E' ora di ridare a Nina Moscati il posto che le spetta Sebastiano Esposito s.j. |
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Cominciamo con le scuse. Per un seguito di circostanze, non tutte ascrivibili a disattenzione o dimenticanza, a partire dalla sua morte, Nina ha perso, almeno in parte, nella coscienza del popolo devoto, quel posto di primissimo piano che aveva occupato in tutta la vicenda del Fratello sia in vita che dopo la morte.
A questa dimenticanza hanno contribuito anche gli storici e i biografi assorbiti dal lavoro preparatorio alla beatificazione e poi alla canonizzazione di Peppino. Paradossalmente, nel loro intenso lavoro erano stati coadiuvati, alcuni personalmente, ed altri dal lascito documentario, proprio e soprattutto da Nina Moscati. In questa parziale dimenticanza hanno inoltre avuto la loro parte sia la parentesi della guerra sia l’invecchiamento e poi la quasi totale scomparsa della generazione che l’aveva conosciuta, apprezzata e venerata.
E’ giunta l’ora, pensiamo, di restituire a Nina il posto che le spetta non soltanto nell’ambito della vita terrena del fratello Medico, ma anche, come speriamo, in quella della vita eterna del Fratello Santo, per continuare a svolgere ancora insieme l’attività instancabile a beneficio dei poveri e dei sofferenti.
A questo proposito, ai Lettori che non ancora hanno ricevuto la notizia, siamo lieti di annunziare che dopo il lungo iter dei dovuti permessi da parte delle autorità religiose e statali, i resti corporei di Nina riposano dal mese di novembre 2008 nella chiesa del Gesù Nuovo, in quel Gesù Nuovo dove pregò, dove lavorò instancabilmente per il bene del popolo, soprattutto giovanile; in quel Gesù Nuovo dove ella decise di trasferire tutto quel che si riferiva alla vita terrena, all’attività professionale e caritativa, alla vita e alla fede del Fratello defunto.
L’occasione che ha determinato questo nostro desiderio di svolta è nato da un fatto apparentemente ordinario: il ricupero inatteso di alcuni documenti importantissimi riguardanti sia Giuseppe che Nina Moscati.
Come forse alcuni nostri Lettori già sanno, verso la metà del secolo scorso uno dei biografi più conosciuti e apprezzati di Moscati fu Giorgio Papàsogli (1). Come attento ed esperto agiografo egli si procurò materiale di prima mano da persone in contatto con la Postulazione delle cause dei Santi, nel caso da P. Carlo Miccinelli (2).
La consultazione e l’analisi dei documenti si protrasse più del previsto ed essendo poi avvenuta la morte del biografo, per un certo periodo i documenti furono accantonati. Circa un anno fa, la sig.ra Maria Papàsogli, figlia dello scrittore, con encomiabile premura, ha raccolto questi documenti e li ha fatti pervenire al nostro Archivio di Napoli. In ogni caso le saremmo stati riconoscenti: nel caso concreto ci preme farle sapere che il suo gesto è stato di un valore straordinario, in quanto sono stati ricuperati documenti che illustrano aspetti non secondari della vita, dell’attività professionale, della cultura e della fede di Giuseppe Moscati.
Ci ripromettiamo di intervenire prossimamente su questi argomenti. Per ora, a noi importa segnalare e cominciare a utilizzare una parte di quei documenti che riguardano la figura della sorella Nina, documenti finora poco conosciuti e meno ancora utilizzati. Documenti, in gran parte contemporanei, che noi pubblichiamo qui di seguito e che ci confermeranno nella nostra persuasione che la figura e l’opera di Nina, già al momento che scese nel sepolcro, fu universalmente ritenuta come la figura e l’opera non di una santa donna, ma di una donna santa.
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Partiamo subito dal momento della morte. Rileggiamo con attenzione ciò che il mondo ecclesiastico a tuttii livelli, il mondo della cultura, il mondo della scuola e della carità riferirono circa i funerali e soprattutto circa la vita di Nina Moscati, passata alla vita eterna il 24 settembre 1931.
Cominciamo con l’Osservatore Romano del 10 ottobre 1931. L’organo vaticano così commentava il suo straordinario esempio, rievocando poi i tratti caratteristici della defunta:
La morte di Nina Moscati
"Colpita da inesorabile male, si è spenta in Napoli, nel pieno vigore degli anni, la pia e virtuosa signorina Nina Moscati, sorella dei compianto ed illustre Professore Giuseppe, i cui avanzi mortali, lo scorso anno, furono accolti in deposito canonico nella chiesa del Gesù Novo. In comunione di sentimenti col santo fratello,ne emulava generosamente lo spirito di apostolato.
