Giuseppe Moscati |
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Alfredo Marranzini s.j. |
Il 25 ottobre 1987 Giovanni Paolo II, dopo aver canonizzato Giuseppe Moscati, rivolgeva prima della recita dell’Angelus Domini, tra le altre, queste parole all’immensa folla che gremiva piazza S. Pietro: " Il nostro pensiero si volge oggi al Santuario della Beata Vergine del Rosario in Pompei, santuario molto caro al Dottor Moscati, che stamane ho avuto la gioia di proclamare Santo […].
Il Santuario di Pompei con la sua vasta risonanza a livello internazionale, con le moltitudini di pellegrini che vi confluiscono, col grande complesso di opere che lo attorniano, sta a testimoniare le potenti energie che il culto a Maria è in grado di suscitare, energie che si traducono, in definitiva, in un amore appassionato per l’uomo, tutto l’uomo, nella sua dimensione spirituale come in quella sociale e temporale " (1).
La sig.na Emma Picchillo, orfanella, che fu curata da Giuseppe Moscati e per qualche tempo fu ospite nella sua casa a Napoli, nel processo di beatificazione dell’insigne Scienziato, parlando della sua pietà eucaristica, depose:
Il Servo di Dio aveva un culto speciale per Gesù Sacramentato. Si comunicava, per quanto io sappia, tutti i giorni e molte volte con grande sacrificio. Difatti, siccome egli visitava infermi anche fuori Napoli, di ritorno da siffatte visite, in un’ora avanzata, entrava in Chiesa e si comunicava. E questo l’ho costatato per quattro volte nel Santuario di Pompei, di ritorno da Amalfi, Salerno, Campobasso, dove s’era recato per visitare infermi. In proposito mi ha detto: " Quanta dolcezza provo nel comunicarmi nel Santuario di Pompei ai piedi della Madonna; mi sembra di diventare più piccolo e Gli [a Gesù] dico le cose come sono"(2).
Il S. Padre, dopo aver riportato questa testimonianza, proseguì:
" Alle origini dell’opera di Bartolo Longo c’è […] l’amore per l’uomo, l’uomo sofferente della Valle di Pompei di fine Ottocento, degradato da una vita di stenti e di ignoranza. Bartolo Longo capì che ciò di cui quella povera gente aveva sommamente bisogno era la catechesi e la presenza materna e misericordiosa di Maria, resa più sensibile attraverso un umile quadro della Madonna del Rosario, collocato nella chiesetta di Valle di Pompei il 13 novembre del 1875.
Questo stesso quadro diventerà ben presto come il fulcro del movimento di culto e di carità a livello internazionale. Secondo l’illuminata intuizione di Bartolo Longo, la devozione mariana e il pio esercizio del Rosario dovevano essere, non soltanto per i poveri contadini della Valle di Pompei, ma per tutta la società, mezzi straordinariamente efficaci di promozione dell’uomo e di pacificazione universale.
Vogliamo oggi raccogliere l’invito, che ci viene dal Beato Bartolo Longo e dal novello Santo, il Dottor Giuseppe Moscati, a un rinnovato impegno di devozione a Maria. La Madonna di Pompei, venerata sotto il titolo di "Vergine del Rosario", ci indica un mezzo privilegiato per progredire nella devozione verso di Lei e per approfondire il nostro rapporto di fede e di amore verso il Figlio suo Gesù: la corona del Rosario.
La contemplazione dei misteri in cui si snoda la storia della nostra salvezza, l’invocazione a Dio Padre con le parole stesse che Gesù ci ha insegnato, il fluire ritmico delle Ave Maria, quasi ghirlanda di rose intrecciata intorno alla più pura, alla più bella, alla più santa di tutte le donne, la finale dossologia a glorificazione della Trinità divina, fanno del Rosario una preghiera straordinariamente ricca di contenuto, pur nella semplicità di una struttura che ne consente la recita nelle circostanze più diverse.
Riprendiamo in mano, carissimi Fratelli e Sorelle, la Corona del Rosario per esprimere la nostra venerazione a Maria, per apprendere da Lei ad essere discepoli diligenti del Maestro divino, per implorare la sua celeste assistenza tanto nelle quotidiane nostre necessità quanto nei grandi problemi che angustiano la Chiesa e l’intera umanità " (3).
