Nina, la prima agiografa (a viva voce) - 2

Sebastiano Esposito s.j.

Fede e testimonianza cristiana di Giuseppe Moscati

A proposito dell’orazione vocale, da Nina, sorella del Prof. Moscati, ho appreso che questi spesso di notte tempo si levava ed avvicinandosi alla finestra faceva breve preghiera. La sorella accorgendosene, dolcemente lo riprese, facendo riflettere che a lui non conveniva levarsi di notte tempo stante che era tanto tanto affaticato per il lavoro del giorno. A questa giusta riflessione il Servo di Dio rispose: "Questo è cosa da poco, io quando mi sveglio scendo un momento da letto e fo una breve visita al Sacramento ".

Se il nostro Servo di Dio nell’estrinsecare il suo amore verso il prossimo abbia fatto cose ardue e difficili, so solamente che una volta egli offrì del proprio lire 100.000 all’Ospedale degli Incurabili per far aggiustare una sala di esso, oltremodo umida e che apportava grande nocumento agli infermi ivi degenti. Ciò mi è stato narrato dalla sorella Nina.

Dalla stessa signorina Nina ho appreso che una volta al Servo di Dio fu regalato un orologio di oro. Egli lo diede a lei dicendole di venderlo e darne il ricavato ai poveri.

Dalla sorella Nina ho appreso che il Prof. Moscati, il quale era molto largo nel fare l'elemosina ai poveri, alle volte dopo di aver dato l'obolo al povero gli baciava anche la mano. E ciò mi diceva la Nina che l'aveva appreso dalla confessione degli stessi poveri.

Il Servo di Dio esattamente faceva i digiuni precettati dalla Chiesa, come ho saputo dalla sorella Nina. Che anzi la medesima sorella mi raccontava che il Servo di Dio faceva la intera Quaresima di stretto magro e di ciò ella si doleva col fratello, come cosa che pregiudicasse la sua salute. So pure che il Servo di Dio, oltre i digiuni ecclesiastici ne facesse dei volontari, per esempio: nella ricorrenza delle novene dell'Immacolata, di Natale, di S. Giuseppe e dello Spirito Santo. Anche questo l'ho appreso dalla sorella Nina.

Dalla sorella del Servo di Dio Nina, ora defunta, ho saputo che il Prof. Moscati per devozione alla Passione di Gesù soleva digiunare tutti i venerdì… mi è stato riferito dalla sorella Nina, che il Professore molte volte nei giorni festivi conduceva seco discepoli e colleghi in Chiesa per la S. Messa.

Come mi è stato riferito dalla signorina Nina Moscati, spesse volte con le sue buone maniere e dolci insinuazioni, mentre curava il corpo dell'infermo induceva e riusciva a far ricevere i Sacramenti da infermi riluttanti a tale ricezione.

Molte volte dalla signorina Nina, sorella del Servo di Dio, ho appreso che questi spesso dopo di aver dato delle lezioni o aver fatto delle autopsie, riceveva ovazioni ed applausi. Egli davanti a tali applausi restava indifferente e soltanto diceva: "È il Signore! È il Signore!".

La sorella Nina mi diceva che una volta ella l’esortava a tener presente e non abbandonare un medico non credente. Il Servo di Dio le disse: "Sì, anche io mi sono accorto, ma con quegli bisogna andare pian piano, io non lo lascio".

Un seminarista di Napoli aveva il padre, il quale non era favorevole che il figlio avesse continuato nella carriera ecclesiastica. Il giovane trepidante per il suo avvenire ricorse al Prof. Moscati, il quale non solamente incoraggiò il giovane perché avesse continuato a carezzare l’ideale dello stato ecclesiastico, quanto lo soccorse con mezzi finanziari. Fo notare che il Servo di Dio in tale occasione si studiò di convincere i genitori del giovane perché non l’avessero contrariato. Questo fatto mi fu narrato dalla sorella del Servo di Dio, Nina Moscati.

Il Servo di Dio condonava le ingiurie. Non so se l’abbia detto avanti, una volta il Servo di Dio, da un suo collega ebbe una lettera infarcita d’ingiurie e di insolenze. Dopo di averla letta, la lacerò mostrando grande letizia, riflettendo, come mi ha narrato la sorella Nina: "Se il Signor perdona chi l’ ha offeso, tanto più lo devo fare io, cristiano".

