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Articolo in relazione al Convegno Nazionale dell’Ordo Virginum del 23-27 agosto 2008,
pubblicato su Avvenire del 29 agosto 2008
Il convegno nazionale che si è chiuso il 27 agosto 2008 a San Giovanni Rotondo, all'ombra di san Pio da Pietrelcina, ripropone all'attenzione della Chiesa italiana una nuova esperienza di spiritualità femminile che merita grande attenzione da parte delle Chiese locali.
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L'Ordo Virginum rappresenta una delle novità del Concilio Vaticano II ed è stato riconosciuto dal canone 604 del nuovo Codice di diritto canonico, con un proprio rito, approvato da Paolo VI nel 1970. La consacrazione delle vergini, per la verità, è molto antica e ne troviamo le tracce non solo in sant'Ambrogio ma in molti padri dell'Oriente e dell'Occidente. Le vergini consacrate sono vere consacrate, che vivono nel mondo; non hanno un abito né una residenza comune, ma esprimono, con la loro vita, una forma di consacrazione di altissimo valore. Com'è avvenuto per il diaconato permanente, in Italia, l'Ordine delle Vergini non ha ancora avuto una grande espansione; esiste solo in alcune diocesi, ma si va lentamente sviluppando e soprattutto sta crescendo l'interesse della comunità verso questa nuova forma di consacrazione.
Nel ripristinare l'Ordo Virginum, la Chiesa non ha voluto indicare obblighi particolari, all'infuori della loro dedicazione alla Chiesa locale, al cui servizio sono legate nelle forme che il vescovo vorrà richiedere e indicare. Quello che è richiesto alla vergine consacrata è di vivere la verginità come un grande dono del Signore e di offrire tale dono nell'integralità della vita. Con la verginità è richiesta anche la sobrietà di vita, la condivisione con i poveri e l'obbedienza, che vuol dire abbandono alla volontà divina e apertura alle esigenze della Chiesa universale e della Chiesa locale, la propria diocesi.
La verginità e la dedicazione alla Chiesa sono i capisaldi dell'OrdoVirginum, ma la vita deve essere scandita dalla preghiera, dalla liturgia delle ore e dalla vita eucaristica e mariana.
La consacrazione delle vergini spetta solo al vescovo diocesano, che le conferisce pubblicamente, quando si è fatto un lungo cammino di discernimento vocazionale, seguito da un sacerdote esperto. Si tratta di una nuova forma di consacrazione, riconosciuta dalla Chiesa, che si aggiunge alla consacrazione religiosa che vede tante donne dedite solo a Dio e alla Chiesa nei vari Istituti religiosi antichi e nuovi.
Il vecchio Codice di diritto canonico vietava di consacrare donne che vivevano nel mondo, ma il Vaticano II ha riconosciuto che anche le donne che vivono nel mondo - e che non sono suore o religiose - possono realizzare una forma alta di consacrazione e costituiscono una vera ricchezza per la Chiesa.
Le vergini consacrate non appartengono né a un Ordine né formano un'associazione nuova ma sono parte integrante della Chiesa locale; vivono la loro spiritualità da sole o in famiglia, svolgono il loro lavoro, possono associarsi, come in realtà avviene per le vergini del nostro Paese, ma la loro vita è segnata da una "dedicazione di amore a Cristo e alla Chiesa". C'è da sperare che l'Ordo Virginum sia ancora più conosciuto e amato dalle nostre diocesi.
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