Festa di S. Giuseppe Moscati (16 novembre 2010) e insediamento del nuovo Parroco, P. Vittorio Liberti s.j.

a cura di Egidio Ridolfo s.j.

Anche quest’anno un grande afflusso di fedeli, di ogni età, condizione sociale e provenienza (un piccolo gruppo è venuto dalla Francia, Normandia) ha partecipato alla festa liturgica di S. Giuseppe Moscati, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1987. Vissuto tra il 1880 e il 1927, la sua fama di santità fu immediata, per cui, eccezionalmente, il corpo dell’allora semplice laico prof. Moscati venne traslato nella nostra chiesa del Gesù Nuovo – su autorizzazione dell’allora arcivescovo di Napoli Card. Ascalesi - il 16 novembre 1930, molto prima dunque che potesse iniziare il processo informativo diocesano.

La chiesa del Gesù Nuovo in occasione della Festa di
San Giuseppe Moscati del 16 Novembre 2010

Come di consueto, nell’abside è stato posto l’arazzo che venne esposto in Piazza S. Pietro nel giorno della canonizzazione, 25 ottobre 1987. Quest’anno la celebrazione è stata abbinata all’insediamento, da parte dell’attuale arcivescovo di Napoli, Card. Crescenzio Pepe, del nuovo Parroco, nella persona del P. Vittorio Liberti, il quale ha rivolto il suo saluto alla vasta assemblea dei fedeli, saluto che riportiamo in sintesi dopo queste note.

La concelebrazione, presieduta dal Card. Sepe, è stata particolarmente curata dal punto di vista liturgico, grazie alla partecipazione di una quarantina di seminaristi del Pontificio Seminario Campano di Posillipo. Ha voluto partecipare il Vescovo di Aversa, Mons. Milano, e numerosi sono stati i concelebranti, sia gesuiti come sacerdoti diocesani o altri religiosi.

Come sempre, diversi malati in carrozzella erano posti in prima fila, assistiti da membri dell’Unitalsi, presenti numerosi alla celebrazione. Non dimentichiamo che – come ha sottolineato il Cardinale nell’omelia – il prof. Moscati rinunciò alla cattedra di docente universitario, carica allora come oggi molto ambita, proprio per stare a stretto contatto con i malati. Una scelta dettata non da semplice filantropia, ma da una fede forte che gli faceva vedere nella figura del malato il volto sofferente di Cristo Gesù. Da ciò il suo grande rispetto per la dignità dei suoi pazienti come persone "create a immagine di Dio", e la sua "terapia" finalizzata anche alla loro "salute spirituale", da lui giustamente ritenuta più importante di quella fisica.

Oltre all’Unitalsi, erano presenti membri dell’Ordine di Malta, del Santo Sepolcro, nonché della Confraternita dei Pellegrini, cui era iscritto lo stesso prof. Moscati e che custodirono per tre anni il suo corpo prima della traslazione, come documentato a suo tempo nella nostra rivista. Presenti pure rappresentanti dei "Medici Cattolici" e di altre associazioni.

All’inizio della celebrazione è stata letta la "bolla" con la quale il Card. Crescenzio Sepe nomina P. Liberti nuovo Parroco della "Chiesa dell’Immacolata al Gesù Nuovo". Come previsto in questi casi, P. Liberti ha espresso obbedienza all’arcivescovo e alle sue direttive per la diocesi di Napoli. Lui stesso ha poi mostrato ai fedeli la bolla di nomina, tra l’applauso dei fedeli.

E’ iniziata poi la liturgia della Parola. Lettori due medici, il dott. Antonio Salvio e la dott.ssa Imma Capasso, medico al "Pascale", ospedale specializzato nella cura dei tumori.

L’omelia del Card. Sepe ha evidenziato come S. Giuseppe Moscati venga considerato "uno di noi", vicino alla gente, con una predilezione per i poveri, esempio quanto mai attuale di un laico che, nutrendosi dell’Eucaristia e della Parola di Dio, sorretto da una sentita devozione mariana, ha saputo conciliare in perfetta armonia scienza e fede. L’omelia del Cardinale è stata seguita attentamente e intervallata da spontanei applausi. Ha detto tra l’altro:

Il Cardinale Crescenzio Sepe procede all'insediamento di
P. Vittorio Liberti s.j. come nuovo parroco della chiesa dell'Immacolata al Gesù Nuovo.