Sempre a proposito di questa virtù [la giustizia] ricordo di aver appreso dalla sorella del Servo di Dio che questi una volta richiamò un suo collega ammogliato che menava vita non regolare. Questi pare che si fosse un po’ dispiaciuto dell’ammonimento. La sorella del Servo di Dio venuta a conoscenza di tutto, pregò il fratello perché smettesse tale sua opera.

Questi però le disse: "Non posso farne a meno, perché la giustizia è giustizia e non deve manomettersi". Difatti seguitò a richiamare questo suo collega senza mai smettere, nonostante che ricevesse dall’altro dei disgusti. Ed alla sorella che lo pregava di non prendersi più pensiero di quel medico il Servo di Dio le diceva: "Invochiamo la Madonna, speculum justitiae, e certamente con la sua grazia e la nostra cooperazione potremo riuscire nell’intento".

Mi piace far notare ancora che il surriferito medico, a dispetto dell’opera spiegata dal Servo di Dio a suo riguardo, mise fuori delle voci tendenziose, dicendo il Moscati un essere esaltato. E questi venuto a sapere ciò dalla sorella disse: "Vorrei soffrire dolori molto più forti purché riuscissi a vedere trionfare la giustizia". Alle volte in discorso soleva dire: "Noi dobbiamo pregare molto la Madonna, speculum justitiae, perché da tutti si faccia la giustizia, per noi e per i nostri fratelli".

In quanto al riposo il Servo di Dio non se ne concedeva mai fino al punto, che giungendo l'ora del pranzo egli, per non perdere tempo, come diceva, si pigliava pochi bocconi di cibo in piedi e in fretta e furia ritornava al suo lavoro. E ricordo che di questo lavorio logorante se ne doleva la sorella Nina quasi danneggiasse positivamente la sua salute.

Un'immagine dei negozi di Napoli ai tempi di S. Giuseppe Moscati (1880)

A proposito delle tentazioni mi disse la sorella Nina che un giorno alcuni colleghi del Servo di Dio gli fecero questo cattivo scherzo: cioè di farlo andare in casa di una donna che menava una vita non onesta con scusa che questa era inferma grave ed aveva bisogno dell' opera sua. Il Servo di Dio subito accorse, e nell'entrare in casa comprese subito l'inganno orditogli da quei colleghi ed indignato tornò indietro senza dar tempo alla presunta inferma di poter dire una parola.

Prima di ritirarsi a casa andò in Chiesa e rinnovò la sua consacrazione al Signore. Questo fatto la signorina Nina Moscati l'ha saputo in parte dal fratello stesso ed in parte da un pezzetto di carta, da cui si rilevava che il fratello, dopo superata la tentazione, aveva rinnovata la sua consacrazione al Signore per mezzo della Madonna Immacolata. Fo notare che egli ordinariamente, dopo presi appunti su pezzetti di carta li distruggeva come mi diceva la stessa sorella.

Dalla sorella Nina ho appreso che il Prof. Moscati aveva stabilito a se stesso il proposito che trovandosi in consulto con altri colleghi davanti ad un infermo, non parlava mai prima degli altri, pur avendo compreso a primo acchito male, di cui era affetto il paziente e ciò faceva esclusivamente a motivo di umiltà, e allo stesso modo si comportava quando in simili casi si trovava circondato non da colleghi, ma da discepoli.

Dalla sorella Nina ho appreso, che il Servo di Dio considerando la grande affluenza di ammalati che andavano a Lui per essere curati, riteneva che tale grande affluenza proveniva dacché prendeva piccolo o nessun compenso e non già dalla sua celebrità professionale.

La poltrona dove il Prof. Giuseppe Moscati rese l'anima a Dio il 12 aprile 1927

So, per confidenza fattami dalla sorella del Professore, Nina, ed anche da alcune famiglie private, che il Servo di Dio dopo d'aver curato con esito favorevole ammalati appartenenti a famiglie distinte, signorili, queste rivolgevano a Lui parole di ringraziamenti e di lodi. Il Servo di Dio a queste parole rimaneva come umiliato e schivando le lodi fattegli ripeteva: " Ringraziamo piuttosto il Signore, il quale sa solamente fare delle belle cose, noi altri non siamo che strumenti nelle mani sue".

