San Giuseppe Moscati e il
Beato Josemaria Escrivá de Balaguer

in due note di A. Marranzini s.j. e del Prof. R. Rossiello

[a cura di Egidio Ridolfo s.j.]

A complemento dell'articolo sul Beato Josemaria Escrivà de Balaguer , presente nel nostro sito alla sezione "Santi - Testimoni del Vangelo", riportiamo due annotazioni scritte da due validi conoscitori di San Giuseppe Moscati (1880-1927), Alfredo Marranzini s.j. e il Prof.Raffaele Rossiello, dell'Ospedale Incurabili di Napoli (lo stesso ospedale dove il Medico santo esercitò come Primario), che mostrano come Moscati fosse al corrente di quanto negli stessi anni, in Spagna, operava il Beato Josemaria Escrivá de Balaguer, e di come il Santo Medico fosse in sintonia con la spiritualità del fondatore dell'Opus Dei.

Il Beato Josemarķa Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei.

Nota di P. Alfredo Marranzini s.j.

Nel volume Giuseppe Moscati, modello del laico cristiano di oggi (Editrice Ave, Roma 1989), dove P.Marranzini raccoglie le lettere scritte da Moscati, alle pagine 324-327 è riprodotta la lettera indirizzata al Dott.Antonio Nastri, di Amalfi, scritta l'8 marzo 1925. Questi - spiega P.Marranzini - conduceva una vita esemplarmente cristiana insieme alla sua consorte, e ora si rivolgeva a Moscati per chiedergli se poteva indicargli il nome di un buon direttore spirituale.

Moscati gli indica il suo confessore, P.Pio Brizzi (penitenziere nella chiesa di S.Chiara). Il Dott.Nastri torna poi a scrivere a Moscati, che risponde "dopo aver a lungo meditato e chiesto informazioni" (1).

"Mio carissimo amico, non crediate che io abbia trascurato di pensare alle importantissime cose di cui mi scrivete, solo perché vi rispondo con tanto ritardo! Ho voluto meditare sui consigli da darvi, ho voluto informarvi... Certo, io sono rimasto molto edificato, molto compiaciuto, riconfermandomi quello che già sapevo: la grandezza dell'animo vostro e della vostra signora!... E' una particolare grazia che Iddio v'ha donato, quella di ispirarvi il desiderio sempre maggiore di perfezione spirituale.

E' anche vero che, in ogni condizione sociale, si può far del bene. E s.e. mons.Tedeschini, nunzio apostolico a Madrid, mi parlava, la scorsa estate, di veri e propi ordini laici sorti in Spagna, per lavorare per la santa Chiesa. [...]

Il medico si trova poi in una posizione di privilegio, perché si trova tanto spesso a cospetto di anime, che, malgrado i loro passati errori, stanno lí li per capitolare e far ritorno ai principii ereditati dagli avi, stanno lí ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo. [...]

Commenta P.Marranzini: "Il card. Federico Tedeschini, nato ad Antrodoco (Rieti) il 1873, e morto a Roma nel 1959, fu sostituto della Segreteria di Stato, nunzio apostolico in Spagna dal 1921 al 1936, quando fu nominato cardinale.

Nota del Prof. Raffaele Rossiello

Un accostamento tra S.Giuseppe Moscati e la concezione di vita laicale cristiana del Beato Josémaria Escrivá de Balaguer è evidenziato dal Prof.Raffaele Rossiello, dell'Ospedale Incurabili di Napoli, nel suo libro: L'Anatomia patologia di S.Giuseppe Moscati, ESUR, Messina 1992, pp.33-34.

In questo testo, che segue il ritrovamento di un registro delle autopsie eseguite da Moscati nel 1926-27 all'Ospedale Incurabili, il Prof.Rossiello studia - soprattutto dal punto di vista medico - questo aspetto poco noto dell'attività medica di Moscati. Così scrive a proposito del modo con il quale Moscati eseguiva le autopsie:

"In quel luogo di morte, egli sapeva esercitare la più alta forma di carità cristiana: l'apostolato, come confermano diversi suoi allievi." Rossiello cita la testimonianza del Prof.Donadio: "[Nella sala settoria] mancava ogni senso di religione, l'ambiente era severo ma sconsolato, come tutti i luoghi dove si tratta della sola materia. Il Prof.Moscati ebbe l'idea di far collocare su di una parete della sala, ma in alto, un crocifisso con un'iscrizione che non poteva essere più felice: "Ero mors tua, o mors!" ("Sarò la tua morte, o morte") (2 ) [...]

Il Vincitore della morte, lì su quella parete, ricordava a tutti, medici e studenti, che bisognava guardare al di là della morte, come più volte Moscati aveva rammentato a sé stesso, ai suoi paziente e ai suoi allievi."

Il Prof.Rossiello riporta poi la testimonianza di un altro allievo di Moscati, il Dott.Ponsiglione: "Negli otto anni circa, che ebbi la immeritata fortuna di vivere accanto a Lui, non passava un giorno che non sentissi ripetere dal Santo Uomo: "Siate preparati". E queste parole rivolgeva a noi medici, agli infermi e a tutti quelli che lo avvicinavano, senza dimostrare la grave tristezza di quell'ammonimento, ma col volto sorridente e sereno di colui che aspetta da Dio il premio per il bene seminato, a larghe mani, sulla terra..."

