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L'iter vocazionale "Dio scrive, l’uomo interpreta" |
Pubblichiamo un breve scritto di P. Francesco Citarda in cui schematicamente descrive le tappe del cammino che lo ha condotto a riconoscere la vocazione religiosa alla Compagnia di Gesù. E' stato ordinato sacerdote dal Card. Mons. Gianfranco Ravasi sabato 25 giugno 2011, nella chiesa del Gesù di Roma, insieme ai confratelli Emanuele Iula e Claudio Rajola.
Cari Amici,
dopo questo nuovo "giro di boa" torno a guardare questa mia vita ricevuta e inquadrarla nel fluire della storia. L’autobiografia, scritta in risposta alla richiesta del padre Maestro, portava il titolo “Dio scrive, l’uomo interpreta” e sempre più mi sento docilmente inserito in questo dinamismo vitale. Sempre più mi sento inserito in questo incessante dialogo tra il Signore della Storia, sorgente del continuo divenire degli eventi, ed il sottoscritto, un piccolo uomo che cerca di interpretarli rispondendo alla chiamata di realizzare questa nuova creazione, di portare a realtà con il proprio “Sì”, con la propria risposta, il maggior bene possibile.
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La chiamata alla quale, con gioia ma non senza fatica, sto cercando di rispondere, è quella di essere "creatore" di una piccola "storia" a me affidata.
Il mio “Eccomi”, il riuscire a dire “Sì” alla storia donata, giorno per giorno, diviene sempre più consapevole e, pertanto, più leggero. Le fatiche aumentano ma la consapevolezza, la Luce del senso di Colui che mi ha posto in questa strada, genera la forza per "muovere la montagna", per sopportarne il peso, per sopportare il dolore dei momenti bui, sostenuto dalla memoria viva ed attuale della Speranza che non delude, dalla certezza che la Sua presenza non viene mai meno, anche quando il buio della notte potrebbe oscurarne la visione.
L’Eterna gioia diventa già realtà visibile e tangibile, nel rispondere al caos di ogni giorno, nell’abbracciare difficoltà, contraddizioni, ostilità ed ogni assenza di senso che questo nostro mondo riesce a concepire.
Questa mia storia nella Compagnia di Gesù trae la sua origine proprio da un’assenza di senso, dal venir meno di un progetto di bene, dal venir meno di una persona che il Signore mi aveva posto accanto per divenire creatore, come Lui è Creatore.
Il Padre crea per mezzo del Figlio nello Spirito, in quella donazione totale reciproca di sé, nell’inscindibilità dell’Uno nell’Altro, ed ogni uomo è chiamato a creare allo stesso modo, a porsi, per amore, nelle mani di un altro, a fidarsi fino ad affidarsi. La nostra creazione non si realizza da soli, non è il progetto di uno che pensa meglio degli altri, ma scaturisce divinamente, come sorgente, da cuori uniti per Amore.
Dall’unione con la donna che il Signore mi aveva posto accanto, doveva sorgere ancora nuova vita e nuova storia, nuova creazione, altro amore divino immesso nella creazione. Ma le vie del Signore sono misteriose... benché mai senza un senso, che continua a manifestarsi nella storia dell’Amore infinito. Sta a noi disporre il nostro cuore a coglierlo in modo che divenga realtà vivente.
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Domenica 3 Luglio 2011. |
Lo stesso dolore del fallimento di un progetto di bene, lo stesso angosciante dolore della morte dell’Amata, diventa paradossalmente, nella croce di Cristo, generatore di vita, generatore di senso. La croce, tenendo uniti dolore ed amore, ci fornisce la forza per affrontare con successo ogni dolore, per affrontare quella morte senza speranza.
La croce ci permette di comprendere come non si possa rimuovere l’abisso del dolore, la sua insondabile presenza, né si può rispondere ad esso rendendo duro il nostro cuore, facendolo smettere di battere per amore, facendolo morire per non soffrire. Sarebbe la vittoria della morte sulla vita, la vittoria della contraddizione, sarebbe morte su morte fino al solo nulla.
