"Il campo visivo di una signorina moderna" secondo Giuseppe Moscati
Alfredo Marranzini s.j.

Aprendo per caso la biografia di Moscati, scritta con molta scioltezza e brio da Fernando Bea (1) mi è capitato sott’occhio lo schizzo di Moscati, che lo storico designa: "saggio umoristico-psicologico-morale". Mi è subito venuto il riso, ben sapendo che esso è questo, ma anche qualcosa di più. Ho voluto perciò andare alla fonte, che è la biografia stesa su documenti inediti da Ercolano Marini. Questi, dopo aver citato alcune frasi vivaci e umoristiche che sfuggivano dal labbro dell’insigne clinico e facevano sorridere lui stesso, aggiunge:

Il disegno umoristico di S. Giuseppe Moscati

" Il suo spirito acuto si riverbera non solo nelle sue parole, ma anche in qualche schizzo e disegno che la sua abile mano di artista traccia scherzando, a volte in piena conversazione, sul primo foglio di carta o sulla più semplice tavoletta che trova a portata di mano, come può vedersi nel bozzetto, di cui si riproduce il clichè " (2).

Celestino Testore riferisce le parole di Marini e porta a conferma lo schizzo sul campo visivo di una signorina moderna con la zona cieca e quella luminosa, e con al centro un merlo cioè il marito: è questa " una splendida prova della capacità artistica di Moscati e nello stesso tempo offre nella sua lepidezza arguta una meravigliosa lezione che fa pensare e seriamente riflettere " (3).

Orbene nel 1947, trovandomi nella casa di Moscati, domandai a suo fratello Domenico, a chi si riferisse Peppino. Egli senza esitare mi rispose:"Ad Eugenio, che purtroppo ha sposato Teresa Melina, ansiosa solo di lusso e divertimenti. Ciò irritava molto Peppino, che un giorno a pranzo pose sul piatto del fratello lo schizzo".

In questo, fuori del cerchio, è delineata con disegnini la zona cieca per la signorina moderna: il santuario della casa, il lavoro dell’uomo, l’altro mondo, il motore a scoppio per l’automobile, l’arte vera, centri di studio, la cucina, Guglielmo Marconi inventore della radio, Thomas Edison inventore del cinematografo; virtù: esperienza della realtà della vita, profondità del sentimento, ecc.

Nel cerchio, la parte luminosa abbraccia: il coiffeur (barbiere), la tintura, il tailleur (sarto), lo chef del ristorante, il cronista mondano, il blasone, la cronaca pettegola, il tenore; per virtù: superficialità, esplosione rapida e fugace di affetto, l’automobile. Nel cerchio una gabbia con un merlo e con la scritta " X = Y il marito ", punto culminante del campo.

Tra parentesi quadre, in fondo alla pagina: " N. B. il lettore è libero sostituire al "moderna" il nome che vuole… ". Incuriosito, ho voluto vedere nel Summarium come Eugenio ha deposto sui gusti e il tenor di vita del fratello Peppino. Cito solo qualche frase.

" Il solo svago che il Servo di Dio ammetteva e consigliava e che personalmente amava molto ( pur non potendo negli ultimi anni per ragioni professionali avvalersene) era il passeggiare nelle campagne con persone familiari ed amici. Non trovava opportuno frequentare luoghi di divertimento, quali teatri, cinema ecc. " (4).

" Ricordo una frase che il Servo di Dio soleva dire a me che ero preoccupato per le cose temporali: minor lusso, vita semplice " (5). Nonostante che Eugenio da ingegnere doveva guadagnare, esuberante era la spesa per l’affitto del fastoso appartamento in Via Cesareo Console n. 3, per le esigenze vitali, ma soprattutto per il lusso e le compre superflue della moglie Teresa Melina e del figlio Franco.

