Giuseppe Moscati
e il ministero della Riconciliazione

Felice D'Onofrio O.F.M. Cap.

Le intime relazioni tra "soma" e psiche

La necessità di proporre all'attenzione degli uomini gli "eroi della fede" è strettamente legata al messaggio che essi possono continuare a dare con l'esempio della loro vita. E' questo il caso di San Giuseppe Moscati.

Quando nell'uomo e nella società viene bandito il concetto della trascendenza cominciano inesorabilmente a cadere i valori morali alla base non solo della convivenza umana, ma anche dell'equilibrio dello stesso essere. L'uomo può puntare tutto sulla materialità ed in senso orizzontale sulla socialità ma, se non ha alcuna visione "verticale", non troverà mai la piena realizzazione di se stesso.

Ove servissero degli esempi, basterebbe considerare la lenta, continua crescita del sentimento religioso nei paesi dell'Est europeo, con il crollo del sistema ateo e materialista di stampo marxista che, per 70 anni, ha potuto solo imbavagliare ma non sopprimere l'anelito spirituale di quelle popolazioni.

Al contrario, va riconosciuto che l'indifferentismo, proprio dei paesi liberi occidentali, è riuscito ad allontanare sempre più l'uomo dalle realtà eterne che dovrebbero essere sempre la meta a cui tendere.

San Giuseppe Moscati
[dipinto di Leon Giuseppe Buono]

La persona umana è una inscindibile unità "spirito-corpo", e a questo dobbiamo sempre far riferimento. Sappiamo che esistono intime relazioni tra corpo (soma) e psiche, per cui non vi è alterazione dell'uno che non abbia riflessi sull'altro. Indubbiamente va ascritto a Sigmund Freud il merito di aver evidenziato i conflitti tra il mondo degli istinti, il mondo esterno e le istanze culturali alla base della sofferenza psicosomatica dell'uomo.

Altrettanto interessante è la concezione di Erich Fromm che sottolinea come nessuna sofferenza psichica o psicosomatica dell'uomo possa essere compresa se non si tiene conto dell'aggregato sociale nel quale l'uomo vive.

E' però soprattutto Viktor Frankl che incentra il problema della sofferenza psicosomatica dell'uomo nella mancanza di significato della vita o "vuoto esistenziale". Per Frankl è compito proprio del medico cercare di comprendere ed aiutare, oltre che con la terapia farmacologica, anche con la terapia psichica il paziente.

In questo senso si iscrive l'opera di Giuseppe Moscati quando si interessa anche delle condizioni spirituali del paziente nel quale ricerca i sintomi per giungere a formulare una diagnosi. Moscati, infatti, aveva perfettamente compreso come ogni squilibrio morale, alla stessa maniera di quello fisico, porta inevitabilmente a un riflesso negativo.

L'uomo che non sa accettare i suoi limiti, e soprattutto non riesce a portare lo sguardo oltre i confini della sua materialità e del suo egoismo, spesso di fronte alle traversie della vita, o ad un qualche malanno fisico, è portato al pessimismo e alla nevrosi. Nella casistica di ogni medico i pazienti nevrotici, o quelli nei quali la nevrosi sovrasta ed accentua un male organico, sono molto più frequenti di quanto non si pensi.

Terapia per il corpo e attenzione allo spirito

Giuseppe Moscati (1880-1927) ha esercitato un'intensa attività medica in un periodo nel quale prevaleva quella visione di insieme dell'infermo poi lentamente decaduta nel tempo, per il proliferare delle specializzazioni, e oggi invece rivalutata, perché meglio inquadra l'infermo in tutta la sua integralità.

In questo senso Moscati, scrivendo ad un collega, dice "Pensate che i vostri infermi hanno soprattutto un'anima, a cui dovete sapervi avvicinare, e che dovete avvicinare a Dio; pensate che vi incombe l'obbligo di amore allo studio perché solo così potete adempiere al grande mandato di soccorrere le infelicità".

A mio avviso questo breve scritto, che può rappresentare il "vademecum" del medico credente, è utile anche per coloro che non professano la fede ma comprendono che l'uomo non è solo materia e non può quindi essere ignorata la sua spiritualità.

Ad un paziente Moscati dice: "Non ho avuto mai preoccupazioni per la vostra salute corporale; vi ho ritenuto, malgrado piccole e reparabili avarie, sempre robusto... ma avevo trepidazione per la vostra salute spirituale!".

Moscati amava sempre dire apertamente tutto il suo pensiero sulla necessità che anima e corpo venissero osservate e curate insieme. Ad un amico consiglia: "Tornate all'osservanza [della fede] e vi giuro che, oltre il vostro spirito, ne sarà nutrita la vostra carne: guarirete con l'anima e con il corpo".

Moscati non confondeva la patologia organica con quella spirituale, ma era pienamente convinto di quel che poi ha espresso Rahner in campo teologico, cioè che esiste un rapporto "tra lo spirito ed il corpo; l'uno non esiste senza l'altro." La terapia spirituale di Moscati non si risolve però sempre nel consigliare i sacramenti, va anche al genere di vita da condurre.

