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S.Giuseppe Moscati, nella chiesa del Gesù Nuovo, Stefania Castiglione |
In un mondo dove tutti vanno di fretta, corrono, sfidano il tempo perché sempre troppo avaro, dove ci si conosce su internet e ci si innamora in rete, senza neanche sapere il colore degli occhi dell’altra persona, il suo profumo, le sue mani, né se la persona con cui si corrisponde esista realmente o sia solo una finzione…
In questo mondo dove l’egoismo la fa da padrone, esiste ancora un’oasi incontaminata d’amore puro. Quell’amore che non chiede mai nulla, ma che dà… Ho costatato che quel cuore pulsante batte nella chiesa del Gesù a Napoli. Attraversato l’immenso splendore dell’edificio, quasi attirati dai dolci canti delle Sirene di Ulisse, si arriva in un ambiente dedicato al culto e alla vita di S.Giuseppe Moscati.
Le sue foto sono ovunque, ma tantissimi, sono i messaggi che ogni giorno la gente gli rivolge, e questo avviene ormai da almeno trent’anni. Quasi come messaggi lasciati ad una segreteria, non elettronica, ma che funziona anche meglio… L’aria è calda e avvolgente, mi sembra di essere una di famiglia. Si leggono i pensieri, si ascoltano le voci dei fedeli e ti accorgi che è realtà, che realmente è esistito un uomo così grande: ci sono le prove, sono lì, ma tanta era la Sua bontà che quasi si stenta a crederci.
Il fatto è che non siamo abituati più ad essere amati così. S.Giuseppe Moscati non era un uomo come tanti, ma “l’Uomo” tra tanti. Se solo potessimo averlo ancora una volta tra di noi, quante cose potremmo chiedergli, quante preghiere, quante ansie… e Lui ci ascolterebbe tutti e ci aiuterebbe. Ma in realtà, negli anni, di fatto la gente ha cominciato a sentirlo vicino, ha costatato la sua “presenza”, una presenza “diversa” ma efficace…
Moscati mi è apparso non come un santo da pregare con la testa all’insù, ma come lo stesso uomo che ha aiutato tante donne a partorire e tanti bimbi a guarire. Era un medico, un amico. Per questo, si può dire dalla sua prematura morte, si è sentito il bisogno di andare a trovarlo, per chiedergli un piacere, un consiglio, proprio come si fa con gli amici. Sono le persone che lasciano tanti pensieri raccolti nei vari registri disponibili nelle “Sale Moscati”.
Le donne innamorate vanno a chiedergli di essere amate, di essere madri, di essere donne. Gli raccontano cose che solo il loro cuore sa e che a nessuno altro è permesso di accedere. Ci sono padri affranti che chiedono la guarigione dei loro piccoli figli, in cambio darebbero la loro vita, anche se S.Giuseppe non lo permetterebbe, no, perché Lui la famiglia la vuole unita, come la Sua, e non vorrebbe che la sofferenza che Lui stesso ha provato sulla Sua pelle: per esempio la morte della madre ancora relativamente giovane, e prima ancora del fratello Alberto, che lui accudiva quando era ancora un giovane studente.
Ci sono bimbi che lasciano al Santo piccoli pensieri scritti in una lingua per loro ancora un po’ straniera… ma ce la mettono tutta a chiedere una preghiera per la nonna o affinché la mamma dia loro un fratellino o una sorellina. Loro lo sanno che il Santo non è Babbo Natale, a Lui non si chiedono giocattoli o caramelle, a S.Giuseppe Moscati si chiede amore, non una volta l’anno ma sempre. E sanno che i loro desideri saranno ascoltati.
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di S.Giuseppe Moscati, posta accanto alla sua tomba. [Foto Sebastiano Esposito s.j.] |
C’è chi invece, poi, considera il Santo come un fratello e si rivolge a Lui anche con termini confidenziali, come ad esempio ”S.Giusè” oppure “Peppino”, perché tanto Lui non si offende, è di famiglia. Da Lui non si prendono le distanze, non le ha mai volute. Eppure non manca chi al posto dei miracoli, chiede un nuovo scudetto del Napoli e S.Giuseppe, preso il posto di Santo Maradona, ascolta in silenzio.
Lui per primo ha amato questa città. Anche se da sempre è stata piena di problemi, vittima di malgoverno e carestie. Al Suo tempo ci fu anche un terremoto. Lui ha salvato tanta gente.Oggi chi ci salverebbe da noi stessi??? S.Giuseppe sta lì, ascolta e prega per tutti noi. Ci ascolta quando gli chiediamo di farci trovare un lavoro, ci ascolta se gli chiediamo di starci vicino per la laurea. Ci ascolta quando siamo arrabbiati, gli gridiamo che non ha fatto nulla per salvare un amore, un padre, una madre. Ci ascolta e comprende.
E’ Lui stesso che poi, dopo, ci sussurra che ci perdona, perché il dolore è umano. E’ Lui che accompagna la mano dei medici, ed è Lui che ci tiene la mano, nascosto, accanto a noi fuori ad aspettare. La Sua mente è tutt’una con la nostra, e le nostre lacrime diventano le Sue lacrime. S.Giuseppe Moscati oggi vive nella chiesa del Gesù, nella Sua stanzetta, accanto alla Sua scrivania. E’ ancora lì, sembra aspettare il prossimo paziente a cui regalare un sorriso, la salute, la speranza. Sembra di vederlo, con il camice bianco, gli occhialini tipici del tempo, porge la mano e le pene vanno via, anche solo per un secondo.
Chiunque oggi visiti il Suo piccolo tempietto, esce colmo di gioia per aver conosciuto un grande uomo, vissuto non troppo tempo fa, non così lontano da noi.
Grazie S.Giuseppe Moscati. Napoli e il mondo ti ringrazia, oggi e sempre.
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