Donna silenziosamente caritatevole, benefica, fu, sopratutto, maternamente premurosa di vedere orientata sui sentieri spirituali la fiorente gioventù studiosa. Di pietà soda, cristianamente forte ed austera, reiteratamente provata dal dolore e dalle avversità della vita, lasciava trasparire, nel franco portamento della persona, nel gesto quasi virile, nella rigorosa modestia del vestire come da religiosa e nelle forme avvenenti e signorili, la sua anima riboccante di fervido e santo entusiasmo, che aveva per centro ed oggetto Cristo Signore, al cui Cuore ella avrebbe voluto condurre tutta la gioventù delle nostre scuole pubbliche. E seppe circondarsi di tale stima ed ammirazione da riscuotere il consenso delle Autorità scolastiche locali, che le facilitarono l’adempimento di quella nobile missione che ella tenacemente perseguiva.
Era, perciò, l’anima della Pia Opera della Conservazione della Fede che tanto bene compie in favore della gioventù studiosa napoletana. Fondata diversi anni or sono, ha ricevuto sempre maggiore incremento da S. E. il Cardinale Ascalesi che ne volle affidare la direzione ad un suo Delegato, l’Ecc.mo Mons. Meo, Vescovo titolare di Metone. Prima che l’insegnamento religioso entrasse ufficialmente nelle scuole pubbliche, la Pia Opera,con provetti sacerdoti e con pie signorine debitamente preparate provvedeva ad impartire il detto insegnamento in tutte le chiese adiacenti alle scuole della città. Sembra di vederla ancora, sempre dignitosa e sorridente, la buona signorina, nei pressi di tutti i nostri Istituti, nelle diverse ore del giorno, insieme con zelanti e pie cooperatrici a cui ella seppe infondere questo fervido ideale di bene, attendere al varco i baldi giovani e, con modi signorili ed obbliganti, invitarli a partecipare ai corsi di religione.
Quando poi, all’inizio dello scorso anno scolastico, l’insegnamento religioso fu accolto ufficialmente nelle scuole, la detta Pia Opera si occupò più direttamente dell’assistenza spirituale alla gioventù studiosa. Ed a migliaia per il paterno interessamento di S. E.il Cardinale e per l’instancabile opera dell'attivissima, signorina Moscati i giovani studenti delle nostre scuole medie e le signorine delle scuole magistrali hanno fatto, quest’anno, il Precetto Pasquale in un’atmosfera di raccoglimento e di commozione indimenticabili.
Crediamo quindi di non errare ritenendo che ogni giovane. studente conservi tuttora nel suo animo una parola buona di quella creatura eletta che, con premura materna, lo accompagnò, quasi per mano, ai piedi del sacerdote per ricevere il sacramento del perdono e poi ai piedi dell’altare per ricevere la divina Eucaristia...
Non appena si chiuse l’anno scolastico ed ella potè dar tregua alla sua esuberante attività in questo magnifico campo di apostolato, si manifestarono i primi sintomi di quel male che doveva trarla alla tomba. Dopo indicibili sofferenze che ne resero più tersa l’anima intemerata, il Signore la chiamò a Sè nel giorno in cui la Chiesa celebrava la festa della Madonna della Mercede: Ego ero merces tua magna nimis.
I funerali, che si svolsero l’indomani nella chiesa del Gesù Nuovo che fu il campo precipuo e fecondo del suo apostolato furono un’apoteosi. La vasta chiesa era letteralmente gremita: con S. E. il Cardinale Ascalesi vi erano le LL.EE. Mons. Marini, Arcivescovo di Amalfi, e Mons. Dell’Isola, Vescovo di Cava e Sarno, oltre, molti Canonici della cattedrale, moltissimi sacerdoti e rappresentanze di ordini religiosi maschili e femminili. La nota assai commovente fu data dalla nostra gioventù studiosa, maschile e femminile, che si assiepò, piangendo, intorno alla bara di lei e vi profuse, a larga mano, i più bei fiori, quasi a renderla invisibile: estremo, tributo di riconoscenza infinita...