Nel processo canonico il Prof. Mario Mazzeo, suo allievo, sottolinea questo aspetto quando racconta che ad un suo parente Moscati aveva detto: "Voi non avete niente… Lavorate, vincete l'abulia e cambiate stato, o ammogliandovi o in un'altra via".

Credo sia interessante quanto affermava Agostino Gemelli ad appena tre anni dalla morte di Moscati, mettendone in luce il perfetto equilibrio che lo regolava, nella duplice dimensione di medico e di uomo di fede: "Chi fosse tentato di vedere come primo movente una specie di anomala esaltazione religiosa, dimenticherebbe chi fu Giuseppe Moscati: un temperamento alieno per natura, per educazione, per abito mentale da ogni squilibrio, da ogni esagerazione, da ogni esibizionismo, senza alcuna traccia di quella mania pietistica che è poi, più o meno, morbosa degenerazione del sentimento religioso. A meno che si voglia identificare con la mania religiosa ogni specie di proselitismo, compreso quello intelligente, misurato, accorto, perfettamente discreto di uomo quale Moscati, abituato a sondare, oltre i mali fisiologici, anche quelli psichici e morali, dai quali troppo spesso i primi dipendono".

Il sacramento della Riconciliazione

L'attualità della lezione di Moscati consiste nel fatto che egli tocca un argomento particolarmente delicato dei nostri giorni. E' ormai noto come sia decaduto nella considerazione di molti credenti il sacramento della Riconciliazione (Confessione). E' però un dato inoppugnabile che l'uomo ha la necessità di un confronto con se stesso, e certamente avverte lo squilibrio che in lui si instaura quando c'è una deviazione dalla legge morale, la quale peraltro trova sempre un riscontro nelle leggi fisiologiche che lo costituiscono.

La formazione dell'io biologico, che caratterizza la singola nostra vitalità, necessaria per le relazioni con il mondo esterno, si attua fin dalla nascita in parallelo con la crescita psicologica per la "formazione dei confini del nuovo essere umano".

Questo non deve portare a confondere l'autocoscienza con l'anima, poiché, come dice Eccles, "tra anima e cervello vi è corrispondenza ma mai identità". Le due entità, quella spirituale e quella anatomico-funzionale, sono in rapporto tra di loro, ma non sono la stessa cosa.

Ministero della Riconciliazione
nella Chiesa del Gesù Nuovo

E' chiaro che il peccato o la colpa non può né deve identificarsi con la malattia e che il peccatore non è né un nevrotico né un malato. Però qualsiasi colpa morale o peccato è sempre un tipo particolare di rinnegamento volontario dell'opera di Dio, e come tale produce uno squilibrio che provoca un riflesso negativo nello stesso uomo.

D'altra parte la sofferenza psico-fisica si può comprendere solo nella concretezza del vissuto, perché vanno tenute presenti le sue interrelazioni con la personalità, quanto più possibile completa, con l'individuo. Inoltre non può essere sottovalutato l'ambito sociale in cui egli vive.

La colpa difficilmente si ripercuote solo su di lui; interessa e porta squilibrio anche nell'ambiente che lo circonda e nel quale egli opera, avendo così anche un riflesso sociale. E' questo il concetto di "circolarità della colpa".

La coscienza della colpa, analogamente al dolore, espleta una funzione riparativa: è espressione di reattività, tentativo di restaurazione efficace, in quanto può riscattarci dal male. Tutto ciò che Dio ha creato ha un suo ordine ed ogni cosa è ben fatta secondo una legge che è nel contempo immodificabile e necessaria.

Nella morale cristiana il peccato, così come il dolore, non confina con il nulla, ma rivendica una speranza, che può essere valida solo se si ha la forza di non rivolgere sempre lo sguardo in senso orizzontale, verso di noi ed alla terra, ma anche in senso verticale; nella immanenza è necessario avere sempre fisso lo sguardo alla trascendenza.

Nel mondo moderno, con il depotenziamento del pensiero metafisico e teologico, si è andata alterando profondamente l'identità ontologica dell'uomo. In tal senso gran parte della patologia nevrotica dei nostri giorni riconosce un suo substrato o una sua origine, in un dislivello morale inteso nel senso più vasto, sia come peccato vero e proprio, sia come modo di vivere non più in linea con l'ordine biologico, nel quale comunque dobbiamo ritrovarci se vogliamo essere in equilibrio.

Il ruolo della Riconciliazione nella crescita dell'uomo

Il medico, ma soprattutto il biologo Moscati, il quale aveva ben compreso questo problema, in un'epoca in cui predominava la "religione della scienza", non ebbe timore di mettere in evidenza tale connessione nei suoi pazienti.

Appare quanto mai logica allora la sua insistenza nel consigliare anche la cura dello spirito quando era necessaria, e addirittura di ritenerla preminente in casi particolari. D'altro canto in questa nostra era di tecnologia avanzata, stiamo assistendo ad un sia pur lento ritorno ai valori spirituali, dopo la vana e purtroppo spesso dannosa ricerca di benessere nella lunga lista di psicofarmaci, o in una psicoanalisi che frequentemente non considera i valori intramontabili dello spirito, ma tutto vuol risolvere in ambito materiale.