" Questa Celebrazione Eucaristica ci richiama in questa solenne chiesa anche perché oggi noi facciamo memoria di S. Giuseppe Moscati, questo santo così "napoletano", così amato da noi napoletani, questo santo che sentiamo veramente "uno di noi", uno che è vissuto qui, che ha maturato la sua vocazione cristiana qui, che ha realizzato soprattutto la parola del Signore, il comandamento della Carità […].

Lui, Giuseppe Moscati, era un laico […], laico come tanti di ieri e di oggi, un laico medico perché ha sentito questa vocazione che lo ha portato a realizzare quei doni che il Signore gli aveva dato, fino a diventare un vero e proprio scienziato, ma che ha sostanziato la sua vita di carità, di amore, si è "fatto prossimo" come abbiamo ascoltato nel Vangelo del "Buon Samaritano", si è incarnato nelle gravi difficoltà del popolo, della gente, ha messo se stesso, la sua professione e la sua scienza a servizio degli altri […].

Pur avendo vinto concorsi ha rinunciato alla Cattedra universitaria perché voleva stare nell’Ospedale degli Incurabili, voleva stare a contatto con la gente, voleva mettere un po’ di "olio" sulle ferite sociali […].

Esempio di vita cristiana oggi particolarmente attuale perché abbiamo bisogno di tanti "S. Giuseppe Moscati", perché coloro che sono cristiani e che svolgono la loro professione in un mondo così difficile, sappiano avere il coraggio della propria identità, della propria Fede, non facendosi scavalcare ed opprimere da chi tende a svilire la nostra Fede.

Rigettare con forza, senza paura, tutti quei tentativi malsani e malefici che tentano di sostituire la buona novella della salvezza di Cristo con messaggi velenosi, mortiferi, che causano malattie mortali per il nostro vivere civile, sociale, culturale e religioso.

Come sempre i malati erano posti in prima fila,
assistiti da membri dell'Unitalsi.

Giuseppe Moscati è vivo perché la carità che lui ha seminato in tanti cuori di questo nostro territorio continua a fiorire, ad essere luce per il nostro cammino, e questo ci inserisce anche nella semplice cerimonia dell’insediamento del nuovo Parroco, che abbiamo fatto poco fa: il Signore vi ha mandato un pastore attraverso la Chiesa, attraverso il Vescovo, come Parroco di questa parrocchia, di questa chiesa così solenne, così gloriosa e piena di santità. E’ un dono di Dio, un dono che dobbiamo saper accogliere come manifestazione di questa predilezione che Dio ha per noi.

Immaginate quelle comunità parrocchiali che non hanno sacerdoti, non hanno religiosi, non hanno niente, dove un sacerdote può celebrare una volta al mese dopo aver fatto più di duecento chilometri. Chi siamo noi per meritare questo dono del Signore…? E chi è il parroco? Un buon samaritano che la Chiesa ci dona perché possa donare la sua vita a noi.

P. Liberti l’ho conosciuto anni fa a Roma, è una persona generosa, intelligente, buona, diciamo pure, senza offendere nessuno: "E’ nu’ napulitano verace’"… Ha svolto tanti Uffici, anche per la Compagnia di Gesù, in Italia, all’Estero, in Albania…

Oggi è qui - come lui ha detto - dove ha iniziato il suo cammino umano, cristiano e sacerdotale, per ridonare la sua vita a questa Comunità, con amore e con una disponibilità totale e piena. Vuole "aprire le porte" di questa chiesa, di questa casa di Dio, perché diventi sempre di più casa degli uomini, "casa di Dio" sempre più "casa in mezzo agli uomini".