" il Servo di Dio, mio fratello, ebbe molto a cuore la carità verso il prossimo… Tutta l’opera sua la spendeva gratuitamente e quel poco di emolumento che prendeva da clienti che riteneva abbienti e ricchi egli lo disponeva in opere di beneficenza e carità. Per complice nel fare il bene al prossimo aveva la nostra sorella Nina. Egli dava al prossimo molto, anzi troppo secondo le mie vedute personali. Forse toglieva alla famiglia una maggiore agiatezza…" (6).

"Mio fratello non amava l’agiatezza e riteneva superflua qualunque comodità. Si accontentava di tutto,senza mai una protesta, ed inculcava negli altri la vita semplice e scevra di ogni lusso. Non ammetteva divertimenti, tranne che quelli sani, quali una passeggiata in campagna o la villeggiatura nel nostro paesino d’origine, [S. Lucia di] Serino, che egli amava moltissimo. Non frequentava né consigliava teatri e simili, tranne rarissime volte, nelle quali qualche dramma storico, di grande autore, era trattato da grande attore, nel qual caso, pur non andandovi, consigliava che i fratelli andassero…

Non concepiva acquisto di gioielli, di automobili o servizi di casa e di vita privata lussuosi, tanto meno di banchetti e simili… Era assolutamente incapace di qualunque ricercatezza nel vestire e di ogni altro genere. Eccitava tutti all’esercizio della virtù del distacco dalle cose terrene. Sempre con coraggio e con spirito benevolo e caustico insieme, e dirò specie con mia moglie [Teresa Melina], egli esercitava continuamente questo potere persuasivo, consigliando di evitare sperpero di danaro per cose lussuose o per vanità o per tutto quanto non rientrava nella concezione di una vita semplicissima, quale lui sognava " (7).

La deposizione di Eugenio (8), mentre ci fa conoscere lo stile di vita praticato da Giuseppe Moscati e desiderato da lui per i suoi familiari, ci svela che il "merlo" è suo fratello Eugenio e la "signorina moderna" sua cognata.

"Io non sono lo zio d’America!"

Purtroppo la lezione non ebbe il suo effetto. Teresa Melina e forse anche Eugenio facevano fare dal loro unico figlio Franco (9) richieste di aiuto a Peppino. Questi dava qualche piccola somma ma, forse intuendo una vera necessità, gli inviò, il 1º febbraio 1927, ben £. 500, accludendo questa lettera.

Mio caro Franco,
Ma credi che io sia lo zio d’America?! Io sono povero: ecco tutto. E i poveri non sono amati. Ma è bene che te lo dica, perché se da una parte finirai di farmi la corte, dall’altra non commetterai più sciocchezze!
Quei pochi soldi che ho debbo lasciarli ai pezzenti come me. Se li commettessi a te, li dilapideresti in scemenze varie.
Tu lavora, lavora. Impara bene i tuoi compiti di scuola, impara le lingue moderne. Spendi il tempo, che dissipi nei cinematografi e nell’ozio, a migliorare la tua cultura. Acquisterai così tesori, che in avvenire ti frutteranno gloria e ricchezza.
Ma sii umile sempre, anche quando avrai conquistato la lode e l’applauso.
Ti invio £. 500, che scottano e come! E pensa che tu potresti fare tanto bene ai tuoi, essere un angelo di bontà, di pazienza, di studiosità, essere l’esempio della perfezione religiosa.
Leggi i libri buoni, gli esempi di tanti ragazzi, che con la dolcezza, il sacrificio, l’orazione a Dio attirarono al bene parenti poco osservanti (bada che non parlo dei tuoi parenti)
(10).
Ma se tu sarai un buon figliuolo sempre, allora poi… è un altro paio di maniche(11).

A distanza di poche settimane dall’invio di questa ramanzina lo zio Peppino spirò all’improvviso. Il nipote Franco, divenuto erede non solo dei beni dei suoi genitori ma anche di quelli dei suoi zii Gennaro, Anna e Domenico, che non si erano sposati, si lasciò coinvolgere in un’impresa edilizia, che poco dopo andò in fallimento. Franco, per non subire conseguenze penali, vendette tutti i beni ereditati, compreso il palazzo gentilizio di S. Lucia di Serino, con la cappellina della Madonna del Carmine tanto cara al Santo.

