Il consiglio di S. Giuseppe Moscati Dott.ssa Maria Grazia Di Palermo |
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A proposito del fatto che il genere umano uomo-donna
possa essere solo un fatto culturale
Credo che tra anime nel mondo e anime dei Santi si crei in qualche occasione una vera comunicazione, che questo fatto si chiami "grazia", e che questo sia un mezzo per rendere grazie al Padre della grazia. Vorrei raccontare un fatto che è accaduto in famiglia. Sembra una banalità, una semplice cena in famiglia, ma questo è spesso un momento per confrontarsi e anche per conoscersi.
Il discorso verteva genericamente sull’educazione e di come sia meglio educare i ragazzi, tenendo presenti le pressioni psicologiche del mondo contemporaneo. Nel seguito del discorso ci siamo ritrovati a parlare del fenomeno gay. Lo intendo così perché parto dal presupposto che la natura umana sia costituita da una coppia, maschio e femmina, e che questa sia la normalità della specie.
Ben presto però mi sono resa conto che ero tra i pochi a pensarla così, mentre molti dei presenti avevano un’altra concezione dell’essere coppia "normale". Infatti, l’importante, secondo i presenti, "era l’amarsi", e non faceva gran differenza se ad amarsi fossero due uomini o altro.
Con pazienza ma con determinazione ho iniziato ad elencare tutti gli argomenti validi per sostenere la fondamentale verità dell’essere umano, che è appunto la complementarietà sessuale, radice della continuità della vita sulla terra, senza considerare che le diversità fenotipica e psicologica rappresentano anche la base di un corretto rapporto con la prole. Un fatto pedagogico e sociale di grande rilevanza per la vita sulla terra. Inoltre ho sottolineato come queste deviazioni – non normalità - sessuali, aprano la strada anche ad accettare come possibili l’incesto e la pedofilia, che sono pure deviazioni.
Il problema di fondo è un relativismo morale che, com’è evidente, accetta e nega allo stesso tempo un’asserzione, con il risultato di non osservare il principio di non contraddizione. Tutto questo ha il risultato di avallare tutte le opinioni e passarle per vere. Così la verità proprio non c’è e al suo posto c’è solo una folla di opinioni che sono disponibili a permettere qualsiasi cosa, non importa se vera o sbagliata.
C’è anche una grande confusione sul tema dell’amore. Sentimentalismo ed eros assumono disparate connotazioni. San Paolo, nel secondo capitolo della Lettera ai Romani, parla con chiarezza di questo genere di rapporti interpersonali e ne dà una sua personale spiegazione: essi dipendono dal disordine morale relativo a un disconoscimento di Dio e del piano della creazione.
Ateismo come espressione dunque di libertà: ma che cos’è la libertà?
I miei interlocutori intanto provavano a spiegare che è del tutto naturale oggi ammettere più tipologie di famiglia, di sessi, di generi, e che queste comprendono persone colte, sensibili, affettuose, ecc. come se l’acculturamento potesse sostituire la moralità o giustificare scelte personali. Il problema forse è ancora più a monte, ed è la definizione della persona e l’agire morale.
Io riflettevo sulla grande confusione che avvertivo nella loro mente, tra il piano dell’essere e il piano dell’agire, tra valori e disvalori, ma comprendevo che si trattava di un’ardua discussione. Molto spesso la gente pensa che parlare di ordine significhi omofobia o assolutismo, tutte cose evidentemente false che lasciano intravedere solo il grande desiderio di evitare un contraddittorio per potere continuare ad intendere la libertà come un insieme di azioni afinalistiche, dettate solo dalla voglia e dal caso.
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per un sano sviluppo psicofisico. |
Mi sono quindi affrettata a ribadire, come medico, che il mondo omosessuale è molto variegato e di difficile classificazione, ma che tuttavia è un fenomeno che va ricondotto a quello che è: un disagio grave della sfera della sessualità, disagio che affonda le sue radici in vario modo nella vita psichica.
