In memoria del Prof. Renato Guerrieri Dott. Antonio Salvio |
Quando incontrai per la prima volta il Prof. Renato Guerrieri – eravamo ai primi di gennaio del 1988 – erano trascorsi pochi mesi dalla canonizzazione di Giuseppe Moscati in Vaticano (1).
Allora conoscevo poco dell’impegno profuso dal Professor Guerrieri nella ricerca di testimonianze e tracce del Medico santo nel nostro ospedale, lavoro proficuo che lo portò a ritrovare importanti referti autografi dei riscontri diagnostici di Moscati, il Crocifisso ligneo della sala settoria, alcune lettere, ed altri reperti, che oggi sono custoditi nel museo moscatiano della Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli.
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San Giuseppe Moscati. |
Su mandato del Prof.Guerrieri io stesso, con l'aiuto del Dott.Pasquale Marra, ritrovai - all'inizio del 1988 - due volumi delle autopsie redatte da Moscati, in un deposito dei locali di Anatomia Patologica, che allora si trovavano in stato di abbandono.
Successivamente venni a sapere che era stato merito del professor Guerrieri l’aver organizzato le celebrazioni - qui in Ospedale - in onore di Moscati, con lo scoprimento di una lapide, che ancora oggi campeggia nell’atrio dell’Ospedale, e che egli stesso compose di suo pugno, sostenendo anche l’impegno economico per la sua realizzazione (2).
Da quel primo incontro, in cui – tra l’altro – potei apprezzare subito i tratti di signorilità ed eleganza del Professore, che lo hanno caratterizzato fino al suo ultimo giorno di vita, è cominciato lentamente un rapporto di stima e di amicizia, che mi ha portato a conoscere meglio, in seguito, la sua personalità.
Egli non solo dal punto di vista umano e professionale è stato un esempio ed un maestro, ma anche dal punto di vista spirituale ha rappresentato per me un punto di riferimento inequivocabile.
Oggi, che la società dell’immagine prevale quotidianamente, dove l’avere, inteso in tutti i sensi – economico, politico, sindacale, sociale, etc. – prevale sull’essere, il professore rappresenta un sicuro riferimento di come si possa, invece, privilegiare l’essere e vivere con coerenza e senza compromessi la propria Fede, unita ad una Scienza illuminata e laica. Egli non era, certo, un cattolico disancorato dalla realtà, la sua fede non era annacquata nella banalità di un culto senza amore: come Moscati, il Professore Guerrieri vedeva soprattutto nell’ammalato l’immagine quotidiana del Cristo sofferente.
Sentiva di essere in un certo senso in linea diretta, in quanto Primario della Medicina del nostro Ospedale, il successore di quel grande Medico che fu Moscati, il quale, come sappiamo, fu non solo santo, ma anche eccellente Clinico e profondo uomo di scienza.
È, forse, proprio questa difficile sintesi di fede e professionalità l’aspetto più moderno ed interessante della personalità del Prof. Moscati. Il Cristiano non vive, infatti, una fede disincarnata, ma radicata nella quotidianità del presente, e vede nell’oggi che passa "i segni" del Dio vivente.
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Ebbene, quest’immagine dell’uomo medico, scienziato e cristiano impegnato nello stesso tempo, che ha rappresentato Guerrieri, è impressa nella mia mente e rimarrà nel mio ricordo.
Lungi dal fare sdolcinati ed inutili panegirici di una persona che, come noi, aveva anche le sue debolezze e le sue cadute, non posso non ricordare, però, quanto la sua vita fosse impregnata dell’intimo incontro quotidiano con il Cristo Maestro e del continuo aggiornamento professionale.
Spesso, quando ci incontravamo in corsia e discorrevamo dei tantissimi problemi che la vita ci poneva all’attenzione quotidiana, Egli mi raccontava delle ore serali e notturne (andava a letto molto tardi) trascorse nel suo studio nella lettura della Parola di Dio e nello studio di articoli e riviste scientifiche.
