Il ministero dell'esorcismo nella chiesa del Gesù Nuovo
Pasquale Puca s.j.

Tra i suggerimenti dati più frequentemente alle persone incontrate, in riferimento anche alle loro particolari situazioni individuali o familiari, ne vengono qui indicati tre.

L'Arcangelo Michele, che la Chiesa invoca come difensore da ogni insidia del demonio
e dei suoi seguaci.

Il primo è quello di continuare sempre, con filiale fiducia in Dio, o di riprendere al più presto e con ferma decisione se fosse stata interrotta, un'abituale e autentica pratica religiosa, nella linea cioè dell'insegnamento e della vita della Chiesa. Anzitutto attraverso un frequente, filiale, sincero dialogo con Dio, che sempre paternamente accoglie, ascolta, parla e soccorre chi si rivolge a Lui con fede e amore. Ma anche attraverso una frequente pratica dei sacramenti della Penitenza e della Eucaristia: due doni di inestimabile valore e di straordinaria efficacia spirituale offerti da Cristo ai suoi discepoli. Infatti, la sorprendente forza divina che essi comunicano a chi li riceve con fede, da un lato, purifica la persona dal male commesso, che la degrada e offende Dio che abita in essa e, dall'altro, le comunica una misteriosa energia interiore perché, nonostante il perdurare di situazioni difficili, essa sia capace di agire secondo i criteri evangelici annunciati dalla Chiesa in nome di Cristo: non rendere a nessuno male per male; non farsi giustizia da sé; non lasciarsi vincere dal male, ma vincere con il bene il male; perdonare le offese ricevute; essere perseveranti nel fare il bene.

Il secondo è di evitare accuratamente di soffermarsi con la memoria nel ricordo di incresciose situazioni del passato: torti ricevuti o errori personali che, forse, potevano essere evitati se ci fosse stato un aiuto concreto e tempestivo da parte di chi avrebbe potuto darlo ma non lo ha dato. Ciò allo scopo di non correre il rischio di accogliere, alimentare e, probabilmente, tradurre in atti di personale rivalsa i sentimenti di rancore e lo spirito di vendetta nei confronti di chi si ritiene sia stata persona scorretta, sleale o malvagia.

Il terzo è quello di rendersi familiare la Parola di Dio. Il Papa Benedetto XVI nella sua Esortazione postsinodale Verbum Domini (30 settembre 2010) ne sottolinea l'utilità e l'importanza quando fa rilevare che "non dobbiamo mai dimenticare che a fondamento di ogni autentica e viva spiritualità cristiana sta la Parola di Dio annunciata, accolta, celebrata e meditata nella Chiesa" (n.121). Sembra, perciò, più che mai utile, anzi necessario, che in situazioni di spirituale disagio interiore perché disorientati, demotivati, scoraggiati o fortemente condizionati da sentimenti di gelosia, da desiderio di successo e di benessere personale o familiare da realizzare a qualunque costo e utilizzando qualsiasi mezzo, risulterà senz'altro illuminante, costruttivo e rasserenante dare ascolto a Dio che anche oggi parla ad ogni persona: nell'intimo della sua coscienza, ma anche attraverso la personale lettura del l'uno o l'altro testo biblico dell'Antico e del Nuovo Testamento, di cui la Chiesa è depositaria.

Sarebbe certamente poco saggio infatti, in situazioni di particolare sofferenza e disagio interiore, non prendere in considerazione analoghe esperienze vissute da altri, insieme con la loro testimonianza riguardo ai principi da loro avuti presente ed ai criteri seguiti per venirne fuori. Basterà ricordare, perciò, e prendere in considerazione anche solo qualche breve espressione dell'uno o l'altro testo biblico. Ad es.:

* "Il Signore veglia sul cammino dei giusti" (Salmo 1);
* "La mia difesa è nel Signore, egli salva i retti di cuore" (Salmo 7);
* "Dio è per noi rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce" (Salmo 45);
* "Sei tu, Signore, la difesa del giusto!" (Salmo 70);
* "Invocavano il Signore ed egli rispondeva" (Salmo 98);
* "Non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal male" (Matteo 6, 13);
* "Dio è amore: chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1 Lettera di Giovanni 4,16);
* "L'amore non fa nessun male al prossimo" (Lettera ai Romani 13, 10);
* "Non stanchiamoci di fare il bene" (Lettera ai Galati 6,9).

Solo in pochi casi è sembrato necessario proferire veri e propri esorcismi a norma del canone 1172 del Codice di Diritto Canonico, usando l'una o l'altra formula: invocativa o imperativa, previste dal Rito degli esorcismi pubblicato il 25 novembre 2001 dalla Conferenza Episcopale Italiana. Nella maggior parte dei casi vi è stata unicamente una particolare preghiera di liberazione.