Ho anche udito dire dalla stessa sorella che quando il Servo di Dio si recava nella sala anatomica dove sul tavolo giaceva un cadavere, soleva scoprirsi il capo e recitare una breve preghiera al Signore perché l'avesse illuminato. Poi rivolto agli alunni che lo circondavano e presentando loro il cadavere diceva: "Ecco che cosa siamo!... come andiamo a finire...".

Doni e carismi interiori di Moscati

La sorella del Servo di Dio, Nina, parlandomi di lui, dopo la morte dello stesso, diceva: "Egli (cioè il Servo di Dio) ha portato con sé l’innocenza battesimale perché tanto era esatto e scrupoloso nelle cose sue".

In occasione della morte della madre che egli tanto amava, fu oltremodo uniformato alla volontà del Signore. Egli per la sua arte medica nel decorso della malattia della madre, già prevedeva la di lei morte, e pure diceva: "Così vuole Dio!". Anche nella morte del fratello fu similmente uniformato alla volontà del Signore; e ciò me lo diceva la sorella Nina.

La stessa Nina mi riferiva che quando il Servo di Dio subiva qualche contrarietà o dispiacenza da parte degli uomini, egli era uniformato alla volontà del Signore e diceva: "Perché prendermela con gli uomini, se il Signore si serve di essi per purificarmi?".

La sorella Nina mi diceva che il Servo di Dio si elevava al Signore nella considerazione dei fiori, simbolo di virtù, e quando questi erano appassiti, pure s’immetteva nella considerazione della caducità delle cose terrene e nel pensiero della morte.Una volta alla mia presenza guardando egli il Vesuvio, si elevò alla considerazione della potenza di Dio.

Essendo il Servo di Dio uomo di preghiere, il Signore nella sua bontà gli ha concesso dei doni, soprannaturali. In quanto alla profezia, la sorella del Servo di Dio, a nome Nina, ora defunta, ha raccontato a me che al mattino del giorno in cui è morto il Servo di Dio, il Prof. Moscati s'incontrò con una signorina amica di famiglia, il cui nome non so, rivolse a questa la seguente preghiera: "Signorina, fatemi il favore di recarvi oggi in casa mia dopo le due per confortare mia sorella, perché in quell'ora si faranno i miei funerali". La signorina udite le parole del professore si mise a ridere, quasi si trattasse d'uno scherzo. Ed il professore ribadì: " Questa volta, signorina, faccio davvero". Ed essendosi recata la signorina all'ora indicata in casa del professore, lo trovò realmente morto.

Un giorno il Servo di Dio conversava col suo fratello maggiore Gennaro: parlavano della morte. Ad un tratto il professore disse al fratello: "Gennaro, tu mi seguirai nella tomba due anni dopo la mia morte". Quello che disse il Servo di Dio si avverò perfettamente. Ciò mi è stato raccontato dalla sorella Nina. A momento mi sorge il dubbio di errare nel dire "due anni e non tre" però quando questo fatto mi fu narrato dalla sorella Nina, fattomi il conto del tempo passato tra la morte del Servo di Dio e quello del discorso risultava a capello l'avveramento della profezia.

Un giorno si presentarono in casa del Professore Moscati mia signora ed una signorina, figlia e madre, quest'ultima per essere visitata lui. Il Servo di Dio prima che avesse visitato, clinicamente la signora, rivolto alla signorina disse: "Lei non ancora si ha fatta la prima Comunione". Alla signora poi: "E lei è unita con un sacerdote apostata ". La signora colpita dalle parole impallidì ed assentì spontaneamente di essere vera l'affermazione del Professore. E dopo d'aver visitata la signora le disse: "Prima che lei incominci la cura del corpo è necessario che si metta in grazia di Dio". Stando a pranzo il Professore più tardi, la sorella Nina vedendolo un po' sconvolto gli domandò il perché ed il Professore raccontò l'accaduto.

Fo notare che né il Professore, né la sorella Nina conoscevano prima la signora e la signorina. Domandata la teste d'ufficio se mai il Professore nel fare la confidenza alla sorella avesse mancato di carità. Risponde: non mi pare, sia perché la sorella ignorava chi fossero quelle due donne, sia perché il Professore era solito di fare queste confidenze alla sorella, d'indole delicate, per le insistenze di lei, ed anche perché ella interveniva per accomodare siffatti sconci, come ha fatto tante volte.