Il solenne pontificale di requiem fu celebrato da S. E. Mons. Meo fra la più intensa commozione degli astanti. Indi, dopo il canto del Libera e l’assoluzione al tumulo, si formò il corteo funebre, al quale partecipò spontaneamente una folla immensa di autorità, prelati, sacerdoti, religiosi, suore, studenti, nonché larghe rappresentanze di collegi femminili ed uno stuolo interminabile di signore e signorine appartenenti alla Pia Opera della Conservazione della Fede. Poche volte si è visto uno spettacolo simile: un mare ondeggiante di popolo commosso che, lagrimando, seguiva il feretro della indimenticabile Estinta.
Si domanda vivamente ai lettori la carità di un particolare suffragio.
All’organo vaticano, il 15 ottobre 1931, faceva eco il Bollettino Ecclesiastico di Napoli:
In memoria della Sig.na NINA MOSCATI
deceduta il 24 settembre u.s.
Un vero plebiscito di profondo cordoglio e di unanime compianto si svolse intorno alla bara della signorina Moscati nei funerali solenni, celebrati nella chiesa del Gesù Nuovo, dove circa un anno prima con altra manifestazione di sacro entusiasmo Ella aveva visto tumulare i resti mortali dei compianto germano Professore Giuseppe Moscati, Servo di Dio.
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Non fu un plebiscito di impressione collettiva di semplice convenienza ma un vero attestato di estrema devozione per Colei, che fu di valido aiuto al non mai abbastanza compianto Mons. Antonio Laviano nell’istituzione e nello sviluppo di quell’opera precorritrice dei tempi nostri La conservazione della fede, per cui la signorina Nina, non meglio conosciuta, passò per le nostre scuole medie cittadine reclutando la gioventù studiosa per raccoglierla nelle chiese adiacenti intorno al sacerdote maestro di Religione.
E questa gioventù riconoscente e grata alla sua benefattrice spirituale è passata riverente innanzi alla bara di lei benedicendo la sua memoria e pregando per la cara anima. Chi scrive è stato uno dei sacerdoti ammiratori dell'instancabile attività delle pia estinta, che anche dopo la morte del Can. Laviano continuò la fervida missione educatrice, creando sempre nuove scuole di religione, sostenute dalle sue sante industrie e da efficaci risorse col consenso dei Superiori.
Il suo tenace, fervente, intenso apostolato diffuso in mille forme di bene le meritò grandi gioie e belle soddisfazioni per le conquiste e vittorie che riportava, giorno per giorno; ma alla fine della sua giornata di lavoro l’attendeva un martirio cruento, quasi crisma santificatore delle sue non comuni virtù, e nelle inconcepibili sofferenze fisiche sopportate cristianamente, si purificò così lo spirito di lei che, speriamo, abbia conseguito già il premio della gloria.
Chiediamo un memento nel Santo Sacrificio.
Sac. E. M.
Negli ambienti ecclesiastici, unanime e straordinaria era la stima per Nina. Riportiamo qui un suo ritratto steso dal P. Augusto Maselli (1880-1961), gesuita che per lunghi anni visse presso il Gesù Nuovo e che ebbe modo di conoscere molto da vicino non solo Giuseppe, ma l’intera famiglia Moscati nonché il ruolo centrale che in essa Nina esercitò.
Nina Moscati
A prendere le redini di casa dopo la morte della madre, fu Nina, unica donna di cinque fratelli. Aveva doti eminenti di ingegno e di cuore per cattivarsi la benevolenza di tutti. In effetti essa era l’arbitro di famiglia e non si faceva nulla senza Nina.
Morto uno dei fratelli, e ammogliatosi l’Ingegnere, con la sorella rimasero Gennarino, Peppino e Mimì. Nessuno dei tre pensò ad ammogliarsi, sebbene la sorella insistesse per la loro sistemazione. Gennarino ormai era avanzato negli anni e quanto a Peppino i suoi ideali erano altri. E Nina insisteva perché Mimì si sistemasse anche perché giovanissimo non gli mancavano delle eccellenti occasioni.
Nina viveva specialmente per i due fratelli Gennarino e Peppino, i quali nulla sapevano e potevano fare senza di lei e spesso la vediamo correre a rimediare a qualche esuberanza del Dottore, dettata da soverchio zelo. Tante cose mi hanno sempre persuaso che la Nina non fu estranea alla perfezione del fratello e lei che di virtù si intendeva non poco, perché era intelligentissima e assai meditativa, spesso frenava gli eccessi di zelo del fratello.