Si è cercato, tuttavia, di offrire sempre alle persone opportuni suggerimenti, motivati consigli e concrete indicazioni di comportamento, sulla base di quanto recepito nel corso del colloquio. Non sono poi state trascurate, all'occorrenza, alcune necessarie precisazioni o doverose puntualizzazioni.

La prima, quella di evitare di confondere l'opportuno e, talvolta, doveroso ricorso all'Esorcista con la consultazione di un mago, di un indovino o di un cartomante. La seconda, nella espressione della propria religiosità non andare alla ricerca di ciò che è sensazionale o sconfina nello spettacolo. La terza, di fronte a determinati e chiari disturbi fisici o psichici, insieme ai mezzi spirituali offerti ai credenti dalla Chiesa, a prescindere dalla vera causa da cui essi sono originati, non trascurare la opportuna e, talvolta, necessaria e non rinviabile consultazione di un medico; badando, però, che egli sia possibilmente dotato di una vera competenza professionale e di sicura onestà etica.

Tra le raccomandazioni abitualmente rivolte a coloro che hanno confidato di vivere in situazioni di particolare disagio e sofferenza interiore, soprattutto nei propri rapporti relazionali (in famiglia, negli ambienti di lavoro, con gli amici), vi sono state le seguenti: evitare accuratamente ogni pratica chiaramente superstiziosa, come pure ogni espressione di religiosità non pienamente in sintonia con l'insegnamento e la fede vissuta della Chiesa; perdonare cristianamente coloro dai quali si è ricevuto dei torti che hanno recato offesa personale e, perciò, interiore sofferenza; praticare frequentemente, con fiducia nella paterna bontà di Dio il sacramento della Riconciliazione e della Penitenza, nella cristiana persuasione che esso è la prima ed essenziale espressione di un vero e proprio esorcismo: sia per l'eliminazione della colpa commessa e l'accrescimento delle energie spirituali, conferite misteriosamente al credente per una sua vittoriosa lotta contro l'influsso ed il potere del Maligno, sia per la sua rinnovata e motivata fiducia nella paterna bontà e misericordia di Dio che ama, accoglie ed ascolta chi - per la fede nel suo Unigenito - è egli pure suo figlio.

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Le constatazioni, le riflessioni ed i suggerimenti che seguono, sono espressione di una personale esperienza vissuta quotidianamente nell'esercizio di un ministero pastorale da circa cinque anni. Con l'auspicio che, in qualche modo, direttamente o indirettamente, possano giovare sia a chi, forse, è personalmente interessato ad affrontare l'uno o l'altro aspetto dell'innegabile problema del male e a difendersi dalle molteplici insidie del Maligno, sia a quanti, nelle famiglie o nelle diverse realtà della comunità ecclesiale, desiderano aiutare chi è vittima dell'azione malefica del demonio.

Anzitutto, riguardo alle preghiere comunitarie cosiddette di liberazione, è raccomandata sempre la presenza di un Sacerdote che, però, non deve mai passare dalla preghiera per ottenere la guarigione a quella di liberazione intesa come esorcismo. Questo, infatti, non è consentito né ai fedeli laici, né ai Sacerdoti non autorizzati espressamente dal Vescovo.

Il più delle volte si è trattato di persone interiormente turbate, con notevoli sofferenze spirituali e, talvolta, anche fisiche, spesso originate da incresciose e spiacevoli esperienze personali vissute - anche se non sempre cercate - in famiglia o in altri ambienti. Gli stati d'animo che ne conseguono sono caratterizzati da: sconforto, paura, mancanza di fiducia in se stessi e negli altri, sentimenti di ribellione, di rancore o di vendetta, abbandono della pratica religiosa oppure una religiosità che - in qualche caso - è più vicina alla superstizione che ad un'autentica espressione di fede cristiana della Chiesa.

Non sono mancati, però, casi di persone vittime di malefici, legature, maledizioni o altre forme di cattiveria da parte di gente malvagia, gelosa o vendicativa: con il concorso di persone malefiche che praticano forme di occultismo, riti satanici o altre forme di magia o stregoneria, spesso a scopo di lucro; con ripercussioni dannose molteplici sulle persone che ne sono vittime; soprattutto nella sfera della salute fisica e psicologica, degli affetti, del lavoro, degli affari e del proprio senso della vita.

