Nina, la prima agiografa (a viva voce) - 1

Sebastiano Esposito s.j.

E’ risaputo che Nina Moscati, subito dopo la morte del Fratello, svolse un intenso lavoro per raccogliere documenti e testimonianze circa la vita del defunto, consegnandoli tempestivamente nelle mani di Mons. Marini, sicché in meno di due anni dalla sua scomparsa veniva alla luce la prima, fondamentale biografia di Giuseppe Moscati (1).

Minore attenzione, a mio parere, è stata dedicata alle numerosissime dichiarazioni e confidenze che Nina, quando Peppino era ancora vivo o subito dopo la sua morte, concesse ad alcune persone spiritualmente legate a lei ed al Fratello. Qui mi limito a raccogliere le informazioni rilasciate da Nina ad una donna di nome Emma Picchillo.

Per un’informazione essenziale su questo personaggio, che ebbe la ventura di intrattenere un singolare rapporto spirituale con Giuseppe e Nina Moscati, da un documento cortesemente fornitomi dall’Archivio"Bartolo Longo" di Pompei, trascrivo alcuni dati biografici, pubblicati in occasione della sua morte .

"Emma Picchillo, la più anziana delle Orfanelle che fanno corona al Trono della Regina del Rosario di Pompei, si è addormentata serenamente nel Signore nel primo pomeriggio del 17 dicembre 1983. Con Emma scompare una delle poche persone che furono per molti anni familiari a Bartolo Longo.

Nata a Napoli il 1° gennaio 1900, venne a Pompei il 29 dicembre 1903 per desiderio espresso della mamma gravemente ammalata. Questa aveva fatto sapere a Bartolo Longo di morire tranquilla se avesse accettato nell’Orfanatrofio le sue due bambine più piccole. Infatti morì sorridente nel momento in cui le fu comunicata la notizia dell’accettazione.

(…) All’ombra ristoratrice del Santuario della Vergine del Rosario, che allora veniva erigendosi, la piccola, di appena 4 anni, si trastullava felice nei giochi innocenti propri della sua età… Fu molto cara al Fondatore delle Opere pompeiane, e di ciò era fiera. Giovanetta fu stimata ed amata anche dagli illustri Prelati Mons. Celli e il Cardinal Augusto Silj che la tenne presso di sé a Roma durante la degenza di una sua malattia. Fu allora che ebbe la gioia di essere ricevuta da Papa Benedetto XV che la trattò con grande benevolenza.

Emma ebbe anche un ardente desiderio di consacrare la sua vita alla preghiera incessante, al Santuario, e vivere tra le Suore che l’avevano accolta bambina, ma una serie di circostanze e soprattutto la sua salute non sempre florida, non le permisero di coronare questo sogno. Rimase a Pompei, e la sua fu tutta una vita di operosità, di fede e di preghiera… " (2).

Bisogna aggiungere che Emma Picchillo da piccola fu curata da Moscati nell’Orfanatrofio di Pompei e che tra i due, nonostante la differenza di età e di cultura, si instaurò un’intensa comunicazione spirituale che doveva continuare ancora a lungo. Oltre alle confidenze personali del Professore, la Picchillo poté godere della conoscenza e dell’amicizia di Nina, che le comunicò numerose notizie di prima mano e molto illuminanti circa il Fratello, sia quando questi era in vita sia dopo la sua morte.

Una foto di Emma Picchillo, che "fu curata da Moscati nell’Orfanatrofio di Pompei".

A queste notizie ricevute da Nina, la Picchillo si riferisce esplicitamente e ripetutamente nelle dichiarazioni da lei rilasciate al Processo di beatificazione del Medico Santo. Mettendole insieme si possono comporre le linee essenziali di una biografia del Medico Santo: una biografia composta da alcuni dati esteriori, ma ricca di rivelazioni che riguardano pensieri, atteggiamenti interiori, abitudini spirituali, carismi particolari che solo una persona a lui unita da vincoli di fede profonda, come la sorella Nina poteva conoscere e prudentemente rivelare. esplicitamente e ripetutamente nelle dichiarazioni da lei rilasciate al Processo di beatificazione, dove La Picchillo compare come uno dei testi più importanti per l’ampiezza della sua testimonianza, ma soprattutto per la sostanza delle sue dichiarazioni. (3) Si può tranquillamente affermare che poche persone sono state in grado di riferire tanti episodi e confidenze di Moscati e su Moscati come l’orfana di Pompei...