Una donna veramente superiore che riuniva nella sua persona grandi doti morali che insieme alle fattezze fisiche eccezionali, facevano di lei una vera e propria virago! La sua morte fu la più clamorosa affermazione delle sue virtù e Napoli tutta lo dimostrò con l’unanime rimpianto.
P. Augusto Maselli
Alla voce del mondo ecclesiastico si accordò il mondo dei laici cattolici, soprattutto quelli impegnati nelle opere di carità o dell’insegnamento.
Il 17 ottobre così la commemorava il mensile L’Orfana di S. Geltrude:
La Sig.na Nina Moscati
Quando l’annunzio della morte della Signorina Nina Moscati si diffuse per Napoli fu uno schianto indicibile per tutti. Non che non si sapesse che le sue condizioni erano gravi; ma si sperava fino all’ultimo in un miracolo che il Signore non ha voluto, purtroppo, forse perché la misura dei meriti di lei era colma ed era destinata a raccogliere la corona delle sue virtù e della sua operosità nell’opera di bene cui aveva dedicata tutta la sua fiorente energia.
La Pia Opera della Conservazione della Fede istituitasi dal compianto Can. Laviano in favore della gioventù studiosa di ambo i sessi ebbe in lei l’apostolo infaticabile che né tempo né sudori risparmiò per raggiungere gli scopi della educazione religiosa dei giovanetti e delle giovanette di tutte le scuole di Napoli quando ancora l’insegnamento della religione non era ufficialmente entrato nelle scuole stesse.
A capo di un eletto stuolo di sacerdoti e di signorine bene addestrate la si vedeva nei pomeriggi di tutti i giorni nelle chiese adiacenti alle scuole raccogliere i giovani studenti e le giovani studentesse e invitarli con bei modi ad entrare per apprendere la Religione. E la sua parola persuasiva e buona trovava sempre la via di insinuarsi in quegli animi che a poco a poco si lasciavano adescare al bene dai premi che diffondeva a larga mano e con prudente generosità.
Gli anni scolastici si chiudevano sempre con una comunione generale fatta con pio raccoglimento e devozione grande cui ella stessa preparava quei giovani che a migliaia rispondevano alle sue sante premure.
L’opera sua, perciò, è restata nell’animo di tutti esempio di quella operosità meravigliosa che faceva di tutte le scuole maschili e femminili di Napoli centri di religioso fervore.
Né meno grande e mirabile era poi la sua simpatica cooperazione per tutte le opere buone. Per quanto ci riguarda, amava sopra tutto l’opera di S. Geltrude, e quando il tempo glielo consentiva passava volentieri qualche momento con le nostre orfanelle cui faceva sentire spesso i benefici della sua amorosa prodigalità.
Era carissima alla R.da Madre che l’anno passato, facendosi la benedizione delle campane nella nuova chiesa a Torre del Greco, volle che di una di quelle (nomata S. Geltrude) fosse proprio lei la madrina. Sul letto di morte volle ed ottenne la visita della R.da Madre e fu assai lieta e consolata tra i suoi dolori quel giorno che potette averla vicina e che potè raccomandare al suo diletto fratello la nostra opera, prima nel suo cuore.
Il Signore l’ha voluta a sè, e noi preghiamo per l’anima sua eletta come pregarono le orfanelle attorno alla sua bara coperta di fiori il giorno dei suoi funerali che riuscirono una commovente e solenne dimostrazione di vero e sentito lutto, per l’intervento di S. Em. Ascalesi e di molti vescovi, circondati da un corteo immenso di sacerdoti, di signori e di studenti di ambo i sessi che ne accompagnarono la salma all’ultima dimora. L’ORFANA
Nel mese di novembre, la commemorò l’Opera dei Ritiri di Perseveranza che inviò agli associati questo breve ma significativo comunicato:
"La scomparsa della Sig.na Nina Moscati sorella del medico Santo, è stata una vera disgrazia per Napoli cattolica. Nessuno ha fatto tanto e così bene in favore della gioventù studiosa quanto la Sig.na Moscati. Si è. spenta fra gli spasimi di un male che l’aggredì violentemente, ribelle a tutte le cure. Buona e cara Signorina!
