semplici, presentava l’ammalato e poi faceva tre ipotesi, chiedendo il parere ai suoi allievi, poi alla fine faceva una sintesi e valorizzava tutto il positivo di quanto era stato detto, per cui gli allievi si sentivano veramente partecipi, coinvolti nelle lezioni.
Moscati aveva un occhio clinico molto sviluppato, per cui in base a pochi sintomi arrivava a stilare velocemente la diagnosi. Quando veniva chiamato a consulto, di solito parlava per ultimo, poi se la giusta diagnosi era fatta dai colleghi la confermava, altrimenti la faceva lui, valorizzando tutto il positivo che gli altri medici avevano detto.
Il rapporto di Moscati con i suoi allievi andava ben oltre l'aspetto ufficiale. Con quelli che si mostravano più sensibili, stabiliva un vero rapporto di amicizia, al punto che una volta disse che lui e gli allievi formavano come una sorta di "comunità di frati", che lavorano insieme con emulazione ed idealizzazione. Ciò non toglie che fosse molto esigente nel richiedere uno studio intenso e una preparazione continua, come premessa per una vera e solida formazione professionale.
Un altro aspetto sottolineato nella mostra è il rapporto di profonda dedizione e rispetto nei confronti dei malati, per i quali esercitava - come testimoniano tanti episodi - una carità spesso eroica, non sottraendosi a nessuno che chiedesse il suo intervento.
Nel visitare gli ammalati, prima si informava sui sintomi della malattia, chiedeva il nome di eventuali altri medici che si erano interessati al caso, e se la malattia non era grave, e il medico era da lui stimato, allora non interveniva.
Siccome però i poveri non avevano normalmente medici adeguati cui rivolgersi, in questi casi interveniva decisamente, e sono tantissime le persone indigenti che seguiva, e che aiutava spesso anche economicamente, sia direttamente che - più spesso - tramite la sorella Nina. Ma non faceva discriminazioni in nessun senso, e se seguiva molti poveri era in realtà il medico di tutti: cardinali, senatori, etc.
Si preoccupava in ogni caso anche della salute spirituale dei suoi pazienti, e per questo non esitava a invitare i suoi malati a ricorrere ai Sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia.
Una prova della sua attenzione a seguire ogni progresso della medicina del suo tempo è il fatto che Moscati fu tra i primi medici in Italia a sperimentare l’insulina per la cura del diabete. Ogni nuovo ritrovato costituiva per lui una modalità data dal Signore per aiutare il prossimo, pertanto in lui non ci fu mai spazio per un divario fra scienza e fede.
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il Dott. Maurizio Galassi, insieme al Cappellano dell'Ospedale S.Lucia, P.Adolfo Capomagi o.f.m.c. |
All'apice della sua fama si colloca l'episodio della sua visita al celebre cantante lirico Enrico Caruso. Questi, dopo una serie di concerti negli Stati uniti, si ammalò, venne allora visitato dai migliori medici americani, che non riuscirono però a formulare una diagnosi corretta. Rientrato a Napoli, anche qui i medici napoletani, tra cui il famoso Cardarelli, non riuscirono a capire la natura esatta della malattia. Solo il Prof.Moscati riuscì a formulare la diagnosi corretta di "ascesso subfrenico", anche se ormai era troppo tardi.
La vita di Giuseppe Moscati non ebbe quegli episodi spettacolari e prodigiosi come leggiamo nella vita di altri Santi. Fu la sua stessa esistenza quotidiana che ebbe del prodigioso, nella sua coerenza umana e spirituale.
I prodigi però vennero e si moltiplicarono dopo la sua morte. La venerazione nei suoi confronti iniziò praticamente subito dopo la sua dipartita. Per questo fu iniziato il processo canonico che poi ha portato - dopo il riconoscimento di tre miracoli ottenuti per la sua intercessione - prima alla sua Beatificazione e poi alla Canonizzazione, proclamata da Giovanni Paolo II nel 1987.
Dopo la relazione del dottor Rusconi ci sono stati vari interventi del pubblico, per chiedere maggiori informazioni e chiarimenti sulla figura di Giuseppe Moscati, segno questo di come il pubblico presente abbia recepito con interesse e partecipazione quanto i vari relatori hanno via via esposto.
Una testimonianza
A titolo di esempio riportiamo una interessante riflessione di Marcella Cenci di Montefano, una persona tra il pubblico che si è mostrata particolarmente interessata.
"Conoscevo gia’ questo santo laico perché me ne aveva parlato una mia amica. La mostra mi ha sicuramente aiutata ad ampliare le mie conoscenze al riguardo. Mi ha molto colpita in particolare la dedizione e l’umanità di quest’uomo verso le sofferenze degli uomini, soprattutto i più umili, l’abnegazione verso chiunque chiedesse il suo intervento: un vero grande esempio di carità e umiltà!!!
Moscati poteva certo permettersi una vita agiata e lussuosa, scelse invece la semplicità, per amore di Dio e gli uomini. Ogni uomo ammalato e sofferente era per lui motivo d’amore e disponibilità, e questo in nome del Cristo presente in ognuno di noi.
Credo che Giuseppe Moscati debba essere preso ad esempio, non solo nelle professioni che ci mettono in particolare relazione con gli esseri umani, ma anche nella vita di tutti i giorni, dove la relazionalità è necessaria, ma è sempre più bistrattata dagli impegni ed egoismi propri dei nostri tempi!
Dovremmo un po’ fermarci a riflettere ed a chiederci se veramente non sia il caso di dare un po’ più del nostro tempo agli altri, piuttosto che buttarci nel materialismo o in una chiusura egoistica.
Giuseppe Moscati ci dà la grande lezione che il tempo dedicato agli altri è sempre fonte di gioia e serenità interiore, in nome di Gesù disceso tra noi per valorizzare e ridare dignità a ogni persona umana, creata "a immagine e somiglianza" di Dio."
Nota: Le foto di questo articolo sono di Elisabetta Nardi, che ringraziamo per la valida collaborazione.
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