Le dichiarazioni della Picchillo rispondono alle domande a lei dirette dai giudici del Processo. Per meglio coordinarle, le abbiamo raccolte in tre sezioni. La prima, piuttosto breve, comprenderà alcuni dati esteriori della vita del Santo. La seconda, più ampia, contiene comportamenti ed abitudini del Professore che ne manifestano la fede profonda e la carità inesausta. La terza riferisce alcuni doni interiori e carismi che sconfinano nell’ambito mistico. Tutte le seguenti dichiarazioni della Picchillo sono riportate letteralmente.

Alcuni dati biografici di Moscati

Quello che ho deposto in questo interrogatorio parte lo so per scienza propria e parte per averlo saputo dalla sorella del Servo di Dio. Dalla sorella del Servo di Dio, per nome Nina, al presente defunta, ho appreso che il Prof. Moscati nacque in Benevento. Dalle relazioni, come ho accennato, che ho avuto col Prof. Moscati e con la famiglia di lui, posso ritenere che i suoi genitori furono agiati e di ottima condizione civile e religiosa. I figliuoli e che io, oltre il Prof. Moscati, ho conosciuto, sono tutti di preclari sentimenti civili e religiosi.

La sorella del Prof. Moscati, Nina, mi diceva che quando questi era piccolo, era molto ubbidiente ai genitori; da medico egli stava attento ad ubbidire ai cenni di lei, specie in quanto all'orario della venuta in casa. Egli esattamente stava a quell'orario che gli si diceva. La stessa Nina diceva: "Quando si parla col Professore (cioè il Servo di Dio) bisogna essere cauto, perché egli, ogni cosa che gli si dice, lo accetta come un comando e lo esegue".

Da Nina, sorella del Servo di Dio, ho appreso che íl Prof. Moscati, anche essendovene bisogno, non ha chiesto mai abito nuovo e molto meno lavorato con ricercatezza ed erano gli stessi familiari e particolarmente lei a far manifatturare gli abiti nuovi, a sua insaputa. Mangiava poco ed alle volte dalla sorella Nina, per la scarsezza del cibo che egli prendeva, lo si doveva con insistenza premurare a fargli prendere qualche altra cosa in più.

…mi diceva Nina che egli era esattissimo ed oltremodo sottomesso a quelle regole ed orari che aveva stabilito a se stesso. Il nostro Servo di Dio esercitò la professione di medico-chirurgo. Si diede a questa professione per propria elezione. Difatti la sua sorella, Nina, mi diceva che il Prof. Moscati, fin da piccolo ha mostrato tendenza alla detta professione. Fin da quell'età, egli guardando e considerando l'Ospedale degli Incurabili, mostrava il desiderio di apportare un po' di bene all'umanità languente, di cui mostrava compassione. In quanto al riposo il Servo di Dio non se ne concedeva mai fino al punto, che giungendo l'ora del pranzo egli, per non perdere tempo, come diceva, si pigliava pochi bocconi di cibo in piedi e in fretta e furia ritornava al suo lavoro. E ricordo che di questo lavorio logorante se ne doleva la sorella Nina quasi danneggiasse positivamente la sua salute.

Tanto nella esposizione del cadavere del Servo di Dio, quanto nelle esequie che si fecero dopo celebrato nel Gesù Nuovo il rito funebre, vi fu gran concorso di popolo di ogni ceto e condizione. Tutti i visitatori solevano dire: è morto un santo. Tra questi visitatori si notarono, oltre i familiari, gran quantità di medici e professionisti, autorità civili ed anche qualche Vescovo come Mons. Celli. Questa grande affluenza di popolo fu del tutto spontanea e spinta solamente da sincera e viva devozione verso il Servo di Dio, a motivo delle sue preclare virtù cristiane.

Ciò che ho deposto mi consta di scienza propria e per averlo appreso dalla sorella Nina e da altre persone che presenziarono ai funerali.


Note:

1. E. MARINI, Il Prof. Giuseppe Moscati della Regia Università di Napoli, Napoli 1929.
2. C. FABBRICATORE, Nella gioia del Signore. Emma Picchillo, orfana privilegiata e cara alla famiglia pompeiana, in Il Rosario e la Nuova Pompei, 1984, n. 3, pp. 35-36.
3. SACRA CONGREGATIO PRO CAUSIS SANCTORUM, Neapolitana Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Iosephi Moscati viri laici - Positivo super virtutibus, Roma 1972, pp. 136 – 181.


Parte seconda

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