A conclusione della preghiera mariana Giovanni Paolo II con parole improvvisate ricordava il messaggio che Giuseppe Moscati consegnava, in particolare, alle istituzioni e agli operatori sanitari dell’Italia e del mondo:
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| Il Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei. |
" … abbracciamo in questa preghiera tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri, infermiere e tutti gli altri che assistono i nostri carissimi fratelli e sorelle ammalati. Ci portiamo in spirito in tutti i luoghi privilegiati della carità, del servizio dell’uomo sofferente, del servizio alla vita, dall’inizio del suo concepimento nel grembo materno. E così ci troviamo di nuovo davanti al nostro carissimo Santo, Giuseppe Moscati, per pregare con lui come lui pregava il suo Rosario, il suo Angelus Domini nel santuario di Pompei, nella città di Napoli e dappertutto in Italia e fuori Italia " (4).
Moscati "recitava ogni giorno il Rosario"
Eugenio Moscati, fratello del Medico Santo nel processo diocesano depose: " Recitava il Servo di Dio tutti i giorni il Rosario, negli ultimi anni da solo, mentre nei primi anni della fanciullezza e gioventù il Rosario in casa nostra era recitato da mio padre quotidianamente insieme con tutti i figli e, dopo la morte di suo padre [21 dic. 1897], ciò veniva fatto da mia madre" (5).
Peppino Moscati attinse una particolare devozione alla Vergine del Rosario dallo stesso Bartolo Longo, che conobbe sin dalla propria fanciullezza. Infatti, quando il padre da Ancona fu trasferito nel 1884 alla Corte d’Appello di Napoli, si stabilì con la famiglia a via S. Teresa al Museo, 83. I coniugi Moscati, che già da tempo conoscevano la Beata Caterina Volpicelli, fondatrice delle Ancelle del S. Cuore, solevano portare spesso i figliuoli a pregare nel vicino Santuario del S. Cuore alla Salute e trattenersi con la Volpicelli. In queste frequenti visite Peppino incontra spesso Bartolo Longo, l’apostolo della Vergine del Rosario di Pompei, che aveva abitato presso l’Istituto delle Ancelle per qualche tempo dal 1872 e dove tornava spesso anche dopo che era passato con la Contessa Marianna Farnarano De Fusco al Palazzo Passero di Largo Salvator Rosa.
Moscati rimase quindi da fanciullo attratto da Bartolo Longo, di ben 39 anni più anziano di lui e, avvicinandolo di frequente, s’infervorava ancor di più nella devozione alla Madonna di Pompei e nell’amore ai poveri e ai malati, inoculati in lui soprattutto dalla mamma e dalla sua sorella Nina, che "ebbe per complice nel fare il bene al prossimo" (6).
Dopo la laurea, conseguita il 4 agosto 1903, divenne medico personale di B. Longo fino alla morte di questi; visitò spesso il Santuario della Vergine del Rosario portando con sé talvolta qualche assistente per farlo accostare ai sacramenti; aiutò con frequenti e generosi oboli le opere pompeiane e curò sempre gratuitamente gli orfani e gl’infermi dipendenti dalla Delegazione pontificia e gli altri da questa segnalati.
Lo sguardo e il cuore di Moscati ai piedi della Vergine del Rosario
Il fondatore del Santuario ringraziava Moscati o personalmente o per mezzo del proprio segretario Giovanni Battista Allaria, inviandogli anche in dono qualche rosario o delle pubblicazioni. In uno dei riscontri sempre puntuali abbiamo la più bella espressione della devozione del grande Clinico per la Regina del Rosario. Il 20 luglio 1926 così scriveva a Bartolo Longo:
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| Vergine del Rosario di Pompei, tanto venerata da S.Giuseppe Moscati. |
" … lei mi ha lusingato e onorato altamente con la sua lettera … e la ringrazio … dei magnifici doni, ricordi della sublime opera di Pompei, inviatimi. Dalla mia infanzia mi sono inteso trasportato verso la terra, ove la Regina del Rosario ha attratto tanti cuori e operato tanti prodigi. E voglia Ella, madre benigna, proteggere il mio spirito e il mio cuore in mezzo ai mille pericoli in cui navigo, in questo orribile mondo! Sempre che posso faccio una scappata a Pompei cosa oramai moltissime volte proibitami dalla assillante mia professione. Ma sempre che col treno passo fuggendo, in vista del Santuario, per recarmi lontano, il mio sguardo e il mio cuore è lì, ove tra gli alberi si intravede il campanile in costruzione, ai piedi del ciborio, su cui s’innalza l’immagine della Vergine! Mi perdoni se, scrivendo a Lei, vado col pensiero a tanti ricordi…mi creda sempre ai suoi ordini… " (7).