Nel suo scritto su Come recito l’Ave Maria questi annota: " Nunc et in hora mortis nostrae ": penso alla Madonna, che consente sia venerata sotto il nome del Carmine, protettrice di mia famiglia; confido nella Vergine che sotto il titolo del Carmine arricchisce di doni spirituali i moribondi e libera le anime dei morti nel Signore! " (12)

Speriamo che la Vergine del Carmine sia misericordiosamente venuta incontro a Franco, con cui si è estinto il ramo dei Moscati, da cui deriva il Medico Santo!.

Nell’istrumento rogato a Troiani di Serino (AV) in casa Mariconda dal dott. Mario Linarez, notaio iscritto al Collegio notarile distrettuale di Avellino e residente in Solofra, con l’ufficio in via A. Landolfi 17, assistito dai testimoni Mariconda Mario, dottore in legge, e dal contadino Ginolfi Rocco, ambedue nati e domiciliati a Serino, l’ingegnere Francesco Moscati, nato e domiciliato in Napoli, in via G. Fiorelli, 5, " premette che gli pervenne – fra altri beni, in successione testamentaria dello zio Domenico Moscati fu Francesco, apertasi in Napoli il 13 agosto 1953 con testamento olografo del 24 aprile 1953 depositato e pubblicato presso il notaio Antonio Ernesto De Feo da Napoli, con verbale del 2 ottobre 1953, trascritto in Avellino il 18 gennaio 1984 al n. 823, la parte sinistra della casa palazziata composta di più vani fra terranei e soprani… e con giardino annesso di circa are 5,77… ".

Il manoscritto di S. Giuseppe Moscati su come recitava l'Ave Maria

L’ing. Moscati, reputando non conveniente continuare a tenere detta proprietà, è venuto nella decisione di disfarsene ed avendo avuto richiesta di acquisto, vende:

  • alla sorelle Iolanda e Rosa Prudente, per £. 180.000, un comprensorio di quattro ambienti tutti a livello del primo piano e cioè una stanza a fronte di strada, con l’intero corridoio di accesso retrostante, tre soprani dietro il salone comune a fronte del cortile comune, il corridoio retrostante di disimpegno, il cosiddetto corridoio del pozzo, un altro corridoio che mena al giardino…, una zona del giardino di circa are 5,77…;
  • ai coniugi Preziosi Mariano e Festa Adalgisa, per £. 250.000, un comprensorio di fabbricato composto, in primo piano; da una cucina con gabbia di incomoda e oscura gradinata interna da servizio, che mena al pianterreno; da un corridoio di disimpegno; da una stanza innanzi alla sala da pranzo acquistata dai coniugi Ansante e Preziosi; da due stanzette contigue fra loro, addossate alla proprietà del Monastero di S. Maria della Sanità, e illuminate da un cortiletto; da tre altre stanze prospicienti per due lati nel medesimo cortiletto; da un pezzo del giardino. Restano comuni il salone di disimpegno al primo piano, la scalinata principale e la stanzetta d’ingresso, e un pezzo del giardino;
  • ai coniugi Preziosi Antonio e Nasta Raffaela, per £. 230.000, un comprensorio di fabbricato composto, al primo piano: da una cucina con forno e due dispensette; da un corridoio di accesso a una zona di giardino; da una stanza da pranzo e loggetta antistante; da un corridoio scuro di accesso al salone comune; da una stanza da letto sovrastante l’androne comune; da due terraneo contigui fra loro e con due porte;
  • ai coniugi Ansante Rocco e Preziosi Maria, per £. 140.000, un comprensorio composto, al primo piano: da una dispensetta; da un corrispondente ambiente sovrastante; dal corridoio che dà accesso a una porzione del giardino;
  • ai coniugi De Cristofaro Nicola e De Luca Maria Teresa, per £. 140.000, i due terranei contigui tra loro, sottostanti ai soprani di Mariconda Alfonso con accesso dal portone e da androni comuni;
  • a Marranzini Lilia, per £. 150.000, due soprani e un terraneo;
  • a Francesco Montella, per £. 80.000, un ambiente soprano e un terraneo adiacente alla cappella dedicata alla Madonna del Carmine.
  • Sono questi solo alcuni dati dell’istrumento n. 5711 di Repertorio = n. 941 della Raccolta Compravendite, il quale consta di 25 pagine.

