Far sperimentare a chi si confessa
la tenerezza di Dio verso i peccatori pentiti
Pasquale Puca s.j.
[Per il testo completo del discorso, cfr L'Osservatore Romano, 8 marzo 2008]

Lo ha raccomandato il Santo Padre Benedetto XVI venerdì 7 marzo 2008, parlando ai partecipanti al corso per il foro interno, organizzato dal la Penitenzieria Apostolica. Al centro del sacramento della Riconciliazione, ha fatto osservare il Papa, "non sta il peccato, ma la misericordia di Dio, che è infinitamente più grande di ogni nostra colpa".

La confessione aiuta il cristiano a conformare sempre più
la sua vita a quella di Cristo Gesù

Dopo un paterno saluto rivolto ai "benemeriti Religiosi di diversi ordini che amministrano il sacramento della Penitenza nelle Basiliche Papali dell'Urbe", il Santo Padre ha raccomandato a tutti i ministri di questo importante sacramento della Chiesa, di "far sperimentare oggi a chi si confessa quella tenerezza divina verso i peccatori pentiti che tanti episodi evangelici mostrano con accenti di intensa commozione".

"E' questo - ha affermato Benedetto XVI - il messaggio che occorre trasmettere: ciò che più conta è di far comprendere che nel sacramento della Riconciliazione, qualsiasi peccato si sia commesso, se lo si riconosce umilmente e ci si accosta fiduciosi al sacerdote confessore, si sperimenta sempre la gioia pacificatrice del perdono di Dio".

Invece, "quando si insiste solo sull'accusa dei peccati, che pure deve esserci e occorre aiutare i fedeli a comprenderne l'importanza, si rischia di relegare in secondo piano ciò che in esso è centrale, e cioè l'incontro personale con Dio, Padre di bontà e di misericordia". Ma, ha aggiunto il Papa, "l'impegno dei Pastori, e specialmente dei confessori, deve essere anche quello di porre in evidenza il legame stretto che esiste tra il sacramento della Riconciliazione e un'esistenza cristiana orientata decisamente alla conversione".

"La nostra vita cristiana - ha fatto osservare il Papa - deve tendere sempre alla conversione e quando ci si accosta frequentemente al sacramento della Riconciliazione resta vivo nel credente l'anelito alla perfezione evangelica. Se viene meno questo anelito incessante, la celebrazione del sacramento rischia purtroppo di diventare qualcosa di formale che non incide nel tessuto della vita quotidiana".


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