Commenta il Prof.Rossiello: "Si può dire, quindi, che in Moscati si ritrovano aspetti di quella concezione dell'apostolato cristiano che Josémaria Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei, ha sostenuto e diffuso in tutto il mondo, precorrendo la teologia del laicato del Concilio Vaticano II" (3 )

E annota: "A proposito di apostolato, Josèmaria Escrivá cosi si esprimeva: "Con quest'ansia di apostolato in mezzo al mondo, in mezzo alla strada, all'aria, al sole, sotto la pioggia, non solo vi pervaderà il desiderio di persistere nei compiti temporali, di non allontanarvi dalle realtà terrene, ma vi coglierà l'ansia apostolica di penetrare arditamente in tutte le strutture secolari, per sviscerare le esigenze divine che contengono; per insegnare che la fraternità dei figli di Dio - la fraternità umana ha un senso soprannaturale - è la grande soluzione che viene offerta ai problemi del mondo, per trarre gli uomini dal loro involucro di egoismo, per garantire, al tempo stesso, la necessaria personalità e la vera libertà, qua libertate Christus nos liberavit (Gal 4, 31), a quelli che sono dissolti nella massa: in una parola, per aprire agli uomini i cammini divini della terra" (J.Luis Illanes, La santificazione del lavoro, pag.137. Ed. Ares, Milano, 1981).

E ancora, in un altro testo: "Se lasci che la tentazione ti faccia dire: Chi me lo fa fare?, dovrei risponderti: "Te lo comanda, te lo chiede. Cristo stesso". La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi gli operai nella sua messe (Mt 9, 37-38). Non concludere egoisticamente: "Non sono fatto per queste cose, c'è già chi ci pensa: mi sentirei un estraneo". No, non c'è chi ci pensa: quello che dici potrebbero dirlo anche tutti gli altri. L'appello di Cristo è rivolto a tutti i singoli cristiani... O diamo frutti di apostolato o la nostra fede è sterile. D'altronde chi ha detto che per parlare di Cristo, per diffondere la sua dottrina, sia necessario fare cose speciali e strane? Vivi la tua vita ordinaria, lavora dove già sei, adempi i doveri del tuo stato, e compi fino in fondo gli obblighi corrispondenti alla tua professione o al tuo mestiere, maturando, migliorando ogni giorno. Sii leale, comprensivo con gli altri, esigente verso te stesso. Sii mortifcato e allegro. Sarà questo il tuo apostolato. E senza che tu ne comprenda il perché, data la tua pochezza, le persone del tuo ambiente ti cercheranno e converseranno con te in modo naturale, semplice, all'uscita dal lavoro, in una riunione di famiglia, nell'autobus; parlerete delle inquietudini che si trovano nel cuore di tutti, anche se a volte alcuni non vogliono rendersene conto. Lo capiranno meglio quando cominceranno a cercare Dio davvero" (Josemaria Escrivá, Amici di Dio, n. 264, 265, 272. Ed. Ares, Milano, 1988).

San Giuseppe Moscati
(1880-1923)

Il Prof.Rossiello ricorda come "Il 9 agosto del 1979, Giovanni Paolo II così si espresse durante l'omelia di una Messa celebrata per un numeroso gruppo di membri dell'Opus Dei: "La vostra Istituzione ha come fine la santificazione della vita, rimanendo nel mondo, sul proprio posto di lavoro e di professione: vivere il vangelo nel mondo, pur vivendo immersi nel mondo, ma per trasformarlo e redimerlo col proprio amore a Cristo! Grande ideale, veramente, il vostro, che fin dagli inizi ha anticipato quella teologia del laicato del Concilio e post-Concilio"" (Osservatore Romano, 20-8-1979).

In Moscati - osserva Rossiello - "la testimonianza vissuta ha [...] preceduto la norma, come spesso è avvenuto nella storia della Chiesa", e aggiunge in nota: "Questa sequenzialità di eventi era ben nota al fondatore dell'Opus Dei, che affermava: "Prima viene la vita, il fenomeno pastorale vissuto, poi la norma che di solito nasce dalla consuetudine, per ultimo, la teoria teologica, che si sviluppa con il fenomeno vissuto. E, fin dal primo momento, sempre la vigilanza della dottrina e della morale: affinché né la vita né la norma né la teoria si scostino dalla fede e dalla morale di Gesù Cristo" (J.Luis Illanes, La santificazione del lavoro, Ediz.Ares, Milano 1981, p.70).

Concludiamo con una citazione di San Giuseppe Moscati, tratta da una lettera in cui si vede all'opera la sua volontà di trasmettere ai suoi studenti, come parte integrante del suo insegnamento, come una sua eredità, "quel contenuto spirituale" (parole di Moscati) che animava la sua vita di tutti i giorni nelle corsie dell'Ospedale Incurabili, come nel resto della sua attività professionale a contatto con malati di ogni tipo e ceto sociale.

Così scrive Moscati in una lettera del 22 luglio 1922, indirizzata a un suo allievo, il Dott.Consoli, che doveva lasciare Napoli:

"Sebbene lontano, non lascerete di coltivare e rivedere ogni giorno le vostre conoscenze. Il progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo. Una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell'al di là!
In tutte le vostre opere, mirate al Cielo, e all'eternità della vita e dell'anima, e vi orienterete allora molto diversamente da come vi suggerirebbero pure considerazioni umane, e la vostra attività sarà ispirata al bene".

Note
1.
Alfredo Marranzini s.j. - Giuseppe Moscati, modello del laico cristiano di oggi, Editrice Ave, Roma 1989, p.323-325.
2. Os 13, 14; cf 1 Cor 15, 55; Eb 2, 14.
3. Il movimento promosso da José Maria Escrivá de Balaguer č stato costituito ufficialmente col nome di Opus Dei il 2 ottobre 1928 per il ramo maschile, il 14 febbraio 1940 per il ramo femminile e il 14 febbraio 1943 per il ramo sacerdotale, detto "Società della Santa Croce". È stato eretto il 2 agosto 1982 da Giovanni Paolo II "prelatura personale."


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