L’omosessualità è un’occasione per valutare a quali pressioni psicologiche, ambientali e sociali sia sottoposta una persona, spesso in momenti della vita così vulnerabili da determinare una deviazione. E poi ci sono quelli che decidono di essere così, o magari bisex, perché no?
Ho tenuto anche a precisare che nessuna malattia della sfera genitale determina l’omosessualità, e che quindi nessuno nasce omosessuale, e che comunque quando si ragiona su queste cose, non si fa disparità sulle persone, ma si ragiona su concetti. Certo alla fine ognuno sceglie quello che vuole, e ha il diritto di farlo.
Tuttavia, per limitare questo male, sarebbe necessario vivere meglio la vita di famiglia centrando sui valori, sul bene che rappresenta la persona, su cosa sia la persona, rispettando i ruoli genitoriali e le persone per quello che sono. A volte una educazione sbagliata, tendente a mascolinizzare una bambina o a femminilizzare un bambino, può avere effetti devastanti. La cena si è conclusa freddamente, meravigliandomi io stessa della difficoltà nel comunicare.
Nel dopocena, rigovernando, ripensavo tra me sull’opportunità o no di dire la verità, di difenderla; dopo tutto, mi dicevo, è necessario mantenere la pace... Non che questa soluzione sia accettabile… In realtà non sapevo che fare, e soffrivo perché avrei dovuto scendere a compromessi, per esempio non riprendere l’argomento.
Mentre sto pensando a queste cose, mi "torna in mente" una frase di S. Giuseppe Moscati, che dice: "Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti… E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo…" Nella mente vedevo la sua immagine cordiale, come la vidi in una fotografia che ho avuto occasione di osservare quando feci ricerche su di lui.
Moscati… l’ho sempre sentito vicino, l’ho sempre apprezzato come uomo e come medico, una nobile professione e l’amore allo studio ci accomuna, la serietà della Fede ci unisce.
Prima di concludere la giornata prego, come sempre. Ho l’abitudine di aprire la coscienza al Signore, sia per rischiararla, che per chiedergli consiglio. Penso intensamente allo Spirito Santo. Poi, leggo un passo del Siracide: "Lotta sino alla morte per la verità, il Signore Dio combatterà per te" (Sir 4, 28).
In un attimo ricordo le parole di San Giuseppe Moscati, e nella mente le collego a quelle del Siracide. Ora, se due parole sono concordi, il senso è uno solo, ed è questo: bisogna lottare per la verità, senza riguardi, avere il coraggio della verità, dire cosa sia il bene e cosa sia il male, senza riguardi alle persone che si possono presentare.
Vedo la concordanza delle voci verbali, quasi una stessa enfasi. In un attimo mi rendo conto di aver ricevuto due doni: uno: San Giuseppe Moscati viene in mio aiuto, sostenendomi; due, la Sacra Scrittura conferma e rafforza quello che devo fare. Se non ci fosse stata la parola dal Siracide, avrei potuto pensare che le parole di Moscati erano solo un mio ricordo, che la mia immaginazione aveva elaborato.
Ecco, siamo sempre, senza rendercene conto, alla presenza di Dio, che legge i desideri profondi e a volte permette un consiglio, un aiuto, anche da parte di un Santo. Perché i Santi sono i fratelli maggiori nella fede, non vivono in un Paradiso lontano e inaccessibile, ma partecipano alla nostra vita e al bisogno ci sono vicini, molto vicini, direi operativi.
Amare la verità, difenderla e sostenerla, anche se comporta un disagio o rappresenta andare controcorrente, contro la cosiddetta "opinione comune", significa indirettamente dare lode alla verità che è Dio stesso. Dio ama infatti essere amato in Spirito e Verità (Cfr Gv 4); ed è anche vero, secondo la parola di Gesù, che sono beati i perseguitati per la giustizia. Certo, c’è un modo saggio di dire la verità che è forse più una metodologia: non alzare la voce ma essere fermi, senza abbattersi, accettando anche il disprezzo se necessario, sapendo che la speranza, questa sì, non delude.
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