    Alienazione della Cappella del Carmine

    Con l’instrumento, rogato il 23 aprile 1965 dal notaio Pasquale Titomanlio in Avellino, nel suo studio di via M. Del Gaizo n. 13, l’ingegnere Moscati Francesco, nato a Napoli il 20 settembre 1913 ed ivi domiciliato in via Roma 116, vendette per £. 150.000 al sig. Montella Francesco, nato a S. Lucia di Serino il 2 febbraio 1891 ed ivi domiciliato al Rione S. Rocco, " un vano terraneo detto Cappella, alla via Tommaso Marranzini n. 74… pervenuto, tra l’altro, al venditore in virtù della successione del defunto zio Moscati avv. Domenico fu Francesco, regolata dal testamento olografo, pubblicato dal notaio Antonio Ernesto De Feo il 1 ottobre 1953, e denunziata presso l’Ufficio del Registro di Napoli… Tenuto conto che il vano in oggetto è di antichissima costruzione e che da vari anni è stato trascurato nelle ordinarie manutenzioni, essendo inabitabile, viene di comune accordo convenuto e determinato il prezzo in £. 150.000 ".

    Il valore storico e religioso di questa piccola Cappella è inestimabile, perché essa è stata collegata con le vicende della famiglia Chiarella fino al 1653, quando fu acquistata con l’intero palazzo da Domenico Moscati e divenne il luogo ordinario di culto dell’intera discendenza.

    L’instrumento trascritto il 23 aprile 1965, ha il n. 70655 del Repertorio e il n. 6122 della Raccolta di compravendita.

    Note

    1. F. Bea, Storia di un medico,Maletti, Torino 1961, dopo p. 128.
    2. E. Marini, Il prof. Moscati della Regia Università di Napoli, Tip. Giannini, Napoli 1929, p. 141.
    3. C. Testore, Il professore Giuseppe Moscati della R. Università di Napoli, Tip. Giannini, Napoli 1934, p. 137.
    4. Neapolitana Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Josephi Moscati Viri Laici Positio. p. 11, § 29.
    5. Ib., p. 13, § 35.
    6. Ib., p. 15, § 43.
    7. Ib.,pp. 22-23, § 67-68.
    8. Nato ad Ancona il 17 settembre 1882, decedette a Napoli il 10 ottobre 1938. Da ingegnere collaborò molto alla ricostruzione della città di Messina dopo il terremoto calabro-siculo, Cf. Ib., p. 1, § 1.
    9. Nato a Napoli il 20 settembre 1913 e ivi deceduto il I° novembre 1984. Ho avuto occasione di conoscere lui e i suoi genitori. Eugenio nacque ad Ancona il 17 settembre 1882 ed è morto a Napoli il 20 ottobre 1938. Atto di morte 1708, P II B, Arenella, Napoli.
    10. Nel processo ordinario Eugenio Moscati depose: " A dir la verità sono stato per vari anni un po’ trascurato nell’osservanza del doppio precetto ecclesiastico [Messa domenicale e comunione pasquale]. Sempre ho fatto la promessa a me stesso di ottemperare a questo dovere di coscienza, ma circostanze varie me lo hanno fatto rimandare. Ciò nonostante prometto quanto prima di adempiere a quest’obbligo di cristiano e cattolico qual sono ". Summarium, p. 1,§ 3.
    11. In A. Marranzini, Giuseppe Moscati Modello del Laico Cristiano di oggi, ADP, Roma 2002, pp. 237-238.
    12. Ib., p. 78.


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