Alla domanda d'ufficio se il Servo di Dio facendo la confidenza alla sorella avesse commesso un atto di vanità, la teste risponde: Data la grande umiltà del Professore, non era possibile. E poi le confidenze, come ho detto su, d'indole delicata, il Professore le faceva alla sorella per salvare le anime e glorificare Dio, esercitando la sorella un apostolato di bene in mezzo alle anime. Difatti nel caso nostro la sorella disse: "Chi sono queste due donne, ci studieremo, facendo tutto il possibile, di riabilitarle". Il Professore rispose: "Non le conosco affatto".

Dalla sorella Nina ho saputo che ella più volte ha bussato alla porta della camera da letto del Servo di Dio per parlargli, senza avere alcuna risposta. La sorella insistendo diceva: E' permesso, è permesso... Non ricevendo alcuna risposta, decisa a vederlo, apriva la porta e nel varcare la soglia, ha visto il fratello in ginocchio, assorto così nella preghiera da non accorgersi della sua presenza. La sorella riteneva essere questo una estasi.

Tanto alla sorella Nina, come mi è stato raccontato da lei, quanto a me alcune volte è capitato di vedere il Servo di Dio che mentre lavorava o studiava, o mentre camminava in un istante cessava la sua operazione e rimaneva astratto nei sensi, dall'atteggiamento del volto, e dalla posa e dal colorito infiammato ben si comprendeva che per una considerazione soprannaturale era preso da estasi. In alcune di queste volte, dopo la sorella Nina domandando a Lui il perché di quel soprapensiero, che, secondo lei, in realtà era estasi, il Servo di Dio con ingenuità rispondeva: "Pensavo al Signore".

Il Servo di Dio predisse la sua morte. Come ho saputo dalla sorella di Lui, a nome Nina, nel mattino del giorno in cui morì il Servo di Dio, per istrada il Professore si era incontrato con una signorina amica di famiglia, alla quale aveva detto: "Signorina, vi prego di recarvi a casa mia dopo le 3 di oggi per consolare mia sorella, perché io sarò morto".

La signorina si recò a quell'ora e realmente trovò il Professore cadavere. Anche dalla sorella seppi che otto giorni prima di morire, il Professore si era recato a visitare un religioso gravemente infermo, il quale si lamentò col Servo di Dio, per veder ritardata la sua guarigione. Il Servo di Dio lo incoraggiò dicendo: "Padre, non si sconfidi, da qui ad otto giorni lei guarirà e la prima Messa che celebrerà sarà per l'anima mia". Difatti nel giorno assegnato, mentre il religioso guarito si vestiva per la celebrazione della Santa Messa, gli si dette la notizia dolorosa che era morto il Maestro.

Tanto nella esposizione del cadavere del Servo di Dio, quanto nelle esequie che si fecero dopo celebrato nel Gesù Nuovo il rito funebre, vi fu gran concorso di popolo di ogni ceto e condizione. Tutti i visitatori solevano dire: è morto un santo. Tra questi visitatori si notarono, oltre i familiari, gran quantità di medici e professionisti, autorità civili ed anche qualche Vescovo come Mons. Celli. Questa grande affluenza di popolo fu del tutto spontanea e spinta solamente da sincera e viva devozione verso il Servo di Dio, a motivo delle sue preclare virtù cristiane.

Ciò che ho deposto mi consta di scienza propria e per averlo appreso dalla sorella Nina e da altre persone che presenziarono ai funerali. Questa fama fu ed è del tutto spontanea. Anzi ricordo che la sorella Nina nell'inizio del Processo, nel vedere che la grande e spontanea fama di santità si affermava e si divulgava senza alcuna opera umana, ella trattava modo di occultarla e possibilmente di infrenarla, non perché era contraria, ma per sperimentare nel fatto la disposizione del Signore. E so che questo suo modo di agire le fu proibito dal suo confessore e da altri sacerdoti competenti.

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A conclusione una sola domanda: quando parliamo o scriviamo di Moscati siamo veramente coscienti di tutto quel che dobbiamo a Nina come "agiografa a viva voce"?

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