La Riconciliazione, vista nell'ottica cristiana, diviene per Moscati il mezzo per poter meglio vedere in se stesso, ma soprattutto per tentare di intravedere al fondo di ciascuno di noi il segno indelebile del Creatore, il quale resta sempre il nostro punto di riferimento più importante.

In tale ottica, quando non vi siano patologie mentali che privino l'individuo delle sue capacità critiche, la Riconciliazione diviene un mezzo efficace per giungere più facilmente alla soluzione di problemi psicofisici, che comunque possono migliorare, o guarire realmente, solo se si cerca di ritrovare in se stessi valori morali che possano appagare l'ansia di un equilibrio perduto.

Il Prof.Felice D'Onofrio,
autore dell'articolo

E' indubbio che non devono essere mai confusi il ruolo del sacerdote e quello del medico, dato che i campi di azione sono diversi, ma l'uno e l'altro potranno ritrovarsi in quella zona dove il confine tra le due sfere è sfumato; a questo livello è necessaria una collaborazione aperta e senza personalismi.

Guardando il problema nella veste di medico, ritengo che talvolta per il credente sia proprio il sacerdote colui che può più agire in questa zona di confine, possibilmente sempre in tandem con il medico. In tal modo potrà essere evitata o comunque ridotta una terapia farmacologica, che induce sempre modifiche artificiose delle risposte cellulari, dell'intero organismo e di quelle cerebrali in particolare.

La Riconciliazione richiede tatto, pazienza e fede da parte del sacerdote: è però il mezzo più efficace perché la Parola di Dio venga personalizzata ed arrivi più sicuramente a portare il suo frutto. Droga, alcool, sesso, indifferenza, senso di noia… sono tutte espressioni di un vuoto esistenziale, proprio dell'uomo che ha chiuso la sua anima alla luce di Dio.

Per riaprire le imposte e ricevere sia pure un piccolo raggio di luce è necessario sentirsi ascoltato, poter parlare dei propri problemi in un'ottica che privilegi lo spirito. L'uomo deve potersi svincolare dalla sua pochezza per fare un salto di qualità, volgendo lo sguardo all'eternità. In tal modo la sua limitatezza e la sua finitudine non saranno delimitate da un baratro, ma dalla sicura speranza di una vita che non termina e per la quale anche la sofferenza fisica e psichica, così come la coscienza della propria colpa, possano divenire validi appoggi per proseguire il cammino.

La supremazia dello spirito

Moscati, medico ed eroe della fede, aveva assimilato la nozione fondamentale della supremazia dello spirito sul corpo proprio attraverso lo studio attento ed accurato dell'infermo. Attraverso la "carne sofferente" del suo paziente sapeva intravedere la sofferenza dello spirito e si era reso perfettamente conto della necessità di curare anche questo, se non addirittura preminentemente, se si voleva apportare realmente un beneficio al corpo.

Oggi un numero crescente di dati epidemiologici e sperimentali sembra accreditare la tesi secondo cui stati emotivi possono determinare una ridotta difesa immunologica e favorire di conseguenza malattie infettive e neoplasie.

D'altra parte sono ben note da tempo alcune patologie legate a stress emotivo, quali l'ulcera peptica, l'ipertensione arteriosa, la colite ulcerosa, l'asma bronchiale ecc. In questa ottica credo che la Riconciliazione, anche se non può né deve essere vista in funzione terapeutica, rappresenta un punto di riferimento di grande rilevanza per i credenti.

Medico e sacerdote: due funzioni diverse con una zona di confine sfumata. Questa zona Giuseppe Moscati aveva intuito essere anche il suo campo d'azione, come medico e credente. Con l'umiltà che lo distingueva, dopo averla messa in evidenza, sapeva anche tirarsi in disparte per consentire al sacerdote di fare la sua parte.

Questa lezione di Giuseppe Moscati può concludersi con questa sua frase: "Il medico si trova poi in una posizione di privilegio, perché si trova tanto spesso a cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori […] stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo" (Lettera dell'8 marzo 1925).

Perciò egli fece della professione medica un ministero per curare gli infermi ed insieme avvicinarli a Cristo, molto spesso con l'ausilio del ministero sacerdotale, che assume una posizione tutta particolare proprio nel campo della Riconciliazione, dato che può raggiungere l'uomo nel suo complesso, dotato, come dice Eccles, di una "individualità unica che richiama la necessità di una creazione divina. Problemi […] che spesso vengono trascurati dalla filosofia contemporanea. Probabilmente ciò deriva dal diffuso materialismo, che è cieco di fronte ai problemi fondamentali che hanno origine nella esperienza spirituale".

Alla esperienza del singolo deve essere rivolta l'attenzione nella Riconciliazione, che non potrà mai trovare un surrogato in forme che non tengono conto di questa realtà e privilegiano, ad esempio, quelle collettive, o addirittura la riducono ad un colloquio personale con Dio. E' stato invece Dio stesso a volere che tramite gli uomini venisse elargito il suo perdono, istituendo - come dice Moscati - "il ministero sacerdotale così alto e divino".


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