Giuseppe Moscati Alfredo Marranzini s.j. |
Chi dà uno sguardo anche fugace alla storia medioevale scorge con facilità tracce di associazioni laicali sin dall'età carolingia, ma si rende anche conto che si è avuto un ampio movimento in proposito solo quando la popolazione di città e borghi hanno raggiunto maggiore maturità associativa. Sorgono perciò un po' ovunque le confraternite per la formazione cristiana dei loro membri, l'esercizio del culto e l'assistenza anche fisica di infermi e pellegrini.
Nel 1548 S. Filippo Neri fondò a Roma l'Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini, che offri assistenza a malati e pellegrini specialmente durante gli Anni Santi.
Più tardi, nel 1577, a Napoli alcuni artigiani istituirono presso la chiesa di S. Giacomo della Selleria l'Arciconfraternita di S. Maria Succuris Miseris. Però ben presto otto dei suoi membri si distaccarono dal gruppo per disparità di opinioni e sei di loro il 25 luglio 1578 riunitisi nella chiesa di S. Aspreno, decisero di dar vita ad una nuova compagnia con fini pedagogico-religiosi e assistenziali per pellegrini e infermi.
Su proposta del Primicerio da loro eletto, Bernardo Giovino, vollero darle il nome e le regole della fondazione promossa a Roma trent'anni prima da S. Filippo presso la chiesa di S. Salvatore in Campo. Sancita il 18 luglio l'aggregazione dell'Arciconfraternita appena incipiente a quella più importante di Roma, si ottennero le indulgenze e i privilegi di essa.
Intanto i confratelli napoletani trovano la loro sede in S. Arcangelo a Baiano e con le loro offerte iniziano il soccorso degli infermi con soli due letti, poi raddoppiati e portati a dieci, prendendo in fitto alcune stanze presso il Convento di S. Pietro ad Aram, ove si trasferirono il 22 marzo 1581 (1).
Già nel 1564 Fabrizio Pignatelli, cavaliere dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme (detto poi Ordine di Malta), aveva cominciato a costruire presso le nuove mura della città a Porta Medina una chiesa in onore della Natività della Vergine "per ivi appresso fondar un Ospedale per Albergo de' Pellegrini" (2).
Terminata la chiesa in stile classico ed essendo ancora in corso la costruzione dell'Ospedale, Gregorio XIII con bolla del 13 dicembre 1574 approvava e prendeva sotto la sua protezione le due opere da intitolarsi a "S. Maria Mater Domini, pauperum peregrinorum" e autorizzava l'Ospedale ad accettare da Fabrizio la donazione di tutti i suoi beni (3).
Morto costui nel 1577, i suoi esecutori testamentari, dopo quasi cinque anni di trattative, raggiunsero un accordo con Camillo Pignatelli, suo nipote, e offrirono alla Confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini Chiesa e Ospedale con la facoltà di costruirsi un oratorio per le celebrazioni liturgiche nei giorni feriali.
L'atto fu stipulato 1'8 agosto 1582 dal notaio Aniello Di Martino (4) e l'8 settembre i Confratelli dei Pellegrini si trasferirono in processione nella nuova sede, mentre con la bolla del 7 marzo 1582 Gregorio XIII aveva approvato la donazione, riservando ai Pignatelli, duchi di Monteleone (ora Vibo Valentia) il diritto di patronato sulla chiesa di S. Maria Mater Domini.
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Luogo dove fu posto il corpo di S.Giuseppe Moscati, nell'Arciconfraternita dei Pellegrini, prima della sua traslazione nella chiesa del Gesù Nuovo. |
Dopo quattro secoli l'Opera Pia dei Pellegrini è ancora in piena efficienza. La chiesa della SS. Trinità, sul posto del piccolo oratorio risalente al 1589, fu iniziata nel 1769 da Luigi Vanvitelli e dopo la sua morte (1773) fu portata a termine dal figlio Carlo nel 1776. L'Ospedale costruito sul suolo donato dai Pignatelli è stato più volte ingrandito e rifatto, specie dopo i danni subiti durante la seconda guerra mondiale.