Amava molto le lettere di S. Paolo, in particolare le lettere ai Corinti, ma non disdegnava, da uomo aperto qual era, anche lo studio delle altre religioni: lo affascinava molto, ad esempio, la spiritualità indiana, induista in particolare, e cercava sempre di trovare connessioni, che potessero giustificare l’universalità del credere.
Anche se non ha vissuto una paternità naturale credo, comunque, che il Professor Guerrieri sia stato "padre" nel senso vero della parola: al di là della sua famiglia, le cugine ed i nipoti che adorava, è numerosissimo il numero di giovani medici che negli anni lo hanno conosciuto nelle corsie dei nostri Ospedali cittadini, e che in Lui hanno trovato non solo un Maestro, ma anche un padre amoroso, dedito ad insegnare sapienza, scienza e amore.
Molti Colleghi e tantissimi operatori parasanitari ed amministrativi del nostro Ospedale, nonché tantissimi pazienti, ricordano ancora oggi con affetto la sua premurosità, disponibilità, la capacità di ascolto e la sensibilità che dimostrava nello svolgere quotidianamente la sua professione.
Io, forse, sono uno degli ultimi ad averlo incontrato e ad averlo avuto come Primario, quando egli era alla fine della sua carriera, e – forse - il nostro rapporto si è cementato di più proprio dopo la fine della sua attività ospedaliera.
Egli ha vissuto infatti gli anni della sua pensione come una nuova giovinezza, impegnandosi moltissimo in ambito ecclesiale, sia nell’Associazione dei Medici Cattolici, di cui è stato Presidente fino a pochi mesi prima della morte, sia collaborando con la Pastorale Sanitaria Diocesana. Si prodigò anche per istituire un’altra Associazione, gli "Incurabili - S.Giuseppe Moscati" di cui è stato presidente fino alla sua morte.
Fu un uomo riservato, discreto, schivo: evitava i clamori e faceva il bene senza mai dirlo, come il Maestro Gesù ci ha insegnato. So per certo che ha sostenuto economicamente diverse opere: dalle attività delle Suore di Madre Teresa (i cui assistiti spesso visitava ovviamente, gratuitamente), alla Fondazione Antiusura fondata da P.Rastrelli al Gesù Nuovo di Napoli, e tante altre ancora, che il professore aveva il pudore di non menzionare.
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insieme con P.Domenico Correra s.j. |
Pur essendosi trasferito a Napoli durante gli anni della sua giovinezza, Guerrieri era molto legato alla sua terra d’origine, la Calabria, ed al paese natio in particolare, Borgia, in provincia di Catanzaro, dove tornava ogni anno per le ferie estive e dove ora sono custodite le sue spoglie mortali.
Ha affrontato con coraggio il dolore fisico, che pure in diversi periodi della sua vita lo aveva colpito, non ultimo un delicato intervento al rene per una neoplasia. Con la stessa forza d’animo ha saputo accettare anche i torti subiti, soprattutto nell’ultimo anno della sua vita, con quella signorilità e quella cristiana virtù di cui egli era impregnato: mai si è lamentato pubblicamente e, se lo ha fatto, lo ha fatto sempre nelle sedi e nei modi che egli riteneva non arrecassero danno alla dignità altrui. Esempio veramente straordinario e da prendere quale modello, soprattutto in questi tempi, quando sembra che sia divenuta una virtù il parlar male sempre e ad ogni costo degli altri, alzando la voce ed usando espressioni poco felici.
Rimane il rammarico che il Signore lo abbia voluto a sé ancora relativamente giovane, in buone condizioni fisiche ed eccellenti condizioni psichiche. Sta a noi, credo, perpetuarne il ricordo, cercando di imitarlo in quello che più lo rende vicino a noi: uomo di scienza, di fede, di Amore.
Dott. Antonio Salvio – Divisione Medicina "S.Giuseppe Moscati", Ospedale Incurabili.
Note:
1. Giuseppe Moscati è stato canonizzato da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987.
2. Il testo della lapide dedicata a S.Giuseppe Moscati è riprodotto nell’articolo del Prof.Guerrieri: Il Prof. Giuseppe Moscati preferì il lavoro nell’ospedale alle glorie accademiche, in questo stesso sito.
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moscati@gesuiti.it |