Va sottolineato che la superstizione aumenta quando manca una vera fede in Dio. Una fede, cioè, vissuta in una filiale e fiduciosa comunione con Lui, accogliendone e praticandone i Comandamenti, invocando quotidianamente il suo aiuto e, all'occorrenza, il suo perdono per comportamenti - nella vita personale, familiare e sociale - non conformi alla sua Parola, all'insegnamento della Chiesa e, soprattutto, alla santità stessa di Dio, di cui si è diventati partecipi con il Battesimo.

Quando diminuisce la fede in Dio, subentra la superstizione. Quindi comincia il ricorso ai maghi, con una pratica religiosa solo formale. Non rendendosi conto che, frequentare maghi allo scopo di ottenere la liberazione da malefici di cui si ritiene di essere stati vittima o per vendicarsi, allo stesso modo, di persone di cui si pensa di aver subito la cattiveria, si compie un vero e proprio atto di idolatria che, perciò, offende Dio e allontana dal bene e dalla pace interiore, valori inestimabili per ogni persona.

Vi sono stati, purtroppo, sia pure in numero abbastanza limitato, anche casi di persone vittime di vere e proprie vessazioni, ossessioni e possessioni diaboliche.

I rimedi principali ed anche più efficaci in questi casi, nonostante talvolta possano sembrare lenti ad agire, sono quelli indicati nel Vangelo, cioè il ricorso ai mezzi di Dio: gli esorcismi, le preghiere, i sacramenti, i sacramentali o, più semplicemente, una totale e concreta fiducia in Dio; nella persuasione della verità delle parole dell'Apostolo Paolo: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?" (Lettera ai Romani 8,31).

Dio, infatti, è amore ed è più grande del Maligno e dei suoi seguaci.

E' necessario, pertanto, aiutare i fedeli vittime delle insidie del Maligno ad accogliere Dio nella loro vita: apprezzando e valorizzando il dono della sua amicizia, della sua luce e della sua forza; facendo sì che la propria realtà nella sua interezza (pensieri, aspirazioni, comportamenti abituali), non sia resa - o non resti - una dimora incompatibile con la presenza e l'azione paterna di Dio.

Ciò significa aiutarli ad affrontare, con la fiducia e la perseveranza che offre lo Spirito a coloro che credono al Figlio e al suo Vangelo, l'innegabile faticosa lotta contro il male: rinunciando con coraggio alle lusinghe del demonio e ai falsi beni che egli offre; sopportando con rinnovata fiducia in Dio gli innegabili disagi derivanti dal loro rifiuto per non rinunciare all'amicizia con Dio ed alla gioia della sua presenza nella propria vita.

Ciò sarà possibile ed efficace attraverso una fede in Dio che diventa autentica fiducia e vero amore nei suoi riguardi e si concretizza quotidianamente nella preghiera; nell'abituale ascolto di Dio, attraverso la lettura orante della sua Parola; nella frequenza dei sacramenti della Penitenza e della Comunione eucaristica; nel desiderio sincero di lasciarsi illuminare e guidare da Dio; nella necessaria perseverante prudenza, onde evitare ogni sconsiderata occasione di peccato.

E' infatti sempre attuale e illuminante la Parola del Signore riportata nelle Sacre Scritture: "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino" (Salmo 118,105). "Ecco, sto alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Apocalisse 3,20).

"Il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano" (Luca 11, 13). "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui" (Giovanni 6, 56).

La vigilanza deve essere esercitata soprattutto nei confronti dell'azione ordinaria del Maligno, con la quale egli tenta le persone perché commettano il male e si allontanino da Dio. Proprio la tentazione è il pericolo più grave e dannoso, perché si oppone espressamente al progetto salvifico di Dio ed all'edificazione del suo Regno.

Satana riesce ad impossessarsi di ciò che la persona umana ha di più intimo e prezioso quando essa, con atto libero e cosciente, rifiuta Dio e si mette in suo potere con il peccato. E' questa la ragione fondamentale per cui il credente deve sempre vigilare per non essere vittima dell'inganno del demonio e pregare ogni giorno con le parole suggerite da Gesù: "Padre, non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male" (Matteo 6,13).

Per il cristiano è motivo di fiduciosa speranza e di serenità interiore nella sua lotta contro il male, il sapere che Gesù Cristo ha vinto Satana. Egli è "il più forte" che ha vinto "il forte" (cfr. Efesini 1,21; Luca 11, 22). In Lui vincitore, anche il credente radicato in Cristo non solo sarà reso capace di vincere il male, ma di superare anche la paura del demonio, quale stato d'animo che intristisce e paralizza la vita.

Ciò non esclude, tuttavia, la necessità di una continua vigilanza, secondo la realistica e sempre valida raccomandazione dell'apostolo Pietro: "Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede" (1 Lettera di Pietro 5, 8-9).