L'Arciconfraternita ha rivestito del caratteristico saio rosso migliaia di membri di ogni ceto sociale, che hanno condiviso gli alti ideali di pietà e amore dei fondatori, adeguandoli con generosità e impegno alle necessità dei tempi. $ profondamente significativo che Giovanni Paolo II con paterna benevolenza e incoraggiamento abbia consentito che il 19 novembre 1983 fosse iscritto nell'Albo dell'Arciconfraternita, in cui figurano pontefici (5), santi, cardinali, vescovi, sacerdoti e professionisti di ogni genere, tutti animati dall' "amore di Cristo".
Il Medico Santo col "saio rosso"
Peppino Moscati frequentava solo da qualche mese le lezioni alla Facoltà di medicina, quando il 19 dicembre 1897 suo padre, che era iscritto all'Arciconfraternita dei Pellegrini, mentre partecipava con i suoi familiari alla Messa domenicale nella chiesa della SS. Trinità, fu colto da malore. Ritornò subito a casa, ma verso le 11 andò soggetto a emorragia cerebrale. Trascorsero due giorni di trepidazione, durante i quali l'infermo, senza perdere mai la conoscenza, ricevette i sacramenti, confortò la sposa e i figliuoli, raccomandò al primogenito Gennarino la sua famiglia e rimise serenamente il suo spirito nelle mani del Signore.
Fu questo per Peppino il primo vero dolore, ma, rassegnandosi al divino volere cominciò a comprendere ciò che scriverà nella lettera inviata il 20 gennaio 1920 a Carlotta Petrovella, affranta per la perdita di sua madre:
"La vita fu definita un lampo nell'eterno. E la nostra umanità, per merito del dolore di cui è pervasa, e di cui si saziò Colui che vesti la nostra carne, trascende dalla materia, e ci porta ad aspirare ad una felicità oltre il mondo. Beati quelli che seguono questa tendenza della coscienza, e guardano all'al di là dove saranno ricongiunti gli affetti terreni che sembrano precocemente infranti" (6).
Peppino rivivrà questo dolore e questo anelito ogni volta che pregherà nella chiesa della SS. Trinità, ma, a differenza dei fratelli Gennarino ed Eugenio che si erano iscritti alla Confraternita dei Pellegrini, egli fino all'età di 44 anni non avanzò mai la domanda. Così pure, nonostante i continui contatti con i gesuiti del Gesù Nuovo e i padri di S. Chiara, non chiese mai di essere ammesso tra i congregati mariani e i terziari di S. Francesco.
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Stemma dell'Arciconfraternita dei Pellegrini |
Il p. Pio Brizzi O.F.M., suo confessore, ci spiega perché non è stato terziario o membro di altre associazioni: "...temeva di non poter riuscire a soddisfarne gli obblighi. Ed io, rispettando la libertà di sua delicata coscienza, non osavo insistere" (7) .
Furono forse le insistenze dei fratelli e di altri amici a deciderlo a chiedere l'ammissione nella Confraternita dei Pellegrini. Il 30 marzo 1924 ricevette il "saio rosso" il Commendatore della Corona d'Italia, Professore Giuseppe Moscati" (8). Il Segretario, che così scrisse nell'Elenco dei Sigg. Confratelli, non poteva prevedere quanto depose il prof. Vincenzo Tramontano nel Processo di canonizzazione del suo amatissimo Maestro: "Mi risulta che l'on. De Nicola lo fece nominare Commendatore senza che il servo di Dio ne avesse fatto richiesta. Di questo titolo non ne faceva ostentazione, senza mai farne cenno" (9).
Il Medico Santo, che sempre aveva collaborato alle iniziative benefiche dell'Arciconfraternita, dopo qualche anno il 12 aprile (e non il 13, come fu segnato nell'Elenco) passò al Signore.