La croce ci illumina mostrando come quel dolore, che si scopre infinito in noi, e meno che mai può essere finito in Dio, attinga la sua forza e la sua potenza nell’amore per l’Amata. Quanto più grande è l’amore tanto più il dolore diventa senza un fondo. Ci si scopre portatori allo stesso tempo di dolore infinito generato da un Amore infinito proveniente da una Sorgente di cui non conosci il volto.
È quella Sorgente che mi ha sostenuto e continua a sostenermi nella scelta di essere gesuita e sacerdote per un Amore più grande, è quella Fonte inestinguibile che mi ha permesso di essere qui con voi oggi, pieno del desiderio di continuare a far battere il mio cuore in modo da essere sempre più riempito dall’Amore di Nostro Signore Gesù Cristo, da quell’Amore sorgivo che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
Spinto dall’impetuoso soffio vitale di quest’Amore infinito, il 31 ottobre 2004 facevo il mio ingresso nel noviziato a Genova. Durante questi due anni il Signore, attraverso il padre Maestro e le persone presenti in comunità, mi ha mostrato come il Suo volto non si trovi nel vento impetuoso, non si trovi nel terremoto o nel fuoco ma nel “mormorio di un vento leggero” che non spezza la canna incrinata e non spegne la fiamma smorta.
Giunto a Padova per il completamento degli studi filosofici, iniziati prima del mio ingresso, il Signore mi ha chiamato a reindossare i miei abiti di medico lavorando apostolicamente negli ambulatori della Caritas e con i medici e studenti in medicina dell’Università di Padova, nei progetti di micro-missioni per la Bosnia. In quel veloce anno, cercai di assumere le categorie sul mysterium iniquitatis che era stato così abbondantemente presente nella mia vita sia per essere stato più volte a contatto con la "terminalità" attraverso la mia professione medica, che per l’esperienza diretta di malattia prima e di morte poi. Ancora animato dal "sacro fuoco" arrivai a Roma per lo studio della teologia presso la Pontificia Università Gregoriana.
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[Chagall, Crucifixion blanche Paris 1938] |
A Padova mi era definitivamente divenuto chiaro come la mia professione medica non era sufficiente per dare una risposta al mysterium iniquitatis e - segnato dalla mia particolare esperienza - domandai di dedicarmi all’apostolato degli Esercizi spirituali di S. Ignazio nostro fondatore, che ho praticato ad Altavilla Milicia, in quella stessa terra di Sicilia da cui sono stato tratto. Era la risposta del Signore per affrontare il dolore del mio mysterium iniquitatis e cominciare a gettare quelle fondamenta necessarie per muoversi verso il senso di ogni esistenza.
L’apostolato degli Esercizi sanciva il mio ingresso nel mondo dell’interiorità umana, rispondendo così alla chiamata sacerdotale di dovermi confrontare con le misteriose forze di bene e di male che sono alla base di ogni azione di creazione umana. Sono stati anni di grande fecondità intellettuale e spirituale, che mi hanno aiutato a proiettare raggi di luce attraverso l’oscurità avvolgente il Volto divino.
Da meno di un anno mi trovo in un’altra città significativa nella mia esistenza: Napoli. È la città dove per la prima volta ho dovuto affrontare la battaglia per continuare ad essere in vita, battaglia che mi è stata possibile vincere grazie al susseguirsi di innumerevoli e gratuiti segni d’Amore da parte del prossimo napoletano.
Sto continuando gli studi in Teologia Fondamentale nella nostra Facoltà di San Luigi a Posillipo, e sto cominciando a restituire il tanto bene ricevuto presso il consultorio familiare di padre Correra. Ormai è un lasciarsi portare, anche dove non si vuole e non si comprende, pieno della certezza che solo in questo modo potrò continuare a rispecchiarmi in quel Volto sorgente di vita e dell’agire sacerdotale di ogni consacrato per la nostra Amata Chiesa.
Con affetto all’amata Compagnia di oggi e di sempre.
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