Lettera di Moscati per la beatificazione
della Beata Giovanna Antida Thouret

Mons. Ercolano Marini, Arcivescovo di Amalfi

 

Come è noto, Mons. Ercolano Marini, Arcivescovo di Amalfi e contemporaneo del Prof. Moscati, ne scrisse la prima ampia biografia ad appena due anni dalla morte di colui che già la "vox populi" chiamava "Medico Santo". Il volume fu realizzato grazie alla vasta raccolta di documenti che con metodo intelligente aveva messo insieme la sorella del futuro Santo, Nina Moscati, che naturalmente aggiunse il contributo di tanti elementi ed episodi dei quali ella stessa era a conoscenza. Da questa biografia, che resta fondamentale, e precisamente dal Cap. XXII, riportiamo la lettera che il Prof. Moscati scrisse alla Superiora delle Suore di Carità in occasione della Beatificazione della loro fondatrice, Giovanna Antida Thouret. Con le Suore di Carità Moscati era particolarmente legato perché da tanti anni erano presenti tra le corsie dell'Ospedale "Incurabili" (S. Maria del Popolo degli Incurabili), dove egli esercitava la sua professione medica.

Nello stesso capitolo è pubblicata la testimonianza di Maria Apicella - che riportiamo di seguito - che fu presente ai festeggiamenti per la beatificazione e aggiunge un episodio significativo del "modo" con cui Moscati esercitava la sua professione, sempre cioè in armonia tra il suo essere medico e la sua fede profonda di cristiano.

I grandi dolori, sostenuti con tanto eroismo da Antida Thouret, fondatrice delle Suore di Carità, la resero soavemente venerabile e cara al prof. Moscati. Egli quindi con insolito trasporto di gioia esultò alla sua beatificazione, avvenuta il giorno 23 maggio 1926 e prese parte alla festa, che con molta solennità si celebrò a Napoli, nella Casa Madre delle Suore, dove la Beata avea vissuto gli ultimi anni della vita e aveva esalato lo spirito.

Nei giorni del triduo, le alunne della scuola esterna, nel pomeriggio, si riunirono in giardino, intorno al busto di S. Vincenzo dei Paoli e della beata Thouret, alla presenza del Cardinale Arcivescovo, di molti Prelati, della Madre Generale e di un gran numero di Suore e di invitati. La fanciulle intonarono l’inno:

 

"Antida in ciel risuona,
Antida fra i beati,
con immortal corona
da Dio glorificata…"

 

Vestite di bianco con i gigli tra le mani, esse erano come i fiori sbocciati dalle aiuole formate dalla Beata. «Il prof. Moscati assisteva e ci ascoltava — dice la sig.na Maria Apicella — come trasognato; io non vedevo in lui lo stesso volto che pochi giorni prima avevo conosciuto quando mi recai in casa sua per una visita a mia madre. Qual cambiamento! Gli si leggeva sul viso una gioia profonda". La festa della Beata Thouret lo aveva colmato di gioia e lo esprimeva in questa lettera, da lui diretta alla Superiora delle Suore:

S. Giovanna Antida Thouret, beatificata nel 1926.

Napoli, il giorno della festa del Corpus Domini del 1926

Rev.ma Madre,
ho, con il cuore più che con la presenza, partecipato al giubilo per l’elevazione agli altari della B. Giovanni Antida Thouret, legata alla storia degli Ospedali di Napoli, a cui detti la mia giovinezza e quel poco che ho potuto. Il giubilo delle Figlie della Thouret è perciò un tantino anche mio…

Quanto si apprende dalla conoscenza delle virtù dei Santi! E’ uno stimolo alla perfezione, alla perseveranza. "Soffrire con merito" è uno degli insegnamenti della Thouret, che dovremmo tutti adottare, noi che negli Ospedali siamo presso il dolore, noi che forse vorremmo riconoscenza, ma che dobbiamo aspettarla solo da Dio, consci peraltro che se anche Iddio ci darà il compenso, lo farà sempre per Sua infinita misericordia, non per i nostri meriti, che sono sorpassati enormemente dai nostri peccati!

Mi accorgo che perdo di vista la ragione principale della mia lettera, che è quella di congratularmi con Lei, Rev.ma Madre, e con tutte le Suore, per la riuscita dei festeggiamenti ultimi, e specie per la dimostrazione data a un gran pubblico del modo perfetto con cui vengono educati la mente e il cuore di tante giovanette, nobili nel portamento, disinvolte, colte, lontane da inopportune timidità, ammirevoli esecutrici di arte; senza dire che il fuoco perenne della Carità di Cristo, a cui riscaldano tutto l’anno il loro cuore, le rende degne future propagatrici della Fede dei Padri, e depositarie della santità dei costumi delle famiglie cristiane, italiane.

Le bacio le mani.
Suo dev.mo Giuseppe Moscati

Le feste della Madre erano terminate — così riprende a dire la signorina Maria Apicella — lasciando in tutti i cuori uno strascico profondo di gioia infinita. Passarono molti e molti giorni, direi quasi un paio di mesi, quando con la nostra cameriera, avendo bisogno di una visita scrupolosa, ci recammo dal prof. Moscati, conoscendolo già per le visite fatte a mia madre come vero cristiano, e per la fama che egli aveva sulla bocca di quanti ebbero la fortuna di conoscerlo.

Appena ci fu concesso, entrammo nello studio per consultarlo sul conto della nostra donna. Ad un tratto io sentii la sua mano posarsi sulla mia spalla e domandarmi: "Dimmi un po’: eri tu a Regina Coeli tra le ragazze che formavano le aiuole viventi?"

Non ebbi il tempo di rispondere io, perché mia madre lo fece in mie veci. Essa gli raccontò appunto, confermando la sua impressione, come anch’io ero tra quelle, e che io ero stata educata a Regina Coeli, dalla tenera età di tre anni sino al compimento degli studi. Egli raccontò di avermi visto appunto quando cantavamo l’inno alla Beata, ed io allora, perduta la soggezione che mi tratteneva muta, gli raccontai la mia impressione nel vederlo cambiato in volto all’udirci.

"Un attimo di silenzio successe dopo questa mia confidenza, poi, come da un essere non mortale, come da un’eco lontano lontano, così, sottovoce, io udii…

 

"Antida in ciel risuona,
Antida fra i beati,
con immortal corona
da Dio glorificata…"

 

Non saprei descrivere come fu solenne quel momento! Io e mia madre ascoltavamo, guardandoci trasognate. Poi ancora una volta la sua mano si posò sulla mia spalla e: "Dici anche tu", io udii.

Non seppi frenarmi, le forze non erano mie, non guardai più niente, e senza che fuori potevano udirci, attirata dal suo sguardo, anch’io cantai: "Antida in ciel risuona…"

Quando durò non lo so; mia madre e la nostra donna, anche loro non potettero fare a meno di balbettare con noi qualche parola. Oh! come fu solenne quel momento!»

* * *

La gloria della Beata Thouret, proclamata Beata dalla Chiesa, esaltata nel mondo, è un nuovo invito alla perfezione per le anime redente; ma questo invito ha una forza più possente, una voce più gagliarda per sospingere alla santità le persone che si consacrano a Dio, al suo servizio, al suo gemino servizio: il servizio divino nel suo culto esclusivo e il servizio divino nell’assistenza dell’ umanità dolorante.

[Mons. Ercolano Marini, Arcivescovo di Amalfi, Il Prof. Giuseppe Moscati della R. Università di Napoli, II Ediz., Francesco Giannini e Figli, Napoli, 1930. Pagg. 196-199.]


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