Napoli la piange e tutti ricorderanno sempre la sua figura bella alta, slanciata, aristocratica. I suoi genitori che adorò, i suoi due fratelli Gennaro e Peppino che l’adorarono, la chiamarono a sé. Ora nello sconforto e nel lutto sono rimasti i due fratelli superstiti; il loro sconforto e il loro lutto trova un’eco sensibile di ripercussione nel cuore di quanti la conobbero e delle mille anime che si beneficiarono del suo zelo ardente e della sua immensa carità!
Noi dei Ritiri pregheremo per la grande scomparsa.
Compaiono, inoltre tre documenti dattilografati, piuttosto estesi, che trattano della persona e delle opere di Nina. A nostro parere, sembrano scritti da mani di donne appartenenti o molto vicine alla vita religiosa. Il più lungo risale al 1957. Questi, come quasi tutti gli annunci insistono soprattutto sulla sua più innovativa e assorbente attività:quella di insegnante di religione in un’epoca in cui tale insegnamento non ancora era entrato nelle aule scolastiche:
Il compianto Mons. Antonio Laviano, Vicario Generale dell’Archidiocesi Napoli, per supplire alla mancanza assoluta d’insegnamento Religioso nelle scuole primarie e superiori, per le leggi allora vigenti, fondò l’Opera per la Conservazione della Fede ed ebbe nella Sig.na Nina Moscati validissimo aiuto. Difatti si deve in gran parte a lei l’organizzazione dell’Opera vasta e complessa. Mons. Laviano volle in ogni chiesa attigua alle scuole un centro d’istruzione Religiosa, dove gli alunni dopo le ore di scuola, intervenivano per la lezione di catechismo, divisi in classi, così come nella scuola. Molti Sacerdoti, col più grande disinteresse, prestavano la loro opera per le classi superiori, e per le inferiori un folto gruppo di Suore e signorine.
L’organizzazione non fu facile. La sig.na Moscati col suo spirito di Apostolato e col suo garbo penetrò nelle scuole affrontando Presidi, Professori e bidelli, tutti non sempre benevoli; anzi più volte, con garbo, fu messa alla porta. Ma niente riuscì a disarmare il suo coraggio pure di riuscire, per il bene di tanta gioventù, ad eseguire quello che lo zelo di Mons. Laviano aveva ideato. Con l’aiuto di Dio queste scuole di religione fiorirono dovunque e si ottenne, dopo qualche anno, che in alcune scuole le signorine incaricate facessero catechismo nelle stesse aule scolastiche. Dio solo sa le lunghe ore passate giù ai portoni delle scuole ad attendere le varie visite degli alunni per poi accompagnarli in chiesa!
In genere i risultati furono soddisfacenti. Esami e premiazioni in fine di ogni anno scolastico alla presenza quasi sempre dell’Em.mo Card. Ascalesi, non di rado, in presenza del Preside della scuola. Dopo la Conciliazione all’Opera è stata affidata cura dell’adempimento del Precetto Pasquale in tutte le scuole Medie e Superiori della città, col consenso e la presenza in chiesa del corpo insegnante e del Capo dell’Istituto. Il giorno precedente alla S.Comunione gli alunni, classe per classe, dai rispettivi insegnanti vengono accompagnati in chiesa, dove i sacerdoti li attendono per le confessioni che si prolungano per ore ed ore.
La corrispondenza degli alunni è, in genere, dell’ottantacinque, novanta per cento. In alcune scuole il Preside fa la S. Comunione insieme agli alunni. All’Opera è anche affidata la preparazione per la Prima Comunione e la Cresima degli alunni delle scuole Medie che ogni anno è di diverse centinaia.
Note
1. G. PAPASOGLI, Vita di Giuseppe Moscati, Roma-Napoli 1959; ID., Giuseppe Moscati il medico santo, 4a ed., Roma 1991.
2. P. Carlo Miccinelli S.I. (1876-1969), già Provinciale della Provincia Romana e Rettore della Università Gregoriana, nel 1928 dal P. Generale Ledòchowski fu chiamato a succedere al P. Aureliano Fajella nell’ufficio di Postulatore generale delle Cause dei Venerabili e Beati della Compagnia. Il P. Miccinelli ha tenuto l’ufficio di postulatore fino al 1952, nel quale fu alleggerito del peso delle cause della Compagnia, per ritenere quelle appartenenti ad altri Istituti e Congregazioni che gli erano state affidate per la grande fiducia che egli si era acquistata in questo delicato e difficile lavoro (Notizie dei Gesuiti d’Italia, 1970, n. 4, p. 45).
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