Il 29 marzo 1926 Moscati, dopo aver dato consigli terapeutici all’Amico, aggiungeva: " Avete fatto bene a ricevere l’olio santo, non perché il Signore vi voglia con sé, ma perché vi siete uniformato al consiglio della lettera cattolica di S. Giacomo (4, 14-15) il quale, allorché vedeva una malattia insistere, ordinava l’unzione come rimedio oltre che dell’anima, del corpo " (8).
Il 7 maggio Moscati scrive a B. Longo: " Voi siete stato l’Araldo della Vergine SS.ma e dovete, rimanendo ancora a lungo all’ombra del Santuario, essere testimone di tante e tante grazie e dei trionfi del Rosario. Io vi ho presente e, pur nel mare dei vincoli in cui giaccio, vi penso e … da quel peccatore che sono, prego Iddio per voi … Vivete dunque bene e a lungo, e dite come S. Martino longevo fra i suoi monaci oranti: non recuso laborem. S. Martino rimase a tribolare, sì, sulla terra, ancora, ma a consolare con la sua presenza i suoi fratelli, i suoi figli in Cristo, e a stimolarli nel lavoro della Vigna del Signore " (9).
Bartolo Longo subito rispose: " Le vostre parole sono un grande conforto alle mie sofferenze e, pieno di riconoscenza, ho invocato nell’ora della Supplica e invoco ogni giorno su di voi la benedizione e la protezione della Vergine di Pompei. Accetto l’augurio e, come S. Martino, ripeto: non recuso laborem. Ma ho bisogno delle forze! L’esaurimento mi impedisce di parlare, di sentir parlare e di pensare " (10).
In questo periodo Moscati, andando a Pompei per venerare la Madonna e visitare B. Longo, nel salutare il venerando Vegliardo un po’ scoraggiato esclamò: " Commendatore, con tutto il bene che ha fatto, la metteremo presto sugli altari ". E l’altro pronto: " Ma voi ci andrete prima di me! ". L’episodio mi fu riferito da Emma Picchillo che fu presente.
La sera del 3 ottobre alle ore 22 Moscati visitò per l’ultima volta il suo Amico infermo e, dopo aver constatato il sopraggiungere di una polmonite doppia, uscendo con gli occhi pieni di lacrime, esclamò: " Non c’è più nulla da fare! Don Bartolo ci lascerà fra qualche giorno ". Il 5 ottobre l’Araldo della Vergine rimetteva il suo spirito al Padre. Ma dopo sei mesi il 12 aprile 1927, il suo ancor giovane amico, Giuseppe Moscati, lo raggiungeva in cielo.
La risposta immediata di B. Longo a Moscati si è pienamente avverata. Giuseppe Moscati fu beatificato, il 16 novembre 1975, da Paolo VI e canonizzato, il 25 ottobre 1987, da Giovanni Paolo II; Bartolo Longo fu beatificato, il 26 ottobre 1980, dal S. Padre. Attendiamo ora la sua canonizzazione.
Note
1. Insegnamenti X, 3, Libreria Ed. Vaticana 1987, p. 927.
2. Summarium, p. 145, § 476.
3. Insegnamenti, pp. 927-928.
4. Ib., p. 929.
5. Summarium, p. 12, § 32.
6. Deposizione di Eugenio Moscati. Summarium, p. 5, § 43.
7. In Archivio Moscati, Gesù Nuovo, Napoli.
8. Ib.
9. Ib.
10. Ib.
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