Dolore e gioia dei Confratelli
Il prof. Mario Mazzeo ha testimoniato nel processo di canonizzazione la partecipazione unanime dei Confratelli al dolore, che provò la città di Napoli per la perdita del Medico santo, l'assoluzione impartita alla salma dai cappellani dei Pellegrini, l'accompagnamento a cui tutti i Confratelli si unirono, la tumulazione nella loro Cappella al Quadrato del Cimitero di Poggioreale (
10). "A memoria di uomo non si ricorda accompagnamento più numeroso e più vario tra le persone intervenute" (11).Grande fu l'esplosione di gioia quando fu comunicato che con decreto del 30 giugno il Ministero degli Interni aveva autorizzato la traslazione dei resti mortali del prof. Moscati alla chiesa del Gesù Nuovo (
12).Ecco come il Primicerio dei Pellegrini, marchese Gioacchino Torre, nella relazione annuale ricordò l'evento: "Il 16 novembre del 1930 circa 500 Confratelli in solenne corteo accompagnammo i resti mortali del nostro confratello Prof. Giuseppe Moscati alla chiesa del Gesù Nuovo. La sua figura ... è più viva, si può dire, di quanto non fosse stata durante la sua non lunga carriera mortale; così vivo è il rimpianto per l'Uomo della scienza, che tanti mali seppe alleviare o guarire, ma più e meglio seppe dare esempio luminoso di virtù cristiane, grazie alle quali cominciò per Lui quell'ascensione che lo ha condotto alla preghiera universale dei suoi ammiratori" (
13).La presenza di tutti i Confratelli col saio rosso in Piazza S. Pietro la beatificazione (16 nov. 1975) e la canonizzazione di Moscati (25 ott. 1987) fu una testimonianza evidente della loro devozione per Lui. Ora la sua Immagine nella sala delle riunioni e il Memoriale eretto nella Cappella del Quadrato ricordano a tutti tre sue espressioni, che sintetizzano bene il perenne messaggio del Santo confratello: "
Note
1. "Relazione tenuta il 18 ottobre 1597 dal Primicerio Bernardo Giovino", in L'Arciconfraternita dei Pellegrini 1578-1978, tip. Giannini, Napoli 1979, pp. 38-74.
2. Libro delle Memorie della Compagnia, voi. 1, p. 23, citato da Loredana Narciso, "La fondazione della chiesa di S. Maria di Materdomini e dell'Ospedale", in Il restauro della Cappella di S. Maria Materdomini in Napoli, cur. Giulio Baffi, Arti Grafiche Licenziato, Napoli 1997, p. 21.
3. Testo latino e traduzione italiana editi da P. Guida, ivi, pp. 103-121.
4. Testo latino e traduzione italiana pp. 133-138 Camillo Pignatelli il 21 maggio 1583 diede il suo assenso per l'esecuzione di quanto aveva stabilito Gregorio XIII.
5. Nell'Albo d’Oro, edito nel 1979, figurano ininterrottamente i nomi dei pontefici da Innocenzo XI a Giovanni XXIII, cf. l'Arciconfraternita dei Pellegrini, cit., p. 76. , 6.A. Marranzini, Giuseppe Moscati modello del laico cristiano di oggi, A.d.P, Roma, p. 285.
7. Ivi, p. 333.
8. Archivio Arciconfraternita dei Pellegrini, Albo dei Sigg. Confratelli Anno 1925, p. 99, num. 976. Moscati era molto devoto di S. Ciro e ogni anno il 31 gennaio, giorno della sua festa, non mancava mai di prender parte con molti altri medici, il personale sanitario, e i confratelli membri dell'Arciconfraternita dei Pellegrini in saio rosso, alla processione serotina nel Gesù Nuovo in onore del Santo, le cui reliquie sono riposte sotto l'altare della Cappella del Crocifisso. Perciò é molto probabile che anch'egli al 31 gennaio 1925, 1926 e 1927 abbia indossato tale saio.
9. S. Congregatio Pro Causis Sanctorum, Neapolitana. Beatificationis et canonizationis servi Dei Iosephi Moscati viri laici Positio super virtutibus, Guerra e Belli, Roma 1972, Summarium, p. 417, par. 1402 m.
10. Nella Cappella dei Pellegrini nel 1897 fu sepolto Francesco Moscati, padre del Santo; successivamente, il 30 novembre 1898 il corpo fu trasferito alla Cappella dell'Addolorata nel cimitero di Serino, accompagnato dai tigli Gennarino e Giuseppe. Ora nella Cappella dei Pellegrini a Poggioreale sono sepolte la madre Rosa De Luca e la sorella Nina.
11. Cf. Summarium, pp. 127-131. Testo citato, p. 127, par. 416.
12. Lettera della 9° Ripartizione Igiene e Sanità del Municipio di Napoli, del 13 nov. 1930, in Archivio della Confraternita.
13. Archivio della Confraternita, "Relazione del 1930".
14. A. Marranzini, G. Moscati modello del laico..., p. 75.
15. Ivi, p. 71.
16. Ivi, p. 372.
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