Ha enumerato tutte le belle attività che fino adesso si svolgono e che io conosco […]. Bene! Ecco: aiutiamolo con le nostre preghiere, siamogli vicino, perché la Chiesa, la comunità, la parrocchia, la costruiamo tutti insieme […]. Assicuriamogli le nostre preghiere, la nostra collaborazione ed anche lui, sull’esempio di quella carità che Giuseppe Moscati ha incarnato nella sua vita, diventi strumento, "frumento" di carità per tutti, per dare il "pane" della parola, il "pane" dell’Eucarestia, il "pane" della carità a tutti quelli che si trovano in gravi e dolorose difficoltà.

Accompagnamolo con la nostra preghiera, con la nostra partecipazione a tutti i suoi progetti ed auguriamo a lui - ma anche a voi - …che cosa vogliamo augurare a P. Vittorio…? "A’ Maronna t’accumpagna!"."

Altro momento da sempre molto sentito è stato quello della processione offertoriale, un modo concreto di partecipare alle necessità comuni della comunità cristiana riunita attorno al sacrificio eucaristico. Tanti doni in natura che quest’anno sono stati devoluti alla mensa per i poveri gestita dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta. E’ noto come Moscati esercitasse una "carità discreta" ma generosa e continua, delegando abitualmente, per non mettersi in mostra, la sorella Nina, che per questo fu definita "complice" del fratello "nel fare il bene".

Come negli anni scorsi, ha concluso la processione offertoriale Giuseppe Montefusco, miracolato da Moscati dopo che una leucemia (mielosi acuta mieloblastica) che l’aveva colpito non dava ormai alcuna speranza di vita. E’ il miracolo che venne approvato dall’apposita commissione medica e che fu determinante per la canonizzazione. Da allora il Sig. Montefusco gode buona salute e continua ad esercitare il suo lavoro impegnativo (anche dal punto di vista fisico) di artigiano per lavori in ferro battuto. Era presente con la madre, la moglie e i figli.

La distribuzione delle Comunioni ha impegnato oltre una decina tra sacerdoti e ministri dell’Eucaristia, organizzata in modo da non creare confusione e quindi senza interrompere quel clima di composta partecipazione che ha caratterizzato tutta la celebrazione. Durante la Comunione, e in altri momenti della liturgia, è stato prezioso l’apporto del Coro "Maranathà", diretto dal P. Giuseppe Tranchini s.j.

Lunghi e ripetuti applausi hanno accompagnato, conclusa la liturgia, il rientro del Cardinale in sacrestia. Occorre poi sottolineare il contributo, per il corretto svolgimento della festa, della "Associazione Carlo La Catena" dedicata all’eroico vigile del fuoco perito durante la strage di Via Palestro, a Milano. I volontari di questa associazione prestano da alcuni anni la loro opera di volontariato al Gesù Nuovo come servizio d’ordine e aiuto per le varie necessità anche di singoli fedeli. Con loro il Cardinale si è complimentato e li ha voluti accanto in una foto al termine del rito.

I Volontari di questa associazione hanno ancora una volta disciplinato il grande afflusso dei fedeli all’altare della Visitazione, dove è posta l’urna bronzea del Medico Santo. Come sempre l’urna e il basamento della statua di S. Giuseppe Moscati sono state "sommerse" di fiori, segno non solo di richieste di intervento per le più varie necessità, ma anche di ringraziamento "per grazia ricevuta" e di lode a Dio, da cui proviene ogni grazia, che ama manifestare la sua misericordia attraverso quei suoi "grandi amici" che sono i Santi.

Senza sapere di esprimere una profezia, il prof. Moscati scrisse in una lettera del 1925: "Quanto bene fa la devozione ai Santi! " Difatti, secondo il magistero della Chiesa, attraverso la devozione per la Vergine Maria (Regina dei Santi) e la moltitudine dei Santi e Sante, una schiera innumerevole di anime sono attirate dalla Provvidenza al fine di una purificazione interiore e di una proposta di vita cristiana coerente e responsabile.

Nota: Cfr. http://www.moscati.it/Ital4/Liberti_Parroco.html


Home Page

moscati@gesuiti.it