L’esperienza suggerisce di aiutare pastoralmente i fedeli ad evitare il più possibile due errori, ambedue molto dannosi. Il primo è quello di trascurare sistematicamente nella propria vita - anche se non vengono negati o espressamente rifiutati - alcuni valori religiosi fondamentali per il cristiano. Quei valori cioè che, per la loro importanza, sono invece costantemente raccomandati dalla Chiesa perché fondati nella Parola di Dio e nell'insegnamento e nella testimonianza degli Apostoli e dei loro successori, come pure nella liturgia della Chiesa.

Si tratta di quei valori che rendono il cristiano motivato e capace di amare il prossimo e di perdonare le offese ricevute; di preferire sempre, nei suoi comportamenti, la verità e l'onestà; di attingere dalla propria coscienza - rettamente formata e cristianamente illuminata sia attraverso un fiducioso dialogo con Dio nella preghiera personale, sia mediante la pratica frequente dei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia - i criteri fondamentali delle proprie scelte personali abituali, affinché esse siano una chiara e tangibile espressione del proprio essere e agire di discepolo di Cristo.

Segno, o anche soltanto indizio, di questa disattenzione verso alcuni valori religiosi proposti dalla Chiesa ai credenti insieme con alcuni mezzi da essa ritenuti indispensabili perché la fede del cristiano sia da lui non soltanto proclamata ma anche vissuta, è una sorta di religiosità secolarizzata, che talvolta è espressa non solo con l'abbandono di ogni pratica religiosa, ma anche con una certa banalizzazione di alcune tradizionali convinzioni del credente per non lasciarsi danneggiare dal Maligno. Realtà che con troppa superficialità viene forse considerata di altri tempi e di cui sarebbe ingenuo occuparsi oggi. Mentre, al contrario, alla luce del Vangelo e dell'insegnamento anche contemporaneo della Chiesa, il Maligno e i demoni non solo esistono, ma agiscono tuttora nella storia personale e comunitaria degli uomini. Basti ricordare che nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, approvato e promulgato dal Papa Benedetto XVI, è affermato tra l'altro: «Il Male indica la persona di Satana che si oppone a Dio e che è "il seduttore di tutta la terra" (Apocalisse 12, 9)» (n. 597).

Il secondo errore da evitare è, invece, quello di attribuire, con troppa superficialità, a malefici da parte di parenti o conoscenti le sofferenze personali o di persone di famiglia causate da malattie, perdita di lavoro, problemi e difficoltà di vario genere. Ciò induce a ricorrere a pratiche superstiziose o anche a vera e propria magia, pensando di porre rimedio così ai mali di cui ci si ritiene vittima. In questo modo, piuttosto che riflettere serenamente sulle possibili reali cause delle difficoltà in cui ci si trova e ricercare con diligenza ed onestà, ma anche con la necessaria fiducia in Dio, realistiche e concrete soluzioni ai problemi, si ricorre a forme di religiosità chiaramente non cristiane, perché inficiate da vera e propria superstizione.

Di qui, l'indispensabile impegno pastorale della Chiesa nell'illuminare ed aiutare quei fedeli che vivono situazioni interiori difficili e sofferte affinché, da un lato, non vadano alla ricerca del sensazionale né cedano alla stolta credulità di chi vede interventi diabolici in ogni contrarietà o anomalia che devono fronteggiare nella loro realtà personale o familiare, ritenendo di potersene liberare rincorrendo a loro volta a chi pratica la magia oppure ostenta di possedere poteri occulti o medianici per liberare coloro che sono stati vittime proprio di questi poteri. Ma anche perché, opportunamente illuminati e guidati, non siano vittime, d'altro lato, di un razionalismo preconcetto, per cui escludono a priori l'esistenza e l'azione del Maligno nel mondo, trascurando quella necessaria prudenza e quel doveroso discernimento che la Chiesa si premura di raccomandare ai fedeli perché non si lascino danneggiare da chi è «omicida fin dal principio» ed è «padre della menzogna» (Giovanni 8, 44); riponendo sempre la propria fiducia in Cristo, che ha definitivamente spezzato il dominio dello spirito maligno perché è «il più forte» che ha vinto «il forte» (cfr. Luca 11, 22).

È importante sottolineare, infine, che la vigilanza cristiana contro il male deve essere esercitata soprattutto nei confronti dell'azione ordinaria di Satana, con la quale egli tenta gli uomini al male. È quindi proprio la tentazione il pericolo più grave e dannoso per l'uomo. Con il peccato, infatti, Satana riesce ad impadronirsi di ciò che egli ha di più intimo e prezioso: l'amicizia con Dio.


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